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Chi è Gvidas Gineitis, il 2004 che ha impressionato Juric

Giovani per il futuro

Chi è Gvidas Gineitis, il 2004 che ha impressionato Juric

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CHI È GVIDAS GINEITIS

CHI È GVIDAS GINEITIS, IL 2004 CHE HA IMPRESSIONATO JURIC – Tra pochi giorni ricomincerà la Serie A, precisamente il 4 gennaio, e il Torino affronterà l’Hellas Verona. La squadra granata non ha la coperta lunghissima e con qualche infortunio di troppo potrebbe riuscire a fare il suo esordio in Serie A un giovane talento lituano: Gvidas Gineitis.

DALLA LITUANIA CON FURORE

Gineitis è nato nel 2004 a Mazeikiai, ottava città per popolazione della Lituania. A sedici anni aveva già sul curriculum 28 presenze in Serie B lituana, nell’Atmosfera, club della sua città natale. Nell’estate 2020 lo pesca la Spal, che lo fa giocare prima nell’Under 17 e poi nell’Under 19. Nell’ultimo giorno di mercato invernale del 2022 Demba Seck passa dalla Spal al Torino, ma in questo accordo c’è anche un pacchetto di due giovani 2004: uno è Francesco Dell’Aquila e l’altro è proprio Gineitis.

L’EVOLUZIONE DI GINEITIS

Gineitis si è ambientato subito bene tra le giovanili nel Torino, tanto che con i granata ha firmato un contratto da professionista nel giugno 2022 che lo lega fino al 2025. Si tratta di un centrocampista di una certa altezza, ben 187 cm, e ha spiccate qualità offensive. Non si vergogna a inserirsi e infatti ha il vizio del gol. Nell’attuale stagione con la Primavera ha messo a segno 4 reti e servito 2 assist. Per caratteristiche alcuni lo paragonano addirittura a Tommaso Pobega.

Poco più di un mese fa ha anche debuttato con la nazionale maggiore durante la Coppa del Baltico, in semifinale contro l’Islanda. Purtroppo per lui la Lituania ha perso ai rigori, ma proprio Gineitis è stato uno dei cinque tiratori dagli undici metri che è andato a segno per i lituani.

Juric non si è di certo fatto sfuggire questo giovane, anzi dopo il suo ritorno dalla Coppa del Baltico lo ha impiegato spesso nelle amichevoli con la prima squadra. Contro Cremonese e Almeria è addirittura partito titolare. Negli anni Juric ha scoperto diversi giocatori e non si tira di certo indietro a lanciare nella mischia dei 18enni. Quindi da qui alla fine della stagione Gineitis potrebbe davvero riuscire a fare il suo esordio in Serie A.

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Chi è Sekou Diawara, il 18enne scovato dall’Udinese

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Sekou Diawara

L’Udinese è sempre a caccia di nuovi talenti da fare crescere ed esplodere e i casi di De Paul, Molina e Udogie, tra gli altri, ne sono l’esempio. L’ultimo arrivato alla corte di Andrea Sottil è un belga classe 2004 e si chiama Sekou Diawara. Ma chi è e perché ha attirato le attenzioni dei talent scout bianconeri? Facciamo un passo indietro e scopriamo di chi si tratta.

SEKOU DIAWARA: GLI INIZI

Sekou Diawara nasce a Deinze, in Belgio, l’8 febbraio 2004 da genitori originari della Guinea. Ben presto entra a far parte del settore giovanile del Gent, uno dei club più importanti della Jupiler Pro League. Lì rimane fino alla stagione 2018/19, quando si trasferisce a parametro zero al Genk. Viene subito aggregato al settore giovanile, dimostrando ottime doti offensive. La stagione successiva, le sue prestazioni vengono premiate con il passaggio in under-18. Lì disputa una stagione e scende in campo 7 volte, quello che gli basta per mettere a referto 4 reti e 1 assist.

SEKOU DIAWARA: LA PROMOZIONE IN UNDER-21

La stagione successiva, 2020/21, sì rivela ancora più importante per lui. Viene promosso in under-21 e, come possiamo ben immaginare, nemmeno contro avversari molto più grandi di lui sfigura. Dal 2020 al 2023 è sceso in campo 13 volte con l’under 21, mettendo a segno anche 5 reti e 1 assist.

