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Che fine ha fatto Diego? Alla Juventus portò aria di rivoluzione

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Che fine ha fatto Diego? Alla Juventus portò aria di rivoluzione

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Diego Juventus

CHE FINE HA FATTO DIEGO? ALLA JUVENTUS PORTÒ ARIA DI RIVOLUZIONE – Tanta classe, carattere da vendere e altrettanta incostanza. Diego Ribas da Cunha è stato un calciatore incantevole, capace di sorprendere e svoltare le sorti di una partita e, al contempo, sparire trasformandosi in un fantasma. Nel corso della sua carriera ha vestito le casacche di diversi top club tra cui Juventus e Atletico Madrid, ma non ha mai preso parte ad un Mondiale: con il Brasile due trionfi in Copa America e un bronzo Olimpico.

DOVE TUTTO È PARTITO

La carriera di Diego inizia nel Santos, quando nel 2002 mette in risalto le sue qualità insieme all’ex Milan Robinho. In patria ci rimane inizialmente per tre stagioni vincendo due campionati e suscitando l’interesse delle squadre europee. Così nel 2004 si trasferisce al Porto, club con il quale non brilla particolarmente; ciononostante si laurea campione del mondo vincendo la Coppa Intercontinentale. “Non posso che essere grato per tutto quello che ho vissuto al Porto. Ero un ragazzino e in due anni ho imparato praticamente tutto. Ho vinto e la mia vita professionale e personale sono state eccellenti. Per me è un orgoglio raccontare di aver giocato nel Porto” ha raccontato poi nel 2019.

Dopo 63 presenze e 7 gol dunque, l’esperienza di Diego allo stadio Do Dragão finisce a causa della chiamata da parte del Werder Brema. In Germania riesce a farsi un nome, giocando con continuità e stregando praticamente tutti con giocate degne di nota. Infatti nel 2007 viene nominato il miglior giocatore della Bundesliga, soprattutto dopo una clamorosa rete da centrocampo siglata contro l’Alemannia Aachen. Con il club tedesco 132 apparizioni e 54 reti.

L’ARRIVO A TORINO: PER TUTTI SI TRATTA DI UN GIOCATORE UNICO

Nel 2009 la Juventus vive un periodo di assestamento e dopo lo scandalo di Calciopoli, che costrinse i bianconeri a retrocedere nel campionato cadetto, dalle parti di Torino si respira voglia di rivalsa. L’obiettivo pare essere quello di risalire la china attraverso il calciomercato estivo, periodo in cui proprio Diego si lega alla Vecchia Signora. Al suo arrivo viene presentato come uno dei migliori giocatori emergenti del panorama calcistico e, infatti, dopo appena una partita riesce a conquistare tifosi juventini e non. In occasione del suo debutto in una sfida contro la Roma, il fantasista brasiliano viene schierato nel ruolo di trequartista firmando un’importante doppietta.

Ma l’entusiasmo intorno a Diego dura solamente poche partite prima di svanire del tutto. Già dalla seconda giornata, infatti, il giocatore viene sostituito per un infortunio e al suo rientro non ritrova un ambiente abbastanza sereno. La Juventus alterna larghe vittorie a sconfitte decisive per il cammino in campionato e trascina nella sua lavatrice anche il nuovo acquisto. Nel corso della stagione Diego vive l’avventura tra alti e bassi e finisce per salutare la città dopo un solo anno, quello in cui mette e a referto 47 presenze e solo 7 reti.

PING PONG TRA WOLFSBURG E ATLETICO MADRID

Per Diego è dunque tempo di rimettersi in carreggiata e il posto adatto da dove ripartire sembra essere quello in cui ha dato e ricevuto di più: la Bundesliga. Nell’estate del 2010 si traferisce quindi al Wolfsburg dove gioca praticamente sempre senza però riuscire ad incidere. È qui che inizia il ping pong tra il club tedesco e l’Atletico Madrid; in Spagna viene apprezzato per le sue qualità tecniche ma anche sotto l’ombra del Wanda Metropolitano fatica ad imporsi a livello di gioco.

L’ex Juventus fa la valige e torna a vestire i colori del Wolfsburg. Durante la prima stagione Diego porta a casa 13 marcature in 37 presenze e ciò consente al giocatore di riacquisire quella fiducia che aveva smarrito. Una fiducia che sfortunatamente ed anche in questo caso non ha una durata longeva e che si spegne nella stagione seguente, risultata poi fatale per il ritorno all’Atletico. Con i colchoneros vincerà poi il campionato 2013/2014 approdando in squadra grazie alla sessione invernale di calciomercato.

