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Chi è Gianluca Saro, il nuovo portiere della Cremonese

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Chi è Gianluca Saro, il nuovo portiere della Cremonese

CHI È GIANLUCA SARO, IL NUOVO PORTIERE DELLA CREMONESE – Talvolta, se è presente l’ambizione, anche i sogni apparentemente più utopici possono diventare realtà. Questione di scelte. Certo, ma anche di dedizione e fame di arrivare. Ne sa qualcosa (immaginiamo) Gianluca Saro, giovane portiere ormai ex Crotone, trasferitosi alla Cremonese. In Serie A, nell’acme del calcio italiano, quello cui ogni bambino, che si avvicina per la prima volta al mondo del pallone, sogna magari di militarci in futuro. Anche per un solo minuto o una manciata di presenze.

Gianluca, classe 2000, nella stagione 2022/23, ormai già partita, ne avrà la possibilità. “Un obiettivo per il futuro? Giocare in Serie A.” Rispondeva così, un’estate fa, ai microfoni del canale ufficiale della Pro Vercelli, all’epoca il club in cui militava e nel quale ha compiuto la prima mera esperienza nel calcio dei grandi in Lega Pro. Idee chiare e sguardo dritto all’obiettivo: la massima serie.

Adesso, Gianluca può dirsi soddisfatto di aver raggiunto la meta, ma è soltanto un punto di partenza. Tutto merito del lavoro quotidiano e della pervicacia, ma anche di quella brama, indispensabile per issare l’asticella giorno dopo giorno. “Bisogna prefissarsi obiettivi molto alti, in modo da avere la possibilità di calcare palcoscenici importanti”. Parole che fungono da manifesto della mentalità del giovane portiere.

CHI È GIANLUCA SARO, IL NUOVO PORTIERE DELLA CREMONESE

Ma, prima di tutto, inquadriamo il personaggio. Chi è quindi Gianluca Saro, il nuovo portiere in arrivo alla Cremonese.

Qualche informazione anagrafica: classe 2000, nativo di San Daniele del Friuli, cittadina in provincia di Udine nota ai più per la produzione dell’omonimo prosciutto crudo. Muove i primi passi nel Donatello Calcio Udine, piccolo club in cui sono cresciuti tra gli altri Vicario, Scuffet e Meret. Una generazione florida di portieri, l’isola felice dello svezzamento di giovani numero uno, divisi tra la Serie A e B.

Anche Saro nasce come portiere (“un ruolo di grande responsabilità ed intelligenza”), una passione scoperta presto (“da bambino”) e un’affinità divenuta naturale. “La passione per il calcio nasce da quando ero piccolo – rivelò in un’intervista – mi divertivo con papà a giocare in salotto: abbiamo rotto tutto per la felicità di mamma”.

A 15 anni la prima avventura distante da casa e dalla comfort zone, in virtù del passaggio nel settore giovanile della Pro Vercelli. Un anno più tardi, nell’estate 2016, il cartellino venne acquistato dalla Juventus, in cui il classe 2000 diventa un punto fermo della formazione u17, prima di indossare i panni del protagonista di una girandola di prestiti: inizialmente – nella stagione 2017/18-al Cesena, nella quale sostituisce il partente Carnesecchi (trasferitosi all’Atalanta); subito dopo all’Empoli, in Toscana.

Rientrato alla base Juventus, nel 2019 viene acquistato dalla Pro Vercelli, nella quale vive la prima avventura -come detto di cui sopra- nel calcio dei grandi.

Due stagioni, 51 presenze e istantanee indelebili da ricordare. Come l’esordio nella stagione 2019/20, sotto la gestione Gilardino: “L’esordio contro l’Arezzo è stato un evento improvviso, inaspettato  – disse Saro: è stato veramente emozionante”.

La stagione 2020/21, alla luce delle 38 presenze in Serie C, è da considerarsi come pietra miliare nella carriera del classe 2000. In tal senso, dopo l’exploit con i Bianchi Piemontesi, si è manifestato il pressing frenetico del Crotone nell’estate scorsa, terminato solo nel giorno della firma del contratto.

