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Che fine ha fatto Fabrizio Miccoli? Da Re di Palermo alla reclusione

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Miccoli Palermo

CHE FINE HA FATTO FABRIZIO MICCOLI? DA RE DI PALERMO ALLA RECLUSIONE – Nel calcio ci sono carriere e carriere: da quella che non riesce mai a spiccare per determinati motivi a quella esageratamente positiva con abbondanti trofei conquistati. E poi c’è la carriera di chi ha dato l’impressione di poter raggiungere picchi di successo, ma che in un secondo momento ha raggiunto anche abissi inaspettati.

Proprio quest’ultima rispecchia il percorso di Fabrizio Miccoli durante i suoi anni da calciatore professionista. L’attaccante classe ’79 nato a Lecce non ha ottenuto tanti trofei (per lui una Supercoppa italiana nel 2003 con la Juventus e una Supercoppa portoghese nel 2005 con il Benfica), ma ha spesso rubato il cuore dei tifosi di diverse piazze. In particolare spicca la sua avventura in Sicilia con la maglia del Palermo, quando dal 2007 al 2013 incanta il Renzo Barbera. Miccoli è ora il miglior marcatore di tutti i tempi dei rosanero e il giocatore con più presenze nella massima serie.

IL MILAN E L’APPRODO IN SERIE B

Il giovane Miccoli intraprende la strada verso il calcio professionistico a tredici anni. Dopo aver attraversato un periodo adolescenziale nel San Donato, infatti, il Milan lo acquista per 10 milioni di lire e lo aggrega ai giovanissimi, categoria nella quale vince il campionato siglando 28 gol in una sola stagione. Ma tutto questo non basta ad eliminare la nostalgia di casa. Approda quindi al Casarano, squadra pugliese che allora militava in C1, dove conosce il suo mentore Pantaleo Corvino.

Con i colori rossoazzurri vince uno Scudetto Beretti e debutta tra i professionisti all’età di sedici anni, attirando così l’attenzione della Ternana. In Umbria gioca quattro stagioni in Serie B e incanta con i primi sprazzi della sua immensa classe: 35 reti in 135 partite faranno mettere le mani nel portafogli alla Juventus che nel 2002 decide di acquistare il suo cartellino.

LA PARENTESI ALLA JUVENTUS E IL SUSSEGUIRE DEI PRESTITI

Arrivato a ventiquattro anni Fabrizio Miccoli ha già tutte le carte in regola per sfondare nel calcio che conta. La Juventus di Moggi, Giraudo e Bettega, quindi, decide di investire su di lui acquistandone le prestazioni per poi girarle al Perugia. Con la casacca biancorossa non spicca particolarmente alla sua prima stagione in Serie A ma giunge fino alle semifinali di Coppa Italia, dove al termine della competizione si laurea capocannoniere della stessa (5 gol). Successivamente il rientro a Torino. Considerate le presenze di Del Piero e Trezeguet, però, Miccoli non riesce a ritagliarsi spazio a sufficienza, che all’arrivo di Zlatan Ibrahimovic diminuisce ulteriormente.

Per questo decide di accettare le avance della Fiorentina, club con il quale l’attaccante salentino torna a segnare e non solo. In occasione della sua permanenza in Toscana, infatti, Miccoli contribuisce notevolmente alla salvezza della squadra e guadagna, inoltre, la convocazione con la Nazionale italiana. La Juventus lo riscatta alle buste e lo gira in prestito in Portogallo, al Benfica, luogo in cui diventa presto un idolo della tifoseria prima del ritorno in Italia.

GLI ANNI DI PALERMO E LA CONCLUSIONE DELLA SUA CARRIERA

Diversi infortuni costringono il giocatore a restare per molto tempo lontano dal rettangolo verde e decide così di ripartire dal Palermo. Un vero e proprio periodo luminoso per Fabrizio Miccoli, che nei sei anni vissuti in Sicilia riesce a lasciare un segno indelebile nei cuori dei tifosi rosanero. Con lui completano il reparto offensivo Amauri e Edison Cavani, che nel corso delle stagioni deliziano gli occhi di tutti gli appassionati di calcio.