SEKOU DIAWARA: IL TRASFERIMENTO ALL’UDINESE

Il 25 gennaio 2023, l’Udinese ufficializza l’acquisizione delle sue prestazioni sportive e firma un contratto con i bianconeri fino al 30 giugno 2027. Viene aggregato immediatamente nell’under 19 ma, considerando la cura dei friulani nella crescita dei giovani talenti, non è da escludere che possa fare il suo esordio in Serie A già nei prossimi mesi.

SEKOU DIAWARA: UN CENTRAVANTI FISICO PER SOTTIL

Diawara è un centravanti molto forte fisicamente, veloce, alto 187 cm e potente.  Sa fare la differenza nello spazio aperto ed è anche dotato di una discreta tecnica di base. È un giocatore capace di fare reparto da solo, ma sicuramente non è il classico finalizzatore di area di rigore.

Non solo Diawara può rappresentare l’asso nella manica dell’Udinese, ma anche la Nazionale belga ripone molte speranze nelle sue potenzialità. Ha già disputato dei match con la maglia del Belgio under-16, under-17 e, attualmente, milita tra le fila dell’under-19. Ad oggi, con le selezioni giovanili del suo Paese ha messo già a segno 5 reti in altrettante presenze.

 

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Inter U19-Fiorentina U19 1-2, le pagelle della Supercoppa Primavera

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Primavera

La Fiorentina di Alberto Aquilani, detentrice della Coppa Italia, affronta l’Inter di Christian Chivu, campione d’Italia in carica. Si tratta del campionato Primavera, che mette in scena le promesse di oggi e le stelle del domani.

Vincono proprio i Viola, dopo una partita, di fatto, a senso unico. La splendida punizione di Amatucci e la rete di Berti affondano l’Inter, che fa fatica a reagire. Nella ripresa una strepitosa rete di Owusu accorcia le distanze, ma la Fiorentina riesce a gestire fin troppo bene e porta in casa un preziosissimo bis: Coppa Italia e Supercoppa Primavera.

PAGELLE INTER

Botis 6: Non ha colpe sui due gol subìti ed è abile a non farsi risucchiare dalla prestazione deludete della difesa. Però, non fa registrare neanche qualcosa di così esaltante da guadagnarsi grandi meriti.

Zanotti 5.5: Colpevole del fallo da cui scaturisce il gol del vantaggio viola, vive una partita di enorme sofferenza contro le accellerate di Kayode e Di Stefano, pur facendo vedere, saltuariamente, qualche spunto positivo.

Fontanarosa 5.5: Non gioca una brutta partita, ma, da buon capitano, riassume la prestazione dell’Inter: imprecisa, motivata ma fin troppo disattenta e in difficoltà nel concretizzare una reazione.

Di Pentima 6: Gioca la sua solita partita di anticipi e interventi precisi, proponedosi di tanto in tanto in fase di regia, ma senza trovare mai il colpo di genio (dal 78′ Stankovic s.v.).

Dervishi 5: Errore pesantissimo in occasione del gol di Berti, quando sbaglia passaggio e copertura, concedendo una prateria al centrocampista viola (dall’83’ Esposito s.v.).

Martini 5.5: Ogni linea di passaggio che cerca di costruire, viene catturata dai tentacoli del diretto concorrente Falconi. Sostituito dopo una prestazione opaca (46′ Kamaté 6: Fornisce maggiore qualità e spinta all’Inter, garantendo anche un rapido ed efficace cambio di passo).

Grygar 6: Riesce paradossalmente a tirarsi fuori dalla mediocrità generale dei suoi, facendo bene sprazzi di genialità e buonissime qualità individuali.

Andersen 5: Primo tempo completamente anonimo, in cui non fa particolari errori, ma neanche nulla per valorizzare i suoi, dopo il quale lascia il campo (dal 46′ Owusu 7: Il suo ingresso significa un cambio di manovra per l’Inter, anche se non riesce a gestire la manovra da solo. Il gol è un colpo di classe sopraffina).

Iliev 5.5: Da lui ci si aspettava molto di più, viste le qualità tecniche e balistiche presenti nel suo bagaglio da giocatore etichettato come uno dei migliori del campionato Primavera.

Zuberek s.v.: La sua sfida dura poco più di 5 minuti, prima di lasciare il campo per un infortunio al ginocchio, che ci auguriamo non sia niente di grave ( dal 5′ Curatolo 5: Gettato in campo “a freddo”, apapre comprensibilmente spaesato, ma nel corso del march non riesce mai a entrare in partita).

Carboni 5: Ha il compito di trascinare i suoi ed è l’unico che riesce a creare qualcosa nel primo tempo, anche se niente di pericoloso. Però rovina la sua partita con un fallo inutile che gli costa il rosso nei minuti finali, in cui i suoi stavano tentando l’assalto per il pareggio.