Da quel primo giorno di luglio in Calabria, alla corte dei pitagorici e del tecnico Modesto, Gianluca di strada ne ha fatta. Nonostante una stagione, la scorsa, culminata con la retrocessione in Lega Pro, in cui ha indossato la maglia da titolare in 7 occasioni in cadetteria, è arrivato il salto in Serie A. Anzi, un doppio salto, alla luce del divario delle categorie.

LA LINEA VERDE DELLA CREMONESE

Un inserimento, quello di Saro, nel roster a disposizione del tecnico Massimiliano Alvini, emblematico che evidenzia la fiducia della proprietà grigiorossa nei giovani. Basti pensare che la promozione in A, che a Cremona mancava dal lontano 1995/96, è merito di un campionato di Serie B dominato dai vari Fagioli, Zanimacchia, Gaetano, ma anche dal laterale sinistro Emanuele Valeri, ancora oggi presente in rosa.

Pensando al presente, invece, la linea verde risponde al nome di Giacomo Quagliata (terzino sinistro, nel giro della nazionale U21, prelevato dall’Heracles Almeno), di Emanuel Aiwu (difensore centrale reduce da un campionato austriaco con il Rapid Vienna) o di Tommaso Milanese, centrocampista della cantera Roma ma con un’esperienza in B con la maglia dell’Alessandria.

LE CARATTERISTICHE TECNICHE DI SARO

Gianluca, 180 cm, è un estremo difensore moderno dal fisico aitante. Abile tra i pali, oltre ad una buona reattività e senso di posizionamento, mostra qualità nel gioco palla a terra. Infatti, il classe 2000, proveniente dalla scuola friulana di portieri, è accorto ed efficiente nel passaggio e nel lancio lungo. Dunque, caratteristiche quelle di Saro, differenti rispetto a quelle di Radu, testimoniate anche dalla sconfitta contro la Fiorentina all’esordio al Franchi domenica scorsa.

IL RUOLO DI SARO NELLA CREMONESE DI ALVINI

Ma quale potrebbe essere il valore aggiunto dato dall’inserimento di Saro nell’organico di Alvini? Beh, indubbiamente alla corte del tecnico ex Perugia, è arrivato un profilo giovane ma ambizioso, che, con ogni probabilità, potrebbe tornare utile nel corso di svolgimento di Serie A. Specie, nell’attuale stagione, condizionata dall’inedita pausa Mondiale, in programma tra novembre e dicembre, e un ruolino traboccante d’impegni ravvicinati. Motivo per cui, l’organico di un club assume una funzione fondamentale, allargando giocoforza il bacino di calciatori cui il tecnico potrà fare affidamento.

Inevitabilmente, anche i portieri, al pari degli altri reparti, necessitano di partite in cui tirare il fiato e Saro, nella Cremonese, potrebbe rappresentare un’alternativa valida al romeno Radu. Chissà, vedremo se l’ex Pro Vercelli e Crotone riuscirà a fare breccia nel cuore di Alvini, riuscendo a convincere il tecnico toscano a concedergli alcune chance dal primo minuto.

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Flash News

Esonero Blessin, le cause e i possibili sostituti

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ESONERO BLESSIN – Alla fine la decisione tanto attesa dai tifosi è arrivata: il board di 777 Partners ha sollevato dall’incarico di allenatore del Genoa Alexander Blessin. La panchina del Grifone sarà temporaneamente occupata da Alberto Gilardino, fino a questo momento protagonista di un ottimo campionato Primavera 2 alla guida dei Grifoncini primi in classifica. L’ex attaccante rossoblù sarà al timone della prima squadra sicuramente per la partita di giovedì contro il Sudtirol.

ESONERO BLESSIN: LE CAUSE

L’esonero di Blessin arriva dopo 5 partite senza vittoria: 2 pareggi, contro Brescia e Como, e 3 sconfitte contro Reggina, Perugia e Cittadella. Fatale al tecnico tedesco è stata l’ultima, la prima disfatta in casa della stagione. Un ruolino di marcia assolutamente insoddisfacente per una squadra presentata all’inizio come la ‘corazzata’ di questa Serie B e – visto lo stato di forma – non all’altezza di tenere fede al motto più volte citato dalla dirigenza: “Only one year“, solo un anno in cadetteria per poi tornare in Serie A.

