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Che fine hanno fatto i 10 migliori talenti del 2010?

Che fine hanno fatto?

Che fine hanno fatto i 10 migliori talenti del 2010?

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Il 2020 è ormai alle porte. Dal 1 gennaio inizierà una nuova decade storica ma anche calcistica che ci regalerà sicuramente grandissime emozioni come la precedente. È bene dare uno sguardo avanti dunque, concentrandosi su quelli che saranno i protagonisti del prossimo decennio. Ma può essere un’esperienza unica e curiosa ripercorrere le carriere di coloro i quali dieci anni fa erano i talenti più promettenti del firmamento calcistico. La rivista spagnola Don Balón, prima della sua chiusura, redigeva annualmente una graduatoria sui migliori giovani in circolazione. Che fine hanno fatto i migliori giovani calciatori del 2010?

ALEXANDRE PATO (Milan)

Quanti rimpianti avranno i tifosi rossoneri nel leggere il suo nome? Non pochi sicuramente. Arrivato dal Brasile per circa 22 milioni di euro, la cifra più alta spesa all’ora per un minorenne, il Papero iniziò a vestire la maglia del Milan nell’estate 2008. Grandi giocate illuminarono le notti di San Siro e non solo, celebre il suo gol al Camp Nou dopo appena 24 secondi. Il suo talento era indiscutibile ma dopo un paio di anni venne fuori la sua fragilità fisica. I tanti infortuni bloccarono drasticamente la sua crescita tanto da farlo tornare nel suo paese natale tra le fila del Corinthians con la speranza di una rinascita. Due buone stagioni al San Paolo illusero il Chelsea che decise di puntare su di lui, ma a Londra Pato collezionò solo due presenze. Ecco quindi il trasferimento al Villareal dove disputò una modesta stagione. In seguito la Cina gli fece gola e il Tianjin Tianhai si fece avanti. Attualmente, all’età di 30 anni, è tornato al San Paolo dove ha segnato 5 reti dallo scorso marzo.

MARIO BALOTELLI (Manchester City)

Nel 2010 Balotelli era fresco di triplete con l’Inter. Era già venuto a galla il suo temperamento che esplose definitivamente in Inghilterra. “Why always me?” recitava una sua maglietta celebrativa. Eppure sul campo Super Mario ha sempre dimostrato di meritarsi una nomination così prestigiosa. Peccato per le vicende extra calcistiche che lo hanno penalizzato. Dopo l’esperienza ai citizens Balotelli passa al Milan dove mette in mostra nuovamente le sue incredibili doti tecniche. Alcune prodezze degne di nota alternate a comportamenti al limite lo spingono lontano da Milano destinazione Anfield Road. A Liverpool non convince e quindi torna sotto la Madunina. In seguito sul suo destino trovò la Francia con Nizza prima e Olympique Marsiglia dopo ad attenderlo. Anche oltralpe la carriera di Mario segue la stessa trama. Da quest’estate è tornato nella sua Brescia ed ha messo a segno 4 reti in 12 presenze cercando di contribuire alla corsa salvezza della leonessa.

THOMAS MÜLLER (Bayern Monaco)

Dopo i rimpianti c’è anche qualcuno che ce l’ha fatta. Una sola maglia indossata nella sua carriera, quella dei bavaresi. Bandiera e fenomeno. Fino ad ora 335 presenze, 112 reti, una Champions League, un Mondiale per Club, una Supercoppa Europea, otto campionati tedeschi e, come se non bastasse, il titolo Mondiale con la sua Germania da protagonista nel 2014. Questo il breve riassunto di Thomas Müller, classe 1989, uno dei calciatori più rappresentativi del decennio. Nella redazione spagnola su di lui non si erano sbagliati.

STEVAN JOVETIĆ (Fiorentina)

Con la maglia viola aveva fatto vedere cose incredibili. Una sua doppietta aveva steso il Liverpool in Champions League. Nel 2013 il passaggio al Manchester City si rivela una delusione. Ci riprova con la sua seconda casa, l’Italia. Nell’Inter di Mancini sembrava essersi ripreso il palcoscenico ma l’illusione durò poco più di qualche mese. Anche a Siviglia Jo-Jo dovette fare i conti con qualche infortunio e con la sua discontinuità. Ora è al Monaco dal 2017 dove ha collezionato solo 23 presenze.