LA PARENTESI AL FENERBAHCE E IL CAMMINO VERSO IL RITIRO CON IL FLAMENGO

Nel 2014 è ancora tempo di cambiare aria e decide di giocare per il Fenerbahce. In Turchia è ormai evidente il calo fisico ed emotivo che travolge Diego, il quale – dopo due anni con il club gialloblu – torna in Brasile e firma un contratto con il Flamengo. Dove si è preso la fascia di capitano, dove ha vinto un Brasileirão e due Libertadores e dove, all’età di 37 anni, ha chiuso la carriera.

Senza più rimpianti per quell’annata in bianco e nero che avrebbe dovuto spedirlo nell’élite del calcio e che, come abbiamo ripercorso, non è avvenuto. Buona vita Diego!

 

 

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Dybala in formato stellare: le triplette della sua carriera

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Dybala

Paulo Dybala si è reso il protagonista assoluto della sfida in campionato fra Roma e Torino. La Joya ha realizzato la sua prima tripletta in giallorosso, regalando tre punti alla formazione di De Rossi grazie al risultato finale di 3-1 in favore dei padroni di casa contro i granata.

“È venuto fuori il talento del campione. Giocatori come Paulo sono decisivi in questo sport e per me non dovrebbero mai essere messi in discussione“.

Daniele De Rossi nel post partita

L’argentino ha messo a segno la sua quarta tripletta in Serie A. Esattamente 2151 giorni dopo Dybala ha realizzato tre gol in una sola partita, dopo le magie della stagione 2017/2018 con la Juventus, con cui registrò la sua ultima tripletta. In assoluto, quella non è stata comunque l’ultima volta in tutte le competizioni. Andiamo a scoprire i dettagli di questa speciale statistica.

GENOA-JUVENTUS 2-4

La prima tripletta in Serie A di Paulo Dybala arriva nella stagione 2017/2018, annata calcistica in cui il numero 10 bianconero sfodera la sua miglior stagione realizzativa nel campionato italiano (22 gol). Alla seconda giornata di campionato, dopo aver realizzato un gol contro il Cagliari del debutto stagionale (vittoria per 3-0), il fantasista della Juventus trascina la formazione di Allegri verso la rimonta contro il Genoa in trasferta: sotto infatti di due reti, prima con un gol dentro l’area di rigore col destro e dal dischetto pareggia i conti. Infine, dopo il gol di Cuadrado del 3-2, Dybala chiude i conti col suo mancino, battendo Perin sul primo palo.

SASSUOLO-JUVENTUS 1-3

Dopo solamente due giornate e alla seconda trasferta della stagione a Sassuolo, Dybala è sempre più protagonista. Nel match di Reggio Emilia l’argentino sfodera quella che sarà la sua tripletta più tecnica, mostrando tutte le sue qualità. Sblocca la partita prima con un tiro da fuori a giro (raggiungendo quota 50 gol con la Juventus). Al secondo tempo, con un colpo quasi da calcio a cinque, anticipa nei tempi Consigli calciando con la punta per lo 0-2. Chiude il match, dopo anche il tentativo di rimonta del Sassuolo con Politano, con una punizione al limite dell’area per il definitivo 1-3.

BENEVENTO-SASSUOLO 2-4

La sua ultima tripletta della carriera in Serie A, prima di arrivare a quella di Roma-Torino, risale all’aprile del 2018, quando sempre in trasferta la Juventus venne trascinata da Dybala contro il Benevento. Due rigori e un tiro a giro di sinistro dalla sua mattonella hanno indirizzato la formazione bianconera verso i tre punti. Il risultato si chiuderà poi sul 2-4 dopo anche la grande rete di Douglas Costa.

JUVENTUS-YOUNG BOYS 3-0

Ma in realtà quella di Benevento non è stata la penultima tripletta nella carriera. Nella stagione 2018/2019, nonostante le tante difficoltà in campionato, Dybala ha offerto ottime prestazioni nel girone di Champions League. Tra le gare giocate, il match fra Juventus e Young Boys è finito 3-0: tutte le reti sono state siglate dall’argentino, che ha giocato come falso nueve nel 4-3-3 designato da Allegri. Prima con un tiro al volo e con due gol da numero nove dentro l’area di rigore a colpo sicuro (nel primo e nel secondo tempo) hanno regalato il pallone della Champions League alla Joya.