In più, Blessin in questa stagione è apparso più volte perplesso, quasi arrendevole alle prime difficoltà incontrate: più volte ci sono stati cambi non azzeccati o esperimenti di formazione senza successo. La squadra, poi, ha trasmesso questo atteggiamento sul campo con un gioco tutto fuorchè propositivo e con poche idee offensive, per non parlare di una difesa spesso distratta.

Insomma, per quanto il ds Spors abbia fatto di tutto per convincere la società della bontà del progetto Blessin, un avvicendamento in panchina sembrava inevitabile.

ESONERO BLESSIN: I POSSIBILI SOSTITUTI

Nel mentre, è già caccia ad un nuovo allenatore del Grifone, che potrebbe essere uno tra Bjelica, Semplici e – a sorpresa – l’ex Sampdoria Ranieri. Il primo, ex Spezia, è un profilo gradito alla proprietà. Il secondo pare essere il favorito del direttivo tecnico ed è un candidato più esperto, oltre che essere un profondo conoscitore della categoria. Infine, la suggestione Ranieri: sicuramente lascerebbe la tifoseria interdetta, ma la qualità del tecnico di Testaccio non può essere messa in discussione.

ESONERO BLESSIN: IL COMUNICATO

Pochi minuti fa è arrivato anche il comunicato ufficiale della società; lo riportiamo di seguito:

Il Genoa comunica che il tecnico Alexander Blessin è stato sollevato dall’incarico. Il Club ringrazia l’allenatore per il lavoro svolto in questi mesi e gli augura il meglio per il suo futuro professionale. La guida tecnica della Prima Squadra sarà affidata ad interim a mister Alberto Gilardino“.

 

 

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Calciomercato

Cosa serve alla… Fiorentina: i nomi per il mercato di Gennaio

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Fiorentina

Quello disputato dalla Fiorentina è stato un primo segmento di stagione molto altalenante. La formazione di Italiano non è stata capace di dare continuità ai propri risultati e al termine delle prime 15 giornate occupa un deludente decimo posto in classifica. La Viola, capace di superare agevolmente il proprio girone di Conference League, ha riscontrato difficoltà specialmente in fase realizzativa: a fronte delle 20 marcature subite sono solo 18 le reti messe a segno dai toscani in questo incipit di campionato. 

 L’affanno del Giglio nel concretizzare le proprie occasioni cozza con la natura della formazione, la quale forse propone il calcio più offensivo del campionato. Il tratto di Italiano è infatti impresso profondamente sulla squadra, la quale si esprime con fantasia e crea molto, ma raccoglie poco. 

Il tortuoso cammino della Fiorentina in campionato ha visto i toscani alternare grandi prestazioni a sconfitte deludenti (vedi Lazio e Inter). La Viola, mai vittoriosa contro le big e troppo spesso confusionaria, può utilizzare l’anomala pausa per ritrovare concentrazione e lucidità. La sosta dovuta allo svolgimento dei mondiali in Qatar diventa infatti un’occasione per ritrovare lucidità e concentrazione, per poter ripartire al meglio e aggiustare la rotta. Con due mesi di lavoro alle spalle e il mercato di riparazione alle porte il Giglio può cambiare faccia e, chi sa, mettere nel mirino l’Europa che conta

Vediamo allora i nomi di quei giocatori che, secondo la nostra redazione, potrebbero essere utili alla Fiorentina. Budget permettendo, ovviamente. 

