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Chilena

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Team Numero Diez

Coordinazione, tempismo, precisione, potenza. Per raggiungere la storia, la nobiltà del calcio, o addirittura la leggenda.

Non c’è gesto tecnico più nobile della rovesciata in questo nostro pazzo sport, fatto di giocate apparentemente semplici – ma che poi tanto facili non sono – e di altre che paiono impossibili. C’è chi la chiama sforbiciata, chi rovesciata, ma da principio prende un nome diverso: chilena.

La prima volta nel 1914, divenuto famoso nel 1920 per averlo replicato durante la Campeonato Sudamericano (l’antico nome dell’attuale Copa Ámerica) con la maglia del suo Cile, Ramón Unzaga è conosciuto per essere stato il primo giocatore di calcio ad aver realizzato il gesto tecnico della rovesciata. Per ovvi motivi, essendo Unzaga basco ma naturalizzato cileno, ha preso il nome di chilena.
Da qui la storia ci ha regalato tanti colpi di classe, alcuni più eleganti, altri più grezzi, ma sempre di grande rilevanza storica. Gesti che rimarranno per sempre negli occhi di ogni grande amante di questo sport.

LA CLASSE 

Pensate un po’: la rovesciata è un gesto tecnico talmente sublime che riesce ad entrare nella storia anche se non compiuto per realizzare un gol. Chiedere alla Panini, celebre azienda produttrice degli storici Album dei Calciatori che ha come suo simbolo storico la sforbiciata perfetta di Carlo Parola, difensore della Juventus degli anni ’40/50′ che proprio in un Fiorentina-Juventus sventò un’occasione chiara e limpida dai piedi di Egisto Pandolfini con una rovesciata descritta come “uno stacco imperioso, un volo in cielo, una respinta in uno stile unico”. 

 

Stiamo ovviamente parlando di un gesto che è per pochi, servono un tasso tecnico ed una capacità coordinativa non indifferente, considerando che per essere particolarmente efficaci con una rovesciata si ha bisogno molto spesso di un traversone di forza medio-alta. Pensate che un giocatore della qualità di Francesco Totti ha ammesso di aver sempre sognato di segnare un gol in rovesciata, senza esserci mai riuscito nella sua pluriventennale avventura con la maglia giallorossa. Ripeto, Francesco Totti.

Il più recente esempio di rovesciata perfetta è ovviamente quello che è stato visto all’Allianz Stadium solo qualche settimana fa, la chilena di Cristiano Ronaldo che è la dimostrazione massima del gesto tecnico: stacco imperioso (col piede ha raggiunto un’altezza di quasi 2,5 metri, più di quanto i suoi avversari hanno raggiunto saltando di testa), sforbiciata pulita, perfetto contatto tra collo del piede e pallone, e conclusione imparabile anche per un maestro come Gigi Buffon. CR7 è l’esemplare perfetto di atleta abbinato al calcio, e anche nel gesto tecnico della rovesciata si è dimostrato per l’ennesima volta tale.

Non è da tutti farsi applaudire da giocatore avversario, specialmente in Italia, dove il giocatore più temuto è sempre il più bersagliato dai fischi e dallo scherno. Ma il tifo juventino non ha potuto far altro che alzarsi in piedi davanti ad una giocata del genere, una reazione naturale, improvvisa ed irrazionale. Perché non si può far altro in questi casi.

 

https://www.youtube.com/watch?v=a7I9fOwOrc4

Ovviamente, come spesso accade tra fenomeni, c’è una gara tra chi ha segnato il gol più bello. Perché la rovesciata è un gesto tecnico che fa tornare bambini, che ti mette in competizione con chi ha segnato altri gol, e segnarlo con una sforbiciata solitamente ti permette di poter dichiarare “ho fatto il gol più bello”. Il problema sorge quando ci sono più giocatori ad aver segnato così.