IL FUTURO

Dybala vive probabilmente uno dei migliori momenti positivi nella Roma. Con De Rossi, che ha cercato di metterlo prima in condizione poi di esaltare le sue caratteristiche, è nata una grande intesa:

“Era molto difficile la partita, il Torino è forte e la gara poteva diventare complessa. Ho fatto gol e la prima persona che ho trovato da abbracciare era lui”.

Paulo Dybala a DAZN

Ora che il suo presente sembra abbastanza chiaro, ovvero riportare la Roma in Champions League e più in fondo possibile in Europa League dopo la vittoria mancata della scorsa stagione, il suo futuro è tutto da decidere:

“Quando sono arrivato a Roma ho detto che qui sto vivendo un’altra vita. Non so cosa succederà in futuro, ma ora mi sto godendo ogni momento con questa meravigliosa squadra. L’Europa League? Io voglio vincere sempre. Il percorso è lungo e troveremo altre squadre difficili come già successo, ma conosciamo i nostri obiettivi e non possiamo nasconderci. Lavoriamo ogni giorni per raggiungerli”.

Paulo Dybala a DAZN

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Inter 2023/24 e Juventus 2013/14: il confronto

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Inter-Juventus

L’Inter di Inzaghi sta viaggiando a ritmi incredibili. La formazione nerazzurra è prima in campionato con un grande distacco dalla seconda in classifica, ovvero la Juventus. Le grandi prestazioni sono frutto di un lavoro che va avanti da ormai tre anni. Se nel primo anno di Inzaghi lo scudetto è stato perso contro il Milan, e l’anno scorso c’è stato il grande assalto alla Champions League, in questa stagione sembra che l’Inter possa andare in fondo per centrare i due grandi obiettivi, sfumati nel recente passato.

Un ritmo del genere in Serie A è stato mostrato dal Napoli lo scorso anno, che ha rallentato verso il finale di stagione per via di un traguardo praticamente conquistato con grande anticipo. I numeri e le statistiche indicano che l’Inter sta viaggiando esattamente come una grande squadra che esattamente dieci anni fa ha vinto il campionato con grande distacco ed un record di punti incredibile di 102 punti: la Juventus del 2013/2014.

I NUMERI ALLA 25^ GIORNATA

Le statistiche parlano chiaro. Alla giornata numero 25 l’Inter di Simone Inzaghi ha registrato gli stessi punti in classifica della Juventus di Antonio Conte del 2013/2014, che riuscì a conquistare il suo terzo scudetto consecutivo dei nove vinti dal 2011/2012 sino al 2019/2020.

Per quanto riguarda le statistiche dei gol fatti e subiti, entrambe le voci sorridono addirittura ai nerazzurri: i gol realizzati dai bianconeri sono stati 60 contro gli attuali 63 dei nerazzurri. Anche per il reparto difensivo l’Inter ha un vantaggio di 7 gol subiti in meno, ovvero 12 contro i 19 della Juventus.

Un paragone che vede due squadre costruite nel tempo arrivate ad esprimersi a livelli altissimi. Non a caso, Inzaghi ha comunque ereditato un lavoro iniziato proprio da Antonio Conte, che nella stagione 2019/2020 e 2020/2021 si è piazzato prima secondo e poi primo, conquistando lo scudetto numero 19 della storia nerazzurra.

DIFESE A CONFRONTO

Conte e Inzaghi hanno entrambi lavorato molto sui reparti arretrati nella Juve di allora e l’Inter di adesso. Le due squadre prese in analisi poggiano le proprie certezze di gioco su una solida base rappresentata dai difensori. Partendo dal terzetto difensivo, nella maggior parte delle volte Pavard-Acerbi-Bastoni hanno coperto la porta difesa da Sommer. Bastoni conosceva già questo tipo di gioco grazie a Conte, mentre Acerbi ha giocato anche nella Lazio come centrale di difesa proprio con Inzaghi (anche De Vrij, schierato come centrale, ha dimostrato grandi prestazioni prima alla Lazio con Inzaghi e successivamente con Conte). Sia per esperienza che grande intesa e nonostante i numeri positivi per i nerazzurri, la difesa dell’epoca della Juventus ha segnato una vera e propria era. La BBC, Barzagli-Bonucci-Chiellini, partendo da Conte e vista anche con Allegri, ha salvato in tante occasioni la formazione bianconera.

