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La nostra prima pagina

Razionalizzare una batosta

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Mi sveglio un martedì di settembre con un pensiero solo, uno soltanto: stasera Champions League, finalmente.

Tra euforia e preoccupazione, con l’amarezza stagnante in corpo di un’altra finale persa (e come) e la voglia di ricominciare presto, adesso, subito, per cominciare a lavarla via, partita dopo partita verso Kiev.
Unico problema (ed ulteriore fonte di agitazione): si rinizia fortissimo.
Non con il Real, con quell’altra: col Barcellona derubato e spendaccione sul mercato, figlio di una stagione – una volta tanto – magra di trofei nella quale proprio noi gli avevamo eliminati – ma che dico: umiliati, estromessi brutalmente – dalla corsa più ambita.
Una doppia sfida, quella di marzo, che per la prima volta da non so quanto tempo mi aveva fatto pensare che più forti di noi, in Europa, non ce ne fossero. Come abbiamo fatto a perdere?

Va beh, dai, basta pensare al passato: è l’alba di una nuova stagione e noi siamo forti almeno quanto l’anno scorso. No?
Si certo, non abbiamo Bonucci ma dobbiamo lanciare Rugani, Benatia è pur sempre Benatia e nel dubbio abbiamo preso Howedes. E in attacco siamo stellari.
Siamo più europei. Credo. Spero.

Passo la giornata a convincermi di quanto appena scritto e arrivo a sera con una convinzione dogmatica: li asfaltiamo.
Asfaltare magari no, giochiamo pur sempre al Camp Nou e una squadra con dieci giocatori di freccette più Messi sarebbe comunque da quarti di finale, figuriamoci con Iniesta e compagni.
Però faremo un figurone: siamo solidi, siamo forti e non abbiamo più paura dell’Europa (fino alla finale).

Nel frattempo sono intrappolato nel traffico, ho il tavolo prenotato al pub e la partita è iniziata. L’ascolto nervosamente per radio immaginando minuziosamente (e col senno di poi, pure precisamente) ogni tocco di palla.

“Prima occasione per i bianconeri”, “recupera bene De Sciglio”, “Dybala si invola nella metà campo avversaria”, già mi piacciamo.
Stoppo l’ascolto e comincio la visione intorno al decimo ed effettivamente è così: pressiamo alto quando possiamo e difendiamo bene quando ci chiudiamo; Bentancur come frangifrutti funziona e De Sciglio pare sicuro. Higuain si sacrifica, lotta e prende palla prima della metà campo, Pjanic orchestra il tutto, Dybala fa il 10. Bene.

Questa sensazione dura e cresce per mezzora, intervallata solo da qualche lampo blaugrana che nè la Juve nè nessuno puó prevedere prima e fermare poi.
Si fa male De Sciglio, ahi. Entra Sturaro: scusa? Non abbiamo nessun altro?
E Lichsteiner? Ah già, la lista Uefa.
Quindi Sturaro è il “piano B” a destra per il resto dell’anno?

Voglio pensare che in realtà la cosa sia preparata, che sia tutto più o meno sottocontrollo ma non lo è: dopo la mezzora la Juve continua a tenere il campo ma arretra il baricentro, gli attacchi sono sporadici e Higuain e Dybala si perdono nella sconfinata metá campo del Camp Nou a loro destinata. Bentancur si fa ammonire quindi scompare, Douglas Costa è una Ferrari nel deserto: veloce, bella ma un po’ fine a se stessa.

Ci pensiamo a fine primo tempo dai. Macché: puntuale come la morte, a un minuto dagli spogliatoi quell’infame – magnifico, superbo, sublime, aureo – di Messi ci punisce.
Uno-due in un fazzoletto, stop orientato al tiro da Playstation e frecciata improvvisa tra le gambe di Benatia diretta all’angolino (ma lo farà davvero apposta?) che lascia immobile il miglior portiere del mondo.
Colui che tutto para impotente come l’uomo contro la Natura, contro il divino.

