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Che fine ha fatto Jeremy Menez? Dal passato agrodolce al riscatto in Serie B

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Che fine ha fatto Jeremy Menez? Dal passato agrodolce al riscatto in Serie B

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Milan

CHE FINE HA FATTO JEREMY MENEZ? DAL PASSATO AGRODOLCE AL RISCATTO IN SERIE B – La rubrica settimanale del “Che fine ha fatto?” di Numero Diez porta alla luce la carriera di un altro giocatore straordinario che ha smesso fin troppo presto di incantare. Infatti, questa è la volta di Jeremy Menez, ex attaccante di Roma, PSG e Milan che potrebbe aver ritrovato serenità all’età di 35 anni.

Colui che in Italia ha avuto, appunto, l’opportunità di indossare due delle maglie più prestigiose del paese (così come in Francia) e che è riuscito a farsi apprezzare anche da tifosi rivali. D’altronde, nessun amante del calcio sarebbe potuto restare a guardare in maniera indifferente difronte a tante giocate di pura bellezza ed intelligenza rara. Questo e tanto altro è stato Menez, ma che fine avrà fatto dopo aver raggiunto l’élite?

LA NASCITA DELLA STELLA TRANSALPINA

La carriera di Jeremy Menez decolla nel 2003, quando – dopo aver convinto a pieni voti l’allenatore – debutta nella prima squadra del Sochaux a sedici anni. Così diventa di conseguenza il giocatore più giovane della Ligue 1 ad aver firmato un contratto professionistico, regalando scorci di bel calcio ai più esperti. Dopo appena due stagioni, infatti, nella quali mette a referto 55 presenze e 7 gol, diversi club francesi sono pronti a rinunciare a tutto pur di assicurarsi le sue prestazioni.

Ma la vera svolta arriva nel gennaio del 2005, in occasione della sfida contro il Bordeaux. Nel giro di sette minuti, infatti, Menez mette a segno tre reti e si aggiudica l’etichetta di giocatore più giovane ad aver segnato una tripletta nel massimo campionato transalpino. Un evento che fece maggior chiarezza sulle sorti della sua carriera e che spinse il Monaco a tesserarlo nel 2006. Con la casacca biancorossa si registrano 14 marcature in 57 apparizioni prima dell’approdo in Italia.

A ROMA I PRIMI LAMPI DI GENIO

In occasione del calciomercato estivo del 2008 Jeremy Menez viene acquistato a titolo definitivo dalla Roma per una cifra vicina agli 11 milioni di euro. Nella capitale inizia a seguire ed emulare le gesta di Francesco Totti, che da lì a pochi giorni avrebbe rivisto nel francese la sua spalla destra. Con la maglia giallorossa, infatti, trascorre forse il periodo più felice della sua carriera e nel quale riesce ad esaltarsi a livello sportivo.

Sono tanti i ricordi piacevoli collegati a Menez che riaffiorano nella testa dei tifosi romanisti, ma anche qualcuno meno lieto torna sempre a galla. Se da una parte riusciva a mandare in palla più difensori avversari alla volta, infatti, dall’altra restava uno dei calciatori in grado di mandare tutto all’aria per via dei suoi comportamenti poco ragionati. Ma ciò non mise in cattiva luce il suo talento, il quale dopo tre stagioni in Serie A venne riportato in Francia.

PARIS SAINT-GERMAIN PRIMA, MILAN POI

Nel 2011 il Paris Saint-Germain intraprende il percorso di crescita che nel corso degli anni ha portato il club a concludere operazioni faraoniche e decide di comprenderci anche Jeremy Menez. Nella sua terza esperienza in patria l’attaccante ripropone quanto di buono fatto vedere alla Roma, vincendo due Ligue 1, una Supercoppa francese e una Coppa di Lega francese. In seguito a 79 presenze e 14 gol, oltre all’esser diventato il punto fermo dei parigini, decide di cambiare nuovamente aria e ritornare in Italia.

È il Milan, infatti, la squadra intenzionata a puntare su Menez, quel giocatore che nella Roma e nel PSG aveva fatto bene e che all’ombra di San Siro avrebbe cominciato a spegnersi. Dopo un primo periodo di gloria, segnato dai 16 gol nella prima stagione, l’ex Monaco imbocca la strada della debacle dalla quale non riuscirà ad uscirne. Complice anche un’operazione che lo ha tenuto lontano dal campo per nove mesi, il giocatore saluta (nuovamente) il campionato italiano per approdare altrove.

