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Chi è Lookman, la freccia dell’Atalanta

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Leicester

Dopo una stagione conclusa senza la qualificazione alle coppe europee, L’Atalanta, a caccia di nuove certezze, ha iniziato al meglio il nuovo campionato con la vittoria per 2-0 sulla Sampdoria. Tra le note positive del match di Marassi, brilla sicuramente Ademola Lookman, esterno offensivo arrivato nell’ultima finestra di mercato dal Lipsia. L’anglo-nigeriano, subentrato al 63′ per Muriel, non ha perso tempo ed ha aperto la propria avventura in italiana con il gol che ha di fatto chiuso la partita.

Ecco chi è Lookman: velocità, talento e dinamismo per riportare la Dea ai vertici della Serie A.

INIZIO TRA ALTI E BASSI

Ademola Lookman comincia a muovere i primi passi della sua carriera calcistica nel settore giovanile del Charlton, club di terza serie inglese con cui troverà poi anche il debutto tra i professionisti, all’età di 18 anni. Le buone prestazioni attirano subito l’interesse della Premier League.

Nel 2017 arriva così la chiamata dell’Everton che lo porta nel grande calcio. L’esordio coi Toffees è da sogno: subentra al 90′ e dopo pochi minuti realizza il gol di un pesante 4-0 rifilato al City di Guardiola.

Sembrerebbe l’inizio di una favola ma la poca continuità lo limita in termini di presenze. Decide quindi di trasferirsi in prestito in Bundesliga, al Lipsia, dove colleziona 5 gol e 3 assist in 11 presenze, un buon bottino che però non convince del tutto la dirigenza del club.

Rientra allora all’Everton dove rimane un’ulteriore stagione prima di passare ancora al Lipsia, che stavolta lo acquista a titolo definitivo. Le cose in Germania non vanno per il meglio e dunque altro ritorno in prestito in Premier League. Prima veste la maglia del Fulham, dove macchia una buona stagione fallendo con un cucchiaio il rigore del pareggio nel derby col West Ham. Poi con quella del Leicester dove ritorna finalmente ai suoi livelli.

Ora una nuova tappa del viaggio dell’esterno classe 97′, pronto a stupire la Serie A. Per assicurarselo, l’Atalanta ha sborsato 15 milioni di euro nelle casse del Lipsia, regalando a Gasperini un rinforzo sicuramente di livello.

LE CARATTERISTICHE

Lookman ha già dato prova delle sue qualità nella mezz’ora giocata contro la Sampdoria. Esterno mancino, che preferisce partire a destra per poi accentrarsi, come in occasione del suo primo gol. Dotato di una velocità fulminea e di un buon dribbling risulta incontenibile in campo aperto e imprevedibile da fermo.

Nell’intervista di presentazione rilasciata sul canale YouTube dell’Atalanta ha lui stesso elencato le sue caratteristiche: “Sono un giocatore esplosivo, entusiasmante. Mi piace segnare e fare assist, mi piace far accadere le cose”.

Queste le sue parole che risaltano appunto anche la sua efficacia in zona gol, non solo in chiave realizzativa ma anche nelle vesti di assistman.

L’INSERIMENTO NELL’ATALANTA

Lookman è arrivato per puntellare un reparto ricco di alternative, anche diverse tra loro. Nel 3-4-2-1  di Gasperini alle spalle della punta, in questo caso Zapata trovano spazio due trequartisti. La concorrenza in questo ruolo è agguerrita con Pasalic, Malinovski (mercato permettendo), Boga, Muriel che può scalare e all’occorrenza anche Koopmeiners come visto durante la scorsa stagione.

Lookman come già detto si distingue per la sua velocità e il suo dribbling e dunque può garantire al proprio tecnico di variare piano di gioco a proprio piacimento. Possibile immaginare anche un 3-4-3 con gli esterni offensivi più defilati, pronti a puntare la difesa avversaria e tagliare verso il centro.

Altra possibilità è di vederlo agire da seconda punta, facendo da spalla a Zapata che con la sua fisicità e il suo dinamismo, andrebbe a creare spazi facili da attaccare in profondità. Ciò che è certo è che Gasperini già stravede per il suo nuovo acquisto, come ha anche dichiarato in conferenza stampa, e il fatto di averlo preferito a Boga ne è un’ulteriore prova.