CRAGNO

Il primo nome che proponiamo è quello di Alessio Cragno. Il portiere classe ‘94, divenuto un volto noto della Serie A con la maglia del Cagliari, non ha trovato spazio al Monza, dove un sorprendente Di Gregorio ha conquistato la titolarità. Il giocatore nativo di Fiesole, approdato al club brianzolo in seguito alla retrocessione dei sardi, non sembra accettare il ruolo di secondo guanto della squadra e gradirebbe cambiare aria. Un eventuale arrivo di Cragno a Firenze potrebbe rappresentare un cosiddetto affare win-win: il giocatore tornerebbe nella propria città natale e si giocherebbe il posto da titolare con Terracciano, mentre la Fiorentina potrebbe colmare il vuoto lasciato da un Gollini sempre più in rottura con la società. 

TORREIRA

Nelle ultime giornate di campionato la Viola ha faticato, e Italiano se ne è accorto. Il tecnico ex Spezia ha infatti avvertito la necessità di un cambiamento e ha optato per un 4-2-3-1 che potesse garantire maggiore copertura nella zona centrale del rettangolo da gioco. Il cambio di modulo ha scombussolato gli ordini dell’organico, il quale ora forse non soddisfa più le esigenze dettate dal campo. Ad agire al fianco di un Amrabat impeccabile nel ruolo di mediano è stato infatti Rolando Mandragora, centrocampista di sostanza che però fatica a fungere da cerniera tra i reparti. 

Per sostituire il calciatore italiano abbiamo pensato ad un ritorno di fiamma. Il nome è quello di Lucas Torreira, vecchia conoscenza del Franchi ora tra le fila del Galatasaray. Il classe ‘96 è un mediano puro e, se affiancato al collega marocchino, potrebbe rivelarsi utile alla causa della squadra di Rocco Commisso (il quale non lo riscattò nel corso dell’ultima sessione di calciomercato). Il calciatore non sembra essersi integrato nel club turco e, a detta del suo stesso agente, starebbe già trattando con due club per un ritorno in Serie A. Che tra questi ci sia anche la Fiorentina?

MALINOVSKYI

Un’altra esigenza di mercato dettata dal passaggio al nuovo modulo è rappresentata dalla figura del trequartista. Il centrocampista che agisce al centro del tridente a supporto della punta ha un compito fondamentale in questa disposizione e Bonaventura, nonostante i buoni spunti proposti, non sembra essere l’uomo adatto. In quella posizione agisce anche Barak, il quale (nonostante l’ultima sontuosa prestazione offerta in campionato) non ha la certezza di essere riscattato dal prestito. 

La Viola a riguardo è già attiva sul mercato e avrebbe preso contatti con l’entourage di Sabiri della Sampdoria e Pereyra dell’Udinese. Entrambi i giocatori stanno facendo bene e, con ogni probabilità, si dimostrerebbero ottime pedine nello scacchiere di Italiano. Nel proporre il nome del fantasista tuttavia abbiamo deciso di optare per un nome più importante, tanto ipotetico quanto intrigante. 

Sogniamo di vedere Ruslan Malinovsky con il giglio sul petto. L’ucraino, a causa di alcuni dissapori sorti nei confronti di Gasperini, ha visto poche volte il campo in questa stagione ed ha pronte le valigie. L’allenatore dell’Atalanta ha confermato tutta la fierezza del proprio carattere e ha dimostrato ancora una volta di non avere problemi nel privarsi, per motivi esterni al campo, di un giocatore chiave della rosa (come successo con Papu Gomez).

L’attaccante sarebbe, a nostro avviso, il profilo perfetto per la trequarti viola. Inserito in un ipotetico tridente completato da Nico Gonzalez e Ikonè (o Kouamè) il giocatore, che a Firenze acquisterebbe una posizione di assoluta centralità, sarebbe messo in condizione di rendere al meglio. I costi dell’operazione sono alti e al momento non sembra esserci alcun contatto tra le due dirigenze, ma sognare non costa nulla. 

ARNAUTOVIC

Il vero problema della Fiorentina in questo incipit di stagione è stato il rendimento del centravanti. L’acquisto di Jovic, il quale dopo la rete all’esordio in Serie A si è clamorosamente appassito, non ha sortito gli effetti desiderati e neanche le ultime buone prestazioni sembrano aver convinto la dirigenza viola. Quest’ultima non sarebbe soddisfatta neanche di Cabral, il quale è arrivato con le migliori premesse ma non ha saputo incidere. 