GIRANDOLA DI TRASFERIMENTI, MA POTREBBE AVER RITROVATO LA PACE

Terminata l’esperienza con i rossoneri, dunque, la carriera di Menez si trova inspiegabilmente in salita. Dal 2016 al 2020 non riesce a ritrovare la condizione psicofisica adatta alle situazioni e finisce per cambiare quattro squadre in altrettante stagioni. Bordeaux, Antalyaspor, Club America e Paris Fc credono in lui proponendogli un contratto che puntualmente viene stroncato prima della fine concordata. Così, appena due anni fa, si accorda con la Reggina per un suo ritorno nel paese che potrebbe essere considerato come la sua seconda casa. I calabresi hanno appena raggiunto la promozione in Serie B e quale opportunità migliore se non quella di riprendere dal campionato cadetto italiano?

Con la maglia amaranto si inserisce bene e ad oggi non ha ancora abbandonato il progetto attualmente in mano a Filippo Inzaghi. Nell’arco di due stagioni e mezzo, infatti, Menez ha giocato 49 partite e segnato 12 reti. L’ultima arrivata proprio in occasione dell’ultima partita contro il Brescia, grazie alla quale la sua Reggina è riuscita a mantenere la seconda posizione in classifica. Dopo quindici giornate l’impressione è che la formazione di Super Pippo possa davvero battersi per un posto nel massimo campionato e chissà che a regalarglielo non sia proprio Jeremy Menez, colui che in Serie A è riuscito a farsi un nome e che vuole fare lo stesso con il club calabrese.

 

 

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Coppa Italia

Pronostico Inter-Atalanta, statistiche e consigli per la partita

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Dove vedere Milan-Inter

PRONOSTICO INTER-ATALANTA – Martedì 31 gennaio andrà in scena la prima partita di quarti di finale di Coppa Italia, Inter-Atalanta, che permetterà alle due compagini di prendere fiato dalle fatiche di campionato.

COME ARRIVANO LE DUE SQUADRE

L‘Inter arriverà al match delle 21:00 forte della vittoria in trasferta contro la Cremonese per 2-1. Dimenticato subito il passo falso contro l’Empoli, i nerazzurri si affacciano alla Coppa Italia dopo la vittoria contro il Parma dello scorso gennaio, terminata anch’essa sul punteggio di 2-1. L’Atalanta arriva da una serie consecutiva di 5 risultati utili, avendo iniziato il 2023 con una marcia più che giusta. Dopo il 3-3 contro la Juventus, nell’ultimo impegno di campionato l’Atalanta si è imposta sul campo del Bologna per 2-1. In Coppa Italia, invece, i nerazzurri hanno spazzato via lo Spezia per 5-2 in casa, ottenendo il passaggio ai quarti della competizione.

I PRECEDENTI TRA INTER E ATALANTA

Inter e Atalanta si affrontano per la decima volta in Coppa Italia: gli ultimi quattro match sono stati vinti dalla squadra milanese. Negli ultimi venti scontri, l‘Inter ha vinto otto volte mentre l’Atalanta quattro. I nerazzurri contano cinque vittorie casalinghe, contro le due in trasferta degli uomini di Gasperini. La via del pareggio si è verificata nel 43% degli incontri.

PRONOSTICO INTER-ATALANTA

Bet365 quota l’Inter a 1.83, il pareggio a 3.50 mentre l’Atalanta a 4.33. Quota molto interessante l’Under 2.5 quotato a 2.20 offerto dal sito della Lottomatica. Efbet mette a 2.25 il gol di entrambe le squadre, 1.57 che potrebbe non accadere. Il consiglio che ci sentiamo di dare per questo match è di giocare sull’1X accompagnato da GOL o in alternativa, da un UNDER 2.5 in una partita che potrebbe rivelarsi molto tirata.

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Giovani per il futuro

Filippo Scotti può essere l’esterno destro che il Milan sta cercando

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Milan

Ogni volta che un giovane si mette in mostra, diventa oggetto di studio e desiderio per molti addetti ai lavori (e non solo). In modo particolare se gioca nel settore giovanile di uno dei club più conosciuti e titolati del mondo. Gioca come ala destra, ma sa farsi valere in tutti i ruoli della trequarti. Il suo nome è Filippo Scotti e potenzialmente è uno di quei talenti in grado di regalare grandi gioie ai tifosi italiani. La carta d’identità recita: nato l’11 novembre 2006. Basta questo per spiegare tante cose.