EDEN HAZARD (Lille)

Nel 2010 qualcuno lo aveva previsto, chissà se lui stesso se lo sarebbe aspettato. Dopo 2 anni passa dal Lille al Chelsea. Con i blues il talento belga si consacra e il suo exploit coincide con diversi successi del club londinese. Sempre protagonista nelle partite importanti, rapido e capace di saltare qualsiasi avversario, esterno con il vizio del gol, 85 nelle sue 243 presenze al Chelsea. Nel cielo di Stamford Bridge vengono sollevati da Hazard tra gli altri, due titoli nazionali, una FA Cup e due Europa League. Un palmares degno di nota per un classe 1991 che in estate è passato al Real Madrid per la modica cifra di 100 milioni di euro.

BOJAN KRKIĆ (Barcelona)

Non basterebbero poche righe invece per descrivere le districate avventure di Bojan Krkić. Dopo l’esplosione e i tanti record stracciati con il Barcelona, le esperienze italiane con Roma e Milan sono le uniche degne di nota. Dopo di queste tante peregrinazioni in giro per l’Europa senza mai trovare continuità. Complici anche gli attacchi d’ansia di cui ha sofferto, la sua carriera non ha mai preso il volo. Attualmente gioca nel Montreal Impact dove spera di trovare oltreoceano la giusta serenità per esprimersi sul terreno di gioco.

MARKO MARIN (Werder Brema)

In Germania Marko Marin aveva fatto vedere grandi cose, attirando su di sé l’attenzione di tutti i maggiori club europei. La spuntò il Chelsea ma la scommessa non pagò. Dopo una sola stagione sulle rive del Tamigi anche per lui si aprì una vera e propria girandola di prestiti che lo portarono anche in Italia alla Fiorentina durante la stagione 2014-2015. Le esperienze in Belgio e Turchia sono state davvero deludenti e anche l’Olympiakos non gli è servito per tornare a buoni livelli. Il class 1989 è ora in forza alla Stella Rossa dal 2018 dove si sta comportando discretamente bene diventandone capitano.

NEYMAR JR (Santos)

Nel 2010 ci si chiedeva se un talento cristallino come lui nel calcio europeo avesse potuto sfondare nonostante le differenze tattiche che differenziano il Brasile dal vecchio continente. Arrivato con grandi aspettative al Barcelona nell’estate 2013, O’Ney ci ha messo poco ad ambientarsi diventando uno dei migliori calciatori al mondo. Tecnica sopraffina, estro calcistico, un diez moderno e dall’infinito repertorio calcistico. Capace di infiammare qualsiasi partite con le sue giocate, ha fatto innamorare i tifosi blaugrana. Passa nel 2017 al PSG dopo moltissime polemiche per una cifra intorno ai 222 milioni di euro, che faran di lui il trasferimento più oneroso della storia del calcio. A Parigi il fenomeno brasiliano vive in un rapporto di odi et amo. In estate ha manifestato più volte la volontà di tornare in Catalogna facendo scaturire l’ira dei tifosi francesi. Nonostante le critiche e alcuni infortuni, Neymar ha continuato a rispondere con prestazioni maiuscole e magie sul campo. Vedremo quale sarà il suo futuro, fatto sta che abbiamo potuto ammirare con i nostri occhi uno dei migliori talenti di sempre.

GARETH BALE (Tottenham)

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Poco da dire anche sul gallese. Capacità fisiche fuori dal naturale, una velocità incredibile e una buonissima intelligenza tattica han fatto di lui uno dei giocatori più rappresentativi del decennio. Passato al Real Madrid nell’estate 2013, viene soprannominato Mister 100 milioni. Con la maglia blancos è protagonista della decima e delle successive 3 Champions consecutive. Voci recenti lo danno vicino al ritorno agli Spurs dopo le problematiche della passata stagione avute con Zidane.