Per l’attacco della Fiorentina servirebbe un giocatore come Arnautovic. L’attaccante del Bologna rappresenta un profilo esperto, il quale potrebbe finalmente colmare una posizione che al Franchi è vacante ormai da troppo tempo. L’austriaco è un giocatore maturo, su cui si può fare affidamento. Lo sa anche il Bologna che ha già rifiutato un’offerta della Viola e continua a fare muro attorno al numero 9. Ma nei giorni di mercato si sa, tutto può succedere. 

 

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Flash News

Chi è Ilario Monterisi, il difensore col vizio del gol

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Ilario Monterisi è un calciatore originario di Trani che si sta facendo conoscere nel campionato cadetto italiano a suon di buone prestazioni. Dal Bari fino al Frosinone, dalla Serie C alla Serie A, passando per la sua duttilità e una maturità, calcistica e non, da grande calciatore.

GLI INIZI E L’ESORDIO IN SERIE A

Ilario Monterisi muove i suoi primi passi calcistici nel settore giovanile del Bari, compiendo tutta la trafila con il club biancorosso. Nel 2018 è il Lecce ad accaparrarselo ed ufficializza il passaggio di Monterisi a titolo definitivo, venendo poi spostato in Primavera 2. Il suo fisico strutturato (1,90 cm) e la pulizia nei contrasti permette al calciatore classe 2001 (di dicembre) di scalare le gerarchie fino a farsi notare dall’allora allenatore del Lecce, Fabio Liverani. Il tecnico in un primo momento lo convocherà, con una certa regolarità, in prima squadra facendo sempre panchina. Arriva, però, negli ultimi due minuti di Serie A di un Lecce ormai retrocesso, l’opportunità per Ilario, di scendere sul manto erboso in un match di Serie A: Lecce-Parma terminato 3-4. Il 2 agosto 2020 è la data che fa di un ricordo, la prima grande pietra miliare nella carriera di Monterisi.

 L’ESPERIENZA IN SERIE C

Ilario viene mandato a “farsi le ossa”: c’è il Catanzaro ad aspettarlo a braccia aperte in Serie C il 31 agosto 2021. Il “centraloneitaliano scende per la prima volta in C, ma l’esperienza con i giallorossi non durerà molto. Monterisi con il Catanzaro giocherà solamente in 3 occasioni, segnando anche un gol, venendo rilegato spesso in panchina. A gennaio, per lui, si fa avanti un’altra squadra di Serie C: la Fidelis Andria. “L’U.S. Lecce comunica di aver risolto con il Catanzaro la cessione in prestito del calciatore Ilario Monterisi e di aver ceduto contestualmente, a titolo temporaneo, il diritto alle prestazioni sportive del difensore classe 2001 alla Fidelis Andria.” Questo il comunicato ufficiale del club ai primi di gennaio. Con la Fidelis Ilario giocherà 13 delle 15 gare disponibili mettendo a referto una marcatura.

IL FROSINONE E IL PRIMO GOL IN B

Terminato il prestito all’Andria, il Lecce decide che un altro prestito farebbe al caso di Monterisi: ci pensa il Frosinone, in piena gestione Fabio Grosso. L’ex campione del mondo intuisce che le capacità del ragazzo, pulizia di contrasto e capacità di passaggio più che positiva (percentuale dell’83%), possono valere anche da terzino destro, ruolo che verrà impiegato dal classe 2001 ad inizio stagione 22-23 con il Frosinone. 4 ad oggi i match con la maglia gialloblù e un gol per Monterisi. Il primo gol in B non è scontato, perché è arrivato nell’ultima uscita del Frosinone, contro il Sudtirol, match terminato sull’1-1: la marcatura ha permesso agli 11 di Grosso di acciuffare un punto all’ultimo secondo. Primo posto consolidato e punto spartito con i padroni di casa solamente al 95′. Primo gol indimenticabile sotto tutti gli aspetti. Chissà se lo rivedremo in Serie A, con il Frosinone o con il Lecce si intende, perché la maturità di Monterisi emerge ogni partita di più.

