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I cinque migliori colpi dell’era Agnelli

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I cinque migliori colpi dell’era Agnelli

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Agnelli

Circa alle 21:10 della giornata di ieri si è chiusa un’era. Andrea Agnelli, presidente della Juventus  in carica dal 19 maggio 2010, ha rilasciato le sue dimissioni. Nove Scudetti, cinque Supercoppe Italiane e cinque Coppe Italia, questi i successi della della società bianconera all’interno della sua gestione.

Agnelli ha saputo riportare in alto una delle squadre più gloriose del Mondo facendo registrare uno dei periodi più vincenti della storia del club. Tanti sono stati gli acquisti importanti effettuati dall’ormai ex presidente, di seguito potrete trovare i cinque più importanti.

PAULO DYBALA

Dopo tre ottime stagioni disputate con la casacca del Palermo, Andrea Agnelli decise nell’estate 2015 di investire 32 milioni di euro più otto di bonus per l’allora giovanissimo Paulo Dybala. La Joya era stato acquistato per sostituire il partente Tevez, un’eredità non facile ma che è comunque riuscito a rispettare. 293 presenze condite da 115 gol e 48 assist, questo l’impressionante tabellino di Paulo Dybala con la maglia bianconera.

GONZALO HIGUAIN

Il secondo colpo più oneroso della gestione Andrea Agnelli. Quello di Gonzalo Higuain è stato uno degli acquisti più iconici della storia del calcio italiano. Nell’estate 2016, dopo una stagione conclusa con 36 reti in campionato per l’attaccante argentino, il presidente della Juventus pagò la clausola di 94 milioni di euro presente nel contratto che legava il Pipita al Napoli. Uno screzio ai nemici partenopei che spalancò le porte per la vittoria dello Scudetto. 149 presenze condite da 66 gol ed 11 assist nella sua esperienza con la Vecchia Signora.

CRISTIANO RONALDO

Il colpo del secolo. Nell’estate 2018 Andrea Agnelli concluse l’acquisto di Cristiano Ronaldo, l’uomo chiamato per la conquista della Champions League. Nonostante la conquista della coppa dalle grandi orecchie non sia mai arrivata, la leggenda portoghese ha giocato un triennio con la maglia bianconera a livelli stellari. 101 ed 11 assist in 134 presenze con la maglia bianconera per CR7.

CARLOS TEVEZ

Un colpo passato in sordina che si è invece rivelato come uno dei più incisivi della storia dell’ultimo decennio del club. Nell’estate 2013 Andrea Agnelli acquistò Carlos Tevez, fuori dai progetti del Manchester City, per 10 milioni di euro. L’acquisto della Fuerta Apache venne visto dalla tifoseria con molto scetticismo anche poiché il calciatore decise di ereditare la maglia numero 10 lasciata incustodita da Alessandro del Piero. Grinta, gol e qualità: questi sono i vocaboli per descrivere l’avventura biennale di Tevez con la maglia della Juve. Pesa ancora come un macigno la sconfitta di Berlino nella finale di Champions del 2015 contro il Barcellona.

PAUL POGBA

L’intuizione più geniale della gestione Andrea Agnelli. Prelevato a parametro 0 dal Manchester United nell’estate del 2012 è stato successivamente venduto per 105 milioni nella sessione di calciomercato estiva alla stessa squadra inglese! La Juventus ha cullato la crescita di una stella del calcio Mondiale che è diventato il più grande beniamino della tifoseria. I gol al volo contro il Napoli sono ancora impressi nella memoria dei supporter bianconeri, la loro speranza è che possa ripetersi in questa sua seconda esperienza con la maglia della Vecchia Signora.

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Perchè la Fiorentina non è pronta per giocare con le due punte

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Vincenzo Italiano - Fiorentina

FIORENTINA, HA DAVVERO SENSO PRETENDERE LE DUE PUNTE? – Sebbene sia arrivato, su rigore, il primo gol in Serie A di Beltran in casa Fiorentina continuano a tenere banco le discussioni sulla questione prima punta.

La mancanza di gol da parte delle punte (e in realtà anche dell’intero reparto offensivo) della Viola ci presenta una condizione assolutamente paradossale: da una parte abbiamo una squadra che crea una mole di gioco spaventosa, dall’altra un reparto attaccanti che se non fosse per Nico Gonzalez avrebbe dei numeri impietosi.

