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Cile-URSS 1973, la partita che non si disputò

Calcio e dintorni

Cile-URSS 1973, la partita che non si disputò

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L’11 settembre, per motivi storici e geopolitici, è una data a cui siamo tutti unilateralmente legati. Impossibile rimanere indifferenti quando la si sente nominare, difficile negare il suo impatto a livello emotivo. Per tanti, l’11 settembre è il giorno in cui, nel 2001, un attentato terroristico fece piombare gli Stati Uniti e il mondo intero nel terrore. L’11 settembre, però, è sinonimo di un altro momento centrale della storia del ‘900 e dell’uomo. Dal 2001 occorre fare un salto indietro, atterrando 28 anni prima, nel 1973, e scendendo il continente di 8202,67 km, arrivando a Santiago, in Cile, dove nel 1970 Salvador Allende fu eletto presidente.

L’esperimento marxista e socialista in terra americana, sin da subito, desta sospetti, spaventando il gigante a stelle e strisce, timoroso che l’evolversi della situazione possa dare vita a una nuova Unione Sovietica, per giunta vicino casa. L’utopia di Allende, così, è obbligata a scontrarsi con la realtà. L’11 settembre 1973, il generale Augusto Pinochet e la giunta militare, con il più che sospetto sostegno della Casa Bianca, rovesciano il governo con un sanguinoso colpo di stato. L’ormai ex presidente, accortosi della gravità della situazione, preferisce togliersi la vita, piuttosto che finire nelle mani del nemico.

 

CALCIO E POLITICA

Il calcio, come spesso accade quando si parla di storia e politica, occupa un ruolo centrale. Nel 1974, infatti, si disputano i mondiali di calcio in Germania Ovest. A un anno di distanza, però, bisogna passare dall’inferno degli spareggi. Gare di andata e ritorno in cui una squadra sopravvive, mentre l’altra affonda. Tra le diverse nazionali che devono superare l’ultimo ostacolo per raggiungere il paradiso, ci sono anche URSS e Cile. Indubbiamente, le condizioni per giocare un incontro così importante non sembrano esserci. La selezione cilena, per uno scherzo del destino, si riunisce per il ritiro proprio l’11 settembre. Un ritiro che, ad ogni modo, non avrà mai luogo. Arrivati al centro di allenamento “Juan Pinto Duràn”, sono costretti a tornare a casa. Il golpe più famoso del ‘900 è appena iniziato. Militari, bombe, caccia che sorvolano i cieli di Santiago. Percosse, arresti sommari e indiscriminati e tanta, troppa paura.

Nel frattempo, in Europa, Breznev interrompe ogni tipo di relazione con il paese sudamericano, vietando addirittura a televisioni e radio russe di trasmettere l’incontro di andata dello spareggio, da disputarsi a Mosca. Nonostante gli iniziali dubbi, la nazionale cilena parte alla volta dell’est del vecchio continente. Secondo il medico della squadra, Jacob Helo, vicino al generale Pinochet, giocare il match potrebbe dare un volto nuovo al paese, ripulendone i tratti.

 

L’ANDATA A MOSCA

La partita non regala molte emozioni. Il gelo e una direzione arbitrale discutibile, lasciano i 100 mila presenti al Luzniki a bocca asciutta. Finisce senza reti, uno 0-0 che non cambia le carte in tavola, rimandando ogni decisione alla sfida di ritorno. Tuttavia, dall’altra parte del mondo, la situazione sta precipitando. I Desaparecidos sono in continuo aumento, l’Estadio Nacional di Santiago si è trasformato in un campo di tortura e prigionia, in cui è più facile perdere la vita che riappropriarsi della libertà. In terra russa, consapevoli della situazione, le pressioni aumentano per fare giocare l’incontro altrove, in uno stadio neutro.

Per questo motivo, il 24 ottobre, due emissari della Fifa partono per il Cile, con l’obiettivo di ispezionare l’impianto cileno. I controlli, però, sono puramente di veduta. Helmut Kaeser e Abilio de Almeida, fingono di non notare alcuna stranezza, concentrandosi sul terreno di gioco e allontanando lo sguardo dalle tribune, su cui sono ammassati dissidenti del regime tenuti prigionieri, ed evitando di scendere negli spogliatoi, il vero luogo del terrore. Arriva l’ok, la gara di ritorno può essere giocata a Santiago.

