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Che fine ha fatto il Parma dell’ultima Coppa Uefa?

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L’Europa League è un torneo oggi spesso messo in secondo piano dalle squadre italiane, ma che in passato, con il nome di Coppa UEFA, è stata terra di conquista per i club del Bel Paese. Un trofeo che manca però da quasi 20 anni, da quel Parma delle meraviglie di Alberto Malesani. Ma dove sono finiti quei giocatori che hanno trionfato nella finalissima di Mosca? Vediamo insieme che fine hanno fatto i giocatori di quella formazione titolare:

L’ULTIMO SUPERSTITE: IL PORTIERE

A difendere i pali del Parma c’era il numero 1 per eccellenza Gianluigi Buffon. L’allora 21enne di Carrara era un ragazzo su cui puntare per il futuro della Nazionale, con la quale aveva esordito già nel 1997.

Che avesse la stoffa del campione, era innegabile e lo ha dimostrato, nell’arco della sua carriera, con innumerevoli parate condite da altrettanti successi. Dopo sei anni al Parma, con cui aveva ottenuto 2 secondi posti, 2 Coppe Italia e una Supercoppa Italiana, nel 2001 si trasferisce alla Juventus, per una cifra record di 75 miliardi di Lire (più il cartellino di Jonathan Bachini, valutato 30 miliardi), dove vince 9 scudetti e 4 Coppe Italia, oltre al Mondiale 2006 con la Nazionale. Nell’estate 2018, a 40 anni, lascia Torino per accasarsi tra le fila del Paris Saint-Germain.

Gigi Buffon e la maglietta di Superman, suo soprannome ai tempi di Parma

UNA DIFESA STORICA

Lilian Thuram: uno dei migliori difensori della Serie A di fine anni 90’ e campione del mondo 1998, farà lo stesso percorso di Buffon, trasferendosi alla Juventus, ma dopo lo scandalo di Calciopoli lascia la società bianconera per trasferirsi al Barcellona, dove chiuderà la carriera nel 2008. Attualmente è impegnato in prima persona nella battaglia contro la discriminazione razziale e si è dedicato anche alla scrittura con due libri, editi in Italia da Add: Le mie stelle nere e Per l’uguaglianza.

Nestor Sensini: il capitano di quel Parma lascia la squadra ducale proprio nell’estate 1999 per vestire la maglia della Lazio e vincere lo Scudetto; torna però nel 2000 per altri due anni, prima di concludere la carriera nel 2006 nell’Udinese. In Friuli inizia la sua carriera da allenatore, interrotta nel 2015 dopo le esperienze in Argentina con Estudiantes, Newell’s Old Boys Colón de Santa Fe e Atlético Rafaela.

Fabio Cannavaro: 25enne nella serata di Mosca, è diventato uno dei migliori difensori della storia del gioco del pallone, facendo le fortune di Inter (dal 2002 al 2004), Juventus (2004-2006) e Real Madrid (2006-2009), tornando poi a Torino per una sola stagione, e chiudendo la carriera nello Shabab Al-Ahli, negli Emirati Arabi. Di lui c’è il ricordo della finale mondiale di Germania 2006, vinta da capitano sollevando la coppa che gli valse anche il Pallone d’oro 2006. Dopo il ritiro si cimenta nelle vesti di allenatore in Arabia Saudita e Cina, dove attualmente è alla guida del Guangzhou Evergrande.

Cannavaro e Thuram si sono poi ritrovati nella Juventus

Paolo Vanoli: il varesino non ebbe una lunga carriera nel Parma, tanto da lasciare la città ducale nel 2000 dopo appena due stagioni per vestire la maglia della Fiorentina. Nel 2002 un altro trasferimento, questa volta a Bologna, prima di tentare un’esperienza all’estero nei Glasgow Rangers, disputando tra il 2005 ed il 2006 le sue ultime partite con Vicenza e Akratitos. Dopo il ritiro è entrato nello staff federale come allenatore nella Nazionale under 16, e in seguito è passato all’under 18 ed under 19. Nella scorsa stagione è stato l’assistente di Antonio Conte al Chelsea.