QUALCHE NUMERO

Tra coppa e campionato, Beltran e Nzola hanno racimolato in totale soli 5 gol (di cui due segnati su rigore). Il solo Nico Gonzalez nelle due competizioni è a quota 9, quasi il doppio.

Realtà assolutamente ai limiti dell’inverosimile, e che pone un grosso punto interrogativo sul reparto attaccanti di questa stagione, completamente rivoluzionato rispetto all’anno scorso e urgentemente bisognoso di una quadra.

LE COLPE DI ITALIANO

Parte delle responsabilità del poco rendimento della coppia di attaccanti è senza dubbio imputabile a Vincenzo Italiano. Nella sua politica di gestione della rosa, è noto il continuo switch di interpreti nella quasi totalità dei ruoli, con eccezion fatta per un paio di intoccabili (vedi il già citato Gonzalez o il capitano Biraghi).

Approccio che presenta senza dubbio dei benefici, quali per esempio la responsabilizzazione di tutti i componenti della rosa, ma d’altra parte può portare a delle problematiche dal punto di vista della “sicurezza” e della fiducia in sé di alcuni interpreti.

Soprattutto nel delicato ruolo della prima punta la continuità è fondamentale, ed è importante che (ovviamente nei limiti) questa non senta troppo la pressione della concorrenza e la necessità di far gol per esser confermata negli undici titolari.

La continua alternanza porta ad una sfiducia nei propri mezzi del giocatore, e specificatamente per il numero 9 la continua discussione della propria titolarità può realizzarsi poi in prestazioni caotiche e inquiete, più predisposte al gol a tutti i costi che a un gioco lucido finalizzato alla collettività.

C’è da aggiungere inoltre che Beltran e Nzola sono due attaccanti con caratteristiche molto diverse e impostare la stessa tipologia di gioco su entrambi senza differenziarla a seconda di chi è titolare potrebbe in definitiva non valorizzare nessuno dei due.

L’IDEA DEL CAMBIO MODULO

Per risolvere l’annosa questione più volte si è letta da parte dei media e una frangia della tifoseria la proposta di cambiare modulo e impostare un attacco che preveda l’utilizzo di entrambe le due punte. L’idea potrebbe anche avere un suo senso, d’altronde Nzola e Beltran sono assolutamente compatibili e hanno le caratteristiche perfette per giocare insieme. Ma ciò potrebbe portare a delle problematiche importanti, che cercheremo adesso di sviscerare.

Partiamo da un punto fondamentale. I moduli che plausibilmente Italiano dovrebbe utilizzare per coinvolgere i suoi due pivot sarebbero due: il 4-3-1-2 o il 4-4-2 (moduli con difesa a 3 non sarebbero sostenibili per caratteristiche tattiche e scarso numero di difensori a disposizione).

Nel primo caso sorgerebbero due incognite: la posizione di Nico Gonzalez e il fatto che questo modulo non preveda il ruolo dell’esterno. Per quanto l’argentino classe ’98 potrebbe sicuramente adeguarsi al ruolo di trequartista dietro le due punte (nonostante ami giocare in zone più defilate del campo), la totale assenza di slot per i numerosi esterni che la Fiorentina ha a disposizione è un problema non di poco conto. Giocatori come Sottil, Kouame, Ikone o Brekalo si ritroverebbero in totale smarrimento e non vi sarebbe un ruolo adatto in cui possano rendere con efficacia.

In più, la viola non ha in rosa giocatori che possano effettivamente sostituire Beltran e Nzola, e nel caso in cui uno dei due debba rifiatare l’unica soluzione plausibile sarebbe quella di adattare in quel ruolo un ala d’attacco, dinamica che però snaturerebbe del tutto l’equilibrio tattico della squadra.

Nel caso invece di un 4-4-2 si aprirebbe un grattacapo di enorme valore: a chi rinunciare tra Bonaventura e Arthur? Dati i due soli slot disponibili a centrocampo, è chiaro che per mere questioni di fisicità Italiano sarebbe costretto a rinunciare con grande amarezza a uno dei due, per favorire la presenza di un interditore (che potrebbe essere Duncan o Mandragora).

