Una leggenda Giapponese racconta di Kintaro, ragazzo allevato da una madre fuggiasca nel cuore della foresta Ashigara per paura delle rappresaglie che un gruppo di nobili avrebbero potuto mettere in atto nei confronti del giovane. Intelligente, forte e umile il ragazzo crebbe in fretta riuscendo a imparare quanto la natura e gli animali avevano da offrirgli negli anni della giovinezza. Un giorno, avventuratosi sulla montagna, sradicò un albero secolare per creare un ponte che congiungesse le due pareti di un dirupo. Fortuna volle che un vecchio lo notò proprio mentre si esibiva in quel gesto prodigioso. Quello stesso vecchio, un Samurai della corte imperiale, lo sfidò a duello misurandone le capacità e una volta saggiata la forza e la temperanza del ragazzo lo portò con sé a palazzo per renderlo uno degli eroi mitici del Sol Levante.
La nostra storia ha matrice simile: ha radici nell’estremo est, ha le stimmate della precocità ma una conclusione differente, purtroppo per quello che poteva essere e che non è stato.

La foresta Ashigara in Giappone.

MORIMOTO: UN GIAPPONESE IN SICILIA

Sembra il titolo di un film comico degli anni novanta: cosa ci può fare un Giapponese in Sicilia all’età di diciott’anni? Nella realtà, tolto un Erasmus culturale vinto grazie a qualche borsa di studio nipponica, poco o niente. Il calcio, unica variabile comune a qualsiasi popolazione sulla terra (o quasi) è però la vera e propria motivazione per cui un ragazzo proveniente dal Sol Levante sceglie di trasferirsi in Sicilia, a Catania, per continuare la sua carriera. Iniziata a soli 15 anni, 10 mesi e 6 giorni, la carriera di Morimoto si tinge subito di record: il più precoce esordio nella storia della J Legaue avviene il 13 marzo 2004 contro il Jubilio Iwata, il goal più precoce circa due mesi dopo, esattamente il 5 maggio 2004 contro il JEF United. Esploso in patria con la maglia del Tokio Verdy, Morimoto approda alla corte di Pasquale Marino dopo aver vinto nel 2005 una coppa dell’Imperatore (ed ecco che ritorna Kintaro e la sua prodigiosa forza) e una Super Coppa della penisola giapponese. Al Catania collezionerà 46 presenze e 15 goal, ma sarà la luce immensa emanata nei primi due anni di attività italiana a renderlo un potenziale samurai dal futuro roseo.

Al Catania dal 2006 al 2011, Morimoto aveva scosso le fondamenta del Massimino grazie alle proprie eccelse qualità.

DUE STAGIONI DI PASSIONE

È il 28 gennaio 2007 e l’esordio, di quelli col botto, apparecchia un futuro luminoso per il samurai proveniente dal Sol Levante: ingresso al minuto 83 e goal del pareggio siglato contro l’Atalanta in un match che il ragazzo non dimenticherà mai. Nel marzo dello stesso anno però, un tragico infortunio al ginocchio lo tiene lontano dai campi fino al termine della stagione: è il classico calvario dell’eroe, quando una discesa verticale nel bel mezzo dell’ascesa provoca una crescita interna che lo renderà ancora più forte. È proprio quello che accade a Takayuki Morimoto quando, un’estate dopo, torna a calcare i campi della Serie A infilando in rapida successione la doppietta alla Roma nel dicembre 2008, il goal del momentano 0-3 al Palermo nel derby di Sicilia a un anno dall’infortunio e, dopo aver segnato anche alla Juventus, il goal all’Udinese che vale le storiche semifinali di Coppa Italia per la squadra rossoazzurra. Un’ascesa verticale fatta di goal e predestinazione che, purtroppo, naufragherà sotto i colpi delle aspettative: è il 2011 e Morimoto deve abbandonare l’assolata Sicilia per approdare nella nebbiosa Novara.

Fonte immagine: profilo Ig @Morimoto

PRESTITI E EMIRATI ARABI

Al Novara non c’è spazio per il Samurai giapponese: solo 18 presenze e 4 goal per una stagione, quella 2011/2012, fallimentare sotto molti punti di vista. Personalmente il ragazzo perde fiducia nelle proprie capacità, nessun grande vecchio in quel di Novara riuscirà a capirlo e ad aiutarlo a esprimere tutto il proprio potenziale, e la squadra retrocede indegnamente. Una parentesi negativa, alla quale il giovane (si, aveva ancora 24 anni) Morimoto risponde trasferendosi negli Emirati Arabi. Lì ritroverà Walter Zenga, uno dei suoi tecnici a Catania, e collezionerà la bellezza di dieci goal in una manciata di presenze, recuperando un po’ dell’antico smalto perso nelle ultime esperienze italiane.

Fonte immagine: profilo Ig @Morimoto

RITORNO A CASA

Come ogni eroe che si rispetti però, dopo aver saggiato le proprie qualità lontano da casa, ritorna in patria alla ricerca di un progetto che stimoli il suo talento e si occupi di proteggerlo dagli attacchi esterni. La storia di Morimoto continua con il passaggio al JEF United, la squadra contro cui, otto anni prima, segnò il suo primo goal tra i professionisti. Giocherà nella squadra di Ichihara per due stagioni mettendo a segno 17 goal nelle settantacinque presenze a sua disposizione. Un ritorno alle medie da giovane prodigio che gli vale la chiamata del Kawasaki Frontale con il quale, nel 2017, vincerà il titolo di campione del Giappone. Una storia conclusasi in bellezza che oggi, all’età di trent’anni, si arricchisce di un nuovo romantico capitolo.

Fonte immagine: profilo Ig @Morimoto

AVISPA

Avispa in spagnolo significa vespa, e Avispa è anche il nome della squadra di J2-league dove milita Morimoto in questo momento. Trasferitosi alla fine del 2017 nella squadra che attualmente occupa il diciottesimo posto della J2 league, Morimoto sta portando la sua esperienza in un distretto del Giappone, Fukuoka, dove il calcio è diventato passione e cultura oltre che business e metronomo del tempo che passa. Per questo, la nuova passione del nostro Eroe è legata indissolubilmente alla maglia indossata da due stagioni ad oggi: Morimoto, dopo anni passati a calcare palcoscenici calcistici che potenzialmente potevano diventare rampe di lancio per il calcio che conta, oggi alleva coleotteri. Nella provincia di Fukuoka ha un allevamento di insetti con i quali, a suo dire, si rilassa. Una nuova occupazione per il samurai del Sol Levante che a soli diciott’anni aveva fatto innamorare il mondo del calcio e che aveva pensato, almeno una volta, di poter assurgere alla corte dell’imperatore proprio come Kintaro.

Per inciso, Kintaro significa ragazzo d’oro, proprio quello che Morimoto Takayuki aveva dimostrato di essere in Sicilia. Scelte sbagliate e una propensione al lasciarsi andare hanno purtroppo minato la carriera di un giapponese in erasmus in Italia.

Fonte immagine: profilo Ig @Morimoto

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