La scorsa stagione ci ha regalato due finali europee in salsa British, quella tra Liverpool e Tottenham in Champions League e quella tra Arsenal e Chelsea in Europa League. Il precedente più recente risaliva al 18 maggio 2008, quando Mosca fu teatro della finale di Champions League tra Chelsea e Manchester United.

Chi erano i protagonisti di quella partita e che cosa fanno oggi? Molti, sono ancora dentro al mondo del pallone.

CHELSEA

La stagione 2007-2008 è stata per i Blues quella dell’addio di José Mourinho e – forse anche per questo – delle finali perse. Lo Special One lasciò a fine settembre dopo aver perso il Community Shield ai rigori contro il Manchester United (una sorta di presagio del finale di stagione), con un bottino di 11 punti nelle prime 7 giornate di Premier League e l’esordio vincente in Champions League (4-0 al Rosenborg). La squadra passò nelle mani dell’israeliano Avram Grant, che condusse la squadra alla finale di Coppa di Lega (persa contro il Tottenham), al 2° posto in Premier League (a -2 dallo United) e alla finale di Mosca.

La formazione iniziale del Chelsea in finale di Champions League (Fonte: profilo Twitter @ChampionsLeague)

Insieme a Grant, che è rimasto senza squadra dopo aver allenato in India e aver guidato la nazionale ghanese per quasi tre anni, altri protagonisti di quella finale ad oggi non hanno un’occupazione. È il caso di Ashley Cole, ritiratosi pochi mesi fa dopo una breve esperienza al Derby County (allora allenato da Lampard), Michael Ballack, Joe Cole (ritiratosi nel 2018 dopo qualche anno nelle serie minori americane), AlexBelletti Florent Malouda. Fuori dai campi di gioco, almeno per ora, anche Didier Drogba, che dopo il ritiro è divenuto vicepresidente dell’organizzazione internazionale Peace and Sport.

Chi invece sta andando avanti nel mondo dello sport è Petr Čech, che ha deciso di cimentarsi in una nuova disciplina: da qualche mese è il portiere dei Guildford Phoenix, squadra di hockey su ghiaccio che milita nella seconda divisione inglese.

La rocciosissima coppia centrale composta da John Terry e Ricardo Carvalho si è spostata dal campo alla panchina, anche se per ora solo in veste di vice: JT è da due anni l’assistente di Dean Smith all’Aston Villa, mentre il difensore portoghese è il vice di Villas Boas all’Olympique Marsiglia (qualificato alla prossima Champions League dopo la chiusura anticipata della Ligue 1).

John Terry e Dean Smith durante un allenamento (Fonte: profilo Instagram @johnterry.26)

Anche Claude Makelelé ha deciso di intraprendere la carriera da allenatore: oggi è consigliere tecnico e allenatore dei giovani del Chelsea, dopo aver allenato i belgi dell’Eupen per due stagioni. Insieme a lui, oltre a Paulo Ferreira e Tore Andre Flo, c’è anche Carlo Cudicini, vice di Čech ai tempi della finale di Mosca. Ruolo simile anche per Nicolas Anelka, che da due anni lavora nelle giovanili del Lille.

Da capi-allenatori stanno già riscuotendo i loro successi Frank Lampard Andriy Shevchenko, il primo in campo e il secondo in panchina in quella finale di Mosca. Dopo una stagione positiva al Derby County, Lampard sta guidando il progetto giovani dei Blues, privati del mercato fino allo scorso gennaio ma ricchi di talenti reintegrati – e valorizzati – dopo alcune stagioni in prestito. Virtualmente fuori dalla Champions League dopo lo 0-3 subito contro il Bayern, il Chelsea è attualmente in lotta per difendere il 4° posto e, magari, conquistare l’FA Cup vinta due anni fa con Antonio Conte alla guida (al momento i Blues sono ai quarti di finale, dove affronteranno il Leicester).