Per informazioni chiedere ad Ibrahimovic, non certo il più sobrio tra i calciatori in attività: come tutti quanti si è accodato ai complimenti per il fenomeno portoghese, ma ovviamente non si è potuto trattenere dal tirargli una frecciatina. “Carino, ma provi a fare gol di rovesciata da 40 m”. Lo svedese si riferisce al suo capolavoro realizzato contro l’Inghilterra: un pallone lungo cacciato via da Joe Hart in un’uscita fuori area (quindi di testa), pallone che rimane lì a mezz’aria, e Ibra che senza pensarci due volte si capovolge e scarica un destro che finisce in fondo alla rete della porta lasciata sguarnita dal portiere britannico.

Raramente si può ambire ad un gol più bello di questo, anche se il rammarico per il buon Zlatan sarà quello di averlo segnato in un’amichevole di ormai quasi 6 anni fa. Ed è sicuramente una pecca rispetto al gol realizzato da CR7 nei quarti di Champions.

Rimanendo in tema fuoriclasse, è indimenticabile il colpo di classe realizzato da Ronaldinho contro il Villarreal: nel suo periodo di massimo splendore, riuscì a stoppare il pallone di petto e a rovesciarlo in rete, lasciando a bocca aperta tutto il Camp Nou e i rimanenti 21 giocatori in campo.
Splendida anche la bycicle kick di Wayne Rooney, in una partita che in quel di Manchester è vissuta con un certo trasporto: decidere un derby di Manchester con una rovesciata come quella di Wazza è un modo per entrare nella storia del calcio inglese, del calcio in generale, ma in questo caso anche di una città intera.

Rimarrà nella storia anche la rovesciata di Gonzalo Higuain, quella realizzata contro il Frosinone quando ancora indossava la maglia del Napoli, un gol che ha un peso non solo per la sua bellezza, ma anche per il fatto che contribuì al raggiungimento del record storico di realizzazioni in una singola stagione di Serie A (36 gol); e non dimentichiamo neanche Rivaldo col Valencia o, andando più indietro, Van Basten ai tempi dell’Ajax (contro il Den Bosch).

Chiudiamo questa parentesi con una delle rovesciate probabilmente più belle, ma realizzate da un giocatore tanto talentuoso quanto poco ricordato: lo abbiamo visto in Italia con la maglia dell’Inter, ma in pochi hanno nella memoria la chilena compiuta da Youri Djorkaeff, talento frizzante francese che si esibì in un vero capolavoro nella partita tra Inter e Roma del 1997.

COLUI CHE NON TI ASPETTI

Soltanto ieri abbiamo avuto però la prova concreta del fatto che la rovesciata non è un gesto per soli fenomeni: guardate le prove fornite da Simy Nwankwo dal suo arrivo a Crotone, e capirete che non stiamo parlando assolutamente di un giocatore dalle qualità fuori dal comune. Anzi. Eppure lo sgraziato centravanti degli squali ha sorpreso Szczesny con una chilena tanto efficace quanto poco elegante. Sicuramente non sarà un colpo che rimarrà negli annali del nostro calcio, ma sicuramente a Crotone non lo dimenticheranno facilmente: è il gol che ha fermato la Juventus, è il gol che potrebbe alimentare ancor di più le speranze di una seconda storica salvezza; ma, soprattutto, è un gol che l’attaccante nigeriano difficilmente dimenticherà. A tal punto che dalle tribune si è levato il coro “Simy come Ronaldo”.

Altro giocatore poco conosciuto dai giovani d’oggi, ma che ha realizzato uno dei più bei gol della storia della Champions League, è italiano e ha contribuito con una sua rovesciata al pareggio della Fiorentina contro il Barcellona. 1999/2000, fase a gironi della Champions League, Bonano viene trafitto da una chilena pazzesca che finisce sotto l’incrocio dei pali e che fa esplodere l’Artemio Franchi. Di Batistuta? No. Di Chiesa? Nemmeno. Di Rui Costa? No, neanche lui.