Dopo una partenza a rilento, quindi, caratterizzata dal recupero fisico, Miccoli diventa subito leader e capitano del Palermo. Tante le giocate raffinate (spesso per mandare in porta i compagni) e altrettanti i gol messi a segno, molti dei quali decisivi per le due qualificazioni consecutive della squadra in Europa League. 179 presenze e 81 reti totali porteranno l’attaccante ad entrare di diritto nella storia del club siculo.

Poi il tanto atteso trasferimento nel suo amato Lecce, dove non riesce ad acciuffare la promozione in Serie B dopo la sconfitta nei playoff contro il Frosinone. Ma raggiunti i trentacinque anni scegli di chiudere la carriera da calciatore a Malta, nel Birkirkara, società con la quale disputa anche l’Europa League per poi annunciare il ritiro.

LA RECLUSIONE A ROVIGO, POI LA SCARCERAZIONE

Tuttavia la carriera di Fabrizio Miccoli non è stata caratterizzata da soli infortuni, prestiti, giocate mozzafiato e punizioni sotto il sette. Il fantasista pugliese, infatti, ha anche tirato la corda fuori dal campo durante l’avventura a Palermo. Controversie giudiziarie che hanno visto l’ex rosanero prima ricevere l’avviso di garanzia dalla Procura di Palermo per tentata estorsione, concorso in tentata estorsione ed accesso abusivo a sistema informatico, e poi l’accusa di estorsione aggravata e la condanna a 3 anni e 6 mesi di reclusione.

Miccoli è stato poi arrestato nel 2021 dopo essersi presentato di sua spontanea volontà al tribunale di Palermo. Fortunatamente per lui, però, ha scontato solamente sei mesi di carcere abbandonando la reclusione per tornare ad allenare con l’ASD Fabrizio Miccoli, società giovanile con la quale ha allenato dopo l’addio al calcio giocato e da lui stesso fondata. Ora l’ex giocatore continua a portare avanti il suo progetto con l’Accademy, ma – come concordato con il Tribunale – non potrà rientrare in casa dopo la mezzanotte e neanche frequentare dei pregiudicati.

Una sorta di seconda chance per Fabrizio Miccoli, un uomo che ha sicuramente sbagliato ma che mai verrà dimenticato per ciò che ha fatto sul terreno di gioco.

 

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Quale club ha più giocatori ai quarti di finale di Qatar 2022?

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Qatar2022

Qatar2022 approda ai quarti di finale e si concede la prima pausa, solo di pochi giorni, prima di ripartire a piena velocità già da venerdì 9 dicembre. Dal 20 novembre, giorno di Qatar-Ecuador al fischio finale di Portogallo-Svizzera di ieri sera sono state giocate 56 partite. 48 partite solo di fase a gironi, a cui si aggiungono gli 8 scontri degli ottavi di finale. E 24 squadre hanno già lasciato il Qatar per tornare in patria.

Argentina, Brasile, Croazia, Francia, Inghilterra, Marocco, Olanda e Portogallo sono le 8 superstiti di questa full immersion. E tra questi nomi, c’è quello della squadra che il prossimo 18 dicembre alzerà al cielo la coppa del mondo di Qatar2022. Per quattro di queste potrebbe essere la prima volta.

Ma se le nazionali si danno battaglia sui prati del Qatar, dall’altro lato ci sono i club, rimasti privi dei loro giocatori. Con i campionati maggiori fermi (la Serie B, ad esempio, no: con il Bari che dovrà fare ancora a meno di Cheddira), i proprietari delle maggiori squadre di Europa osservano ed esultano per i loro gioielli.

Ma quali sono le squadre di club che hanno più giocatori ai quarti di finale?

MANCHESTER RULES

Sul tetto c’è la città di Manchester, che primeggia con le sue due squadre, rispettivamente al primo e al secondo posto.