JAVIER PASTORE (Palermo)

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Anche lui classe 1989, El Flaco ha fatto innamorare la sicilia palermitana in coppia con il Matador Cavani. Nel 2011 passa al PSG dove tra alti e bassi conquista 5 campionati francesi e numerose coppe nazionali. Dopo l’avventura sotto la Tour Eiffel, nel 2018 si fa avanti per lui la Roma. Nella Capitale alcuni gol d’autore (il tacco con l’Atalanta) e nel complesso prestazioni buone. I tanti infortuni però lo hanno frenato e gli hanno impedito una carriera da top mondiale.

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Calcio e dintorni

Torino, l’ex portiere è nella bufera: l’accaduto e le conseguenze!

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Cairo

Vi ricordate di Lyn Gomis? Colui che si è fatto conoscere in Serie A per via del suo passato al Torino, sale alla ribalta della cronaca sportiva per un gesto davvero poco nobile.

Attualmente rientrante nella rosa del Genola, formazione appartenente alla seconda categoria piemontese, l’estremo difensore senegalese si è reso protagonista di un episodio riprovevole; nel corso della partita di campionato contro il Langa Calcio, disputata domenica, questi ha aggredito l’arbitro del match sia fisicamente, prendendolo per il collo, sia verbalmente, attraverso offese, esclamate sia in campo che negli spogliatoi. Questa condotta violenta gli è costata una lunghissima squalifica, che scadrà soltanto il 13 ottobre 2023. Di seguito, riportiamo il testo del comunicato, redatto dal Giudice Sportivo:

Nello specifico, dopo la convalida della rete del 3 a 3, il portiere del Genola, Sig. Gomis Lys, raggiungeva di corsa l’arbitro che si dirigeva a centro campo e lo afferrava per il collo, provocandogli dolore, oltre ad insultarlo ripetutamente. Intervenivano in difesa del direttore di gara alcuni giocatori di ambo le compagini. Al termine della partita mentre l’arbitro raggiungeva gli spogliatoi scortato dai Dirigenti della squadra ospite nonché da giocatori di entrambe le Società, dopo aver subito ulteriore aggressione fisica da un altro tesserato del Genola, il Sig. Gomis continuava a insultarlo e minacciarlo, con una tale veemenza da indurlo a richiedere l’intervento di una volante dei Carabinieri, ai quali veniva esposto l’accaduto

Dal canto proprio, il portiere non ci sta a subire questo contraccolpo, che, di fatto, potrebbe costringerlo a chiudere ingloriosamente la sua carriera, dati i suoi 32 anni d’età. Le parole, espresse a La Stampa, dichiarano un pronto ricorso, di concerto con la società. E la motivazione è semplice: in sedici anni di carriera, non si è mai reso protagonista di episodi come quello per cui è stato accusato e squalificato:

I fatti non sono andati così. Con la società faremo presto ricorso. Non sono un violento. In 16 anni di carriera professionistica, non ho mai avuto e creato problemi

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Calcio e dintorni

Un Chelsea mondiale: dove sono finiti i Blues del 2012?

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Ziyech

Oggi pomeriggio alle 17.30 il Chelsea affronta il Palmeiras nella finale della Coppa del Mondo per Club. Per la squadra londinese, vincitrice dell’ultima edizione di Champions League, è la seconda occasione nei suoi 117 anni di storia per sollevare il trofeo istituito nel 2000 dalla FIFA.

L’ultima partita giocata dai Blues in questo torneo risale al 2012. Gli allora Campioni d’Europa guidati da Rafa Benitez, subentrato all’esonerato Roberto Di Matteo, si arresero in finale contro il Corinthians a Yokohama. Il gol di Paolo Guerrero al 69° regalò ai Brasiliani la vittoria.
Oggi, dieci anni dopo quella deludente sconfitta, dove sono i giocatori di quel Chelsea?

Petr Čech nella sala dei bottoni

Nonostante la sconfitta in Coppa del Mondo, il leggendario portiere ceco aiutò il Chelsea a vincere l’Europa League quella stagione.
Dopo  aver lasciato i Blues, Petr Čech chiuse la sua carriera all’Arsenal prima di tornare al Chelsea come membro dello staff tecnico di Frank Lampard.
Lampard durò un anno e mezzo sulla panchina della squadra londinese ma l’ex portiere rimane una figura molto importante al fianco della mano destra di Roman Abramovich, Marina Granovskaia.