IL CUORE DEL GIOCO

Il centrocampo di Inzaghi è il segreto della formazione nerazzurra, composto da qualità e grande corsa dei due esterni. Calhanoglu ha dimostrato nel ruolo di regista di essere uno dei migliori d’Europa. Barella alza sempre il tasso tecnico e Mkhitaryan da mezzala sta vivendo una seconda giovinezza. Con questi interpreti l’Inter riesce a dominare e comandare spesso e volentieri il gioco nel corso delle partite. Anche se di grande livello, Conte ha avuto a disposizione nell’annata 2013/2014 dei centrocampisti che hanno formato insieme uno dei reparti più forti dello scorso decennio: Pirlo sempre presente, Vidal in formato attaccante con Pogba e Marchisio spesso alternati. La Juventus deve tanto ad un reparto che negli ultimi anni ha indubbiamente registrato una flessione rispetto al glorioso decennio scorso.

DUELLO ARGENTINO E NON SOLO

In attacco, troviamo un vero e proprio duello, segnato anche dall’Argentina: in prima linea Lautaro contro Tevez, con i co-protagonisti Thuram e Llorente. Il capitano dell’Inter ha nelle caratteristiche qualcosa che può ricordare l’ex numero 10 della Juventus, trascinatore dei bianconeri nel biennio 2013/2014 e 2014/2015. I numeri premiano però El Toro, che ha superato in questa annata i gol siglati dall’Apache all’epoca (22 contro 19).

Marcus Thuram ha sorpreso tutti per la capacità con cui si è inserito nel sistema di Inzaghi, svolgendo un grande compito ovvero dare profondità alla squadra soprattutto nelle ripartenze. Fernando Llorente invece ha svolto un ottimo lavoro agendo più da boa; onnipresente in area di rigore con il suo poderoso colpo di testa. Due giocatori profondamento differenti sul piano delle caratteristiche,  il francese è un giocatore dotato di velocità che riesce a spaccare le difese avversarie, mentre l’ex numero 14 della Vecchia Signora spesso si sacrificava per far salire la squadra grazie alla sua fisicità, ma comunque grandi partner d’attacco di due compagini, la bianconera in passato, la nerazzurra nel presente, che hanno fatto e stanno facendo la storia del nostro campionato. 

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Calcio Internazionale

Preferisco la Coppa: Coppa dei Campioni 1981/82

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Aston Villa 1982

Il 1 agosto 1981 nasce, negli Stati Uniti, MTV, il mitico canale televisivo incentrato sui video musicali che sarà vero e proprio fenomeno culturale negli anni seguenti.

Poco meno di un mese più tardi, il 26 agosto, Saint-Étienne e Dynamo Berlino aprono la 27esima edizione della Coppa dei Campioni.

Nel turno preliminare Les Verts, ormai al canto del cigno, cadono nella trappola dei tedeschi, che strappano un’importantissimo 1-1 in terra francese, con Christian Lopez protagonista assoluto del match. Dopo 25 minuti il difensore del Saint-Étienne incappa in uno sfortunato autogol che apre le marcature, complicando la strada per i padroni di casa; nella ripresa Lopez si rifà, seppur parzialmente, mettendo in rete da pochi passi la respinta del portiere della Dynamo, Rudwaleit, per l’1-1 finale.

Una settimana più tardi, in Germania Est, la Dynamo vince senza troppa fatica 2-0, grazie alle reti di Netz e Riediger, conquistando i sedicesimi.

NUOVA ERA

I sedicesimi della Coppa dei Campioni 1981/82 rispettano i pronostici della vigilia, con il solo, sorprendente, tonfo della Real Sociedad contro il CSKA Sofia. Il doppio confronto viene deciso all’andata da una rete di Yonchev al 90’ e i bulgari riescono a mantenere lo 0-0 all’Atotxa due settimane più tardi, conquistando gli ottavi.

La sfida più interessante dei sedicesimi, però, riguarda la rappresentante italiana nella competizione, la Juventus di Trapattoni che affronta il sempre ostico Celtic Glasgow. Gli scozzesi sono una squadra molto giovane, guidata da Billy McNeill in panchina e con qualche giocatore dal futuro interessante in campo, come David Moyes, ora allenatore e Pat “Packie” Bonner, 20enne portiere irlandese che sarà protagonista a Italia ‘90 e USA ‘94 con la sua Nazionale.

