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Chi è Joan Gonzalez, il talento del Lecce che arriva dal Barcellona

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Chi è Joan Gonzalez, il talento del Lecce che arriva dal Barcellona

CHI È JOAN GONZALEZ, IL TALENTO DEL LECCE CHE ARRIVA DAL BARCELLONA – Il Lecce, la scorsa domenica, ha conquistato il suo terzo punto in questa Serie A 2022/2023. Il pareggio arrivato contro il Monza porta il nome di Joan Gonzalez, talento spagnolo classe 2002.

La bellissima rete di Sensi da calcio piazzato è stata vanificata dall’ingresso in campo del pupillo di Baroni. Al centrocampista sono bastati solamente tre minuti per portare la situazione sulla parità, poi è andato vicino a trovare il gol del raddoppio.

CHI É JOAN GONZALEZ

Joan Gonzalez Canellas nasce a Barcellona nel febbraio del 2002. La sua passione per il calcio è innata, così come le spiccate doti tecniche che emergono fin dai primi calci alla sfera. Il ragazzino spagnolo muove i suoi primi passi nella cantera dell’Unió Esportiva Cornellà, club catalano abituato a militare nella terza divisione. Nel 2019, poi, la chiamata del Barcellona. Milita nella Masìa dei blaugrana dal 2019 al 2021, dove condivide il reparto di centrocampo con alcuni degli astri nascenti dell’accademia più prolifica del panorama europeo. Gavi è solamente uno dei nomi di tale prestigio che rientra nella lista.

Il 19 agosto del 2021 Joan si trasferisce in Italia, l’occasione di emergere in una dimensione meno esigente e pressante arriva dal Lecce. Pantaleo Corvino nota in lui un potenziale al di fuori della media e il giovane canterano del Barça inizia la sua avventura nella primavera del club salentino. Gli è bastata una sola stagione trascorsa nello schieramento Under 19 per far parlare di sé. Dopo aver collezionato ben 8 reti e 3 assist in 32 presenze, contribuendo alla salvezza della formazione pugliese, da Lecce hanno pochi dubbi sul suo impiego futuro.

L’ESORDIO IN SERIE A E IL PRIMO GOL

Nell’estate del 2022, durante il ritiro che precede l’inizio della stagione, Joan Gonzalez viene aggregato alla prima squadra per essere valutato. Marco Baroni, però, non ha bisogno di ulteriori dimostrazioni. Il tecnico del Lecce ha già individuato in lui un futuro componente della sua formazione. È indubbiamente pronto per la prima squadra, ma l’impiego che gli viene riservato nei primi appuntamenti stagionali sorprende perfino il calciatore. Il classe 2002 esordisce trai professionisti il 5 agosto in occasione della gara persa ai danni del Cittadella. Il 13 agosto arriva l’esordio in Serie A, Gonzalez è titolare nella prima gara di campionato contro l’Inter. Da quel momento trova altre cinque presenze, di cui tre nell’undici titolare.

La prima rete tra i professionisti arriva la scorsa domenica quando, subentrato all’inizio del secondo tempo al posto di Helgason, conclude a botta sicura dall’interno dell’area e porta il risultato sul parziale di 1 a 1. Nel corso del secondo tempo si rende pericoloso almeno un’altra volta, ma in generale il suo apporto tecnico ha contribuito a cambiare la faccia della squadra salentina dall’inizio della ripresa. Il piccolo talento della cantera spagnola non poteva sognare un esordio migliore, un punto conquistato e il primo gol segnato davanti ai propri tifosi.

Al termine della gara, queste sono state le parole pronunciate da Joan Gonzalez ai microfoni di DAZN: “Segnare il primo gol è stato incredibile, non me lo aspettavo. Se avessi fatto doppietta sarebbe stato ancor meglio ma così non mi lamento, il mio gol è servito per un punto“.

LE CARATTERISTICHE TECNICHE

Gonzalez nasce come una mezz’ala destra, ma ha le caratteristiche del regista e del trequartista. Nonostante la sua notevole altezza (1,90 m, come segnalato da transfermarkt), il numero 16 del Lecce abbina la qualità che contraddistingue la scuola spagnola al coraggio di chi sa di poter portare il pallone e smistarlo. In più, il suo passato da centrocampista di contenimento gli consente di aiutare la squadra anche nel recupero della sfera. È essenziale per le tracce del club salentino in fase di possesso, capace di dare la marcia in più alla manovra offensiva e di inserirsi nello spazio per creare superiorità.