La domanda sorge spontanea: val davvero la pena rinunciare a uno dei due giocatori più qualitativi della rosa solo per favorire la presenza delle due punte?

Si apre poi un tema, se vogliamo anche filosofico, che è legato al duro lavoro svolto dal tecnico in questi tre anni per imporre un gioco così di alta qualità a questa squadra.

Non è detto che Italiano sia disposto a snaturare l’anima della sua formazione solo per favorire la presenza delle due punte. Questo vorrebbe dire infatti rivoluzionare il suo dogmatico 4-3-3 e scendere a compromessi tattici a cui l’allenatore ex Spezia non è costretto a giungere, col rischio tra l’altro di dover affrontare una rivoluzione tattica nel bel mezzo della stagione.

LE COLPE DELLA DIRIGENZA

Impossibile non citare le responsabilità da parte della dirigenza, che almeno dal punto di vista offensivo nella sessione di mercato estiva poteva sicuramente far di più.

Se infatti è doveroso dedicare un gran plauso per l’arrivo a Firenze di giocatori di qualità come Arthur o Parisi, lo stesso non si può dire sulle scelte riguardo il centro dell’attacco fiorentino, che non vede interpreti di valore dall’era Vlahovic.

Dopo il serbo, si son susseguiti giocatori mediocri o comunque poco funzionali al gioco di Italiano, due tra tutti Cabral (oggi riserva del Benfica) e Jovic (in gran difficoltà al Milan), oltre che la dimenticabile parentesi Piątek.

L’ultima sessione di mercato estiva poteva esser sfruttata per puntare su una punta di alto rango, ma la società ha deciso invece di virare su Beltran, classe 2001 con gran potenziale ma più adatto a compiti di rifinitura che di finalizzazione, e Nzola, con caratteristiche più affini alle richieste del tecnico ma storicamente molto discontinuo dal punto di vista prestazionale.

Per l’acquisto di entrambi la Fiorentina ha speso quasi 40 milioni di euro, cifra che poteva probabilmente esser investita per portare a Firenze una sola punta, ma che potesse dare garanzie sia sotto il profilo realizzativo che di funzionalità.

Ad oggi invece la squadra di Italiano si ritrova ancora offensivamente irrisolta, e per la seconda stagione consecutiva senza un attaccante di riferimento che possa dare certezze all’ambiente.

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Calcio Internazionale

Preferisco la Coppa: Coppa dei Campioni 1979/80

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Il 29 agosto 1979 prende il via la Coppa dei Campioni 1979/80, con l’ormai consueto turno preliminare, visto il numero dispari (33) di squadre partecipanti alla competizione.
La sfida sorteggiata per dare inizio al torneo, però, assume sin dal sorteggio un’aura di tensione e pericolo, visto che le squadre sono Dundalk e Linfield, rispettivamente Campioni d’Irlanda e Irlanda del Nord.
Inutile rivangare il momento storico che vivono i due paesi, perennemente in lotta tra di loro per motivi religiosi e politici; tutto fa pensare, però, che per due serate la situazione possa rimanere tranquilla, ma non sarà così.