Per l’Atalanta l’inizio è stato dei migliori, ma è già tempo di voltare pagina verso una grande sfida. Domenica prossima al Gewiss Stadium arriverà infatti il Milan campione d’Italia, e il duello sulla fascia tra Lookman e Theo Hernandez si preannuncia spettacolare.

 

 

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Bundesliga

Dove vedere Bayern Monaco-Bayer Leverkusen in tv e streaming

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Boetius

DOVE VEDERE BAYERN MONACO-BAYER LEVERKUSEN IN TV E STREAMING – Torna finalmente la Bundesliga dopo la sosta per la Nations League. La gara di apertura dell’ottava giornata del massimo campionato tedesco è un vero e proprio big match. Il Bayern Monaco di Nagelsmann, venerdì 30 settembre alle ore 20:30, affronterà il Bayer Leverkusen di Gerardo Seoane.

COME ARRIVANO LE DUE SQUADRE

Per il Bayern Monaco non va tutto rosa e fiori, come raccontato anche da Riccardo Trevisani nella nostra intervista esclusiva. I bavaresi non vincono più con la stessa semplicità di prima. 8 punti raccolti nelle ultime 5 partite. Vittorie contro Inter e Barcellona, pareggi contro Stoccarda e Union Berlino, sconfitta contro l’Augsburg. Rendimento molto altalenante, che li vede, come di consueto, padroni della Champions League, seppure in campionato abbiano diverse difficoltà, come dimostra anche l’insolito quinto posto in classifica.

Situazione ben diversa per gli ospiti. Il Bayer Leverkusen è in nettissima difficoltà, quasi irriconoscibile potremmo dire. Nelle ultime 10 gare, sono soltanto 8 i punti conquistati. Vittoria a sorpresa contro l’Atletico Madrid e il Mainz, accompagnate dai pareggi contro Hertha Berlino e Werder Brema. 6, invece, le sconfitte (Elversberg, Dortmund, Augsburg, Hoffenheim, Friburgo e Club Brugge). I tedeschi occupano il 15esimo posto in classifica.

 

DOVE VEDERE BAYERN MONACO-BAYER LEVERKUSEN IN TV E STREAMING

Il calcio d’inizio del big match tra Bayern Monaco e Bayer Leverkusen è previsto venerdì 30 settembre alle ore 20:30. La gara sarà visibile in tv tramite l’abbonamento a Sky. In streaming, invece, oltre alla piattaforma SkyGo, la partita potrà essere visionata anche su NowTV, che a sua volta può essere collegato a dispositivi che permettono la trasmissione streaming in televisione, come Google Chromecast, dispositivi Playstation e Xbox, TIMVision Box e altri.

PROBABILI FORMAZIONI

BAYERN MONACO (3-4-3): Neuer; de Ligt, Pavard, Upamecano; Musiala, Kimmich, Goretzka, Davies; Sané, Muller, Mané. All: Egon Coordes.

BAYER LEVERKUSEN (4-2-4): Hradecky; Frimpong, Hincapié, Tah, Tapsoba; Andrich, Demirbay; Diaby, Hudson-Odoi, Schick, Hlozek. All: Gerardo Seoane.

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Calcio Internazionale

L’Ungheria ha insegnato al mondo come si gioca a calcio

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Quella dell’Ungheria di Marco Rossi è senza dubbio una delle più grandi sorprese del calcio degli ultimi anni. I magiari, che già a EURO 2020 andarono vicini all’impresa di passare nel girone di ferro con Portogallo, Germania e Francia, possono puntare alla final four della Nations League. L’estate scorsa l’impresa fu solo sfiorata. E stasera, contro i nostri azzurri, gli ungheresi riproveranno a fare la storia.

La speranza sarebbe quella che questi non siano solo degli exploit momentanei, ma che segnino il ritorno dell’Ungheria sulla mappa del calcio mondiale. Una nazione che nel secolo scorso ha letteralmente plasmato il calcio così come lo conosciamo oggi.