La vetta se la prende il Manchester United, con un plebiscito: 12 giocatori ai quarti sui 14 in totale partiti per Qatar2022. Eccetto Eriksen e Pellistri, che hanno lasciato la competizione già ai gironi, tutti gli altri ci sono. I fantastici 12 sono: Lisandro Martinez, Antony, Casemiro, Fred, Varane, Maguire, Rashford, Maguire, Shaw, Malacia, Ronaldo, Dalot e Bruno Fernandes.

Segue a ruota il Manchester City, che di giocatori ne aveva spediti ben 16, ma ne ha già “recuperati” 5. Gli altri 11 sono ancora in lotta per la vetta: Julian Alvarez, Ederson, Foden, Grealish, Phillips, Stones, Walker, Aké, Cancelo, Dias e Bernardo Silva. L’eliminazione della Spagna ha estromesso Rodri e Laporte, in quello che sarebbe potuto essere l’ennesimo smacco ai danni dei cugini rossi. Oltre a loro, fuori anche Gundogan, Akanji e De Bruyne.

L’ARANCIA MECCANICA BIANCOROSSA

La terza piazza del podio se la prende il PSG delle superstar. I parigini hanno spedito 11 giocatori a Qatar2022, perdendone solo 3: fuori il portiere Kaylor Navas e i due iberici, Sarabia e Soler. Gli altri 8 sono ancora in gioco: comandano la lista i tre tenori, Mbappé, Messi e Neymar, seguiti anche da Marquinhos, Hakimi, Nuno Mendes, Pereira e Vitinha.

Al quarto posto iniziano gli ex aequo. Il Real Madrid, campione d’Europa in carica, ne ha ancora 7 su 13 in ballo: Vinicius Jr., Rodrygo, Militao, Modric, Benzema, Camavinga e Tchouameni. Ancora 7 in ballo anche per il Bayern Monaco, che però ne ha persi ben 9 (10 se si considera anche il forfait di Mané, che per il Qatar non ci è neanche partito): si tratta di Stanisic, Upamecano, Coman, Lucas Hernandez, Pavard, Mazraoui e De Ligt.

Ma la sopresa più incredibile riguarda l’Ajax: i lancieri ne hanno spediti 11 e ne hanno ancora 7 in ballo. Kudus, Sanchez, Alvarez e Tadic sono già a casa, ma persiste la colonia di olandesi. Bergwijn, Berghius, Blind, Klaassen, Pasveer, Taylor e Timber. Un’Arancia Meccanica, come spesso accaduto nel corso della storia, a fortissime tinte biancorosse. Ed il sogno dell’Ajax potrebbe non finire qui!

SETTE PER SEI

Gran mischia anche per quanto riguarda le squadre con ancora 6 protagonisti in ballo: sono ben sette le squadre che si posizionano su questo gradino della classifica. Sbuca anche la prima italiana: la Juventus. Le mettiamo in ordine alfabetico.

Arsenal: Gabriel Jesus, Martinelli, Saliba, Ramsdale, Saka, White (10 totali).

Atletico Madrid: Correa, De Paul, Molina, Grbic, Griezmann e Joao Felix (12 totali).

Chelsea: Thiago Silva, Kovavic, Gallagher, Mount, Stering, Ziyech (12 totali).

Juventus: Paredes, Di Maria, Bremer, Danilo, Alex Sandro, Rabiot (11 totali).

Liverpool: Konaté, Henderson, Van Dijk, Alisson, Fabinho, Alexander-Arnold. Gli uomini di Klopp registrano anche un dato incredibile: si tratta di un quasi en plein. Eccetto Darwin Nuñez, tutti i Reds partiti per il Qatar sono ancora in gioco.

Sevilla: Acuna, Papu Gomez, Montiel, Alex Telles, Bono, En-Nesyri (10 totali).

Tottenham: Romero, Richarlison, Perisic, Lloris, Dier, Kane (11 totali). La squadra di Conte è quella che ha fornito giocatori a più nazionali: ben 10, di cui la metà sono ancora in gioco.