Di Mauro Bressan. Chi? Mauro Bressan, un centrocampista che oggi gira l’Italia insegnando proprio l’arte della rovesciata, ha una “scuola” tutta sua che si affilia alle società di calcio per spiegare come ci si coordina nel gesto tecnico più romantico del gioco del calcio. E visto quello che ci ha messo in mostra, c’è soltanto da ascoltare.

Follia, irrazionalità, puro istinto, probabilmente anche fortuna, ma anche coraggio e qualità. Voilà.

Ci è riuscito in Champions anche un difensore centrale come Philippe Mexes, non certo il giocatore che ti aspetti: a Bruxelles contro l’Anderlecht decise di andare incontro alla follia, esattamente com’è andato incontro a quel pallone che fluttutava per aria al limite dell’area dei belgi. Capolavoro e altra rovesciata “italiana” nella storia della Champions.

E oltre a lui anche il Toro di Sora Luiso in un Piacenza-Milan di fine anni ’90, Stefano Mauri contro il Napoli con la maglia della sua Lazio e chi più ne ha, più ne metta. La rovesciata non è materiale soltanto per i più prestanti atleticamente o per i più dotati tecnicamente.

L’esempio più lampante ha un nome, un cognome, un altezza ed un peso: Peter Crouch, 201 cm per 75 kg.

https://www.youtube.com/watch?v=Rhkxr5YUrUE

E non solo…

SPECIALISTI

Come in ogni aspetto della vita, esistono quegli individui che sono particolarmente capaci nel fare, nel creare, nel compiere un qualcosa. Ed ovviamente anche il gesto tecnico della rovesciata ha la sua lista di specialisti.

Detto di Peter Crouch – sicuramente il meno atteso ed il più incredibile e sorprendente – molto spesso si dice che nella chilena c’è sempre quella follia che caratterizza l’uomo latino, quello caldo e impulsivo che prende decisioni di pancia anziché ragionare e utilizzare la testa. E non è un caso che due degli specialisti abbiano sangue italiano, o comunque siano entrambi cresciuti in Sudamerica, patria della chilena e continente noto per un grandissimo numero di calciatori molto calientes e probabilmente anche locos.

Il primo è senza dubbio un personaggio che ha fatto della sua carriera una storia inverosimile e sulla quale potremmo scrivere più di un romanzo. Pablo Daniel Osvaldo, l’italo-argentino che ha indossato le maglie di Fiorentina, Atalanta, Bologna, Roma e Inter, e con le quali ha regalato sprazzi di classe non comuni a tutti, alternandoli a follie e a episodi da condannare. Ma in quanto a rovesciate è stato secondo a pochi.

Ritiratosi all’età di 30 anni, ha realizzato alcune delle chilene più belle e tecnicamente più raffinate del calcio italiano e non solo: con una ha portato la Fiorentina in Champions – a Torino contro il Toro – entrando nella storia viola, a Roma ha fatto esplodere varie volte lo stadio Olimpico grazie alla sua sana follia. E probabilmente gli è stata annullata la più bella che fosse mai stata realizzata nella sua breve parentesi calcistica. Oltretutto, era regolare. Oltre il danno, la beffa.

Per concludere questo splendido viaggio per metà in volo e per metà a terra, non potevamo che parlarvi di un cileno esperto in chilenas: Mauricio Pinilla.

Ne ha fatte di tutti i tipi con le maglie di Palermo, Cagliari e Atalanta, ha fatto innamorare tutti i tifosi d’Italia, anche coloro che non hanno mai condiviso con lui il colore della maglia. Perché giocatori così ti entrano nel cuore, sono quelli che ti fanno innamorare da bambino di questo sport, sono quelli che guardi con ammirazione e che sogni di imitare quando calchi qualsiasi campo verde (non sempre sono verdi purtroppo); Pinilla è l’emblema della locura sudamericana, della follia che ti porta a realizzare un gesto tecnico che non solo è di difficile realizzazione, ma che probabilmente sarà anche doloroso nella sua conclusione, perché anche riuscire a ricadere a terra senza farsi male non è cosa da tutti.