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Calcio Internazionale

A Belgio e Germania è mancato un centravanti

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Belgio

Siamo ormai quasi alla fine degli ottavi di finale del Mondiale di Qatar 2022. Ma prima di scoprire quali saranno le migliori otto nazioni del pianeta, facciamo un piccolo passo indietro e analizziam0 un po’ più nel dettaglio l’eliminazione di Belgio e Germania.

Avremmo fatto fatica, alla vigilia dell’inizio del Mondiale, a immaginare le due europee escluse già nella fase a gironi. Lo sappiamo, si è già parlato molto della loro prematura esclusione dal torneo, ma abbiamo voluto inquadrare la questione prendendo in esame quella che è stata forse la causa principale della loro eliminazione. La mancanza di un centravanti.

NEL BENE O NEL MALE IL BELGIO DIPENDE DA LUKAKU

Ovviamente non vogliamo ricondurre tutti i problemi di Belgio e Germania unicamente alla mancanza di un vero numero 9. In entrambi i casi si tratta di una concausa che si unisce ad altri problemi delle sue squadre. Non si può però non fare a meno di notare che la sterilità dei reparti avanzati delle due nazionali ha dato il colpo di grazia alle speranze di entrambe.

Alcuni dati ci fanno capire quanto la mancanza di un centravanti sia stata fondamentale per entrambe. Il primo e più lampante dato è quello del Belgio, che ha segnato solo un gol nelle tre partite del girone. Ma c’è dell’altro. L’intera produzione offensiva dei Diavoli rossi è stata molto al di sotto della sufficienza nelle prime due partite del girone, contro Canada e Marocco.

In queste due sfide, pur avendo un possesso palla superiore a quello dei rispettivi avversari e manovrando molto più il pallone (soprattutto contro il Marocco), la squadra ha ottenuto un misero bottino di soli 0,9 expected goals di media. La sensazione è stata quella di una squadra che creava molto dalla trequarti in su. Ma al momento di mettere il pallone in rete è mancato il riferimento offensivo.

Riferimento offensivo che è stato decisivo, ma in senso negativo, nella terza partita del girone contro la Croazia. Dopo aver provato, con risultati insufficenti, Batshuayi, Mertens e Trossard nel ruolo, Martinez è stato obbligato a inserire Romelu Lukaku nel secondo tempo della sfida contro i croati. L’inserimento del centravanti dell’Inter in area ha effettivamente dato un riferimento (oltre che un senso) al gioco offensivo dei belgi. Che hann0 ottenuto un dato di ben 3 xG nella sfida.

Sarebbe bastato realizzare solo un gol per spedire agli ottavi De Bruyne e compagni, ma Big Rom ha sancito l’eliminazione dei numeri due del ranking FIFA con la sua imprecisione sotto porta. Magari con un Lukaku al top della forma adesso staremo parlando di tutto un altro Mondiale.

I PROBLEMI DI FINALZIZZAZIONE DELLA GERMANIA

Dal Belgio passiamo alla Germania, dove la statistica da sottolineare è un’altra e ben più agghiacciante. I tedeschi sono la nazionale con più expected goals in tutto il Mondiale finora, con 9,3. Ciò significa che la nazionale di Flick avrebbe dovuto segnare più di tre gol a partita (senza contare il rigore nella prima partita col Giappone). Il livello della rosa dei teutonici difficilmente avrebbe fatto presagire un disastro in questa spedizione. A dirla tutta la qualità del gioco espressa è stata tutt’altro che pessima. Con un reparto offensivo, guidato da Musiala, che più volte si è reso pericoloso nelle partite del girone.

Ciò che è mancato, guarda caso, è stata una prima punta in grado di insaccare le azioni offensive. Flick si è affidato a Kai Havertz o a Thomas Müller nel ruolo. Due trequartisti, dunque, più che vere e proprie punte. Eppure, il più convincente è sembrato essere Niclas Füllkrug, un vero numero nove, che ha salvato i tedeschi nella delicata sfida con la Spagna.