IL CROLLO DEL BARCELLONA E LE ITALIANE

Barcellona e Benfica si stazionano a quota 5, ma con sentimenti contrastanti. Se i lusitani avevano spedito “solo” 6 giocatori al mondiale e ne hanno ancora 5 in gioco, ben diverso è il discorso per i blaugrana. Con 17 elementi, il Barcellona era il club con più rappresentanti alla competizione: ne sono rimasti solo 5. Complice, indubbiamente, il crollo della Spagna, che contava ben 8 elementi dei catalani.

Il Benfica resta in gioco a Qatar2022 con gli argentini Enzo Fernandez e Otamendi e i portoghesi Jooa Mario, Goncalo Ramos e Antonio Siva. Il Barcellona punta su Raphinha, Dembelé, Koundé, De Jong e Depay.

Di seguito, arrivano le italiane. La Juventus primeggia sia per numeri di giocatori inviati, che per “superstiti“. Segue l’Inter, che ha ancora in gioco quattro (Lautaro Martinez, De Vrij, Dumfries e Brozovic) dei suoi sei. Terzo gradino per il Milan con Theo Hernandez, Giroud e Rafa Leao, a pari merito con l’Atalanta (Pasalic, Koopmeiners e De Roon). Il Napoli è totalmente out, così come la Lazio, il Torino resiste con Vlasic, la Roma con Dybala e Rui Patricio e la Fiorentina con Amrabat. Con un rappresentante anche Sampdoria (Sabiri) e Sassuolo (Erlic).

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Calcio Internazionale

Marocco, una favola tutta africana

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Marocco

Il Marocco, uscito vincitore dal Gruppo F, supera per la seconda volta nella sua storia il girone e centra la fase a eliminazione diretta della competizione. La Nazionale magrebina, agli ottavi di finale della Coppa del mondo, batte la Spagna e si conferma la rivelazione del torneo.

LA PARTITA

Alla vigilia della sfida con le Furie Rosse, Walid Regragui, il mister del Marocco, aveva espresso un giudizio critico nei confronti della Roja:

“Hanno un possesso palla che danneggia l’avversario, ma anche il pubblico”.

Per i leoni dell’atlante si trattava, dopo le partite del girone, di una quarta finale. Le Furie Rosse sono vittima del gioco della Nazionale marocchina, la quale si arrocca in difesa a protezione della porta di Bounou. La Spagna ha tenuto il piglio del gioco, ma non è riuscita a impensierire l’estremo difensore del Marocco.

La partita è proseguita sino ai tempi supplementari. Il neoentrato Sarabia, a tempo quasi scaduto, impatta la palla con il piede debole e scheggia il palo lontano.

Al triplice fischio è tempo dei tiri dal dischetto. La Spagna ha l’incubo dei calci di rigore da quando, in semifinale degli Europei, esce sconfitta contro gli azzurri. Prima di Qatar 2022, il commissario tecnico della Nazionale iberica ha dichiarato:

 “Ho detto ai miei calciatori di arrivare al Mondiale con mille rigori calciati in allenamento. Non sono una lotteria, si tratta di bravura”.

I rigori li sbaglia chi ha il coraggio di tirarli: le sostituzioni non sono efficaci e gli specialisti non sono riusciti a segnare.

Prima della Coppa del Mondo, Samuel Eto’o ha predetto, in modo sorprendente, che il Marocco avrebbe vinto la partita degli ottavi di finale contro la Spagna. La Nazionale magrebina, grazie alle prodezze dei propri giocatori, è riuscita in un’impresa.

I PROTAGONISTI

Ad agosto 2021 Walid Regragui viene nominato allenatore del Wydad Casablanca e a fine stagione vince, diventando il secondo coach marocchino ad alzare questo trofeo, la finale di CAF Champions League.

L’anno seguente diviene, in sostituzione di Vahid Halilhodzic, mister del Marocco, con cui centra, per la prima volta della sua storia, i quarti di finale del Mondiale.

Yassine Bounou, all’esordio della competizione, dopo avere cantato l’inno nazionale, avverte delle vertigini e si deve accomodare in panchina.

Una persona emotiva, eppure dai tiri dagli undici metri ha mantenuto il sangue freddo. Le sue prestazioni al Mondiale non sono una sorpresa, bensì una conferma. Due parate decisive che determinano la vittoria della sua Nazionale.