All. Chivu 5: La sua squadra è totalmente succube degli avversari e la colpa è da attribuire, probabilmente, al fatto che tutti i duelli in mezzo al campo vanno a favore dei viola. Scelte e gioco da rivedere per l’allenatore campione in carica del campionato Primavera, ma che deve dire addio alla Supercoppa.

PAGELLE FIORENTINA U19

Martinelli 6: Nonostante sia tra i più piccoli in campo (2006), si mostra affidabile, sicuro e di enorme qualità tra i pali. Nei minuti finali si perde un po’.

Krastev 6: Tanta solidità e ottimi interventi in difesa, arriva anche a colpire nell’area neroazzurra, ma non è così tanto preciso da trovare la gioia del gol (dall’80’ Comuzzo s.v.).

Biagetti 6.5: Veste i panni del ragno laborioso che, a poco a poco, costruisce con costanza la tela perfetta della costruzione bassa della Fiorentina. Sbaglia poco, quasi nulla.

Lucchesi 6: Annulla totalmente le offensive di Iliev, soffocando così tanto il bulgaro, da costringerlo a cambiare lato di campo per trovare qualche spazio in più.

Vigiani 6: Sicuramente passa più inosservato di molti compagni, ma questo non è un male: quando la Viola non sa dove andare, trova in lui un ottimo rifugio per la manovra.

Berti 6.5: Recupera e si confeziona completamente da solo la rete del raddoppio, bruciando l’intera difesa dell’Inter e mettendo in cassaforte il vantaggio dei suoi (dall’87’ Vitolo s.v.).

Amatucci 7.5: Dipinge l’1-0 con una punizione incantevole, che non lascia scampo a Botis e prosegue giocando un match di rara intensità ed efficienza.

Falconi 6: Tanta sostanza e buona volontà per un giocatore di grandi qualità, che si piega anche a fare da mastino e da rifinitore, vista una gara che si mette in discesa dal 2-0 in poi.

Kayode 6.5: Solido, martellante e mai banale nelle sue giocate, che lo rendono un costante pericolo per la retroguardia interista.

Toci 6: Cerca costantemente, ma invano, di trovare lo spazio giusto nella difesa dell’Inter per arrivare alla rete, ma non è fortunato. Nel complesso, però, un match a cui gli manca solo il gol (dal 79′ Sene s.v.).

Distefano 7: Una partita con l’argento vivo addosso, in cui si mostra ispiratissimo e sempre nel vivo dell’azione: la gioia del gol si ferma sul palo.

All. Aquilani 8: L’uomo di coppa si conferma “uomo di coppa”, portando a casa una vittoria fondamentale, che rimpolpa la bacheca della selezione Primavera della Fiorentina.

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Calcio Internazionale

ESCLUSIVA – Lo scout Diego Cognigni: dai segreti del suo lavoro ai migliori talenti polacchi

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scout

Il mondo dello scouting è da sempre uno degli aspetti più interessanti riguardanti il mondo del calcio. A tal proposito, la redazione di Numero Diez ha avuto il piacere di intervistare Diego Cognigni, esperto scout dell’agenzia D’Alessandro Scouting. Molti temi sono stati trattati: dal lavoro tecnico di un osservatore, al rapporto con le società fino ad un approfondimento sul calcio polacco.

La prima domanda verte sull’aspetto tecnico del mestiere dell’osservatore. Come gestisce la giornata lavorativa? In che modo organizza il lavoro settimanale?

“Noi tutti seguiamo un metodo. Il report che seguiamo è uguale per tutti, cosicché ci sia uniformità tra gli scout, cosa che facilita la lettura e la condivisione. Ci permette di trovare le informazioni divise in un certo modo in un qualsiasi altro report. Io durante la settimana segno i nomi dei ragazzi più interessanti da osservare nelle partite del week end. Partite che vedo live oppure le recupero su InStat. Con InStat si può recuperare ogni azione ed ogni statistica. Posso analizzare ogni tocco di palla, colpo di testa o fallo fatto di un calciatore. Poi serve vedere più partite per scrivere un report. Però sono tutti bravi nello scrivere un report. La qualità che fa la differenza è trovare le caratteristiche psicologiche del ragazzo. Quello è un lavoro lungo. Devi chiedere informazioni a compagni di squadra e addetti ai lavori anche sul comportamento fuori dal campo del ragazzo. In Polonia ho i numeri di tutti i giornalisti, così chiedo determinate informazioni, anche specifiche, come infortuni pregressi, sui vari calciatori. L’aspetto psicologico per un ragazzo è fondamentale. Bisogna inserire sul report il maggior numero di informazioni possibili, oltre agli aspetti tecnico-tattici. Poi saranno le società a fare le proprie valutazioni. Secondo me le caratteristiche psicologiche sono fondamentali, perché incidono sulla persona, ancora prima del calciatore”.