La sfida d’andata al Celtic Park, il 16 settembre, vede i padroni di casa imporsi per 1-0, grazie alla conclusione di MacLeod al 6’, deviata in maniera sfortunata da Schiera alle spalle di Zoff.

Con questo risultato, però, la Juventus resta ancorata alla possibilità di qualificazione in vista del match di ritorno, che entrerà nella storia del calcio e della televisione italiani.

Il 30 settembre 1981, infatti, per la prima volta in Italia, una rete televisiva privata trasmette la diretta di una partita europea. Lo spettacolo del Comunale di Torino viene portato nelle case della Lombardia da Canale 5, la rete ammiraglia di Silvio Berlusconi. L’imprenditore era riuscito a strappare a suon di miliardi (di lire, ovviamente) la trasmissione delle squadre italiane impegnate in Europa alla RAI, eccetto il Napoli, impegnato in Coppa UEFA e rimasto fedele alla tv di Stato.

È un momento storico per la televisione italiana ed è anche una gran serata per la Juventus, che ribalta il Celtic già nel primo tempo grazie alle reti di Virdis e Bettega, conquistando il passaggio del turno.

IL RITORNO DEI BELGI

La Juventus, dopo aver eliminato l’ostico Celtic, diventa una delle favorite alla vittoria finale, anche in virtù del sorteggio, che mette di fronte ai bianconeri l’Anderlecht agli ottavi. I biancomalva non sono più la corazzata di metà anni ’70, ma sono tornati a vincere il campionato belga dopo 6 anni, guidati da alcuni nomi interessanti come Morten Olsen e Frank Vercauteren.

La sfida d’andata si gioca al Vanden Stock, il 21 ottobre e vede una Juventus decisamente sorpresa dall’atteggiamento propositivo dei padroni di casa, che passano in vantaggio al 24’ con Geurts, bravo a svettare nell’area piccola su un calcio d’angolo, sfruttando una leggera indecisione di Zoff in uscita. La reazione dei bianconeri arriva a pochi minuti dalla fine del primo tempo, con Tardelli che pesca in area Marocchino per il pareggio.

 Nella ripresa è ancora Geurts a rimettere avanti l’Anderlecht, sfruttando un brutto errore di Prandelli, appena entrato al posto di Tardelli. A questo punto la Juventus capisce che l’obiettivo principale è quello di limitare i danni e cerca in tutti i modi di portare a casa un 2-1 che resta un risultato recuperabile. All’88’, però, ancora su un calcio d’angolo, Zoff respinge male con i pugni, consegnando di fatto il pallone a Vercauteren, che conclude al volo e mette in rete il gol del definitivo 3-1.

Due settimane dopo nella nebbia del Comunale, la Juventus tenta l’assalto in avvio, colpendo un palo clamoroso con un colpo di testa di Bettega, che poi deve anche lasciare il terreno di gioco per infortunio alla mezz’ora. Putroppo per i bianconeri è solamente un fuoco di paglia, visto che l’Anderlecht rischia poco e alla prima occasione punisce, ancora con la bestia nera Geurts. Il numero 9 biancomalva sorprende un rivedibile Zoff su calcio di punizione da molto lontano, portando avanti i suoi e, di fatto, rendendo impensabile la rimonta per la Juve. I bianconeri riescono solamente a trovare l’1-1 con Brio al 79’, con un bel colpo di testa su punizione di Cabrini, ma è troppo poco e l’Anderlecht passa il turno.

I biancomalva, dunque, approdano ai quarti della Coppa dei Campioni 1981/82, dopo aver eliminato Widzew Łódź e Juventus. Il sorteggio sembra benevolo per i belgi, che pescano la Stella Rossa nel turno successivo.

Il doppio confronto è senza storia, con l’Anderlecht che vince entrambe le sfide per 2-1 e, soprattutto nella sfida di ritorno al Rajko Mitic, lascia la sensazione di essere squadra matura e si candida pesantemente alla vittoria finale.

Della semifinale, però, parleremo più avanti, prima c’è da documentare un tonfo molto pesante.

FUORI I CAMPIONI

Nel marzo 1982, negli Stati Uniti, viene proiettato per la prima volta Blade Runner, il noir fantascientifico di Ridley Scott che vivrà nell’oblio per alcuni anni, prima di assurgere a cult assoluto.

Proprio ad inizio mese, il Liverpool, campione uscente della Coppa dei Campioni, sfida il CSKA Sofia ai quarti di finale, in una sfida che appare decisamente favorevole per i Reds.