Il portiere viene acquistato dal Sevilla nell’estate del 2019. Parte alle spalle di Vaclik, il quale registra quindici clean sheet stagionali. Il 6 luglio del 2020 l’estremo difensore ceco si infortuna al ginocchio.

Bounou indossa i guantoni, vince l’Europa League contro l’Inter e, a fine stagione, registra 512’ di imbattibilità. Nella scorsa stagione ottiene il premio Zamora come miglior portiere de La Liga.

 

Nayef Aguerd ha disputato una gara attenta e ha difeso la porta in modo impeccabile. Achraf Hakimi ha giocato un’ottima partita, culminata con il rigore segnato con il cucchiaio. E dire che Antonio Conte non si fidava del suo tiro dal dischetto:

“L’importante è che non tiri i rigori, da lontano ha delle capacità importanti, ma se dovessimo giocarci qualcosa devono sparire tutti prima che tiri lui. È veramente scarso, peggio di me quando giocavo”.

Hakim Ziyech, per le sue doti da fuoriclasse, è la stella della squadra. A settembre 2021 la stella del Marocco viene escluso per le due gare contro Sudan e Guinea, dal commissario tecnico Vahid Halilhodzic, a causa di un comportamento inaccettabile:

“Hakim è arrivato in ritardo, poi si è rifiutato di entrare in campo. La Nazionale viene prima di tutto”.

Il centrocampista del Chelsea sta attraversando un periodo complicato nel club londinese, ma ha saputo trascinare la sua Nazionale alla vittoria.

Sofyan Amrabat, è stato autore di una prestazione sublime, giganteggiando in mezzo al campo. Il centrocampista della Fiorentina, nonostante gli acciacchi fisici, ha saputo neutralizzare le azioni delle Furie Rosse:

“Mi chiedevo se potevo giocare questa partita, ieri sera sono stato sveglio fino alle 3 del mattino con il fisioterapista, ho dovuto fare anche un’iniezione prima della partita. Non potevo abbandonare i ragazzi e il mio Paese”.

L’OMAGGIO

Dopo la storica qualificazione contro la Spagna la Nazionale marocchina ha reso omaggio ad Abdelhak Nouri. L’8 luglio del 2017, in occasione di un match amichevole tra Ajax e Werder Brema, il suo cuore si ferma.

Il talento dei Lancieri è rimasto in coma per tre anni fino a che nel 2020 è potuto tornare a casa. Di recente, Il fratello ha dichiarato:
“Ha capito dov’è, a volte si commuove e spesso sorride, nei giorni buoni riusciamo a parlare”.

La squadra di Amsterdam ha ritirato, in suo onore, la maglia numero 34. Una storia di coraggio del gioiello dell’Ajax, con cui i compatrioti e compagni di squadra hanno voluto condividere il successo della Nazionale magrebina. L’ennesima storia che abbiamo il piacere di raccontare.

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Dove vedere Reggina-Frosinone in tv e streaming

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Dove vedere Reggina-Frosinone in tv e streaming

DOVE VEDERE REGGINA-FROSINONE IN TV E STREAMING – Dopo gli avvincenti ottavi di finale dei Mondiali, torna la Serie B con il turno infrasettimanale della 16esima giornata. Domani il campionato cadetto ci delizierà con un match al vertice della classifica: Reggina-Frosinone. Il fischio d’inizio è previsto alle ore 15 allo stadio Stadio Oreste Granillo.

COME ARRIVANO LE DUE SQUADRE

Quello tra Reggina e Frosinone sì prospetta un match ad alta intensità. Le due formazioni, infatti, stanno vivendo un ottimo periodo e sono al comando della classifica di Serie B. Ad oggi, i ciociari occupano la prima posizione con 32 punti conquistati in 15 giornate. Tuttavia, sono reduci da due pareggi consecutivi.

I calabresi, invece, hanno solo 3 punti in meno e si trovano al secondo posto in classifica. Il match di domani potrebbe rivelarsi decisivo ai fini della classifica e, qualora la Reggina dovesse trionfare, sì porterebbe in testa.