Oltre all’aspetto psicologico, quali parametri prende in analisi principalmente per comprendere il potenziale di un calciatore (disciplina tattica, tecnica individuale)?

“Dipende dal ruolo. Io ho una mia personale scaletta, divisa per tecnica, tattica ed ‘eccentrica, fantasia’. Solitamente seguo questa scaletta, ma posso anche prescindere da questa, è un punto di riferimento. Solitamente un report viene lungo 8-9 pagine. Dipende da ciò che si vuole analizzare, dato che ogni ruolo è diverso. Bisogna seguire un determinato aspetto di un calciatore che si vuole analizzare. Ad esempio, posso seguire un difensore che gioca da centrale di sinistra in una difesa a tre, ma secondo la mia analisi può giocare anche da terzino in una difesa a quattro perché ha determinate caratteristiche. Così, quando si va a leggere il report viene fuori la mia analisi, la mia idea, giusta o sbagliata che sia. Nel mio report è presente la mia visione.

Inoltre, è importante non partire mai dalle statistiche. Ad esempio, un calciatore può avere l’80% di contrasti vinti a partite, ma fare pochi contrasti: questa cosa non è sufficiente. Sotto questo aspetto, meglio chi ha il 40% ma tenta molti più contrasti. Nei report vanno inserite le statistiche, ma vanno contestualizzate. Ho visto tanti report pieni di dati, numeri e statistiche, ma non è detto che questi siano veritieri. Ogni dato va argomentato. Per questo è necessario vedere le partite. Affinché un giovane migliori, è necessario considerare bene le cose.  I dati servono per supportare la tesi, che viene sempre prima. Personalmente, non riuscirei mai a spiegare le caratteristiche di un calciatore, senza spiegare per bene le statistiche.

Questo aspetto dovrebbe essere maggiormente spiegato. Tuttavia, la gente preferisce leggere due righe di statistiche piuttosto che due pagine di approfondimento. Ho tanti colleghi che lavorano nei giornali, capisco il loro modo di lavorare. Il titolo del paragrafo con la statistica è impattante, ma sono poche le persone che vogliono approfondire. Per questo motivo dati e heat maps vengono poco spiegati.

Poi ribadisco l’importanza di fare scouting dal vivo. Si percepiscono cose che non possono essere recuperate né da piattaforme dedicate allo scouting, né dalla televisione”.

In che modo un osservatore tende ad approcciarsi con una società?

“In un club professionistico c’è lo scout, che fa solo report, il capo scout, che raccoglie i report, il direttore sportivo che si confronta con il capo scout, a seconda dei target di quel club. Ogni scout analizza la propria area geografica di competenza.

Tutti i club che non vogliono investire su un dipartimento scouting chiamano noi. Lavoriamo con tanti club. Ci confrontiamo con tanti club geograficamente opposti. Il capo scout raccoglie i report, fornendo agli scout tutti i numeri e tutti i contatti. Raccolti tutti i report, il capo scout fa da spola tra tutti i report e i vari target forniti dai vari club. Molte squadre hanno pochi scout. Il problema è che non viene stanziato un budget per l’osservazione. Tale settore è dispendioso. Poi purtroppo non c’è una cultura a riguardo. Poi capita che siano proprio gli agenti dei calciatori ad avvicinarsi ai direttori sportivi. L’agente può proporre un certo numero di calciatori, ed il direttore può scegliere tra questi.

Negli ultimi anni l’Udinese sta facendo un gran lavoro con lo scout. Ha una rete pazzesca. Anche lo Spezia, che ha portato Kiwior in Italia a pochi milioni. Nello Spezia lavorava Riccardo Pecini, era il direttore tecnico, un grandissimo osservatore. Ha avuto esperienze anche al Monaco e al Tottenham. Spesso alcuni amici giornalisti mi informano che in determinate partite del campionato polacco sono presenti osservatori anche di squadre italiane.