Lo spagnolo, fino ad ora, ha trovato solo una rete. La sua sensibile crescita, insieme alla fiducia dimostratagli dall’allenatore e l’apporto notevole fornito alle trame di gioco, fa presagire una stagione da titolare e un futuro brillante per l’appena ventenne. Joan Gonzalez è un talento che spicca nell’immediato all’interno di una rosa neo promossa, ma non solo. L’impressione è che ne sentiremo parlare ancora.

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Inter, è il momento di lanciare Onana

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Onana

Dopo l’eclatante vittoria a San Siro col Barcellona, in casa Inter si è riacceso il dibattito su chi deve presiedere tra i pali nerazzurri.

La discussione è ormai accesa da settimane, e si snoda tra chi preferisce Handanovic, portiere e capitano posizionale e d’esperienza o chi, invece, sarebbe d’accordo a uno switch tra i pali a favore della lucida follia e della dinamicità di Onana.

Il portiere camerunense, anche nella sfida in Champions con i blaugrana, ha mostrato lampi di reattività e fermezza tra i pali, alternati però ad alcune uscite rivedibili (come quella sul gol annullato di Pedri), che spingono forse Inzaghi ancora a dei tentennamenti nel lanciarlo titolare in ogni gara.

CARATTERISTICHE DI ONANA

Parliamo di un portiere che fa della scelta (forse alcune volte un po’ troppo impulsiva) e dell’uscita dai pali il suo marchio di fabbrica, misto però ad una reattività, un istinto e dei riflessi sicuramente sopra la media.

È dotato di un tasso tecnico di livello, caratteristica che imprime in lui una spiccata sicurezza nei propri mezzi con la palla al piede, ciò però lo spinge spesso a mettere a repentaglio i cuori di milioni di interisti con giocate al limite dell’hardcore.

 

È un portiere che ha dalla sua una forte personalità e che vieta giudizi democristiani, o lo si ama o lo si odia.

HANDANOVIC

A giocarsi il ruolo fra i pali con lui c’è invece Handanovic, portiere che per anni è stato tra i migliori in Italia e in Europa, ma che nelle ultime stagioni ha mostrato e continua a mostrare una certa insofferenza dal punto di vista dei riflessi, delle uscite e della reattività.

Suona scomodo dirlo, data la grandezza tecnica e la professionalità del portiere sloveno, spesso lo si dice a bassa voce per non indignare gli interisti sentimentalmente legati alla sua figura da capitano silenzioso, da professionista elegante e rispettoso e da interista vero, ma purtroppo sull’ex Udinese ricadono responsabilità su una buona percentuale dei gol subìti dalla compagine nerazzurra. I dati parlano platealmente, il rapporto tra i tiri subìti da Handanovic e le volte in cui la palla ha gonfiato la sua rete iniziano ad essere allarmanti.

È chiaro che legato ai tanti gol subiti dalla squadra di Inzaghi ci sia anche un problema relativo ad un organizzazione difensiva da ritrovare, ma il dilemma del numero uno interista è palese e presente, e l’allenatore piacentino deve trovare una soluzione.

IL CORAGGIO DI LANCIARE ONANA

Quest’ultima sarebbe proprio quella di dare continuità e fiducia al portiere camerunense, anche prendendosi il rischio di qualche errore da parte sua.

I motivi sono vari e prettamente legati alla mera situazione anagrafica, alla progettualità e al fattore tecnico-tattico. Handanovic è ormai un portiere sulla soglia dei 40 anni, la sua parabola è fisiologicamente discendente ormai da un paio di stagioni e l’Inter (non solo in quel ruolo) ha bisogno di nuovi cardini.

Onana è un portiere forte, esplosivo e relativamente giovane, che teoricamente l’Inter ha scelto come successore dello sloveno, ma che viene da un lungo periodo di inattività relativo alla questione doping.

 

Per questo il classe ’96 ha maledettamente bisogno di ritrovarsi sotto tutti i punti di vista, il periodo di ambientamento previsto per ogni giocatore è ormai passato, adesso ha bisogno di fiducia e continuità. Rimandare la sua stabile titolarità alla prossima stagione non farebbe altro che richiedere più tempo alla sua integrazione negli ingranaggi interisti e riempirebbe la sua testa di fantasmi e scorie poi difficili da smaltire.