LA BATTAGLIA DI ORIEL PARK

Il match d’andata si gioca ad Oriel Park, teatro delle partite casalinghe del Dundalk, in un ambiente blindato, con le due società che si sono immediatamente attrezzate per evitare scontri tra le tifoserie.
Le misure di sicurezza, però, non riescono ad arginare il terribile pomeriggio che la città irlandese sta per passare, con i tifosi del Linfield che entrano in contatto per le strade della città con quelli del Dundalk e poi proseguono nello scontro sugli spalti dell’impianto.
Le scene a cui assistono i poliziotti antisommossa e tutti i presenti sono terribili, la mega rissa, che poi passerà alla storia come The Battle Of Oriel Park rappresenta uno dei momenti più sanguinosi mai visti in terra irlandese a margine di un evento sportivo.
Dopo che la squadra del Linfield, guidata dal proprio allenatore, Roy Coyle, entra in campo e fa appello ai propri sostenitori per fermare la mattanza e per far svolgere regolarmente la partita.
L’incontro, dopo un primo tempo senza emozioni, con le due squadre ancora scosse dalle scene viste sugli spalti, vede gli ospiti, a sorpresa, in vantaggio ad inizio ripresa grazie al gol di Feeney.
Il vantaggio calma ulteriormente i tifosi del Linfield e la partita sembra scorrere via senza altri problemi, fino al gol del pareggio del Dundalk, siglato all’80’ da Devine, che riaccende gli animi.
Gli ultimi minuti della partita, di fatto, non si giocano, con le due squadre che decidono di chiudere così e rimandare tutto al ritorno, mentre sugli spalti continuano gli scontri.
Dopo una gara d’andata giocata in un clima del genere, la UEFA decide di multare il Dundalk per le pessime misure di sicurezza adottate, mentre con il Linfield sceglie la mano pesante.
Il club nordirlandese, infatti, non potrà giocare a Belfast le due successive partite in campo europeo e dovranno indennizzare il Dundalk per i danni causati e per le spese che avrebbero sostenuto per il viaggio verso il ritorno.
Sette giorni più tardi, il 5 settembre, la sfida di ritorno si gioca all’Harleem Stadium, in Olanda, visti i buoni rapporti tra il Linfield e la squadra locale.
L’incontro viene giocato in uno stadio praticamente deserto, con meno di mille spettatori presenti e viene vinto agevolmente dal Dundalk, grazie alla doppietta di Muckian.

IL TONFO DEL MILAN

Dopo un preliminare così intenso, soprattutto sugli spalti, la Coppa dei Campioni 1979/80 può finalmente iniziare, con subito molte sorprese nel primo turno.
Come nella scorsa edizione, il Liverpool esce ai sedicesimi, questa volta contro la Dinamo Tbilisi, ormai presenza fissa della rubrica.
I Reds vincono 2-1 ad Anfield, ma vengono clamorosamente surclassati al ritorno con un 3-0 che non ammette repliche.
Se il Liverpool esce mestamente, l’Ajax torna prepotentemente tra le candidate al titolo, rifilando un sontuoso 16-2 ai poveri finlandesi dell’HJK Helsinki.
Vincono i loro confronti agevolmente anche i Campioni in carica del Nottingham Forest (3-1 all’Östers e il Real Madrid (3-0 al Levski Sofia), ma la vera sorpresa arriva da San Siro, dove il Milan cade contro il Porto.
I rossoneri, con Massimo Giacomini in panchina, iniziano la loro avventura europea all’Estádio das Antas, riuscendo a contenere le offensive dei padroni di casa e portando a casa uno 0-0 prezioso in vista del ritorno.
Due settimane dopo, però, il Milan è irriconoscibile e sciupone, mentre il Porto capitalizza al meglio una delle poche occasioni avute, con Duda che buca Albertosi (non perfetto) su calcio di punizione.
Il risultato non cambia più e per i rossoneri la Coppa dei Campioni è già finita, tra l’incredulità generale.
Purtroppo per il Milan questa non sarà la notizia peggiore della stagione, visto che, in seguito allo Scandalo del TotoNero i rossoneri verrano retrocessi d’ufficio in Serie B, per la prima volta nella loro storia.

LA RISCOSSA DELLE BIG

I Dragoes escono al turno successivo, gli ottavi, quando il Real Madrid di Vujadin Boskov riesce a superare i portoghesi con il brivido.

I Blancos escono sconfitti dall’Estádio das Antas per 2-1, ma la rete siglata da Cunningham nella ripresa lascia aperto uno spiraglio in vista del ritorno al Bernabeu.
Il 7 novembre 1979 basta un gol di Benito ad un quarto d’ora dalla fine agli spagnoli per superare il turno.
Il Real non è l’unica big europea che, nella Coppa dei Campioni 1979/80 sembra decisa a tornare a splendere, visto che anche l’Ajax sembra essere tornato ai fasti di inizio decennio.
I Lancieri, dopo aver superato l’HJK Helnsiki pescano i ciprioti dell’Omonia Nicosia agli ottavi.
Il match d’andata si gioca il 24 ottobre, il giorno prima dell’arrivo, nelle sale italiane, di “Alien”, uno dei capolavori della filmografia di Ridley Scott e dell’intera cinematografia mondiale.
La doppia sfida tra Ajax e Omonia è senza storia, con gli olandesi che vincono addirittura 10-0 all’andata, sospinti da un magistrale Søren Lerby, autore di 5 reti. Al ritorno i ciprioti vinceranno 4-0 contro un Ajax in versione decisamente soft.
Le due corazzate passano anche i quarti di finale, con i Lancieri che rifilano un secco 4-0 allo Strasburgo, mentre il Real Madrid fatica più del dovuto contro il rivitalizzato Celtic, che vince 2-0 in Scozia all’andata, facendo correre più di un brivido lungo la schiena dei Blancos.
Gli spagnoli, però, ribaltano tutto al Bernabeu, con una prestazione splendida chiusa con un 3-0 firmato da Santillana, Stielike e Juanito.
Dunque Ajax e Real Madrid raggiungono le semifinali e non finiscono accoppiate assieme, facendo già pensare ad un epico scontro nella finalissima che si giocherà proprio nella tana degli spagnoli…