La chilena che torna dal cileno, come ogni cosa della vita è ciclica. Come se dentro Pinilla ci fosse lo spirito di Unzaga, il primo cileno che ha vissuto il calcio a testa in giù.

 

Champions League

Inzaghi svela le condizioni di Thuram dopo Inter-Atletico: le dichiarazioni a Mediaset

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inter atletico madrid

INTER ATLETICO MADRID – L’Inter si è portata a casa il primo round degli ottavi di finale di Champions League, battendo 1-0 l’Atletico Madrid nella gara di andata giocata a San Siro grazie al gol vittoria siglato da Marko Arnautovic al 79′ di gioco. Al termine del match, il tecnico nerazzurro Simone Inzaghi è intervenuto ai microfoni di Mediaset per commentare questo fondamentale successo. Di seguito, le sue dichiarazioni:

INTER ATLETICO MADRID, LE PAROLE DI INZAGHI

LA PRESTAZIONE – “Ho buonissime sensazioni per la partita che hanno fatto i ragazzi, sono stati grandiosi contro una squadra molto forte. Siamo un po’ rammaricati per non aver trovato un altro gol che avremmo meritato per quanto fatto vedere in campo. Siamo consapevoli che è solo il primo tempo, dobbiamo andare a Madrid e ci aspetta un secondo tempo difficile e intenso“.

SU ARNAUTOVIC – “Sono contento per lui, per come è entrato. Sia lui che Sanchez stanno lavorando benissimo e mi stanno piacendo per come sono entrati. Tutti quelli che sono entrati ci hanno dato una grandissima mano, ma sappiamo che c’è un ritorno ed è ancora tutta da giocare“.

L’INFORTUNIO DI THURAM – “Ha avuto un problemino su quello scatto con Witsel, poi ha tirato in porta e ha sentito indurirsi la coscia. Può capitare, speriamo di non perderlo per molto tempo“.

LA STAGIONE – “In questi sei mesi abbiamo fatto molto bene, ma i mesi più importanti in una stagione sono marzo e aprile. Dobbiamo continuare così sapendo che arriveranno momenti duri e dovremo essere bravi in quei momenti“.

SU BARELLA – “Barella ha fatto un’ottima partita, insieme a tutti gli altri. Io in questa Inter? Non sarebbe stato male giocare in una squadra così, mi sarei divertito molto“.

GLI ESTERNI – “Dumfries e Carlos Augusto sono entrati benissimo, hanno fatto bene quando sono entrati. Anche Dimarco e Darmian sono stati bravi, ma negli ultimi minuti del match avevamo bisogno di energie in più“.

SU BREHME – “È stata una serata importante, anche per il ricordo di Brehme: ero con il team manager Ferri che era stato suo compagno ai tempi dell’Inter, la notizia della sua scomparsa ci ha colpito molto. Non lo conoscevo personalmente ma sapevo fosse una buonissima persona molto legata alle vicende dell’Inter“.

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Champions League

PSV Eindhoven-Borussia Dortmund 1-1, le pagelle: a Malen risponde de Jong

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Malen, giocatore del Borussia Dortmund e Schouten, giocatore del PSV, Champions League, Bundesliga, Eredivisie

PSV BORUSSIA DORTMUND – Dopo una settimana di sosta, torna la Champions League, con la seconda parte degli ottavi di finale di andata. Gli occhi sono sulla sfida dell’Inter, impegnata a San Siro per il match contro l’Atletico Madrid, ma a Eindhoven si gioca anche PSV-Borussia Dortmund. Primo tempo senza esclusione di colpi, con le due squadre che si presentano più volte nell’area di rigore avversaria. È il Borussia Dortmund a passare in vantaggio, con il suggerimento di Sabitzer per Malen, che dribbla due uomini e trova un tiro deviato che finisce sotto l’incrocio. Dalla rete giallonera, è il PSV che prende d’assalto l’area di rigore del Borussia Dortmund, ma sia per meriti di Meyer che per qualche errore degli olandesi, i padroni di cas non trovano il gol.