Gli appassionati di cinema rimarranno delusi, dato che non ha nulla a che fare con colui che ha interpretato l’alter ego di Paolo Sorrentino in “È stata la mano di Dio”. Anche lui Filippo Scotti, però classe 1999 e di professione attore. Due giovani stelle, pronte a brillare nei loro rispettivi mondi. La scena, oggi, se la prende il primo nominato: il potenziale crack del Milan U19.

CARRIERA E CARATTERISTICHE

Inizia la sua avventura con il pallone tra i piedi in un piccolo club nel lodigiano, il K2 Caselle. La piazza, però, è evidentemente troppo stretta e limitante per un ragazzino che ha un talento fuori dal comune. Scotti si avvicina geograficamente a Milano trasferendosi all’Atletico CVS. La svolta arriva qui, perché gli osservatori del Milan ci mettono davvero poco a capire di avere tra le mani un giovane astro nascente.

Arriva finalmente, dopo molte peripezie, nella squadra della grande metropoli lombarda. La maglia rossonera, finora, l’ha tolta solo per vestire quella della Nazionale. Qualche chiamata in U16 e successivamente in U17. In entrambi i casi, i risultati sono stati molto convincenti: 14 presenze e 8 gol nella prima, 7 presenze e 3 gol nella seconda.

I numeri di Scotti assumono maggior importanza soprattutto se pensiamo alla sua posizione in campo. Può essere utilizzato come trequartista e regista, ma in Primavera preferisce partire dall’esterno destro per poi sfoderare tutta la sua freschezza. Le statistiche riportate prima evidenziano la sua prima caratteristica: il fiuto per il gol, chiaramente non da centrocampista.

A questo aggiunge un’importante falcata e grande qualità. In velocità palla al piede è difficile da tenere, in modo particolare quando ha ampi spazi. Anche quando è difficile trovare varchi nella retroguardia avversaria, è capace di spostare il pallone rapidamente e saltare il marcatore.

COME PUÒ ENTRARE NELLO SCACCHIERE DI PIOLI

Come detto in precedenza, con Abate parte largo a destra per poi accentrarsi e provare la conclusione. Con i pari età dell’U17, forma una trequarti molto interessante con Sia, anche lui nel giro della Primavera ma come ala sinistra, e Perina, trequartista. Le parole del ct della Nazionale U16, Daniele Zoratto, spiegano bene che tipo di giocatore sia: “Scotti è un ragazzo interessante: ha carattere, temperamento e gamba. Attacca la profondità e vede la porta, ha una progressione notevole e quando parte è difficile riprenderlo. Ottime sia le potenzialità che le prospettive”.

L’esterno destro alto è un ruolo presente anche nel modulo del Milan di Stefano Pioli. Non solo, è la posizione in cui i rossoneri hanno più necessità di trovare qualcuno che possa permettere alla squadra di fare un’ulteriore salto di qualità. Chiaramente è ancora presto (ma non prestissimo) per dirlo, però se dovesse proseguire in questo modo il percorso di Scotti, il tecnico della Prima Squadra potrebbe farci un pensierino.

Sembra essere il giusto mix di elettricità, rappresentata al Milan da Saelemaekers, e di tecnica imprevedibile, caratteristica di Messias. Inoltre, possiede una buona struttura fisica, soprattutto per quanto riguarda gli arti inferiori del corpo, anche se ancora in fase di sviluppo. Potrebbe certamente diventare una pedina importante per il Diavolo.

SCOTTI DAL VIVO

Subentrato in Milan-Verona al posto di un deludente Bob Omoregbe, ha saputo dare una scossa notevole con grandi accelerazioni e tanti dribbling tentati. Le sue improvvise fiammate hanno messo in notevole difficoltà la retroguardia ospite, che ha spostato diversi uomini per contenerlo.

Proprio questo è stato un fattore chiave: dal suo ingresso in campo, ha permesso di liberare diversi spazi al compagno dall’altra parte, Sia, anche lui classe 2006. Tanti difensori erano attratti sulla destra per limitare le avanzate di Scotti, che riusciva spesso a creare superiorità grazie a giocate individuali e corali.