Il fattore psicologico, soprattutto per un portiere, e soprattutto per un giocatore che ha passato 9 mesi lontano dai campi per una situazione delicata come la sua, è fondamentale, continuare a rilegarlo in panchina e rimandare di troppo la sua inevitabile titolarità è un’operazione antiproduttiva per tutti.

L’ex Ajax ha chiaramente bisogno di tempo per entrare in sintonia con i tre di difesa nerazzurri, ma proprio per questo è il momento di iniziare a dargli fiducia. Tra l’altro il camerunense, data la sua qualità coi piedi e coi lanci lunghi può tornare utilissimo nel gioco dell’Inter, che necessita di più verticalità e più fantasia, anche nell’impostazione da dietro.

Sicuramente la squadra di Inzaghi perderebbe il suo capitano in campo, ma la fascia può trovare spazio sul braccio di vari degni eredi, uno tra tutti Skriniar, ma possiamo citare anche Barella o Brozovic.

L’Inter ha bisogno di ringiovanire la rosa e occorre progettualità e visione futura, partendo proprio da Onana, ma anche Asllani o Bellanova, ancora troppo poco valorizzati.

Perché rimandare l’inevitabile?

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Raspadori e Bellingham: la Champions League è dei millennials

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Raspadori e Bellingham

Raspadori e Bellingham sono stati protagonisti della due giorni di Champions League che giunge al giro di boa della fase a gironi. Dopo tre partite si iniziano a delineare i primi equilibri negli otto gruppi di Champions League. E, nelle giornate di martedì 4 ottobre e mercoledì 5 ottobre, questi due giovani talenti si sono presi la scena. Raspadori è stato l’uomo più in vista del Napoli, corsaro alla Johan Crujff Arena di Amsterdam, con due gol e un assist nel 6-1 a favore degli azzurri contro l’Ajax. Mentre, Jude Bellingham ha dominato il match del suo Borussia Dortmund contro il Sevilla con un gol e un assist che hanno aperto la strada ai gialloneri.

Andiamo a conoscerli meglio.

RASPADORI: IL “DIEZ” CHE NON FA CASO AL NUMERO

Una delle cose più difficili da fare, quando si parla di Giacomo Raspadori, è trovare un’etichetta che lo descriva al meglio. Non è una punta vera e propria, perchè il fisico esile e le caratteristiche tecniche non lo consigliano. Non è una seconda punta, perchè il modulo del Napoli non prevede tale posizione. Ma non è neanche un fantasista, perchè ama muoversi molto più in area di rigore, piuttosto che costruire a 25/30 metri dalla porta. Non è un’ala, anche se ha ricoperto questo ruolo in passato. E, infine, non è un “Numero Diez“, perchè a Napoli quella maglia appartiene solo a Maradona dal 2006, anno in cui è stata ritirata.

Raspadori indossa la maglia numero 81, segno che vuol essere chi vuole, anche senza un marchio che lo renda noto ed esplicito a tutti. Segno, soprattutto, che è un giocatore che non fa molto caso a questi orpelli estetici, perchè ama fare la differenza sul campo. Qualche fiammata è arrivata nelle settimane precedenti: la rete al Rangers in Champions o il gol-vittoria contro lo Spezia. Ma la trasferta in terra olandese ha messo la ciliegina sulla torta.

Nella bollente tana dell’Ajax, i padroni di casa aprono le danze dopo solo 9 minuti con Kudus. Ma a riportare la parità ci pensa proprio Raspadori. Il cross dalla sinistra di Oliveira è un’occasione troppo ghiotta per l’ex-Sassuolo, che la colpisce in tuffo di testa. Pasveer può solo guardare la palla che entra sul palo più lontano. Ma la partita di Raspadori non è finita qui. Nella ripresa ci mette solo due giri di lancetta per confezionare la doppietta personale, che vale il 4-1. E poco dopo l’ora di gioco imbocca Kvaratskhelia per la rete del 5-1, per poi lasciare il campo, per il subentrante Simeone.