Nella ripresa, è ancora il PSV ad attaccare, con gli olandesi che riescono a trovare il gol del pareggio al minuto 56′. Palla centrale per Tillman, che anticipa Hummels in area di rigore. Il centrale tedesco tocca fallosamente l’americano in area di rigore, l’arbitro indica il dischetto. Luuk de Jong è glaciale per l’1-1. Dopo il pareggio, i padroni di casa si fanno vedere maggiormente in avanti, costringendo il Borussia Dortmund ad un secondo tempo più difensivo. Nonostante i molteplici tentativi, gli ospiti riescono a difendere il pareggio, portando a casa un 1-1 in vista del ritorno al Signal Iduna Park.

LE PAGELLE DEL PSV EINDHOVEN

Benitez 6: può ben poco sul gol di Malen, dopo la deviazione che spedisce la palla perfettamente sotto l’incrocio dei pali. Attento poi sulle conclusioni verso la porta del BVB.

Teze 6: solido in fase difensiva, soffre leggermente la velocità palla al piede di Sancho, particolarmente ispirato nel primo tempo. Nella ripresa prova anche a farsi vedere in avanti, provando a mettere in mezzo qualche cross pericoloso.

Schouten 6: adattato a difensore centrale, l’ex giocatore del Bologna si rende protagonista di una prova discreta, dove riesce a contenere molto bene la fisicità di Fullkrug.

Boscagli 6.5: anche lui, come Schouten, se la vede molto bene con Fullkrug, limitandolo per tutta la partita. Prova diligente del difensore francese.

Dest 6: sul gol di Malen è un po’ passivo, concedendo troppo spazio ad un giocatore molto rapido come l’olandese. La deviazione beffa Benitez, poteva fare qualcosa in più. Bravo a riprendersi subito, soprattutto in attacco, dove è quasi un attaccante aggiunto.

Tillman 6.5: ha sulla testa l’occasione per trovare il gol del pareggio, poco dopo la rete di Malen, ma spedisce fuori un tiro abbastanza comodo. Bravo ad anticipare Hummels, facendosi colpire fallosamente in area di rigore.

Veerman 6: importante soprattutto in fase di impostazione, lascia l’iniziativa offensiva ai suoi due compagni di reparto. Solita prova di esperienza del mediano olandese.

Saibari 6: dei 3 centrocampisti del PSV è quello più pericoloso in attacco nel primo tempo. Bravo a pescare gli inserimenti degli esterni d’attacco, dove però gli olandesi non riescono a concludere. Anche nella ripresa si muove molto bene tra le linee. (Dal 83′ Mauro Junior SV)

Lozano 6partita tutto sommato positiva per l’ex giocatore del Napoli. La sua velocità è sempre molto positiva per la sua squadra, riuscendo quasi sempre a creare sovrannumero sulla sinistra. (Dal 75′ Pepi 6: nonostante i pochi minuti in campo, l’americano viene coinvolto spesso dai suoi compagni, provando a sfondare con la sua freschezza dalla sinistra)

De Jong 7: tocca pochissimi palloni nel primo tempo, merito di un grande lavoro dei due centrali del Borussia Dortmund. Nella ripresa si dimostra un buon collante per il gioco, cercando di abbassarsi per dare un punto di riferimento in più alla squadra. Glaciale dal dischetto.

Bakayoko 6: non rende onore alla super azione del PSV che lo libera sulla corsia di destra, ma smorza il destro al volo da distanza molto ravvicinata. Per tutta la partita è molto bravo a mettere in difficoltà Maatsen, ma pecca in fase di concretizzazione.

All. Bosz 6.5: la sua squadra va sotto, dopo un inizio molto equilibrato, ma dopo il gol del pareggio prende in mano il pallino del gioco, andando a creare molte occasioni pericolose.