(Fonte: profilo Instagram @chelseafc)

“L’usignolo di Kiev”, dopo una breve e dimenticabile esperienza nella politica del suo paese, sta invece ottenendo ottimi risultati alla guida della nazionale ucraina. Ct dal 2016, ha sfiorato l’accesso ai Mondiali in Russia terminando il girone di qualificazione al 3° posto con 17 punti, a -3 dalla Croazia seconda e a -5 dall’Islanda. Decisamente diverso l’esito del girone di qualificazione ad EURO 2020, che ha visto l’Ucraina chiudere al 1° posto con 20 punti davanti al Portogallo di CR7 e alla Serbia. All’Europeo gli uomini di Shevchenko dovranno affrontare Austria, Olanda e la vincente dei playoff della Lega D (una tra Georgia, Bielorussia, Macedonia e Kosovo).

(Fonte: profilo Instagram @andriyshevchenko)

C’è anche chi non ha ancora detto basta con il calcio giocato. Salomon Kalou, per esempio, veste dal 2014 la maglia dell’Hertha Berlino, anche se la sua avventura in Germania sembra giunta al capolinea. Il 35enne ivoriano, in scadenza di contratto, è stato sospeso dall’attività dopo aver postato sui social un video in cui non rispetta le norme del distanziamento sociale e inquadra i propri compagni di squadra durante i tamponi di rito.

Chi invece ha preso ben più seriamente la questione legata al coronavirus è John Obi Mikel, che si è separato dal Trabzonspor quando il campionato turco, nonostante la diffusione del virus nel resto d’Europa, stava ancora proseguendo. Il centrocampista classe ’87 potrebbe comunque tornare presto a calcare i campi di gioco: diversi rumours lo accostano al campionato messicano.

(Fonte: profilo Twitter @goal)

MANCHESTER UNITED

Di quel Manchester United sono diversi i giocatori che sono rimasti dentro al mondo del calcio, con o senza gli scarpini addosso. La loro guida, il grande Sir Alex, non allena più dal 2013 ma, quando può, non perde mai l’occasione di sedersi all’Old Trafford per dare sostegno ai Red Devils.

(Fonte: profilo Twitter @ChampionsLeague)

Di quell’incredibile squadra ci sono 4 giocatori rimasti in attività. Oltre, ovviamente, a Cristiano Ronaldo, anche Carlos Tevez si sta togliendo parecchie soddisfazioni con la tanto amata maglia del Boca Juniors: a marzo, con un suo gol, ha permesso agli Xeneizes di vincere il campionato all’ultima giornata sotto gli occhi di Maradona.

(Fonte: profilo Twitter @BocaJrsOficial)

Wayne Rooney, dopo qualche mese in MLS a Washington, è tornato a calcare i campi inglesi con la maglia del Derby County: da gennaio, mese in cui si è unito alla squadra, ha segnato 4 gol. Chi in America si è da un anno è Nani, in forza all’Orlando City (ex squadra di Kakà). L’ex secondo portiere dei Red Devils, Kuszczak, è attualmente senza squadra dopo aver militato due stagioni nel Birmingham, mentre Darren Fletcher con molta probabilità appenderà gli scarpini al chiodo per diventare allenatore (fino all’anno scorso giocava nello Stoke City).

(Fonte: profilo Twitter @dcfcofficial)

Tra coloro che hanno appeso gli scarpini al chiodo c’è chi oggi fa l’opinionista, come Rio Ferdinand, chi ha avuto brevi esperienze da allenatore (come Paul Scholes, per poche settimane alla guida dell’Oldham Athletic) o chi, come Patrice Evra, sta studiando per diventarlo.

Fonte: profilo Twitter @telegraph_sport

Altri, invece, sono diventati ormai dei coach a tutti gli effetti. Michael Carrick e John O’Shea, per esempio, fanno da assistenti rispettivamente al Manchester United e al Reading, mentre Ryan Giggs è l’unico allenatore-capo della squadra del 2008: da gennaio 2018 è il ct della nazionale gallese, che ha portato alla qualificazione ad EURO 2020 grazie ad una vittoria nel match decisivo contro l’Ungheria.

(Fonte immagine in evidenza: profilo Twitter @ChampionsLeague)