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Chi è davvero Rodrigo Bentancur?

“Mio modesto parere: Bentancur non può giocare davanti alla difesa. Lo può fare una partita”.

Le parole di Max Allegri su Rodrigo Bentancur accendono il dibattito attorno ad uno dei punti di domanda più grandi della rosa juventina. Nel periodo più buio dell’ultima decade bianconera, Bentancur è forse l’emblema della delusione generale, il simbolo delle tante incertezze. Il suo ruolo ancora oggi sembra sfuggire ai più: mediano, mezzala, centrale a due; chiunque intervenga sembra dipingere Bentancur in modo diverso, rendendolo vittima di un vero e proprio equivoco tattico. E dopo 4 anni in bianconero, la domanda sorge spontanea: chi è Rodrigo Bentancur?

IL SUO PERCORSO IN BIANCONERO

La sua avventura in bianconero inizia ufficialmente nell’estate 2017, come alternativa nel centrocampo vicecampione d’Europa i cui primi scricchiolii non erano ancora stati avvertiti dai più. Il primo anno viene utilizzato con il contagocce dal livornese, che gli preferisce Pjanic, Khedira e Matuidi: le presenze totali sono 27, quasi tutte per spezzoni di gara, quasi tutte dalla panchina. Il ruolo? Quell’anno la Juve fece fatica a dare continuità a un modulo, variando spesso tra 4231, 352 e 433. In questo contesto Allegri impiegò Bentancur prevalentemente come centrale in schieramenti a 2 o come mezzala; più raramente (solo 5 volte) in un centrocampo a 3, come mediano davanti alla difesa.

Ai blocchi di partenza per la stagione 2018/19, Bentancur non ha ancora un ruolo definito: chi lo vede nuovo regista, chi come mezz’ala. Ma non c’è tempo per capirlo: nel frattempo intorno a lui il centrocampo juventino inizia rapidamente a mostrare i segni dell’età e Bentancur, per molti, diventa il nuovo che avanza. Complice il crollo fisico di Khedira, lo spazio a disposizione dell’uruguaiano aumenta sensibilmente: sono 40 le presenze in stagione, 29 da titolare. Il passaggio più o meno stabile da un iniziale 4231 a un 433, dovuto anche alla pesante presenza di Cristiano Ronaldo, porta Bentancur a muoversi da mezz’ala, mostrando segni di crescita incoraggianti.

Max, insomma, non ha mentito: per lui Bentancur non era e non è mai stato il classico vertice basso, se non per una partita, al più. Molto più utilizzato invece come mezzala o, in alternativa, in un centrocampo a 2. I risultati sono discreti, ma a questo punto è già evidente uno dei più lampanti problemi del centrocampista: il suo apporto offensivo pressoché nullo. Soltanto 3 gli assist forniti, 2 i gol messi a segno: troppo poco, per una mezzala il cui ruolo dovrebbe includere entrambe le fasi.

LA GRANDE ILLUSIONE CON SARRI E IL CROLLO CON PIRLO

Il bilancio dei primi 2 anni mostra un giocatore in crescita per presenze e prestazioni, un giocatore sul quale molti vedono il futuro faro di un reparto inadeguato. Ed è qui che iniziano i problemi di Rodrigo. Se da un lato il potenziale sembra esserci tutto, dall’altro Bentancur si trova caricato (dalla società e soprattutto dai tifosi) di aspettative che vanno ben oltre le sue reali potenzialità. La rivoluzione tanto attesa in estate non arriva mai, e la rosa che viene consegnata a Sarri presenta ancora gli stessi atavici problemi nella zona centrale del campo, i cui interpreti sono pressoché invariati.

In questo contesto, Bentancur diventa presto l’unica nota lieta in un centrocampo statico, insostituibile per il 433 sarriano che in bianconero non è riuscito a far esprimere al meglio. Viene riproposto da mezzala, dando l’impressione di aver individuato la zona di campo in cui sfoderare tutto il suo potenziale. Tanto che Sarri, in rotta con un indolente Pjanic, decide di affidargli le chiavi del centrocampo schierandolo da vertice basso. Sono 13 le partite giocate in quel ruolo, contro le 29 giocate da mezzala, ma non era raro vederlo interpretare entrambi i ruoli nella stessa partita. Un tuttofare costretto agli straordinari per risolvere i problemi del reparto. Un giocatore, quel Bentancur, finalmente davvero pronto a prendersi in mano il centrocampo. O così si pensava. Perché sotto la guida di Pirlo questi problemi sono esplosi, in quella che è la peggior stagione di Bentancur all’ombra della mole. Complice la regnante confusione tattica, i limiti e i problemi dell’uruguaiano sono in evidenza oggi più che mai. Da regista e da centrale a due, le prestazioni insufficienti sono aumentate di pari passo con gli errori grossolani, culminati con la disastrosa partita di andata contro il Porto.

Ma di chi è la colpa? E soprattutto, qual è il vero Bentancur?

L’EQUIVOCO ALLA BASE DEI PROBLEMI

Tiriamo le somme: quattro stagioni in bianconero in (apparente) crescita costante, interrotta bruscamente in questa stagione. Tre ruoli occupati: mezzala, vertice basso, centrale a 2. Un centrocampista tanto completo all’apparenza quanto, nei fatti, lacunoso in ognuno dei ruoli ricoperti.

Si, perché Bentancur ancora oggi presenta gli stessi problemi ad incidere nella metà campo offensiva: non ha il tiro da fuori, non si inserisce negli spazi, raramente cerca e trova l’assist. È un giocatore con attitudine prettamente difensiva, inadatto quindi a giocare nel classico ruolo della mezzala box-to-box. Da vertice basso, i problemi sono altri: troppa poca qualità e velocità di pensiero per ciò che viene richiesto. Bentancur non sa gestire la prima uscita dal pressing ed ha evidenti lacune in fase di impostazione. Non è Pirlo, per intenderci, ma questa non è una colpa: lo è invece il chiedergli di essere qualcosa che non è.

La colpa dunque non è esclusivamente da addossare ai suoi limiti, ma anche al contesto tecnico inadatto e alla disposizione tattica non convincente. Tradotto: è un giocatore capace di esprimersi al meglio se messo nelle giuste condizioni. Ovvero, con i giusti compagni. Non è un caso se il miglior Bentancur in stagione si è visto al fianco di Arthur, un giocoliere che consente a Rodrigo di non dover gestire l’uscita dal pressing e di concentrarsi su mansioni esclusivamente di supporto e interdizione.

Il dibattito sollevato da Max Allegri, insomma, forse non c’entra esattamente il punto. Più che sul ruolo, bisognerebbe discutere sul compito affidato al giocatore che oggi è Bentancur. Un giocatore che non può essere né incursore, né regista: è un interditore dinamico, prezioso per dare equilibrio nel giusto contesto.

E allora, forse, il vero errore è di chi lo credeva qualcosa che Bentancur non è e non sarà mai.

 

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