 

LE PAGELLE DEL BORUSSIA DORTMUND

Meyer 6.5: grande primo tempo dell’esperto portiere tedesco, che neutralizza più volte i tentativi di rimonta da parte del PSV, facendosi trovare sempre pronto.

Ryerson 6: la propensione offensiva del Borussia Dortmund costringe la difesa giallonera a dover recuperare più volte sui contropiedi del PSV. Il laterale norvegese si fa trovare quasi sempre pronto, nonostante la velocità di Lozano.

Hummels 5.5: gioca al posto di Sule, e come al solito la sua esperienza è sempre un fattore. Dopo un primo tempo pressoché perfetto, nella ripresa è leggermente in ritardo su Tillman, causando il calcio di rigore che porta al pareggio degli olandesi.

Schlotterbeck 6: rispetto ad Hummels è leggermente più in difficoltà, anche per il cartellino giallo rimediato sul finire del primo tempo. Nella ripresa, però, si riassesta con il passare dei minuti, anche se soffre leggermente la rapidità degli attaccanti del PSV.

Maatsen 6: parte da lui la pressione che porta al gol di Malen, l’ex giocatore del Chelsea è in crescita, e lo dimostra la fiducia che il suo allenatore gli sta dando nelle ultime uscite. Nel duello con Bakayoko va leggermente in difficoltà sul finale, ma tiene botta fino al triplice fischio.

Sabitzer 6.5: dopo il recupero di Maatsen, è bravo a pescare Malen sulla corsia di destra. Sempre molto elegante a centrocampo, dove riesce a dare ritmo al gioco del BVB.

Can 6: nel reparto di centrocampo con Sabitzer riesce a completarsi con il suo compagno. Rispetto alla propensione offensiva dell’austriaco, l’ex giocatore della Juventus è quasi un difensore aggiunto, molto prezioso in fase di copertura.

Malen 7: bravo a concretizzare una sua iniziativa personale, dove salta due avversari per lasciar partire il destro. La deviazione lo favorisce, ma il suo tiro sarebbe stato comunque molto pericoloso. (Dal 83′ Ozcan SV)

Reus 6.5: propositivo come al suo solito, cerca di trovare gli spazi giusti alle spalle della difesa del PSV, pescato anche dalle imbucate di Malen e Sancho. Partita da leader del capitano dei tedeschi, che si conferma un punto fermo del BVB. (Dal 62′ Brandt 6: meno coinvolto rispetto a Reus, anche per una minore propensione offensiva da parte dei gialloneri)

Sancho 6: cercato molto dai propri compagni, il BVB prova a costruire partendo dagli esterni. L’ex giocatore del Manchester United dialoga bene con Reus, ma gli manca il killer instinct per andare al tiro. (Dal 67′ Wolf 6: giocatore molto diverso rispetto a Sancho, il giocatore tedesco è meno pericoloso dell’inglese, ma garantisce più equilibrio sulla destra)

Fullkrug 5.5: a metà primo tempo ha una buona occasione per girare verso la porta, su un grande assist di Reus, ma svirgola malamente con il sinistro. Pochi palloni disponibili per il centravanti del BVB.

All. Terzic 6: un grande inizio del Borussia Dortmund, che però poi lascia spazio ad una partita più difensiva che offensiva, merito di un PSV Eindhoven che attacca molto bene. Un pareggio in trasferta lascia più margine per la gara di ritorno.

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Calcio Internazionale

Mkhitaryan è già concentrato sulla sfida di ritorno: cos’ha detto nel postpartita a Mediaset

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mkhitaryan roma-inter

Le parole di Henrik Mkhitaryan, centrocampista dell’Inter, dopo la vittoria per 1-0 contro l’Atletico Madrid nell’andata degli ottavi di finale di Champions. L’armeno ha parlato ai microfoni di Mediaset, dimostrando di essere già concentratissimo per la sfida di ritorno tra ventidue giorni.