Non solo calcio per Čech, dato che nell’ottobre 2019 ha giocato come portiere per i Guildford Phoenix, squadra di hockey su ghiaccio della quarta divisione del campionato hockeistico inglese.

Chelsea-Liverpool solo andata

Nonostante la sconfitta contro il Corinthians, per Frank Lampard la stagione 2012-2013 si concluse con un record positivo. Con il gol alla penultima giornata di campionato contro l’Aston Villa, Lampard diventò il miglior marcatore nella storia dei Blues.

L’ultima tappa prima del ritiro dello storico capitano inglese sarà al New York City FC prima di andare ad allenare il Derby County.
Dopo la brutta esperienza sulla panchina del Chelsea, Lampard è da qualche settimana l’allenatore dell’ Everton.

Last dance in Derby

Altro ex del Chelsea ora nello staff tecnico dell’ Everton è Ashley Cole. L’esterno inglese lascia il Chelsea nel 2014 per affrontare quella che si rivelerà essere una deludente esperienza con la maglia della Roma. Nel 2016 Cole vola in America e gioca con i Los Angeles Galaxy.
Prima di ritirarsi, il vecchio amico Lampard gli chiede una mano al Derby County e Ashley Cole si mette a disposizione per l’ultima danza della sua carriera da calciatore professionista.

Metà Niño, metà torero

Arrivato a Londra con tante aspettative, Fernando Torres non fu in grado di replicare le incredibili giocate con la maglia del Liverpool.
Nonostante questo El Niño contribuì con un gol alla vittoria nella finale di Europa League contro il Benfica prima di lasciare il Chelsea nell’estate del 2014 per andare al Milan.

Prima del ritiro Torres ha giocato per qualche stagione nell’Atletico Madrid, la sua squadra del cuore, e ora allena il Juvenil A, l’Under-19 dei Colchoneros.

Hazard o Marin?

Non tutti i calciatori di quel Chelsea hanno appeso gli scarpini al chiodo.
Dopo aver segnato 110 gol in 353 partite con il Chelsea, Eden Hazard si trasferirà al Real Madrid. I vari infortuni hanno però reso l’avventura spagnola del belga un vero e proprio incubo fino a questo momento.

Altro giocatore ancora in attività, seppur lontano dai radar del calcio europeo, è Oscar.
Il brasiliano si presentò sul palcoscenico della Champions League con due gol contro la Juventus nel 2012.
Oscar diventa un perno del centrocampo di Mourinho ma l’arrivo di Conte nel 2016 lo mette ai margini del progetto e lo porta a trasferirsi in Cina allo Shangai Port con il quale ha giocato quasi 150 partite e vinto un campionato cinese.

Meteora di quel Chelsea fu Marko Marin. Arrivato dal Werder Brema con l’etichetta di “Messi Tedesco”, Marin deluse in Inghilterra e girò il Vecchio Continente in lungo e in largo come prestito.
Dopo un esperienza in Arabia Saudita, Marin gioca adesso a Budapest con il Ferencvaros.

Una colonna basca al Chelsea

Non tutti i calciatori di allora hanno lasciato il Chelsea. Chi è rimasto è Cesar Azpilicueta, che nel frattempo è diventato una colonna dei Blues giocando da jolly nella retroguardia.
Con la maglia del Chelsea Azpilicueta ha vinto di tutto e negli ultimi tre anni è stato il capitano della squadra della quale è diventato una colonna portante.

Adesso, con il contratto in scadenza questa estate, Cesar è in cerca della sua prossima avventura.

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Calcio Internazionale

Il presidente del Lille rivela: “Un big può tornare da noi!”

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Hazard può tornare al Lille

L’avventura con la camiseta blanca di Eden Hazard stenta a decollare. Il classe 1991 è stato il colpo ad effetto dell’estate 2019 del Real Madrid, che intendeva far dimenticare la cessione di Ronaldo, avvenuta 12 mesi prima. Ma, di fatto, l’unica cosa in cui il belga ha sostituito il portoghese è il nome soprastante la maglia numero 7.