UN CENTROCAMPO DI QUALITÀ’

Alain Boghossian: il centrocampista francese ebbe una carriera molto sfortunata, poiché infatti nel 2002, rimediò un gravissimo infortunio che lo tenne fuori dai campi di gioco a lungo. Una volta ripreso, decise di lasciare l’Italia per trasferirsi all’Espanyol, ma un altro terribile infortunio lo costrinse al definitivo ritiro all’età di 32 anni. Appesi gli scarpini al chiodo, divenne il vice di Domenech e Blanc sulla panchina della Nazionale transalpina dal 2008 al 2012.

Dino Baggio: le sei stagioni in maglia parmense sono state sicuramente le migliori della sua carriera, non riuscendosi poi a ripetere nella Lazio, dove in cinque anni giocò appena 44 partite, e non trovando maggior fortuna nei prestiti a Blackburn e Ancona.

Nel 2005 scelse di ripartire dalla Serie B con la Triestina, ma dopo poco più di un mese rescisse il contratto. Uscì dal ritiro nel 2008 per disputare una partita con il Tombolo in Terza Categoria, nella stessa città dove debuttò a teatro, interpretando La Passione di Cristo insieme alla moglie Maria Teresa Mattei, ex ragazza di Non è la Rai, con cui condivide la filosofia vegana.

Diego Fuser: è stato, a tutti i diritti, uno dei migliori centrocampisti italiani degli ultimi trent’anni, in grado di trasformarsi progressivamente in un esterno o trequartista con il vizio del gol. Il centrocampista Torinese lasciò Parma nel 2001 per trasferirsi alla Roma, in un’esperienza non troppo prolifica. Nel 2003 il ritorno per una sola stagione al Torino, per poi chiudere 2012 dopo qualche apparizione nelle categorie minori. Appassionato di macchinine radiocomandate sin dall’infanzia, assieme ad alcuni amici ha costruito una pista-autodromo nei dintorni di Asti, sui resti di un campo da calcio abbandonato, in memoria del figlio 15 enne Matteo, morto per un brutto male.

Diego Fuser e la pista di macchinine dedicata al figlio scomparso.

Juan Sebastian Veron: La Brujita giocò solamente quella stagione nel Parma, per poi andare a vincere lo Scudetto con la Lazio l’anno succesivo. Dal 2001 al 2004 provò l’esperienza inglese prima nel Manchester United e poi nel Chelsea, tornando in Italia tra le fila dell’Inter, dove rimase fino al 2006. Finita l’esperienza europea, torna in Argentina con l’Estudiantes la Plata, squadra di cui attualmente è presidente e dove, di tanto in tanto, decide di mettere ancora i piedi in campo.

UN ATTACCO STELLARE

Enrico Chiesa: eletto miglior giocatore di quella Coppa UEFA, l’estate successiva quel trionfo volò alla Fiorentina, dove costituì una coppia d’oro con Gabriel Omar Batistuta. Nel 2002 giocò una stagione nella Lazio, per poi trasferirsi a Siena dove restò per 5 anni aiutando la squadra a non retrocedere diventando l’idolo della tifoseria. Dal 2008 al 2010 giocò anche il C2 con il Figline, squadra che allenò successivamente, prima di essere ingaggiato dalla Sampdoria come allenatore degli allievi e della primavera, fino al 2015. Suo figlio Federico, ora segue le sue orme: egli infatti è l’attaccante titolare della Fiorentina, una delle squadre con cui il padre ha fatto grandi cose.

Hernan Crespo: L’argentino fu un vero e proprio giramondo. Dopo le 62 reti in 4 anni di Parma, dove divenne un idolo indiscusso, si trasferì nel 2000 alla corte della Lazio (per due stagioni), poi dell’Inter (appena una stagione) e infine Chelsea nel 2003, dove raggiunse anche l’ex compagno Veron.