VITTORIA – “Conta poco, c’è un’altra partita da giocare. Bello vincere, abbiamo provato a creare. Abbiamo giocato contro una squadra fortissima che sa giocare a calcio. Andremo a Madrid con questo 1-0 che è molto importante. Noi dobbiamo continuare su questo livello, vogliamo tornare in finale“.

DELUSIONE? – “Non sono deluso, sono felice. Sono consapevole che c’è un’altra partita da giocare e menomale che non ho preso l’ammonizione“.

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Champions League

Inter-Atletico Madrid 1-0, le pagelle: Arnautovic si fa perdonare, Reinildo disastroso

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Arnautovic, giocatore dell'Inter e Samuel Lino, giocatore dell'Atletico Madrid, La Liga Serie A, Coppa Italia, Champions League

INTER-ATLETICO MADRID PAGELLE – Sotto gli occhi coperti di Kanye West, l’Inter vince contro l’Atletico Madrid per 1-0. Nel primo tempo la partita è molto bloccata, con i nerazzurri che fanno la partita. L’occasione arriva nel finale di prima frazione, ma Lautaro Martinez calcia male da ottima posizione. Problemi per Marcus Thuram, che lascia il campo all’intervallo.

Nel secondo tempo il protagonista in positivo e in negativo per l’Inter è Marko Arnautovic. Due occasioni divorate dall’austriaco, che potevano dare il vantaggio ai nerazzurri. A segnare è proprio Arnautovic, che sfrutta il tocco decisivo di Lino. Tutto nato da un pallone perso da Reinildo a centrocampo, e con un contropiede guidato da Lautaro Martinez. I nerazzurri vincono l’andata con margine minimo e al ritorno ci sarà bisogno di un’altra battaglia.

LE PAGELLE DELL’INTER

Sommer 6: arrivano dei tiri, ma non deve compiere interventi questa sera.

Pavard 6: si vede poco, ma quando riesce a prendere palla la differenza di qualità si sente. In fase difensiva è sempre attento.

De Vrij 6.5: ancora titolare il centrale olandese, dimostra di meritare il posto con un’altra ottima prestazione. Pochi interventi, ma sempre molto attento a non sbagliare.

Bastoni 6.5: come spesso gli capita, si fa trovare spesso nella metà campo avversaria per impostare. In difesa i pericoli corsi sono praticamente zero.

Darmian 6: in difficoltà nel duello con Samuel Lino, mentre in fase offensiva fa poco. Riesce a sfruttare le poche volte in cui resta solo contro Hermoso. (dal 69’ Dumfries 6,5: crea molti più pericoli rispetto a Darmian, ma i suoi compagni non le sfruttano).

Barella 6: tanta quantità, ma meno qualità del solito. Si vede tanto in zona offensiva, ma senza incidere come ci si poteva aspettare.

Calhanoglu 5: molto sottotono rispetto alle sue solite prestazioni. Molti errori in fase di costruzione e poca lucidità. Non è il Calhanoglu che abbiamo ammirato nel corso di questa stagione.

Mkhitaryan 6: agisce tra le linee, ma ha pochissimi palloni per provare a lasciare il segno. Ci si aspettava di più anche da lui, contro un centrocampo fisico come quello dell’Atletico. (dal 72’ Frattesi 6: mette quantità al centrocampo e sfiora il pallone di testa dentro l’area in un’occasione).

Dimarco 6: fa vedere qualche giocata degna di nota, come il cross perfetto per Arnautovic nella ripresa. Lascia il campo dopo una partita sufficiente, ma nulla di più. (dal 69’ Carlos Augusto 6: si fa trovare pronto soprattutto in fase di copertura, non facendo rimpiangere Dimarco).

Lautaro Martinez 6.5: si divora il gol del vantaggio sul finale di primo tempo. Il suo lavoro questa sera è soprattutto spalle alla porta, ma è troppo poco per un giocatore del suo calibro in una partita così importante. Un suo colpo di testa viene bloccato da Oblak nel secondo tempo. Il gol del vantaggio però nasce da una sua occasione. (dall’88’ Sanchez sv).