Nonostante il pronostico della vigilia, però, ad Anfield gli uomini di Paisley faticano a trovare la rete, anche per merito della difesa bulgara, compatta e autoritaria. Il gol arriva solamente al 65’, grazie a Whelan, e il risultato non cambia più fino al triplice fischio.

Andare in un ambiente ostico come la Bulgaria con una sola rete di vantaggio è rischioso, ma il Liverpool appare davvero troppo forte rispetto al CSKA e appare fiducioso per la qualificazione.

La partita è spigolosa, con i padroni di casa che aspettano l’occasione giusta per colpire, senza scoprirsi troppo, per evitare di compromettere ulteriormente il risultato.

Dopo 78 minuti di contrasti e poche occasioni, il Liverpool inizia a vedere il traguardo, ma viene punito da Mladenov che rimette in perfetta parità l’incontro e lo porta ai supplementari.

Nell’appendice è ancora lui, Stoycho Mladenov a mettere in rete in mischia il gol del 2-0, facendo esplodere il Vasil Levski. Nella seconda metà dei supplementari il Liverpool si gioca il tutto per tutto, colpendo una clamorosa traversa con Kennedy da pochi passi.

Finisce così, con la Bulgaria in festa e i Reds, incredibilmente, fuori dalla Coppa dei Campioni 1981/82.

UN MIRACOLO E MEZZO

Siamo giunti, dunque, alle semifinali, che si rivelano diametralmente opposte nel risultato e nell’andamento.

Se il CSKA Sofia rischia di stupire nuovamente, costringendo il Bayern Monaco ad una difficile rimonta, la sfida tra Anderlecht e Aston Villa si rivela molto equilibrata.

I bulgari sorprendono il Bayern al Levski, portandosi sul 3-0 dopo meno di 20 minuti, grazie alle reti di Dimitrov, Yonchev e Zdravkov. La reazione dei bavaresi è immediate e porta ai gol di Dürnberger e Hoeness, prima del 4-2 firmato ancora da Yonchev ad inizio ripresa.

Un punteggio folle, che permette ai tifosi bulgari di sognare la prima storica finale di Coppa dei Campioni della propria storia, ma la realtà si palesa prima del previsto, sotto forma di Paul Breitner. Il nazionale tedesco trova il gol del 4-3 nel finale, rendendo molto meno complicata la rimonta per il Bayern al ritorno e meno rumorosa la festa del Levski.

Due settimane dopo, in Germania, il Bayern non lascia scampo al CSKA, con un roboante 4-0 firmato dalle doppiette di Breitner e Rummenigge, che chiudono in maniera brusca la favola dei bulgari.

Dall’altra parte, invece, l’Aston Villa, una delle sorprese del torneo, batte 1-0 al Villa Park l’Anderlecht, grazie alla rete di Morley e riesce a mantenere il punteggio anche al Vanden Stock, chiudendo con uno 0-0 storico, che porta gli inglesi alla finale di Coppa dei Campioni.

I Villans, che non vincevano un campionato inglese dal 1910, tornano prepotentemente sulla cresta dell’onda alla prima partecipazione di sempre in Coppa dei Campioni. Il fortino del Villa Park si dimostra inespugnabile per ogni avversario giunto in Inghilterra, tanto che alla fine del percorso lo score reciterà 4 vittorie su 4, con 9 gol segnati e nessuno subito tra le mura amiche.

Il momento magico dell’Aston sarà sufficiente per portare a casa la coppa contro un Bayern famelico?

L’IMPRESA

26 maggio 1982, due giorni prima dell’uscita nelle sale statunitensi di Rocky III, al De Kuip di Rotterdam va in scena la finale della Coppa dei Campioni 1981/82.

Da una parte l’Aston Villa, che ha subito 2 sole reti (peraltro nella stessa partita) in tutta la competizione, dall’altra la corazzata Bayern Monaco, che vede tre suoi calciatori in vetta alla classifica marcatori della Coppa dei Campioni, Hoeness con 7, Rummenigge con 6 e Breitner con 5 centri. La partita si prospetta molto interessante.

Dopo appena 10 minuti di gioco l’Aston perde il proprio portiere, Rimmer, per infortunio, sostituito dalla riserva Spink, ma poco importa vista la strenua difesa messa in atto dai Villans, che riescono a contenere ogni attacco proveniente da parte del Bayern.

