Corre l’anno 2007, è il 16 settembre e il Barcelona di Frank Rijkaard è impegnato in trasferta dalle parti di Pamplona, contro l’Osasuna. Il tecnico olandese, sul risultato di 0-0 al 79′, si volta verso la panchina e decide di inserire il giovane Bojan Krkić. Il ragazzo aveva largamente fatto parlare di sé nel suo passato canterano segnando una numero incredibile di reti, circa 900 nella trafila delle giovanili, ed era pronto al grande salto.

UN ESORDIO DA RECORD

Dopo l’esordio con l’Osasuna, meno di una settimana dopo, subentrando nel match contro il Lione, diventa il più giovane esordiente nella storia della Champions League. Nel mese di ottobre raggiunge altri due primati. Conquista la sua prima maglia da titolare blaugrana contro il Villareal e, nella stessa partita, segna anche il primo gol tra i professionisti diventando, all’età di 17 anni e 2 mesi, l’esordiente titolare e il marcatore più giovane della storia della Liga, battendo i record di un certo Lionel Messi. Il paragone venne naturale, viste anche le sue doti tecniche giudicate simili a quelle del diez di Rosario, con il quale si dice abbia un rapporto di parentela.

Attaccante duttile che fa del dribbling la sua principale caratteristica, dotato di un’ eccellente tecnica e di una classe straordinaria. Si afferma nella sua prima stagione in blaugrana, segnando la bellezza di 10 reti in Liga. Dimostra anche notevole personalità, qualità nata dall’abitudine, fin dalle giovanili, di giocare contro ragazzi di età superiore. Infatti, prendendo spunto dal prosperoso settore giovanile dell’Ajax, i tecnici del Barcelona facevano giocare i ragazzi più promettenti nelle categorie superiori per sviluppare le abilità fisiche. Durante la stessa stagione segna anche il primo gol in Champions, sfiorando, per appena 22 giorni, un nuovo record.

TRIENNIO GUARDIOLA

Con l’arrivo di Guardiola sulla panchina del Barça, fa parte della rosa del triplete. Viene utilizzato poco in campionato e in Champions, dove comunque ottiene un bottino totale di 5 reti. È però protagonista principale della Copa del Rey, nella quale segna 5 reti, di cui una in finale contro l’Atlethic Bilbao. Chiude la stagione con 10 reti e 5 assist, un ottimo biglietto da visita per il suo futuro.

La stagione successiva, 2009-2010, inizia con due reti in 4 partite ma un infortunio  lo costringe a fermarsi. Nonostante diventi il più giovane giocatore a raggiungere 100 presenze con il Barcelona, trova poco spazio nella prima parte dell’anno. In primavera ritrova continuità, viene spesso preferito a Zlatan Ibrahimović, e chiude la stagione a quota 8 reti partecipando attivamente alla conquista del 20° titolo nazionale dei blaugrana.

L’ultima stagione spagnola fu caratterizzata da tante panchine che lo misero ai margini del Barcelona nuovamente campione d’Europa. Lo stesso attaccante spagnolo, di origini serbe, annunciò il bisogno di giocare citando Henry che l’aveva preso sotto la sua ala protettrice:

Thierry mi disse che era venuto a Barcellona per vincere qualcosa di importante a livello europeo. Ci è riuscito dopo aver superato i 30 anni, mentre io ero lì con lui ad alzare la Champions League a nemmeno 19 anni. Mi sono reso conto di quale fortuna avessi avuto e non volevo sprecarla. Mi serviva un’occasione per continuare a giocare: sono sempre stato coerente, ho scelto di mettermi in gioco piuttosto che rimanere ai margini del Barça.

ESPERIENZA ITALIANA: ROMA E MILAN

Fonte: Marca

Nell’estate passa per 12 milioni alla Roma, dove arriva con troppe aspettative che non gli permettono di giocare in serenità. Delude le aspettative nonostante metta in mostra la sua tecnica sopraffina, come nel caso del gol nel 4-0 all’Inter. Chiude con 7 reti all’attivo e il bisogno di rinascere.

L’occasione arriva da Milano, il Milan punta su di lui in prestito, ma il giocatore spagnolo delude nuovamente i tifosi. Una serie di infortuni non gli permisero di trovare spazio e meritarsi il riscatto. Fece così ritorno al Barcelona.

GLI ATTACCHI D’ANSIA

È bene sottolineare come la sua carriera sia stata condizionata da una serie di attacchi di panico, forse dovuti alla troppa pressione mediatica a cui era sottoposto dopo essere etichettato come “il nuovo Messi”. Queste situazioni spiacevoli però furono spesso mascherate e furono rivelate solo in seguito dallo stesso Bojan:

Un giorno ero in vacanza, un altro avevo la gastroenterite. Tutte scuse per non parlare dei miei attacchi d’ansia. Al mondo del calcio non interessa, devi sempre andare a mille all’ora e non si accettano problemi comuni a tutti gli esseri umani. La mia esperienza al Barcellona e l’etichetta che mi era stata assegnata, poi, non mi hanno permesso di affrontare il tutto con serenità.

Il giovane fu costretto a curarsi nonostante, dopo il rifiuto alla convocazione per l’Europeo 2012, si parlò di altro.

Aragonés sapeva tutto, Hierro mi chiamava diverse volte prima di una partita per chiedermi come stessi. Poi è arrivato il momento delle convocazioni per l’Europeo, mi inserirono nella squadra per Austria-Svizzera ma fui costretto a rifiutare per curarmi. Il giorno dopo i giornali titolarono: “La Spagna chiama, Bojan dice no”. Passai per un disertore, solo la Federazione avrebbe potuto mettere in giro una voce così distorta.

 POTTERS, MAINZ E ALAVES

Dopo un’altra stagione deludente ad Amsterdam, dove segna 4 reti in 24 match, passa allo Stoke City che aveva deciso di puntare forte su di lui. Nel triennio 2014-2017 trova solo 53 volte il campo segnando 14 reti, a causa di infortuni e una forma non ottimale. Vive nuovamente due esperienze da pellegrino, prima sei mesi al Mainz e poi al Deportivo Alaves, ma non riesce mai a trovare una condizione accettabile. Torna nel 2018 in Inghilterra dopo i prestiti. Attualmente è ancora in forza ai Potters dove ha vissuto una stagione da 21 presenze e un gol.

Era nato come uno dei più grandi prospetti del calcio mondiale ma, come purtroppo troppo spesso accade, la pressione mediatica e il troppo peso delle etichette attribuitegli lo hanno fatto fallire e non ci hanno permesso di veder sbocciare il meraviglioso fiore della sua classe.