Nel 2004 fece ritorno in Italia al Milan, perdendo l’incredibile finale di Champions League ad Istanbul, e successivamente, vestirà ancora le maglie di Inter, Genoa e di nuovo Parma, chiudendo il cerchio della sua carriera nel 2012. Nella stagione 2014/15 ha allenato la primavera della squadra ducale, mentre l’anno successivo si è seduto sulla panchina del Modena con alterne fortune. Ha ricoperto la carica di Vice presidente del Parma durante la stagione di Serie B e, attualmente, ricopre l’incarico di ambasciatore del Parma in Italia e nel mondo.

UNA SQUADRA POCO “MOLLA”

Allenatore di quel Parma, ovviamente Alberto Malesani che, chiusa la straordinaria esperienza emiliana nel 2001, vagò nella provincia tra Verona, Modena, Panathinaikos (dove è ricordato per un’esilarante sfuriata), Udinese, Empoli, Siena, Bologna, Genoa, Palermo e Sassuolo, dove non riuscì mai a ripetere le gesta del ducato.

Era una squadra da sogno, piena di italiani di talento e condita da stranieri giovani dalle grandi speranze. Un Parma da sogno che, se non avesse avuto il crack Parmalat degli anni successivi, avrebbe sicuramente portato a casa anche qualche scudetto.

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Flash News

Il giornalista terrorizza la Juventus: “Situazione pericolosa come quella del 2006”

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Juventus

Il terremoto in casa Juventus ha destabilizzato il mondo bianconero. A seguito di un rapidissimo Cda straordinario, tutte le cariche più importanti della dirigenza si sono dimesse dai propri ruoli. La motivazione è ancora sconosciuta ufficialmente, anche se alcune voci ipotizzano dei guai seri a bilancio. In molti, quindi, si stanno chiedendo i reali motivi che si celano dietro la vicenda e diversi tifosi cercano risposte sui social.

“COME NEL 2006”

In questo senso, le risposte provenienti dal web non sono rassicuranti, anzi. Farà scalpore un Tweet del noto giornalista Tancredi Palmieri che preoccupa tutto l’ambiente bianconero. In poche righe, Palmieri terrorizza il tifo Juventino con le seguenti parole.

Secondo il direttore di Sky Italia, la situazione della Juventus potrebbe essere pericolosa come quella del 2006, qualcosa di enorme sta per scoppiare”.

Ricordiamo che nel 2006 la compagine bianconera venne retrocessa in Serie B a seguito dello scandalo Calciopoli.

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Calcio Internazionale

Gomez carica l’Uruguay: “Contro il Ghana una finale”

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Maximiliano Gomez, attaccante dell’Uruguay, ha parlato ai microfoni di Teledoce dopo la sconfitta contro il Portogallo.

L’attaccante ha caricato i suoi per la sfida contro il Ghana, decisiva ai fini della qualificazione:

“Dobbiamo già pensare alla prossima sfida col Ghana. Giocheremo l’ultimo incontro della fase a gironi come se fosse una finale e ci auguriamo di riuscire a vincerla”

Gomez ha anche analizzato il match di stasera:

“Sono contento di aver avuto l’opportunità di scendere in campo, ma al tempo stesso mi dispiace per il risultato perché abbiamo disputato un grande secondo tempo. Il Portogallo è una grande squadra e sapevamo di trovarci di fronte degli ottimi calciatori”.

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Calcio Internazionale

Messico, tegola Guardado: stop di 10 giorni

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Tata Martino

Tegola in casa Messico, a 2 giorni dal match clou contro l’Arabia Saudita.