Tra ottimi interventi di Spink e un paio di salvataggi provvidenziali dei difensori, l’Aston supera l’ora di gioco ancora indenne e tenta un’azione offensiva, forse la prima della sua partita. 

Il minuto è il 67’, Shaw salta un avversario a metà campo e lancia Morley, che entra in area, disorienta Weiner e mette dentro un pallone sanguinoso per la difesa del Bayern, che si perde Withe, bravo a farsi trovare pronto e ad appoggiare in porta l’1-0, per il tripudio dei tifosi inglesi arrivati in Olanda per l’occasione.

Mancano più di venti minuti alla fine, ma il Bayern non riesce più a rendersi pericoloso e l’Aston Villa si porta a casa una formidabile vittoria in Coppa dei Campioni.

Tra tre settimane la Juventus tornerà protagonista del torneo, nella Coppa dei Campioni 1982/83, arrivando ad un passo dalla gloria, ma perdendo contro la sorpresa Amburgo.

Fonte immagine in evidenza: profilo X Aston Villa

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Dove vedere Lecce-Inter in TV e streaming

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Inter, in foto: Hakan Calhanoglu, Denzel Dumfries, Nicolò Barella, Stefan De Vrij, Carlos Augusto, Lautaro Martinez, Marcus Thuram, Benjamin Pavard Serie A Champions League

DOVE VEDERE LECCE-INTER IN TV E STREAMING – In quest’ultimo fine settimana di febbraio passerà agli archivi la ventiseiesima giornata del campionato di Serie A. Domenica 25 febbraio alle ore 18:00, allo Stadio Via del Mare di Lecce, Lecce e Inter si affronteranno in una sfida che potrebbe regalare diverse emozioni e spettacolo. Andiamo a vedere nel dettaglio come arrivano le due formazioni alla partita.

DOVE VEDERE LECCE-INTER IN TV E STREAMING – COME ARRIVAMO LE DUE SQUADRE

DOVE VEDERE LECCE-INTER IN TV E STREAMING – I padroni di casa del Lecce arrivano alla gara in un periodo di piena crisi. I punti raccolti nelle ultime dieci partite dalla squadra allenata da Roberto D’Aversa sono appena sette. Questo bottino è frutto di due vittorie, un pareggio e ben sette sconfitte che hanno visto sprofondare i salentini al quattordicesimo posto. La zona retrocessione è diventata, con il passare delle settimane, sempre più un incubo da scacciare via e, seppur ci sia un minimo margine di quattro punti, anche il Lecce è da considerare nel vortice delle squadre a rischio. La gara di domenica può significare solamente due cose: vittoria e punto di svolta oppure sconfitta e ulteriore tracollo.

DOVE VEDERE LECCE-INTER IN TV E STREAMING – La capolista Inter, allenata da Simone Inzaghi, arriva a questa gara carica di entusiasmo. La recente vittoria nella sfida degli ottavi d’andata di Champions League contro l’Atletico Madrid ha rincarato la dose di fiducia nell’ambiente e ha cambiato la visione di quella che potrebbe essere la gara contro il Lecce. Per la delicata trasferta, infatti, il tecnico dei nerazzurri opterà, molto probabilmente, per diversi cambi nello scacchiere principale, offrendo una chance importante a chi ha visto meno il campo nelle ultime settimane. I salentini rappresentano per l’Inter un primo ostacolo nel lungo tour de force che li aspetta: i nerazzurri, infatti, scenderanno in campo per ben sei volte in appena ventidue giorni. Fatta questa doverosa premessa, andiamo a svelare dove vedere Lecce-Inter.

DOVE VEDERE LECCE-INTER IN TV E STREAMING

DOVE VEDERE LECCE-INTER IN TV E STREAMING – Il match del Via del Mare tra Lecce e Inter, in programma domenica 25 febbraio alle ore 18:00, sarà visibile in tv e streaming sui canali e sulle piattaforme di DAZN.

LE PROBABILI FORMAZIONI

LECCE (4-3-3): Falcone; Gendrey, Touba, Baschirotto, Gallo; Kaba, Ramadani, Oudin; Almqvist, Krstovic, Banda. All. D’Aversa.

INTER (3-5-2): Audero; Bisseck, De Vrij, Carlos Augusto; Dumfries, Barella, Calhanoglu, Frattesi, Dimarco; Lautaro, Arnautovic. All. S.Inzaghi.

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