Roma. Domenica pomeriggio, ore 14:30. Le strade sono vuote, un silenzio surreale avvolge una delle città più caotiche del mondo. Per le strade poche persone si godono un’atmosfera insolitamente spettrale, libera dalla confusione che attanaglia Roma durante tutti gli altri giorni. Chi per caso è in giro cammina velocemente, testa bassa, occhi sull’orologio. Una città è paralizzata, congelata in una bolla temporale che scoppierà solo due ore dopo. A Roma c’è il derby, non c’è spazio per altro.

LA LUNGA ATTESA

Tutto ha inizio minimo una settimana prima. Finisce la partita che precede la fatidica giornata. Al triplice fischio finale ci si guarda, uno chiede “E mo?” e l’altro risponde “E mo se soffre”. Inizia la settimana più lunga e complicata a Roma, quella del derby. Quella tra Roma e Lazio è probabilmente la rivalità cittadina più sentita in Italia. Chiamatelo provincialismo, chiamatela ristrettezza mentale, ma il derby molto spesso è l’unica partita che conta nella stagione delle romane. Forse perché troppo spesso i due club hanno vissuto stagioni da non protagonisti. Forse perché non hanno mai vinto molto e non sono abituate a farlo. Ma la stracittadina è davvero l’ago della bilancia di un intero anno.

90 minuti, anzi 180 tra andata e ritorno, in grado di dare un senso o meno ad un’intera stagione. Sembra follia, eppure la vittoria o la sconfitta nel derby è in grado davvero di determinare le sorti del resto dell’annata. Per questo l’attesa comincia presto, è lunga e insostenibile. I giorni scorrono lentamente, il tifoso non sa che fare. Accende la radio, discute idealmente col cronista in fila nel traffico della tangenziale. Va su youtube, vede i gol dei derby del passato. Il cucchiaio di Totti, il gol di Lulic. La mattina al bar incontra un tifoso rivale, sguardo di sfida, aria da far west. Finché uno crolla e pronuncia la fatidica frase “Allora ‘sto derby?”

La vita di un romano nella settimana che precede il derby è particolarmente difficile. L’attesa logora, fa impazzire. “Ma se deve per forza gioca’ sta partita?”. Imprecazioni contro il calendario che prevede una partita del genere. Riti scaramantici per esorcizzare i propri demoni. “Tanto vincete voi, chi ve ferma quest’anno”. Timidi sfottò per saggiare l’ambiente. Tutto ciò scandisce questa settimana agonizzante, da ormai quasi un secolo.

 

SCONTRO TOTALE

Cosa c’è alle basi di una rivalità così sentita? Cosa, oltre al semplice antagonismo calcistico, pregnante ma comunque non giustificante, ha dato vita ad un derby così sentito? Oggi forse non ci sono più le ragioni che animavano le due fazioni 70-80 anni fa, ma decenni di opposizione lasciano segni tangibili. Oggi la rivalità è retaggio di una divisione che andava oltre due maglie di colori diverse, che aveva connotazioni marcatamente sociali. Da una parte la Lazio, nata nell’odierno rione Prati, che giocava le sue partite nel quartiere Flaminio. Due zone molto in di Roma, dimora della medio-alta borghesia. Dall’altra la Roma, nata dalla fusione di alcune società romane preesistenti e che scelse come dimora campo Testaccio, nell’omonimo rione. Una zona popolare, di bassa estrazione sociale.

Uno scontro ideologico dunque, prima che calcistico. Da una parte la Roma borghese, dall’altra quella popolare. Differenze sociali, fratture che al tempo erano notevolmente più discriminanti di ora. Due modi diversi di vedere il mondo, in un periodo in cui la connotazione socio-politica, e di conseguenza economica, era tutto. Così, in pieno ventennio fascista, nacque il derby di Roma. Un match subito andò oltre la mera rivalità cittadina.

È una lotta di classe.

Oggi di quella lotta di classe c’è sicuramente ben poco. La differenza tra Roma e Lazio, in specifico tra romanisti e laziali, ha perso quasi ogni marcatura sociale. Certamente anni di rivalità dovuta a motivi ben più grandi di una partita di calcio hanno lasciato un’ombra sul derby. La stracittadina è cresciuta negli anni, arrivando a contare più della supremazia cittadina, ma si è portata indietro il retaggio dei suoi primi anni. Come un fossile, quella lotta di classe dei primi anni si è cementata sotto strati e strati di nuove motivazioni per opporsi. Ma, se si scava, è ancora possibile trovarla.