 

LA FARSA

Dal Cremlino, in un clima surreale, viene presa una decisione storica. La nazionale non partirà per il Cile. Nonostante una vittoria a tavolino sia certa e cosa ovvia, la Fifa vuole che la partita si giochi ugualmente, anche 11 contro 0. Così sarà. Il 21 novembre, davanti a 18 mila persone, per la maggior parte composto da cittadini che sperano di trovare i propri parenti, la nazionale cilena scende in campo. L’organo calcistico più potente e importante al mondo ordina di segnare una rete, al culmine di una farsa senza precedenti. Sul prato finisce 1-0, fuori finirà 2-0, il risultato ufficiale deciso dalla Fifa. Il gol lo mette a segno Carlos Caszely, el rey del metro cuadrado, idolo della tifoseria del Levante, un aperto sostenitore di Allende. A lui, prima della più grande menzogna della storia del calcio, la gente lo ferma per strada, chiedendo informazioni sui loro familiari.

” I familiari dei desaparecidos si avvicinavano e mi chiedevano di verificare se dentro lo stadio ci fossero i loro cari.”

Cari che, all’insaputa di tutti, erano stati trasferiti da un’altra parte, segretamente, lontani da occhi indiscreti e dalla verità. All’URSS, oltre al danno di una qualificazione mancata, anche la beffa di una multa inflitta dalla Fifa. In Germania Ovest va il Cile. L’avventura mondiale, tuttavia, si rivelerà un buco nell’acqua, un fallimento che non porta la selezione oltre il primo turno. In patria, invece, le atrocità continueranno fino al novembre 1989, anno della definitiva caduta di Pinochet, anno delle elezioni democratiche, un anno di rinascita per il mondo intero.

 

Fonte immagine in evidenza: Licenze Creative Commons

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Contatto tra Zhang e Sala per San Siro: l’Inter attende garanzie

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Nella giornata di oggi c’è stata una telefonata tra Steven Zhang, presidente dell’Inter, e Giuseppe Sala, sindaco di Milano, per trattare il tema San Siro. In questo contatto, Zhang ha confermato l’idea proposta dal sindaco di Milano e l’AD Alessandro Antonello che optano per la ristrutturazione dello stadio, ma vuole chiarezza. Infatti l’Inter, stando a quanto riporta ANSA, attende dal sindaco meneghino delle garanzie rispetto al piano, proposto da WeBuild, di ristrutturazione della Scala del calcio. In particolare chiede chiarezza riguardo al costo e alle condizioni necessarie, come per esempio l’entità del restauro, se soft o seria, oppure la possibilità di giocare al Meazza anche durante il rifacimento. Inoltre, i nerazzurri vogliono sapere di chi sarà la proprietà dello stadio dopo il restauro, dal momento che non si sa ancora se sarà dell’Inter o del Milan.

Proprio per queste incertezze i nerazzurri stanno portando avanti il progetto di costruire un nuovo stadio a Rozzano, più precisamente nell’area Cabassi. Infatti, qualora questo progetto andasse a buon fine, certamente lo stadio sarebbe di proprietà dell’Inter e, durante la costruzione, potrebbe giocare a San Siro senza complicazioni o restrizioni in termini di pubblico. Tuttavia, molto probabilmente, l’opzione di costruire un nuovo stadio da zero sarebbe più dispendiosa in termini monetari e, per questo, l’Inter Zhang non avrebbero abbandonato l’idea di rimanere a San Siro.

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Curva Nord dell’Inter coinvolta nell’ultimo album di Kanye West

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La Curva Nord, tifo organizzato dell’Inter, è presente nell’ultimo album rilasciato da Kanye West, noto rapper statunitense, insieme a Ty Dolla $ign. In particolare la “voce” della curva della Beneamata compare all’interno della dodicesima traccia, intitolata “Carnival” dell’album “Vultures 1″, uscito il 9 febbraio.