IL CALCIO ITALIANO DEVE RINGRAZIARE GLI UNGHERESI

I primi a dover ringraziare gli ungheresi siamo sicuramente noi. Agli albori del calcio italiano, in un’epoca, gli anni ’20, in cui il nostro campionato stava lentamente passando dal dilettantismo al professionismo, gli ungheresi hanno senza dubbio dato il boost tattico e tecnico che serviva per fare evolvere il nostro calcio.

Non sono pochi i rapporti tra Italia e Ungheria nella storia, non solo nel calcio. Basti pensare che il secondo Re di Ungheria fu un veneziano, Pietro Orseolo. Citando un’espressione del poeta ungherese Mihaly Babits, il primo che tradusse in ungherese la Divina Commedia, i magiari sono stati quel popolo che più di tutti ha “sofferto di italomania”. Sarà anche per questo che molti trainer magiari scelsero di approdare in Italia negli anni ’20.

Tanto per fare alcuni numeri, delle 22 panchine delle squadre della prima divisione italiana (l’allora Serie A) del campionato 1927/28, ben 12 erano di allenatori ungheresi. Nella stagione 1935/36, quella in cui fu istituita la Serie C, delle 96 squadre dei tre massimi livelli del calcio italiano, ben 31 erano allenate da ungheresi.

Alcuni personaggi sono di vitale importanza per la storia del nostro calcio. Ne è un esempio Jeno Karoly. Karoly fu il primo vero e proprio allenatore della Juventus (precedentemente erano gli stessi giocatori ad accordarsi per la formazione). Scelto appositamente dal presidente Edoardo Agnelli, Karoly non solo introdusse una rigida preparazione atletica negli allenamenti dei bianconeri, ma fu il primo vero Manager del calcio italiano. Era lui a consigliare gli acquisti ai dirigenti di Madama.

Uno di questi fu Ferenc Hirzer. Protagonista di due stagioni con i bianconeri, Hirzer fu uno dei primi veri e propri colpi di calciomercato della storia italiana. Autore di ben 50 gol in 43 presenze, fu il protagonista assoluto del secondo scudetto della dei torinesi nel 1925/26.

Arriviamo dunque agli anni dello storico Grande Torino. Lo squadrone che conquistò cinque scudetti di fila, prima che la tragedia di Superga cancelli per sempre una delle squadre italiane più forti di sempre. Colui che gettò le basi per i successi granata fu l’ungherese Andras Kuttik. E un altro magiaro, Egri Erbstein, portò il Torino nell’Olimpo del calcio, prima di sprofondare per sempre in quel triste 4 maggio del 1949.

IL LEGGENDARIO ARPAD WEISZ

Ma l’ungherese che più di tutti ha rivoluzionato il calcio in Italia fu Arpad Weisz. Nato a Solt nel 1896 da genitori ebrei, giunse in Italia nel 1924 come giocatore dell’Alessandria. Ma sono le sue imprese da allenatore che lo hanno reso leggendario. Campione d’Italia con l’Inter nel 1929/30 (il primo campionato a girone unico della storia del calcio) diviene il più giovane allenatore straniero a vincere un campionato italiano, a soli 34 anni. Weisz si ripeté col Bologna in altre due occasioni, nel 1935/36 e nel 1936/37. Coi rossoblu, nel suo palmares, anche l’impresa dello storico successo per 4 a 1 sul Chelsea. Prima storica vittoria di una nostra squadra contro i creatori del football.

Il suo approccio fu rivoluzionario per il calcio italiano e continentale. Fu uno dei primi a portare in Italia il cosiddetto sistema (pensate a lui quando vedete le squadre impostare l’azione con 3 difensori, 2 mediani e 5 giocatori offensivi). Fu lui il primo a dirigere personalmente ogni allenamento della squadra. E ancora lui fu lui a dare le prime indicazioni sulle diete che un atleta doveva seguire. Fu lui  il primo talent scout, prendendo il treno per andare a visionare i giovani talenti (tra i quali scoprì e portò all’Inter un tale Giuseppe Meazza).