BELLINGHAM, IL FENOMENO DELLA RUHR

Jude Bellingham non ha certo bisogno di presentazioni. Se un giocatore ha “costretto” la sua ex-squadra a ritirare il suo numero a soli 17 anni e tutta Europa lo segue, inevitabilmente non è uno qualsiasi. E che Bellingham non sia “uno qualsiasi” lo dimostra ogni volta che il suo piede accarezza il pallone. Che sia una giocata di qualità, un colpo di cannone o una pennellata di precisione, il risultato è sempre lo stesso. Bellingham incanta. E di questa cosa se ne sono accorti ovunque, in Europa.

Il Sevilla è stata solo l’ultima vittima sul suo “death note“. Il Ramon Sanchez-Pizjuan ed il suo pubblico sono abitué alla qualità e alla fantasia delle giocate. Bellingham, davanti al pubblico nervionenses, mette in mostra il meglio del suo repertorio. Al 9′ disegna con il mancino un cambio di gioco che sembra radiocomandato e “imbocca” la corsa di Raphaël Guerreiro. L’esterno portoghese non può che ringraziare e mettere la firma sulla splendida giocata, con mancino che fulmina Bono.

A ridosso della fine del primo tempo, poi, riceve in verticale da Salih Ozcan e punta Gudelj. Il tentativo di dribbling permette al classe 2003 di spostarsi la palla in posizione comoda, per colpire a rete. Il colpo da biliardo trafigge l’estremo ospite, per la rete del raddoppio giallonero e mette la gara in discesa. Dopo il tris, firmato Adeyemi, il Sevilla, a dirla tutta, riuscirà anche ad accorciare le distanze con El-Nesyri. Ma al 75′ Brandt decide di chiudere le ostilità con la rete dell’ 1-4. Bellingham giocherà il match per intero, uscendo dal campo come UEFA Man Of The Match.

DIFFERENZE TRA I DUE

Raspadori ha dimostrato di avere la maturità necessaria per saper cogliere i frutti del suo lavoro solo quando maturi. Dopo una vita passata al Sassuolo, la scorsa estate, a 22 anni, ha abbandonato la casacca neroverde. Ma lo ha fatto in un periodo in cui gli emiliani hanno deciso di fissare un prezzo per lui. Ma anche in cui il Napoli ha espresso la necessità di trovare volti nuovi per la rosa del futuro prossimo. Senza la pressione di dover necessariamente vincere subito e dimostrare, Raspadori ha scelto una squadra che ha iniziato un nuovo ciclo. Ma anche una squadra in cui potersi mettere in mostra e, al contempo, alla prova.

Nonostante Raspadori sia un ottimo giocatore, però, Bellingham è su un livello superiore. A 19 anni il nativo di Stourbidge gioca con la consapevolezza di chi non ha più nulla da dimostrare e con la maturità di un veterano. La cosa più incredibile, per quanto riguarda Bellingham, è il suo essere universalmente duttile. Il centrocampo non ha segreti per lui, ma anche nel ruolo di terzino è capace di fare la differenza, con le sue abilità di conduzione palla e di passaggio. Contro gli spagnoli, Terzic ha optato per farlo muovere sulla sinistra, con licenza di alternarsi tra zona di trequarti e quella di metà campo. Bellingham ha ripagato con l’ennesima prestazione da fuoriclasse assoluto. Ed è come tale che viene considerato in tutta l’Europa.

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Championship Remix: Sheffield United battuto dal QPR e raggiunto in testa dal Norwich City

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Championship Remix

Tredicesimo turno nel midweek per la Championship, con sei gare nella serata di martedì ed altrettante mercoledì sera.

Sheffield United raggiunto in vetta dal Norwich City, al terzo posto il Reading

Prima sconfitta casalinga per Sheffield United che perde di misura a Bramall Lane  con il Queens Park Rangers, decisiva la rete di Chris Willock per i Londinesi a metà ripresa che porta gli Hoops al quinto posto in classifica; Blades raggiunte invece in testa alla classifica dal Norwich City che pareggia nel big match con Reading: Grant Hanley porta in vantaggio gli ospiti a metà ripresa, i Royals pareggiano poco dopo con una conclusione dalla distanza di Jeff Hendrick; il punto ottenuto porta il Reading al terzo posto, a solo due lunghezze dalla vetta.