Come si può osservare nei crediti di “Carnival” su Genius, sito web dedicato alla musica di tutto il mondo, la Curva Nord è citata sotto la voce “choir vocals”. Infatti i tifosi dell’Inter hanno registrato dei veri e propri cori per questa canzone di Kanye West. Il particolare interessante è che per registrare questa “melodia”, la quale accompagna la voce dei cantanti per tutta la canzone, i due rapper hanno invitato degli esponenti della Curva Nord in studio con loro. Inoltre hanno registrato insieme ai tifosi nerazzurri anche un videoclip.

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adidas presenta l’UCL Pro Ball London, il pallone della fase ad eliminazione diretta della Champions League 2023/24

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La Champions League si appresta ad entrare nel vivo con l’inizio della fase ad eliminazione diretta. A tal proposito, adidas ha svelato il pallone da gioco ufficiale che verrà utilizzato durante questa importantissima fase della competizione. Si tratta dell’UCL Pro Ball London, che farà il proprio debutto a partire dalle gare di andata degli ottavi di finale e verrà poi utilizzato fino alla finalissima di Wembley del prossimo 1º giugno.

Il pallone celebra l’anfitrione della finale, la città di Londra, con una grafica vibrante che raffigura due leoni ruggenti che combattono tra le stelle. Il leone è il simbolo della ricca storia e cultura dell’Inghilterra e della sua capitale, ma rappresenta anche il coraggio e la forza dei calciatori oltre che la maestosità del trofeo più ambito del panorama calcistico europeo.

Oltre al nuovo design grafico, il pallone è dotato di una serie di tecnologie adidas a elevate prestazioni, studiate per fornire ai calciatori una precisione millimetrica. Infatti, l’innovativa texture della superficie PRISMA offre ai migliori talenti del calcio europeo una tenuta di palla ancora più precisa. Il rivestimento esterno, invece, garantisce un grip sicuro e il controllo completo, mentre la decorazione termosigillata è sinonimo di prestazioni d’eccellenza.

Proseguendo la partnership con Common Goal, adidas devolverà l’1% delle vendite nette globali di palloni da calcio a iniziative di cambiamento sociale duraturo in comunità svantaggiate, contribuendo con questo sport a creare un futuro migliore e più inclusivo.

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Ibrahimovic a sorpresa a Sanremo, Amadeus lo pungola: “Sei in prima fila, ma non primo in classifica”

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ibrahimovic sanremo

IBRAHIMOVIC SANREMO – Durante la prima serata della 74esima edizione del Festival di Sanremo si attendeva un ospite a sorpresa, che poi si è rivelato essere Zlatan Ibrahimovic, già all’Ariston durante il Festival del 2021.

IBRAHIMOVIC A SANREMO: LO SCAMBIO DI BATTUTE CON AMADEUS

L’ormai ex attaccante svedese, che da metà dicembre ricopre un ruolo nella dirigenza del Milan come “Senior Advisor della proprietà RedBird“, è sbucato direttamente dalla platea e distribuendo “santini” con la sua foto al pubblico presente. Poi è salito sul palco e ha iniziato un divertente siparietto con il conduttore dell’evento, Amadeus: “Che ci fai qui? Quanti anni hai?“, la domanda di Ibra. “61“, la risposta del conduttore del Festival. “Io 42 e ho smesso, perché ho ascoltato il mio corpo… Sono venuto qui per proteggerti, ti ricordi i casini che hai combinato l’anno scorso?“, le replica dello stesso Ibrahimovic.

Il dialogo tra i due continua, con Ibrahimovic che chiede se può andare a occupare il palco d’onore: “Ci si è seduto solo Mattarella“, sottolinea Amadeus. “E quanti gol ha fatto?“, la battuta pronta di Ibra. Poi, a conclusione, la frecciata di Amadeus (noto tifoso dell’Inter, ndr): “Ti ho riservato un posto in prima fila anche se non sei primo in classifica…“, a cui sono seguite le risate del pubblico presente all’interno del teatro.

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