Anche se indirettamente, Weisz ha aiutato la nostra nazionale a vincere tre dei suoi titoli mondiali. Il suo sistema fu rielaborato da Vittorio Pozzo, grande amico dell’ungherese, con il quale scrisse anche il libro Il giuoco del calcio. Con quel sistema, Pozzo portò a casa i mondiali del ’34 e del ’38. C’è il suo zampino anche nel mondiale del 1982 vinto da Enzo Bearzot. Il Vecio studiò sotto l’ala di Fulvio Bernardini, anch’egli ex ct della nazionale italiana. Proprio Bernardini ha reso merito a Weisz, suo allenatore all’Inter negli anni ’20, per avergli insegnato i suoi segreti da allenatore.

Per narrare la sua leggendaria storia dovremmo spendere pagine intere. La sua carriera e la sua triste fine nel campo di concentramento di Auschwitz, dove fu deportato nel 1942, sono però state magistralmente portate alla luce da un grande del giornalismo nostrano come Matteo Marani.

ANCHE IL CALCIO MONDIALE DEVE MOLTO ALL’UNGHERIA

I magiari hanno esportato il loro modo di fare calcio in tutto il mondo. La contaminazione si ebbe soprattutto in Sud America. Imre Hirschl, per esempio, vi approdò nel 1935 alla guida del River Plate. I millonarios, sotto la sua guida, furono un vero e autentico fenomeno calcistico e lo stesso allenatore venne soprannominato El Expreso, dato che il suo attacco viaggiava come un treno. Due furono i titoli vinti dal suo River, il secondo con ben 106 reti segnate in campionato. Era lo storico River Plate de La Maquina, ovvero quel River che insegnerà il calcio a un cero Alfredo Di Stefano, che farà suo quel modo di giocare e, grazie al quale, dominerà l’Europa col Real Madrid un decennio più tardi.

Altro innovatore del calcio sudamericano fu Iziodor Kurschner. Arrivato in Brasile nel 1937, dopo decenni di successi in Svizzera (con il quale vinse anche un argento olimpico), Kurschner innovò i metodi di allenamento brasiliani, introducendo gli esercizi senza palla. Grazie a lui, i verdeoro poterono conquistare la loro terza Copa America.

LA SQUADRA D’ORO DEL ’54

Personaggi che hanno portato l’Ungheria all’avanguardia calcistica negli anni ’20, ’30 e ’40, avanguardia che ebbe il suo apice nella leggendaria Aranycsapat, la squadra d’oro ungherese degli anni ’50. Il punto più alto della storia del calcio magiaro dal punto di vista tecnico e tattico.

Un’arancia meccanica ante litteram. La rivoluzione copernicana 20 anni prima dell’Ajax di Cruijff. Sotto la guida di Gusztav Sebes, si assiste a movimenti fino ad allora mai visti su un campo da calcio. Difensori pronti a muoversi in avanti. Centrocampisti che si alzano a fare pressing. Il falso 9 è stato inventato da Guardiola? assolutamente no. Il primo fu Nandor Hidegkuti, primo vero centravanti di manovra della storia, che spesso apriva gli spazi per i due veri goleador. Sandor Kocsis, forse il più grande colpitore di testa della storia del calcio, e, soprattutto, al colonnello Ferenc Puskas.

La squadra più forte della storia a non aver mai vinto un mondiale, titolo sfiorato nel 1954 con la clamorosa sconfitta contro la Germania in finale, nel cosiddetto miracolo di Berna. A quell’appuntamento, l’Ungheria si presentava imbattuta da ben quattro anni (ben 31 match), con un oro olimpico in tasca e con due batoste rifilate ai maestri dello sport dell’Inghilterra. Gli storici successi per 7 a 1 e, soprattutto, quello di Wembley per 6 a 3, che hanno fatto capire agli inglesi che il gioco del calcio lo avevano inventato loro, ma che a farlo evolvere fino a farlo diventare la forma d’arte che conosciamo oggi ci ha pensato l’Ungheria.

 

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I Nostri Approfondimenti

Che fine ha fatto Davide Lanzafame? Dalla Juventus alla rinascita in Ungheria

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CHE FINE HA FATTO DAVIDE LANZAFAME? DALLA JUVENTUS ALLA RINASCITA IN UNGHERIA – Il calcio italiano ha da sempre sfornato giovani promesse e permesso loro di diventare grandi, ma non sempre è andata così bene. In alcune circostanze, infatti, il talento non è bastato e molti di loro non sono riusciti ad imporsi in prima squadra dopo l’exploit della Primavera. Uno di loro è senza dubbio Davide Lanzafame, centrocampista dotato di buona corsa e tecnica oltre che molto intelligente.