Sì prospetta, dunque, una sfida ricca di spettacolo ed emozioni: sicuramente un match da non perdere!

DOVE VEDERE REGGINA-FROSINONE  IN TV E STREAMING

La sfida di Serie B tra Reggina e Frosinone verrà trasmessa in diretta su Sky Sport, canale 254 e su Sky Go. In alternativa, il match potrà essere seguito anche in streaming su Dazn, Helbiz e Onefotball.

PROBABILI FORMAZIONI

A guidare l’attacco della Reggina sarà Menez, insieme a Canotto e Rivas. Fabbian ed Hernani saranno schierati in mediana, con Gagliolo leader della difesa.

Il Frosinone scenderà in campo con lo stesso modulo degli avversari: 4-3-3. L’attacco gialloblù sarà guidato da Moro e Roberto Insigne insieme a Bocic, Garritano sulla trequarti, Szyminski al centro della difesa a protezione di Turati. Di seguito, le probabili formazioni di Reggina-Frosinone.

REGGINA (4-3-3): Colombi; Pierozzi, Camporese, Gagliolo, Di Chiara; Fabbian, Majer, Hernani; Canotto, Menez, Rivas. All. Inzaghi.

FROSINONE (4-3-3): Turati; Monterisi, Szyminski, Ravanelli, Cotali; Lulic, Boloca, Garritano; Bocic, Moro, Insigne. All. Grosso.

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Calcio Internazionale

Ottavi di finale archiviati: manca sempre meno alla Finalissima

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Inghilterra

Senza troppo clamore, ma con qualche squillo di tromba, il Mondiale in Qatar ha intrapreso, con gli ottavi di finale, la sua fase discendente verso un finale ancora tutto da scrivere ma sicuramente entusiasmante. Nel tragitto, è vero, ci siamo persi per strada alcune Nazionali che, nel tempo, hanno fatto la Storia di questa manifestazione (la Germania, ad esempio), ma il meglio – ne siamo certi – ce lo devono ancora riservare chi è rimasto a giocarsi le proprie chance e ambizioni. E’, come sappiamo e come abbiamo spiegato più e più volte, un Mondiale anomalo perchè inserito, prima volta da quando ha emesso i suoi primi vagiti, nel bel mezzo di una stagione calcistica, alimentando quei dubbi e quelle perplessità che ancor oggi permangono.

Dicevamo che siamo entrati negli ottavi di finale della rassegna, nelle partite da dentro o fuori, negli scontri vis-a-vis dove non si può più sbagliare per non rischiare di giocarsi l’osso del collo tornandosene a casa anzitempo. Al proscenio il solito, pressoché inarrestabile Brasile, un collettivo di gran classe che fa perno sul talento straordinario di Neymar ma soprattutto sulla efficacia pedatoria di un gruppo che non pare aver difetti se non quello di un irrefrenabile narcisismo. E che dire dell’altra sudamericana, l’Argentina del sette volte Pallone d’Oro, Leo Messi? Beh, se tutto va bene, una finale anticipata (peccato non la finalissima, purtroppo!) sarà il loro scontro diretto, una partita tutta da vedere, vivere e godere e alla quale spero tanto di poter assistere anche se – ahimè – soltanto dal divano di casa mia con qualche amico fidato e un buon bicchier di vino da sorseggiare, in mano.

E poi, questo Marocco, fuor di dubbio, la rivelazione della competizione. Decisamente bello, disinvolto e intraprendente nel suo incedere, ma anche fragile per la poca esperienza da esibire. Una menzione a parte la meritano Spagna e Inghilterra. Soprattutto quest’ultima che ai Mondiali (e non solo…) ha sempre fallito ad eccezione di quelli del ’66 proprio in terra d’Albione che i bianchi di Sua Maestà con i quattro leoni sul petto, s’aggiudicarono – in finale con i teutonici crucchi – quando però il Var ancora non esisteva. Altrimenti!!! Vabbè, acqua passata… Insomma, godiamoci quest’ultimo scorcio di manifestazione e – come si dice in questi casi -, vinca il migliore!

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