Rapidità, gamba, capacità di attaccare lo spazio ma anche di superare l’uomo nell’uno contro uno. Per concludere: un importante fiuto del gol e grande abilità con entrambi i piedi. Il Milan è pronto ad accogliere un nuovo potenziale crack del panorama italiano.

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Tanti auguri a Vlahovic: è la stagione più difficile della sua carriera?

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Juventus

Buon compleanno a Dusan Vlahovic che, nonostante la giovane età, oggi 23 anni, risulta uno dei centravanti migliori della Serie A. Tuttavia, a causa di questa annata travagliata, l’attaccante serbo ha fatto fatica a esprimersi ad alti livelli. Un infortunio che ha condizionato la sua stagione e le sue performance alla Juventus e in Nazionale.

L’INFORTUNIO

25 ottobre 2022, Stadio Da Luz di Lisbona, nella sfida di ritorno del Girone H della UEFA Champions League la Vecchia Signora incontra il Benfica. I bianconeri sono costretti a vincere per ambire ad un’isperata qualificazione alla fase a eliminazione diretta.

Tuttavia, i lusitani, imbattuti in tutte le competizioni, disputano una gara perfetta e mettono a tacere le male lingue. La Juventus, dopo il 4-1, ha una reazione di orgoglio e tenta disperatamente di acciuffare il pareggio. I due gol in pochi minuti non bastano per rimediare alla disfatta europea.

La panchina di Massimiliano Allegri inizia a vacillare e i suoi uomini toccano, dopo la sconfitta contro il Maccabi Haifa e Monza, uno dei punti più bassi della stagione.

Dusan Vlahovic, complice un problema di pubalgia, è costretto a dare forfait nelle gare successive. Un infortunio che viene sminuito, ma che porterà a un lungo periodo lontano dai campi di gioco. Da allora la punta non è più scesa in campo con la maglia bianconera.

IL MONDIALE

In occasione di Qatar 2022 la Serbia è considerata tra le mine vaganti del torneo. Una cenerentola che è pronta a stupire gli appassionati del gioco del pallone. In molti credono che la qualificazione si tratti di una formalità.

La sconfitta per 2-0 all’esordio contro la Seleçao viene presa sottogamba. La Nazionale verdeoro è l’unica squadra a esserle superiore nel Girone G. Tuttavia, nel corso della partita ci sono delle avvisaglie. Vlahovic non parte titolare ed entra al sessantaseiesimo minuto.

Il centravanti disputa una partita incolore e il suo contributo in fase offensiva è infinitesimale. Nell’altro incontro la Svizzera vince contro il Camerun per 1-0 grazie al gol dell’oriundo Embolo. Il prossimo match è contro la Nazionale africana.

L’attaccante bianconero siede in panchina per novanta minuti, ma i suoi compagni di squadra sembrano in controllo della gara. Nondimeno, tutto a un tratto un blackout e nonostante siano avanti di due marcature si fanno rimontare.

L’allenatore Stojkovic in conferenza stampa postpartita ammette:

“Dusan non è al meglio, non sta benissimo. Mi serviva gente fresca. Non è ancora pronto per giocare a questi livelli, è un motivo di preoccupazione per noi“.

IL MATCH DECISIVO

Un Mondiale deludente e molto al di sotto delle aspettative. Il giocatore ha raccolto soltanto una trentina di minuti di gioco. La stampa si scaglia contro il tecnico e l’attaccante reclama spazio:

“Non c’è nessun problema tra me e il mister, ho scritto che sono sempre pronto, anche con una gamba sola, ma se è meglio per la squadra che io resti in panchina allora non c’è problema”.

Contro la Svizzera Vlahovic parte dall’inizio. Dopo il vantaggio iniziale degli elvetici la Serbia rimonta grazie alle reti dei suoi due attaccanti. Tuttavia, come contro il Camerun, la partita si ribalta in favore degli avversari. La Nazionale perde la sfida decisiva e scivola all’ultimo posto in classifica nel Girone. Una delusione cocente per milioni di connazionali.

IL RIENTRO

Dusan Vlahovic ha giocato appena 10 partite in Serie A, ma impreziosite da 6 gol e un assist. Malgrado la lunga assenza risulta la punta più prolifica della squadra a pari merito con Milik. A riprova del fatto che il serbo, se è nelle migliori condizioni fisiche, è un giocatore di assoluto valore.