Molti club delle serie inferiori vorrebbero creare una rete di scouting, ma desistono per motivi di budget. Alla fine, le società scelgono di non investire in un dipartimento del genere. Ma senza questa, è impensabile che un capo osservatore per un direttore sportivo riesca a coprire una rete di migliaia di calciatori. Pur provando a fare una scrematura, non potrà mai chiamare centinaia di agenti per chiedere informazioni. Lavorando in questo modo, difficilmente è possibile fare determinate valutazioni per trovare il profilo ideale. Soprattutto non è detto che il calciatore venga acquistato nelle migliori condizioni”.

Lei è un esperto del calcio polacco. Come è nata questa passione?

Sono stato in Polonia prima con la scuola. Nel 2016 ho deciso di trasferirmi in Polonia, a Bydgoszcz, per motivi lavorativi. Poi sono tornato in Italia quando è scoppiata la pandemia. Mi sono appassionato al calcio polacco perché ero lì. Poi sono stato fortunato perché in Polonia, nel 2017 e nel 2019, ci sono stati tornei internazionali Under 20 e Under 21. Ho visto tante squadre piene di talenti. La Norvegia di Haaland, la Spagna, la Serbia di Milinkovic Savic. Sono stato fortunato che ho visto giocare tutti questi ragazzi forti. In questo contesto è nata la mia passione. Poi ho visto tante partite di squadre polacche, come Lech Poznan e Legia Varsavia.

Quando ho scelto di fare questo lavoro, seguendo i corsi ed imparando bene come farlo, mi sono chiesto ‘dove posso spiccare?’, ‘qual è la mia caratteristica che mi può differenziare da qualsiasi altra persona che vuole fare questo mestiere?’. Poi ho pensato: parlo italiano, parlo inglese e vivo in Polonia: la risposta è venuta da sé. Una persona cara mi consigliò di spiccare in un questo aspetto. Mi sono appassionato anche alla Nazionale Polacca. I risultati non sono sempre stati buoni, ma tantissimi, nel passato e nel presente, sono calciatori di valore”.

A tal proposito, negli ultimi anni nelle varie competizioni internazionali, i risultati della Polonia sono stati piuttosto deludenti, nonostante la rosa sia formata da calciatori di buon livello. Qual è il livello attuale del calcio polacco?

“Per me l’anno migliore della Nazionale era il 2016, con calciatori esperti, all’apice della loro carriera. Il problema è che questi calciatori sono stati chiamati costantemente anche negli anni successivi. In Polonia poi c’è la caratterizzazione di vedere che quello che viene da fuori è meglio. Questo l’hai visto con Paulo Sousa, con tutte le critiche che ha avuto l’ex CT, qualsiasi cosa. Quindi ha fatto dei percorsi alterni. Nawalka era il CT del 2016 e ha fatto bene, ha portato la Polonia ai quarti (ndr, dell’Europeo) prima di uscire con il Portogallo. Poi c’è stata la questione Paulo Sousa, che ha abbandonato a metà tragitto per andare in Brasile. Adesso si discute di nomi stranieri, tipo Paulo Bento, come se prendendo da fuori è meglio, ma non è detto che poi con la cultura ci sta veramente un legame. Quindi non si è mai creata una nazionale veramente unita, secondo me. Poi va considerato che il campionato nazionale è andato di moda negli ultimi anni e il danno è che ci sono i club ricchi che vanno in Polonia, ne prendono 2-3 e poi li abbandonano a sé stessi, i giocatori invece di crescere smettono di giocare con continuità, tra prestiti infiniti. Così facendo, non si crea più ricambio generazionale. I migliori giocatori per me in Polonia sono quelli che fanno un percorso netto in campionati come quello italiano: Kiwior, Glik, Thiago Cionek, Szczesny, Zielinski, Milik ecc”.

Per l’appunto, dal 2006 ad oggi hanno giocato in Serie A ben 38 calciatori polacchi, prima solo 5. Come ti spieghi il legame che c’è tra la Serie A e i giocatori polacchi?

“Il legame con l’Italia per la Polonia è storico. Sono le uniche due nazioni che nell’inno nazionale si citano, quindi è un legame culturale che va avanti dalle Guerre Mondiali, poi è proseguito con il Papa e con la caduta del regime comunista. Quindi, i polacchi in Italia ci sono sempre stati, la cultura nostra è intrisa con paesi come la Polonia. Perciò è un legame innanzitutto storico, poi in più è esploso il movimento polacco grazie a Lewandowski che ha fatto passare di moda la Polonia”.

Cosa ne pensi di Wisniewski, difensore che lo Spezia ha individuato come sostituto di Kiwior? È pronto per la Serie A?