Alla Juventus emerge, appunto, dalle giovanili della squadra torinese, mettendosi subito in mostra dopo aver vinto un Campionato Berretti, un Campionato Primavera, una Coppa Italia Primavera, una Supercoppa italiana Primavera e un Torneo di Viareggio. Nel corso delle competizioni Lanzafame si traveste da goleador e cattura così l’attenzione della prima squadra. Per lui prima e unica presenza stagionale nel giugno del 2007, successivamente arriva il saluto alla città e si trasferisce in prestito al Bari.

PRIMI SCORCI DI TALENTO IN PUGLIA, POI IL PALERMO

Alla prima stagione da professionista nel campionato cadetto italiano il ragazzo di Torino lascia un’impressione molto positiva. Sono 38 le presenze messe a referto tra Serie B e Coppa Italia e 11 le reti. Un bottino notevole e degno di nota quello racimolato da Davide Lanzafame, il quale lancia un chiaro segnale alle big di Serie A (Juventus compresa). A Bari apprendere molto più di quanto avrebbe continuato a fare nelle giovanili dei bianconeri e questo anche grazie ad Antonio Conte. Durante il suo primo anno in Puglia, infatti, è proprio l’ex allenatore di Juventus e Inter a guidare la formazione biancorossa e lo stesso Lanzafame.

Pronto per il salto di qualità, il giocatore decide di accettare le avance del Palermo e approdare per la prima volta nel massimo campionato italiano la stagione successiva. Ma l’esperienza con la casacca siciliana dei rosanero non è delle migliori e dopo 10 apparizioni e zero reti sceglie di tornare al Bari per giocare con più continuità: da gennaio a giugno totalizza 18 presenze, 2 gol e raggiunge la promozione insieme ai suoi compagni.

L’AVVENTURA AL PARMA E IL RITORNO ALLA JUVENTUS

Nell’estate del 2009 Davide Lanzafame arriva al Parma e mette in scena un’altra stagione superlativa (dopo quella alla prima esperienza con il Bari). Per lui 7 marcature dall’importanza fatale (vedi doppietta con la Juventus) in 28 presenze e l’appellativo di “nuovo Cristiano Ronaldo” che gli si attacca addosso. La sua velocità e la sua strabiliante tecnica, infatti, vedono paragonare il giovane centrocampista italiano al fuoriclasse portoghese, ma nel giro di pochi mesi tutto torna a tacere.

Nel 2010, quindi, dopo aver concordato la destinazione di Lanzafame tra Palermo e Juventus (entrambi proprietari del suo cartellino) il calciatore torna a vestire la maglia della Vecchia Signora. Questa volta per lui 9 apparizioni complessive da giugno a gennaio (di cui 6 in Europa League) e nella finestra di calciomercato invernale lascia definitivamente la squadra che l’ha cresciuto per cercare fortuna altrove.

TANTE METE MA NESSUN SALTO DI QUALITÀ

Negli anni successivi alla Juventus Lanzafame non trova il suo posto nel calcio dei grandi e finisce per girare senza una meta ben precisa. Brescia, Catania, Grosseto, Honved, ancora Catania, Perugia e Novara, tutte destinazioni che hanno contribuito al declino della sua carriera prima della dura decisione di lasciare l’Italia.

Il paragone con CR7 ha decisamente influito con il percorso di Lanzafame, il quale ha prontamente deluso le aspettative e optato per una nuova vita lontano dai trascorsi. Nel 2016, infatti, si trasferisce nuovamente in Ungheria al Honved e poi al Ferencvaros. Da lì il centrocampista ritrova la miglior condizione fisica e mentale: per lui 66 gol in quattro stagioni e valanghe di assist per i suoi compagni. Nel 2020 sbarca sei mesi in Turchia e gioca con la maglia dell’Adana Demirspor prima di tornare in Italia. Al Vicenza, infatti, arriva per aiutare la squadra a raggiungere la promozione in Serie A, ma nel febbraio del 2022 capisce di non poter contribuire al raggiungimento dell’obiettivo e molla tutto. Finisce per lasciare il calcio giocato qualche giorno dopo.