Passo il secondo tempo a guardare sgretolarsi i vice Campioni d’Europa, sciolti come neve al sole davanti al palleggio avvolgente e divertito (e divertente, se non tifassi gli altri) del Barça.
Dybala – che una volta di più, non è Messi – torna sulla Terra e non tocca una palla, Higuain pare inappropriato, esce e fa gestacci al Camp Nou, entra Bernardeschi e sembra un adolescente che esordisce in prima squadra. In Eccellenza.
La diga sfonda, arriva prima il due e poi il tre a zero, che aspetto disilluso perché ‘conosco i miei polli’ e riconosco quando sono incapaci di reagire (vedi al capitolo: “Cardiff”).

Abbiamo ufficialmente un problema: la capacità di adattarsi alla partita che ci fa vincere tutto da 6 anni in Italia scompare in Europa.
O va tutto bene o scompariamo e il Barcellona ne è la prova: o 3-0 per noi o 3-0 per loro.
Rifiutiamo la lotta colpo a colpo, siamo come quei pugili che incassato il mancino non rispondono, si chiudono e aspettano il destro sperando di non cadere. Che poi, puntualmente, cadono.

A cinque dalla fine ho voglia di andarmene ma rimango. Perchè si rimane, sempre.
Il gestore del pub, juventino ma ottimo lavoratore ha visto poco e niente e mi chiede se è finita.
“Magari”, gli rispondo cinico.

Eppure non sembra affranto, nemmeno preoccupato. “Non hai capito”, mi dice prendendosi qualche secondo dalla frenesia del servizio e dedicandomi un colloquio veloce da calciofilo a calciofilo: “la prima la si lascia vincere! Così i bimbi son contenti e noi ci prepariamo a quando conta”.

È una lettura quantomeno azzardata ma – sarà che non ho grandi alternative – decido di credergli. Almeno in parte, almeno relativamente.

Vedo il ‘lato positivo’, razionalizzo: la Juve ha un problema e un anno intero per risolverlo, ben venga una batosta adesso per evitare un’altra Cardiff poi.
Abbiamo giocato al Camp Nou senza Marchisio, Khedira, Chiellini e Cuadrado.
Con Bentancur e De Sciglio, quindi Sturaro terzino.

Ci penso e realizzo che anche un tre a zero – soprattutto con le grandi squadre, soprattutto quando non compromette niente – puó insegnare tanto se il vinto tende l’orecchio alla sconfitta e ascolta.

E comprendo che questa partita – con questi interpreti, a questo punto della stagione – non puó farci capire chi siamo.
Puó insegnarci, piuttosto, cosa non dobbiamo essere da qui in poi.

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Calciomercato

Hjulmand può salutare Lecce: su di lui l’Eintracht

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Hjulmand

Il capitano del Lecce, Morten Hjulmand si è rivelato una delle sorprese nella prima fetta di stagione. Il danese, classe 2003, ha collezionato tre assist in 15 partite, tra campionato e Coppa Italia, giocando davanti alla difesa.

Statistiche che lo hanno messo in vetrina. Infatti, come riporta l’esperto di calciomercato Nicolò Schira, su di lui è piombato l’Eintracht Francoforte. Un’opzione, secondo il giornalista, per lo più in vista della prossima estate. In particolare, il centrocampista è un punto fisso di Baroni e difficilmente il club giallorosso lo lascerà andare in questa sessione di mercato, con un obiettivo salvezza da raggiungere.

Non solo. Corvino e Trinchera sono al lavoro per rinforzare la squadra, cercando – appunto – un vice Hjulmand: si fanno i nomi di Benassi e di Zurkowski, entrambi alla Fiorentina, e utilizzati col contagocce da Italiano.

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Diario Mondiale, giorno 21: Croazia-Argentina in semifinale, oggi gli altri due quarti

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Messi

Nella prima delle due giornate dei quarti di finale il Brasile dice addio al Mondiale, perdendo ai rigori contro la Croazia, dopo l’1-1 nei i tempi supplementari. Ad affrontare i croati ci sarà l’Argentina, vincente sempre dagli undici metri a discapito dell’Olanda. Oggi gli altri due match: Francia-Inghilterra e Marocco-Portogallo.

