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Chiellini, quando difendere diventa un'arte

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Chiellini, quando difendere diventa un’arte

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Giorgio Chiellini ha 36 anni, tra un paio di settimane ne compirà 37 e tra qualche giorno rinnoverà ufficialmente il proprio contratto con la Juventus, la squadra della sua vita, per la quale gioca dal 2005 e con cui ha collezionato più di 530 presenze totali. L’età avanza, i lineamenti del suo viso sono sempre più levigati, di capelli ne ha sempre meno ma è rimasta la serenità e la leggerezza dei suoi occhi e del suo sorriso.

Se Chiellini è diventato Chiellini è perché è riuscito ad essere sempre se stesso, in campo e fuori. Scrivere di Re Giorgio, come tanti lo hanno ribattezzato dopo il trionfo all’Europeo, è sempre molto difficile; lo è ancora di più dopo quanto dimostrato durante Euro 2020, il torneo nel quale il difensore della Nazionale ha dato il meglio di sé, nonostante l’età o gli infortuni. È stato il miglior difensore del torneo, o quantomeno il più decisivo; ha giocato partite da pelle d’oca, da manuale del difensore; ha sbagliato, sì, come contro la Spagna, ma la grandezza del giocatore emerge soprattutto in questi momenti.

(juventusnews24.it)

In Germania si sono follemente innamorati di Chiellini tanto da dar vita ad un vocabolo tutto suo: Chiellinigkeit. Per Zeit, un quotidiano tedesco, il centrale bianconero è un vero e proprio stile vita. Un esempio da imitare, una figura di riferimento per chi vuole affrontare la vita in maniera leggera ma sempre positiva, senza perdere la professionalità o serietà. Il punto focale è svolgere il lavoro nel migliore dei modi possibili senza perdere di vista il senso del gioco del calcio, che è quello appunto di essere uno sport, un gioco per cui divertirsi.

ESEMPIO PER TUTTI

Giorgio Chiellini è un giocatore simbolo nella sua complessità. Un calciatore fenomenale in maniera trasversale, realizzatosi sia a livello calcistico che a livello personale. Il capitano della Juventus e dell’Italia è uno dei pochi ad aver avuto anche un brillante percorso di studi, che lo ha portato a diplomarsi presso il Liceo scientifico di Livorno, poi a laurearsi nel 2010 in Economia e commercio presso l’Università degli Studi di Torino e nel 2017, sempre nello stesso ateneo, a conseguire la laurea magistrale in business administration. Chiellini, quindi, si è formato e si è fatto uomo in campo e non.

Immagine

Fonte: twitter.com

La sua passione per il calcio, lo sport, la Juventus, è indescrivibile. Un amore così sconfinato che a volte è diventato scherzosamente oggetto di meme virali. Per capire quanto forte sia il legame tra il pallone e il centrale toscano un’immagine unica e rappresentativa è quella che lo vede ritratto ad occhi chiusi mentre sta intonando l’Inno di Mameli prima del fischio d’inizio della finale dell’Europeo.

Il momento dell’inno è uno di quelli che noi italiani preferiamo in assoluto: ci stringiamo forte, ci sentiamo indistruttibili, lo urliamo come fossimo noi in campo al fianco dei giocatori, come fossimo davvero pronti ad una battaglia o ad una guerra. Ad esempio, quando inizia la melodia dell’inno gli occhi di Bonucci si stringono, sembrano emozionarsi, ma la vena sul collo si gonfia, pare scoppiare insieme al “” finale urlato da tutto lo stadio; Jorginho e Emerson lo cantano con una naturalezza sconvolgente nonostante le loro origini brasiliane; Donnarumma si muove, si aggrappa alle spalle di Barella e guarda a destra e a sinistra in cerca di sguardi di alleanza, come si fa prima di una lotta.

E poi, come detto, c’è Chiellini. Il numero 3 dell’Italia ha gli occhi chiusi e un accenno di sorriso: è bellissimo perché sembra stia sognando già i festeggiamenti finali, pregustando l’onore di alzare al cielo un trofeo che la nazionale azzurra non vince da tantissimi anni. Chiellini che canta l’inno è il sollievo dell’anima, dà quel senso di riappacificazione con il mondo che solo un uomo come lui è in grado di far trasparire.

Poi però ha aperto gli occhi, la partita è iniziata e si è scesi in guerra.

L’ARTE DEL DIFENDERE

Il rigore decisivo della lotteria finale è stato sbagliato dal giovane inglese Saka. Il talento dell’Arsenal è stato protagonista di un ottimo Europeo nel quale ha dato prova di essersi ampiamente meritato un posto tra i 26 di Southgate. Tecnicamente un giocatore molto bravo, atleticamente quasi inarrestabile, tatticamente in evoluzione.

Ma nella finale contro l’Italia Bukayo Saka verrà ricordato principalmente per essere stato la vittima dell’intervento più brutale, antisportivo, ma allo stesso tempo efficace e pulito dell’intero torneo. Manco a chiederselo l’autore del fallo, sua Maestà Re Giorgio.

Il fallo di Chiellini su Saka, Smalling: È stato orribile ma avrei fatto la stessa cosa

fonte: fanpage.it

Al novantaseiesimo minuto di gioco Henderson lancia in profondità il velocissimo Saka. Chiellini, solo per un attimo, è avanti l’inglese, aspetta il contatto in attesa di guadagnarsi un comodo calcio di punizione; invece Saka sguscia via come un topolino, gli passa di fianco e controlla la sfera. La sua velocità di passo lo avrebbe portato dritto dritto davanti Donnarumma con l’opportunità di creare una reale palla-gol. Tutto questo, però, non succede perché il Capitano della truppa di Mancini non si fa problemi a trasformare per quel poco che basta il calcio in wrestling. Il difensore azzurro tira per il colletto della maglia l’avversario che cade a terra: è quello che noi in gergo chiameremmo fallo tattico o speso bene.

L’intervento di Chiellini è davvero duro, brutale, non c’è nessuna possibilità di giocare il pallone e per fermare una potenziale occasione da rete tira giù il talento dei Tre Leoni come se il terreno di gioco fosse diventato improvvisamente un ring da wrestling. Saka si rialza furioso, rifiuta la stretta di mano dell’azzurro e per un po’ non sa che fare: è come se quel fallo l’avesse traumatizzato, intimorito, reso inerme.

Ancora una volta il 3 azzurro ha fatto quello che gli riesce meglio: difendere. Come se in quell’istante non esistesse nient’altro che difendere, fermare l’avversario, evitare di prendere gol, salvare i suoi compagni. Saka, probabilmente, quando ha sbagliato il rigore che avrebbe permesso all’Inghilterra di continuare a sognare ha pensato anche a quanto successo una mezzoretta prima. Chiellini ha maltrattato – passate il termine – il classe 2001 dell’Arsenal così come aveva fatto fino a qualche minuto prima con Kane, letteralmente sparito nel secondo tempo della gara, o come con Lukaku.

Non c’è nessuno che sa usare il corpo, il fisico, le braccia e le gambe come lui, che è il motivo per cui tanti ragazzi oggi in Serie A sono difensori, vedasi l’interista Bastoni. Vedere Chiellini difendere è uno spettacolo per gli occhi e il più delle volte è sinonimo di felicità perché di solito esce dal campo sorridendo.

 

(Fonte immagine in evidenza: Laurence Griffiths/Getty Images)

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