“Sì, per me è pronto per la Serie A. Per me lo era già Kiwior, che veniva dallo Zilina, ma che comunque ha fatto un percorso perché non è scontato che dalla Polonia vai a giocare allo Zilina, in Slovacchia, e poi arrivi in Serie A. Lui invece è prontissimo, mi è sempre piaciuto, quando è andato a Venezia ero contento perché io personalmente volevo portarlo in Italia dal momento che il campionato italiano per i difensori è il top. È un ottimo sostituto di Kiwior. Forse Kiwior dava più soluzioni, era più polivalente, lui invece è un centrale puro, però è un colpaccio”.

Quali sono i giovani talenti polacchi in rampa di lancio che nei prossimi anni potrebbero fare il grande salto?

“Per me Ariel Mosor è fortissimo, è un difensore centrale, scartato dal Legia Varsavia, dove il padre giocava, era una leggenda. Poi è andato al Piast Gliwice, dove lo zio era direttore sportivo, e con 0 presenze in Ekstraklasa ha preso il posto del centrale che si è rotto e non l’ha più lasciato. È un 2003, non è altissimo, ma ha aggressività. Ricorda il primo De Ligt in Italia, che andava subito ad aggredire e magari sbagliava, però ti dava carica. In una difesa a 3 può giocare a sinistra, in una a 4 a destra, gioca sia con il destro che con il sinistro ed è bravo pure nell’impostazione. Non è altissimo ma è molto aggressivo: per me è proprio un difensore moderno.

Poi mi piacciono anche Lakomy e Skoras, che è stato convocato anche in nazionale, Legowski, che è veramente forte, è illegale perché è davvero grosso”.

Quali sono le principali differenze sulle strutture tra i settori giovanili italiani e polacchi?

La Polonia è proprio avanti, o forse meglio, noi siamo indietro. Le strutture sono pazzesche, io penso che tutti i club di Ekstraklasa hanno stadi più all’avanguardia di noi. Poi vengono ristrutturati in un anno. Per esempio il Rakow, che era una formazione di quarta serie e ora è prima, adesso rifarà lo stadio, ma lo tirerà su davvero in pochissimo tempo. Anche i servizi sono pazzeschi”.

 

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Calcio Internazionale

Chi è Jamie Bynoe-Gittens, la nuova stella del Borussia Dortmund

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Chi è Bynoe-Gittens

CHI È BYNOE-GITTENS- Borussia Dortmund-Augsburg è stata senza alcun dubbio una delle partite più emozionanti della stagione. 4-3 il risultato finale a favore dei padroni di casa che, grazie a questo successo, tornano a meno due dalla zona Champions League.

Questo incontro, però, non ha fatto solo notizia per il risultato. Infatti, ha fatto molto parlare di sé il giovanissimo Bynoe-Gittens, autore di un gol da urlo.

CHI È BYNOE-GITTENS, ORIGINI E PUNTI FORZA

Bynoe-Gittens è uno dei giovani più promettenti del panorama calcistico mondiale. Il classe 2004  di piede destro muove i suoi primi passi a livello di settore giovanili nel Reading per poi passare nel 2018 al Manchester City.

Dopo due stagioni svolte ad altissimo livello, il giovane talento inglese si trasferisce al Borussia Dortmund nell’estate 2020, ripercorrendo le orme del connazionale Jadon Sancho. Bynoe-Gittens ha un cambio di passo fuori dal comune, caratteristica che ha più volte fatto infiammare il Die Gelbe Wand (curva del Borussia Dortmund). Inoltre, nel suo profondo repertorio, presenta una buona visione di gioco e un notevole calcio da fuori area. Oltre alla carriera di club, l’esterno offensive ha giocato in tutte le annate della Nazionale inglese, dall’Under 15 all’Under 19.

IL FUTURO DI BYNOE-GITTENS

Bynoe-Gittens ha davanti a sé un futuro radioso. Il giovane talento ha tutte le carte in regola per diventare un giocatore importante e, il Borussia Dortmund è uno dei migliori ambienti per crescere.

I gialloneri, dopo le esplosioni di Sancho, Dembelé, Pulisic, Haaland e Moukoko, sono pronti a coccolarsi un altro potenziale campione. Il contratto dell’inglese andrà in scadenza nel 2025 ma, come fatto per Moukoko, la dirigenza farà di tutto per aumentarne la durata. Terzic gli sta dando sempre più spazio e, con l’infortunio di Reus, ha tutte le carte in regola per essere decisivo fin da subito.

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