CROAZIA-BRASILE

Il percorso del Brasile – favorita della competizione insieme alla Francia – a Qatar 2022 si ferma ai quarti di finale. Rigori fatali per i Verdeoro di Tite (da ieri non più commissario tecnico dei sudamericani) che, al 105’ con Neymar, vanno in vantaggio e sentono profumo di semifinale. Aroma che cancella Petkovic a tre minuti dalla fine della gara. Dagli undici metri Livakovic (ancora!) e il palo di Marquinhos cancellano i sogni di gloria del Brasile, mandando Modric e compagni al settimo cielo.

OLANDA-ARGENTINA

Nell’altro match di giornata, l’Argentina di Leo Messi raggiunge i croati in semifinale, dopo una pazza partita. Molina e Messi portano la Selección sullo 0-2, facendo presagire una serata tranquilla per la squadra di Scaloni. La doppietta di Weghorst (grande schema sul finale dei tempi regolamentari che porta al 2-2). I Martinez sono invece decisivi nei rigori: Emiliano con due rigori parati e Lautaro col tiro dagli undici metri decisivo.

FRANCIA-INGHILTERRA

Probabilmente il match più atteso di questi quarti di finale. Sarà Mbappé contro Kane, Deschamps contro Southgate. I Blues arrivano dal 3-1 contro la Polonia, con Giroud galvanizzato dal record con la Nazionale francese. Dall’altra parte i giovani inglesi non vogliono fermarsi, reduci dal 3-0 al Senegal arrivato con una scioltezza sorprendente.

MAROCCO-PORTOGALLO

La sorpresa di questo Mondiale, il Marocco, affronta una delle squadre più complete a livello di organico di questa edizione, il Portogallo. Da capire se Cristiano Ronaldo tornerà dal primo minuto dopo la panchina con la Svizzera. Marocco-Portogallo è anche Hakimi contro Cancelo, due terzini passati dall’Inter e tra i più moderni del calcio attuale.

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Mario Rui sul Crystal Palace: “Buona squadra, sarà una gara difficile”

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Saelemaekers

Il Napoli di Luciano Spalletti continua il suo ritiro di Antalya, in Turchia, per prepararsi al rientro ufficiale in campo, quando affronterà l’Inter a San Siro. Gli azzurri vogliono continuare il loro rullino di marcia, interrotto per la pausa del Mondiale. Tra i – tanti – giocatori che si sono messi in risalto nella prima parte di stagione c’è sicuramente Mario Rui.

Il portoghese ha parlato ai microfoni di Sky Sport sulla preparazione e sul match contro il Crystal Palace, squadra inglese con cui i partenopei si confronteranno domani alle 16.00. Queste le sue parole:

Siamo davvero fortunati ad avere a disposizione queste strutture. Sicuramente questo ci fa lavorare ancora meglio e ci fa preparare nel migliore dei modi per la ripresa del campionato. Crystal Palace? Affronteremo una buona squadra, una squadra forte che gioca in uno dei campionati più belli al mondo e sarà una partita difficile visto che stiamo lavorando tanto fisicamente. Stiamo bene però è giusto che ci sia anche un po’ di stanchezza, ma queste sono le partite giuste che ci daranno dei segnali importanti per il futuro“.

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Scalvini dopo il match contro l’Eintracht: “Buon test, nessun problema con il ruolo”

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Roma-Atalanta

L’Atalanta di Gasperini ha pareggiato 2-2 contro l’Eintracht Francoforte, venendo successivamente sconfitta ai calci di rigore, al Trofeo Achille e Cesare Bortolotti.

Tra i protagonisti della gara Giorgio Scalvini, sempre di più al centro degli schemi del tecnico nerazzurro. Il classe 2003 ha parlato ai microfoni di Sky Sport subito dopo la partita con i tedeschi:

È stato un buon test e buona prestazione dal punto di vista fisico, ma anche tattico e tecnico. Stiamo lavorando molto sotto questi aspetti in vista della seconda parte del campionato. Ruolo? Mi trovo più a mio agio in difesa, ma sto bene anche a centrocampo, nessun problema a spostarmi“.

Scalvini ha parlato anche di obiettivi personali da raggiungere: “Io già leader? Faccio quello che posso dando il massimo. Posso migliorare in tutto, dal punto di vista fisico e di personalità, c’è tanto tempo per lavorare. Mi ispiro molto a Thiago Silva, il mio idolo da bambino. Anche ora che è più anziano – calcisticamente parlando – è un grande giocatore, mi piace molto“.

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