Salgono in zona playoff il QPR e lo Swansea City vittorioso sul Watford

Con QPR e Reading nella zona play-off anche il Burnley che prosegue nella ricerca di continuità e non va oltre il pareggio al Turf Moor con Stoke City: al vantaggio di Connor Roberts risponde Harry Clarke e lo Swansea City che ottiene la terza vittoria consecutiva a Vicarage Road sul Watford, per i gallesi rimonta nella ripresa con le reti di Ntcham e Ben Cabango.

Perdono punti invece il Blackburn Rovers sconfitto in Galles dal Cardiff City con una rete di Harris, il Sunderland che ottiene il terzo pareggio consecutivo in casa con il Blackpool ed il Luton Town che pareggia con Huddersfield Town in una gara spettacolare con sei reti.

In coda muove la classifica il Coventry City, altra sconfitta per le Baggies

In coda quarto risultato utile consecutivo per il Coventry City che muove di un punto la sua classifica grazie al pareggio senza reti con Bristol City; gli Sky Blues sono preceduti dall’Huddersfield Town e dal West Bromwich senza vittorie da sei turni ed alla seconda sconfitta consecutiva, quella subita sul campo del Preston NE con una rete nei primi minuti di Fernández.

Tornano al successo invece il Middlesbrough vittorioso al Riverside Stadium sul Birmingham City con una rete di Akpom e Hull City che interrompe la serie di cinque sconfitte consecutive con il successo in casa sul Wigan Athletic con l’ottava rete del capocannoniere del torneo Estupiñán; infine pareggio tra Rotherham United e Millwall con le reti di Barlaser su calcio di rigore per i padroni di casa e di Flemming per i londinesi.

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Calcio Internazionale

Chi è Devyne Rensch, il talento di cui deve preoccuparsi il Napoli

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CHI É DEVYNE RENSCH – Alla Cruijff Arena di Amsterdam gli azzurri, reduci dai successi contro Liverpool e i Rangers, affrontano l’Ajax di Alfred Schreuder. I lanceri, dopo la sconfitta contro i Reds si giocano, contro la prima della classe, una partita all’apparenza decisiva.

Gli olandesi, da sempre fucina di grandi talenti, schierano una formazione composta sia da veterani, tra cui l’estremo difensore Pasveer e il capitano Dusan Tadić sia da prospetti quali Timber, Edson Álvarez, Kudus, Bergwijn e Brobbey. Altrettanto interessante è il nome di Devyne Rensch. Terzino destro classe 2003 che, nonostante prediliga giocare a piede invertito, non disprezza usare il piede debole. Come Wijndal, suo alter ego sulla corsia opposta, non è dotato di grande prestanza fisica, ma compensa per grinta, velocità e agilità. Giocatore duttile, in quanto capace, all’occorrenza, di ricoprire alla perfezione il ruolo di centrale di difesa.

LA CARRIERA

Nel 2016, dopo l’esperienza al VV Unicum, entra a fare parte del settore giovanile dell’Ajax con cui, al termine della stagione 2019/2020, dopo avere vinto il trofeo Abdelhak Nouri, viene nominato miglior giocatore della squadra. Il 28 novembre 2020, sotto la guida di mister ten Hag, oggi sulla panchina del Manchester United, esordisce in una partita di campionato contro l’Emmen. Il 21 marzo 2021 segna la sua prima rete in Eredivisie contro l’ADO Den Haag, diventando il quarto giocatore più giovane del secondo millennio, dopo Ryan Gravenberch, Ryan Babel e Justin Kluivert, ad avere realizzato, nella medesima partita, una rete e un assist con la maglia dei lanceri. In Eredivisie il terzino, in 37 partite disputate, ha accumulato un bottino di ben 4 marcature e 3 assistenze.

Nel 2019, con la selezione under-17 degli Oranje prende parte da titolare alla coppa del mondo e trionfa negli Europei di categoria. Il 13 agosto 2021, viene convocato, alla tenera età di 18 anni, per la prima volta in nazionale maggiore. Il terzino fa il suo esordio ufficiale, in occasione della vittoria per 6-1 contro la Turchia, il 7 settembre dello stesso anno.

Malgrado l’ottimo inizio di stagione per Mario Rui, l’olandese è un cliente molto scomodo e, quando è in velocità palla al piede, difficile da arginare. Devyne Rensch ha ampi margini di miglioramento, ma ad appena 19 anni, è già una certezza.

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