Thuram 6.5: è il migliore dell’Inter nella prima frazione, come dimostrano le due occasioni provocate dal francese. Prima un gran recupero in zona offensiva e poi una conclusione da fuori area. Si fa male su quello stesso tiro ed esce all’intervallo. (dal 46’ Arnautovic 6: neanche il tempo di entrare e sbaglia un tiro da ottima posizione. Poco dopo ha un’occasione migliore della precedente, ma spara alto a pochissimi metri dalla porta. Segna il gol del vantaggio nel finale, complice anche una deviazione decisiva).

All. Inzaghi 6.5: la sua Inter porta a casa il primo set dell’ottavo di finale vincendo a San Siro. Una partita difficilissima, con tante occasioni sprecate, ma che alla fine riesce a vincere. Schiera la miglior formazione possibile e, nonostante l’infortunio di Thuram, a deciderla è proprio il suo sostituto (che però non ha brillato).

LE PAGELLE DELL’ATLETICO MADRID

Oblak 6.5: salva più volte l’Atletico, e anche in occasione del gol aveva ipnotizzato Lautaro nell’uno contro uno. Poi sulla ribattuta può poco.

Molina 5: rischia tantissimo a inizio partita per un fallo di mano molto dubbio. Poco presente in fase offensiva, prestazione deludente. (dal 68’ Barrios 6: si vede molto poco da quando entra, in un ruolo non del tutto suo).

Witsel 7: dei difensori dell’Atletico è il migliore, sia in fase di impostazione, che in fase di copertura. Attentissimo nel contenere Lautaro e fisicamente dominante.

Giménez 6: problemi fisici anche per il centrale uruguaiano, che nel primo tempo è stato protagonista di un ottimo intervento su una conclusione di Lautaro Martinez. (dal 46’ Savic 6: non fa sentire la mancanza del difensore titolare e gioca un’ottima partita dal suo ingresso).

Hermoso 5.5: è probabilmente il peggiore della retroguardia dei Colchoneros, vista la fatica che fa nel contrastare i suoi avversari dal suo lato, su tutti Darmian e Barella. (dal 68’ Reinildo 4,5: perde un pallone sanguinoso a centrocampo, che lascia partire Lautaro solo contro il portiere nel gol del vantaggio dell’Inter).

Samuel Lino 6.5: è l’uomo in più dell’Atletico in fase offensiva e a inizio ripresa ha un’occasione colossale per sbloccare il match, ma calcia malissimo.

De Paul 5.5: tanti palloni toccati, ma non riesce a mettere in mostra tutte le sue qualità contro un centrocampo dell’Inter tutt’altro che perfetto.

Koke 6: il capitano dei Colchoneros è quello che dà esperienza a un centrocampo di quantità. Pochi spunti degni di nota, ma una prestazione sufficiente nel complesso.

Saúl 5.5: non la miglior partita dell’ex centrocampista del Chelsea, che lascia il campo nella ripresa per rendere la squadra più offensiva. Un po’ fuori dalla gara. (dal 54’ Morata 5,5: prova a entrare in partita, senza incidere).

Griezmann 5.5: inizia bene, gestendo tantissimi palloni, ma come per Lautaro, dal francese è lecito aspettarsi una prestazione nettamente migliore. In zona gol non crea mai pericoli. (dal 78’ Correa sv).

Llorente 6: gioca ovunque questa sera, e quando cambia posizione comincia a toccare più palloni e a entrare in partita. Dà quantità al centrocampo dopo un primo tempo in cui ha fatto molto poco da seconda punta.

All. Simeone 5: troppo pochi i pericoli creati a una difesa dell’Inter molto attenta. L’obiettivo dei Colchoneros era probabilmente quello di portarla sullo 0-0 fino al termine e provare a partire in contropiede, ma non ci riesce mai. L’unico che crea pericoli è Lino, ma l’Atletico portà rimediare al ritorno.

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