Il centrocampista Andres Guardado, infortunatosi nel match contro l’Argentina, dovrà stare fermo ai box 10 giorni stando a quanto riportato da L’Equipe. I messicani, fermi ad un punto in classifica, sono obbligati a vincere, per tenere vive le chances di qualificazione in un girone super equilibrato. L’altra sfida vedrà di fronte Argentina e Polonia, con i primi a quota 3 e i polacchi in testa al gruppo con 4 punti, frutto di una vittoria e un pareggio proprio contro il Messico.

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Flash News

La lettera di addio di Andrea Agnelli ai dipendenti della Juventus

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Agnelli

Andrea Agnelli, prima delle dimissioni arrivate in serata, ha rivolto una lunga lettera di addio a tutti i dipendenti del club.

“Cari tutti,
Giocare per la Juventus, lavorare per la Juventus; un unico obiettivo: Vincere. Chi ha il privilegio di indossare la maglia bianconera lo sa. Chi lavora in squadra sa che il lavoro duro batte il talento se il talento non lavora duro. La Juventus è una delle più grandi società al mondo e chi vi lavora o gioca sa che il risultato è figlio del lavoro di tutta la squadra.

Siamo abituati per storia e DNA a vincere. Dal 2010 abbiamo onorato la nostra storia raggiungendo risultati straordinari: lo Stadium, 9 scudetti maschili consecutivi, i primi in Italia ad aver una serie Netflix e Amazon Prime, il J|Medical, 5 scudetti femminili consecutivi a partire dal giorno zero. E ancora, il deal con Volkswagen (pochi lo sanno), le finali di Berlino e Cardiff (i nostri grandi rimpianti), l’accordo con Adidas, la Coppa Italia Next Gen, la prima società a rappresentare i club in seno al Comitato Esecutivo UEFA, il JMuseum e tanto altro.

Ore, giorni, notti, mesi e stagioni con l’obiettivo di migliorare sempre in vista di alcuni istanti determinanti. Ognuno di noi sa richiamare alla mente l’attimo prima di scendere in campo: esci dallo spogliatoio e giri a destra, una ventina di scalini in discesa con una grata in mezzo, un’altra decina di scalini in salita e ci sei: “el miedo escénico” e in quell’attimo quando sai di avere tutta la squadra con te l’impossibile diventa fattibile. Bernabeu, Old Trafford, Allianz Arena, Westfallen Stadium, San Siro, Geōrgios Karaiskakīs, Celtic Park, Camp Nou: ovunque siamo stati quando la squadra era compatta non temevamo nessuno.

Quando la squadra non è compatta si presta il fianco agli avversari e questo può essere fatale. In quel momento bisogna avere la lucidità e contenere i danni: stiamo affrontando un momento delicato societariamente e la compattezza è venuta meno. Meglio lasciare tutti insieme dando la possibilità ad una nuova formazione di ribaltare quella partita“.

La nostra consapevolezza sarà la loro sfida: essere all’altezza della storia della Juventus.

Io continuerò a immaginare e a lavorare per un calcio migliore, confortato da una frase di Friedrich Nietzsche: “And those who were seen dancing were thought to be insane by those who could not hear the music”.

Ricordate, ci riconosceremo ovunque con uno sguardo: Siamo la gente della Juve!

Fino alla fine…“.

LA FINE DI UN’ERA

Questo il toccante saluto di Andrea Agnelli al suo popolo, quello bianconero. Una storia iniziata nel lontano maggio del 2010, quando fu eletto presidente, diventando il quarto esponente della famiglia Agnelli alla guida del club.

19 titoli complessivi: 9 Scudetti, 5 coppe Italia e altrettante Supercoppe Italiane.

Andrea Agnelli, nel bene e nel male, ha segnato indelebilmente, 12 anni di storia del calcio. Dallo stadio di proprietà al progetto Superlega, l’ormai ex presidente bianconero ha rivoluzionato il gioco.

Agnelli è stato capace di riportare la Juventus sul tetto d’Italia, provando a ripetersi, non riuscendoci del tutto, in Europa. 12 anni di successi e di tonfi clamorosi, di gioie e dolori, di esultanze e liti con i tifosi.

 

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