La sfida che però è stata decisiva per l’eliminazione della Germania è stata la prima, quella col Giappone. Dopo il vantaggio su rigore di Gündogan, i tedeschi hanno creato una quantità enorme di occasioni per il raddoppio.

Il dato alla fine della partita è stato di ben 26 tiri e 3,1 xG. Havertz, nei 79 minuti in cui ha giocato, non ha saputo cogliere nessuna delle occasioni create da Musiala, Raum e Gnabry. Anche qui vale lo stesso discorso fatto per il Belgio: se la Germania avesse avuto un centravanti avvezzo alla finalizzazione forse la Mannschaft sarebbe stata ancora in corsa per vincere il suo quinto Mondiale.

LA MANCANZA DEI CENTRAVANTI AL MONDIALE

Forse sarà l’evoluzione del ruolo, dei suoi compiti in seno alla squadra. Forse degli eccessivi tatticismi, ma è fuor di dubbio che il ruolo del centravanti è molto cambiato in questo decennio. Quell’animale che aveva nell’area di rigore il suo habitat naturale, sta evolvendo le sue caratteristiche per essere trasformato in qualcosa di meno letale.

Il discorso non vale solo per Belgio e Germania. Abbiamo una prova prendendo in esame tutte le prime punte presenti a Qatar 2022. Se si guarda la classifica capocannonieri quasi tutti i giocatori presenti (quelli con tre o più gol realizzati finora) sono molto lontani dall’essere paragonabili a un centravanti vecchio stampo.

Mbappé, Gakpo, Enner Valencia, Rashford. Tutti giocatori formidabili certo, ma che non hanno niente a che vedere (dal punto di vista puramente del ruolo ovviamente) ai vari Batistuta, Vieri, Pippo Inzaghi o David Trezeguet. Eccezion fatta per Olivier Giroud, che sta tenendo alto il nome dei vecchi numeri 9. Forse anche di Alvaro Morata, se si vuole però considerare un centravanti vero e proprio lo spagnolo, che fino all’anno scorso era stato dirottato sulla fascia da Max Allegri.

Si può notare come in quasi tutte le grandi nazionali tutte le prime punte non stiano attraversando un buon momento. A parte il già citato Giroud, se guardiamo all’Argentina stanno deludendo le prestazioni di Lautaro Martinez. Luis Enrique preferisce spesso affidarsi a un attacco leggero con Ferran Torres, piuttosto che affidarsi a Morata.

Alla Croazia sta mancando un ariete d’area come lo fu Mandzukic nel 2018. Il Brasile si affida a Richarlinson, non proprio un vero nueve. Nell’Inghilterra Harry Kane ha siglato finora un solo gol e viene utilizzato da Southgate più che altro come elemento di raccordo fra centrocampo e attacco. Il Portogallo ha CR7 che, come sappiamo, ama però partire dal centrosinistra. E Lewandowski ha siglato solo un gol in quattro partite.

Il problema non è dunque solo di Belgio e Germania. Ancora una volta è il dato sugli xG che ci aiuta a capire la scomparsa dei centravanti finalizzatori dal torneo. Nella top 10 degli expected goals per 90 minuto della Coppa del Mondo 2022 le prime punte vere e proprie sono meno della metà. Giroud, Morata, Embolo e Azmoun. Il primatista nella classifica è Marcus Rashford, e gli fanno compagnia Mbappé, Julian Alvarez, Musiala, Depay e addirittura un terzino, Nicolas Tagliafico.

Insomma, in questo Mondiale ha forse definitivamente attecchito la lezione di Pep Guardiola. “Il centravanti è lo spazio” o comunque qualcosa di ormai troppo diverso dal puro finalizzatore d’area. Ironia della sorte, l’evoluzione dell’idea di Guardiola ha raggiunto il suo punto più alto proprio ora che Pep ha deciso di invertire la rotta e affidare l’attacco del Manchester City a un ragazzo che di mestiere fa la prima punta. E che, soprattutto, sa dannatamente bene come avventarsi su ogni pallone in area come un vero centravanti di razza: Erling Braut Haaland.

 

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