IL SOGNO DI DIVENTARE ALLENATORE

Appesi gli scarpini al chiodo, Lanzafame ha intrapreso il percorso della formazione per poter restare nel mondo del calcio e diventare un allenatore professionista. L’ex centrocampista della Juventus è protagonista a Coverciano per terminare il corso da tecnico Uefa B e ripartire con il suo nuovo impiego. Già da adesso Davide allena una squadra di Budapest che milita nella quarta serie nazionale (il PSK) e presto potrà ambire a traguardi più elevati.

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Calcio e dintorni

Chi è Alejandro Baldé, il nuovo astro nascente della Masia

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Baldé

Barcellona ci sanno fanno con i giovani e, dopo l’arrivo di Xavi, stiamo assistendo alla nascita di tante nuove stelle dal settore giovanile. Nell’ultimo ventennio abbiamo apprezzato tanti nomi usciti dalla cantera blaugrana, con i vari Messi (arrivato dall’Argentina ma passato per le giovanili), Iniesta, Xavi Hernandez, Piqué, Pedro, Busquets. Tutti questi nomi hanno fatto la storia recente degli azulgrana, con i primi tre in particolare che hanno stupito agli ordini di Pep Guardiola, quando il Barcellona dominava incontrastata in Europa. Uno di quei giocatori è oggi il tecnico di quella squadra e, oltre agli esperti provenienti dalla cantera, sta cercando di tirare fuori altri grandi nomi proveniente dalla Masia. Uno di questi talenti, il cui nome ancora non è altisonante come dovrebbe, è quello di Alejandro Baldé, terzino sinistro titolare di Xavi.

ALEJANDRO BALDE, CARRIERA E CARATTERISTICHE

Parlare di carriera per un 2003 è forse un azzardo ma, come alcuni tra i migliori del Barcellona, Baldè è da sempre in maglia azulgrana.

Come scritto nella descrizione: “Alejandro Baldè che segna su calcio di punizione nel 2015 con il Barcellona. Aveva solo 12 anni”.

Il giovane terzino sinistro, cercato anche dall’Inter in estate, è in grado di agire su tutta la fascia mancina ed è considerato da tutti il nuovo Jordi Alba. Questo ragazzino, in questo inizio di stagione, ha proprio scalzato l’esperto connazionale dal ruolo di terzino titolare e sta ripagando la fiducia di XaviDopo i primi 6 match di Liga è il miglior assistman della competizione, con 3 assist in 5 presenze. Baldè, oltre ad un ottimo piede per servire assist e mettere dentro i cross, vanta una velocità fuori dal comune che gli permette di interdire l’azione avversaria dietro per poi arrivare subito dopo a crossare sul fondo.

A BARCELLONA HA CONQUISTATO TUTTI

In questa pausa nazionali il giovane terzino sinistro ha fatto il suo debutto con la nazionale spagnola under 21 ed ha giocato insieme a Nico Gonzalez, altro canterano scuola blaugrana. Nell’ultimo match di Liga prima della pausa, il giovane classe 2003 ha servito 2 assist in un solo tempo contro l’Elche e si è guadagnato l’amore di tutti i tifosi blaugrana.

BARCELLONA, GENERAZIONE D’ORO

Con Xavi alla guida, oltre ad Alejandro Baldépotremmo assistere alla nascita di diversi nuovi astri dalla cantera. Tutti conosciamo, ed abbiamo già potuto ammirare diverse volte, Pedri Gavi. Questi due giovani centrocampisti, insieme al terzino 2003, sono già in pianta stabile e spesso titolari con il Barcellona nonostante la giovane età. Oltre a loro c’è il ‘nuovo Messi’ Ansu Fati, che sta ritrovando man mano la forma migliore. Nell’ultimo periodo abbiamo sentito parlare di Yamal, giovane 2007 che si è già allenato in prima squadra, mentre nel finale della scorsa stagione abbiamo letto di Ilias Akhomach, ala classe 2004.

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