LA LOTTA PER ROMA

Oggi, e da molto, la rivalità romana ruota intorno all’esclusiva identificazione con la città eterna. A Roma non c’è spazio per entrambe le squadre, non c’è l’accettazione dell’altro. Per i romani è Mamma Roma, non si può dividerla con nessuno. Lotta fratricida, Romolo e Remo. Roma e Lazio si scontrano oggi per affermarsi come unico figlio legittimo della loro città, l’unica che conta nei loro cuori. Perché per un romano la propria città è il centro del mondo. Non c’è niente al mondo che superi in bellezza il Colosseo. Roma è il bene più prezioso e va gelosamente custodito.

Quindi, per i laziali, i romanisti sono quelli nati dopo. Per i giallorossi, i biancocelesti sono quelli che vengono da fuori.

Chi è nato a Roma è romanista. I laziali so quelli de fori le mura, ce porteno l’ove fresche e le ricotte, e quanno arriveno in città, alzano la testa e dicono. “Guarda ‘nmbo che cielo limbido!”

Questa celebre frase di Alberto Sordi esprime al meglio il pensiero dei romanisti sui cugini. I laziali sono “i burini”, che vengono da fuori, Frosinone, Rieti, Latina. Questa convinzione deriva dall’accezione fortemente popolare del tifo giallorosso. Essendo la Roma la squadra del popolo, delle masse lavoratrici che ogni giorno popolano e caratterizzano la città, dei pasoliniani rumori di piazze e rioni, nacque la convinzione che il giallorosso fosse il colore del tifo cittadino. Per di più gli stessi colori sociali, la lupa come stemma, tutto riporta ai simboli classici della città.

Essere laziale è qualcosa di speciale, diverso dalla massa. È stato l’istinto a spingermi verso i colori biancocelesti e la passione per l’aquila, un animale affascinante, regale, fiero.

Quest’altra frase, pronunciata invece da Paolo Di Canio, esemplifica il pensiero biancoceleste. Lazio è la minoranza elitaria, la borghesia che si distingue dalla massa. Roma è la squadra del popolo ed ha dunque un seguito maggiore, ma la Lazio è la squadra delle persone che contano davvero a Roma. Poi l’aquila, animale anch’esso elitario e solitario, simbolo delle legioni romani e quindi sinonimo di battaglia. Essendo la Lazio nata prima, c’è la convinzione di essere il figlio prediletto di Roma, non contaminato da fusioni e rappresentante da più tempo del vessillo capitale.

Roma-Lazio è dunque la lotta per Roma. È la gara tra due fratelli gelosi per accaparrarsi l’amore della madre. È lo scontro tra due bestie feroci per marcare il territorio. È un duello all’ultimo sangue per la mano dell’amata. È dentro o fuori, successo o fallimento. Trionfo o caduta.

Una vista di Roma dal Gianicolo

 

TUTTO

Chiedere ad un romano cos’è il derby in fin dei conti non è una grande idea. Non saprà spiegarlo forse, non vorrà o semplicemente non potrà. Dare voce a delle sensazioni, delle emozioni, delle convinzioni che non sono solo tue, ma di un intero popolo e di intere generazioni. Parlare di una rivalità a cui si è indirizzati subito, di una distinzione a cui si è introdotti fin da bambini. “A regazzì vie’ un po’ qua. Dimme, sei della Roma o della Lazio?”. L’esitazione, una risposta che ti marchia in una città inevitabilmente divisa. Ma subito la fierezza, perché chi tifa a Roma lo fa col cuore, a tempo pieno e senza esitazioni. L’incertezza quindi passa subito e la risposta viene data con orgoglio, l’orgoglio di scegliere una parte a cui appartenere per tutta la vita.

Sarà perché Roma e Lazio storicamente hanno vinto poco. Sarà per le distinzioni sociali originarie. Sarà perché a Roma si vive di calcio. Sarà perché per confortarsi negli ostacoli della vita può bastare anche un pallone che gonfia una rete. Sarà perché in fin dei conti il romano è una persona semplice, si accontenta di poco. Sarà perché non c’è niente di più bello di dettare legge nella propria città, almeno per una settimana. Andare a scuola, a lavoro, sfottere i rivali dal proprio guscio trionfante. Sarà perché “che voi, il derby è il derby”. Ma la stracittadina a Roma è semplicemente tutto.