Complici gli infortuni, una forma fisica non sempre ottimale e l’esplosione dei due millenials brasiliani, Vinicius Jr e Rodrygo, Hazard è sempre più ai margini del progetto galáctico. Questi fattori lo hanno iscritto nella lista dei possibili partenti dalla Casa Blanca già a gennaio. La cifra richiesta è pari a 40 milioni; tuttavia, si può aprire anche al prestito.

In quest’ultimo senso, la suggestione dell’ultima ora porterebbe Hazard di nuovo dove tutto è incominciato. Al Lille del presidente Olivier Letang.

È AS a dare forma a tale ipotesi. Ipotesi suggestiva, il cui impulso deriva dall’intervista del presidente del club francese all’Equipe du Soir:

Un ritorno di Hazard al Lille? Non è impossibile vederlo qui”, ha affermato Letang. “Può sembrare impossibile, ma non lo è. Ovviamente Hazard è un giocatore incredibile, con grandi qualità. In questo momento, è un giocatore del Real Madrid, ma in futuro le cose potrebbero cambiare“.

Affinché il trasferimento vada in porto, è necessario che i blancos abbassino le richieste. I 40 milioni di euro rappresentano una pretesa economica troppo elevata per le casse del club francese, pronto a perseguire anche la strada del prestito. A patto che Florentino Pérez sia disposto ad accettare di accollarsi grande parte di un lauto stipendio, di cui vorrebbe liberarsi.

Immagine in evidenza presa da Wikimedia Commons con diritti Google Creative Commons

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Calcio Internazionale

Bayern Monaco, un ex portiere fa successo all’estero

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Bayern Monaco

Tutto inizia con la maglia del Bayern Monaco. Lukas Raeder, portiere tedesco classe 1993, viene aggregato alla squadra della Baviera a soli 19 anni. Per lui si prospetta un futuro da campione in Germania. Sulle orme di tanti altri illustri predecessori.

Tuttavia, la carriera di Raeder come portiere del Bayern Monaco, in realtà, non spicca mai. Un po’ per demeriti suoi. Un po’ perchè, nel 2012, quando Lukas Raeder approda ai bavaresi, in porta c’è già Manuel Neuer. Due anni alle spalle dell’attuale portiere del Bayern Monaco sono stati duri da sostenere, per un giovanissimo prospetto che vuole dimostrare il suo valore. E così, nell’estate del 2014, Raeder va via a parametro zero dal Bayern Monaco e dalla Germania. Destinazione Portogallo.

Il Vitória Setúbal è la sua seconda squadra, ma anche con i portoghesi il minutaggio scarseggia. Totalizza solo 27 gare in tre stagioni. Per cui il percorso di Raeder è costretto a proseguire in Inghilterra con la maglia del Bradford City, prima di fare rientro in patria, nelle serie minori: ad attenderlo si presentano in ordine di tempo il Rot-Wein Essen e il Lubecca.

Ora il suo presente si chiama Lokomotiv Plovdiv, squadra appartenente al massimo campionato bulgaro. A 27 anni, Raeder ha ancora voglia di mettersi in mostra e di sognare le competizioni europee. Il terzo posto in campionato, infatti, garantisce la possibilità di arrivare in Conference League. Tuttavia, al di là delle soddisfazioni che può regalare il rettangolo verde, è al di fuori del campo che Raeder ottiene il successo maggiore.

Unico calciatore tedesco in Bulgaria e con la fama di calciatore che ha annusato grandi palcoscenici, il tedesco è diventato una vera e propria star. Come, del resto, lo dimostra questa dichiarazione.

Come portiere tedesco, sono molto concentrato sulla Bulgaria. I portieri tedeschi hanno una reputazione particolarmente buona qui ed è per questo che ricevo molta attenzione. Mi parlano spesso in tedesco gli avversari o anche i tassisti. Il Bayern è totalmente presente qui e spesso me lo chiedono. Abbiamo uno o due tifosi del Bayern nella squadra e anche nella dirigenza.Tutti qui conoscono ‘Mia san mia“.

Immagine in evidenza presa da pixabay con diritti Google Creative Commons

 

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