La pubalgia ha condizionato il suo rendimento, costringendolo ai box per lungo tempo. Una sindrome provocata dall’eccessivo utilizzo dei muscoli adduttori. Un dolore acuto a livello inguinale, che impedisce al paziente di compiere sforzi immoderati.

La punta si è sottoposta a terapie fisiche strumentali e a un’attività riabilitativa volta a disinfiammare la muscolatura deficitaria.

Massimiliano Allegri ha confermato che il rientro avverrà il 29 gennaio nel match contro il Monza. Tuttavia, occorre pazienza e cautela in quanto si tratta di un infortunio che può potenzialmente riacuirsi. È probabile che i tifosi si arrendano all’evidenza che, per vedere l’attaccante al top della forma, bisognerà attendere ancora qualche tempo.

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Mattia Zaccagni e la sua consacrazione

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Mattia Zaccagni

La Lazio, nell’estate 2021, dopo aver accantonato l’operazione per l’acquisto di Kostic dall’Eintracht Francoforte, si è gettata su Mattia Zaccagni, assicurandosi fino al 30 giugno 2025 le prestazioni sportive dell’esterno romagnolo di proprietà del Verona.

Ecco che Zaccagni con il passaggio in una big si trova a dover confermare ciò che di buono è stato fatto in precedenza in gialloblù.

LA CONSACRAZIONE CON IL MAESTRO SARRI

L’esterno biancoceleste fin da subito non delude le aspettative, si mette subito a disposizione di mister Sarri, che lo migliora moltissimo sia sul piano tattico che nell’attaccare gli spazi. Inoltre, essendo abituato a giocare in più ruoli, diventa subito fondamentale per la Lazio e nella prima stagione totalizzerà 4 gol e 6 assist in 29 presenze.

È nella stagione corrente però, che l’ex giocatore degli scaligeri sta stupendo davvero tutti e non si ferma più; infatti, ha già festeggiato diversi record personali, tra cui: esser andato a segno in tre match consecutivi (Empoli, Sassuolo e Milan) e aver già superato il suo record di gol stagionali, in sole 17 presenze.

Ad oggi, nessun esterno in Serie A sta facendo meglio di lui e grazie al lavoro di Sarri il classe ’95 si è trasformato in un vero e proprio bomber con ben 8 reti all’attivo, diventando il capocannoniere della sua squadra e anche il giocatore italiano con più reti in stagione.

 

L’arciere (così soprannominato) non ha deluso affatto le aspettative del club ed è diventato un vero e proprio beniamino della tifoseria, riuscendo a sbalordire tutti ed a consacrarsi come un big del nostro campionato. Il suo valore è già salito di molto, rispetto ai soli 7 milioni con i quali società capitolina era riuscita ad accaparrarselo, perciò la dirigenza sta pensando ad un prolungamento del suo contratto per poterlo lasciare il più a lungo sotto la guida del maestro Sarri.

LE QUALITÀ SOPRAFFINE

Zaccagni è diventato ormai imprescindibile nel tridente d’attacco biancoceleste, che non può più fare a meno della sua qualità e della sua intelligenza tattica. L’esterno è bravo sia palla al piede e sa muoversi molto bene anche senza, è molto rapido nell’attaccare gli spazi, punta spesso la difesa avversaria e negli ultimi tempi è migliorato molto anche sotto il punto di vista delle conclusioni. Inoltre, assiste spesso i compagni e lo dimostra il fatto che ad oggi è già a quota 4 assist.

 

MANCINI DOVREBBE PUNTARE SU DI LUI?

In tanti si chiedono se viste le sue prestazioni e la sua leadership con il club biancoceleste Zaccagni non possa diventare al più presto un inamovibile della Nazionale di Roberto Mancini, che già in passato ha chiamato l’ex Verona in occasione di alcuni stage facendolo esordire contro la Turchia il 29 marzo 2022.

Sicuramente la concorrenza per un posto in nazionale è molto alta, visto il ritorno di Chiesa e alla luce dei tanti esterni di cui il nostro calcio dispone, ma certo è che ad oggi nessuno ha i numeri di Zaccagni e considerando le prestazioni al momento nessuno merita il ruolo come lui. Sicuramente l’arciere, con le sue qualità, potrebbe aiutare moltissimo il gruppo azzurro a tornare grande e a riprendersi la scena mondiale.

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