POTENZA TEDESCA

Il Real Madrid fa il suo dovere all’andata delle semifinali, quando supera per 2-0 l’Amburgo grazie a una doppietta di Santillana nel finale.
Il vantaggio ottenuto in casa fa pensare ai madrileni già in finale, ma i tedeschi hanno piani ben diversi.
Cresciuto esponenzialmente negli ultimi anni, l’Amburgo può contare su una formazione di tutto rispetto, con alcuni giocatori ormai in pianta stabile della Die Mannschaft, come Manfred Kaltz e Horst Hrubesch, oltre al talentoso Felix Magath, fantasista della squadra.
Oltre ai talenti locali, i tedeschi possono contare anche sulla qualità di Kevin Keegan, ex fenomeno del Liverpool di inizio anni ’70.
È proprio l’inglese, il 23 aprile 1980, a guadagnarsi il calcio di rigore che sblocca il match al ritorno, dopo dieci minuti di gioco. Dal dischetto Kaltz batte senza problemi Garcia e porta avanti i tedeschi.
La spinta dell’Amburgo alla ricerca della rimonta è incessante e dopo qualche minuto arriva il 2-0 con Hrubesch che riceve un bel cross di Reimann e mette in rete di testa.
A questo punto, con il punteggio in perfetta parità, il Real ha l’unico sussulto della sua partita, con Cunningham che sfrutta un’uscita decisamente maldestra del portiere tedesco Kargus e realizza il 2-1 con un delicato pallonetto. La rete subita spezzerebbe le gambe a molte squadre, specie dopo l’avvio magnifico messo in atto dal’Amburgo, invece i padroni di casa continuano ad attaccare e capitalizzano al meglio le occasioni create.
Al 37’ Kaltz si regala un’altra gioia con un siluro dalla distanza, mentre poco prima del duplice fischio tocca a Hrubesch realizzare la propria doppietta, ancora di testa, su cross di Memering.
Il secondo tempo è una pura formalità per l’Amburgo, che trova anche il 5-1 con lo stesso Memering nel finale.
Dunque l’Amburgo è la prima finalista, mentre la seconda verrà fuori dalla sfida tra l’Ajax e i campioni uscenti del Nottingham Forest.

LO SCHERZO CONTINUA…

Il 9 aprile 1980 al City Ground va in scena l’andata della semifinale tra i Tricky Trees e i Lancieri, in un match che solo pochi anni prima sarebbe stato totalmente assurdo vista la storia dei due club.
Gli inglesi di Clough dimostrano di non avere nessun timore reverenziale nei confronti degli olandesi e partono a spron battuto, trovando il vantaggio poco dopo la mezz’ora con Francis, ben appostato durante un corner dalla sinistra.
La partita è a senso unico e solo l’imprecisione del Nottingham permette all’Ajax di rimanere a galla, fino al 61’, quando un’uscita spericolata di Schrijvers su Francis induce l’arbitro a concedere un rigore ai padroni di casa, trasformato da Robertson.
Due settimane dopo in Olanda l’Ajax tenta di rientrare in partita, ma riesce solamente a trovare uno striminzito 1-0, firmato da Søren Lerby.
Nonostante l’uscita dei Lancieri, il danese si porta a quota 10 reti in Coppa dei Campioni e si laurea capocannoniere della competizione.
Al fischio finale è festa per il Nottingham, che per la seconda volta consecutiva è in finale.

DUE SU DUE

28 maggio 1980, da cinque giorni i cinema proiettano uno dei più grandi film horror di sempre, “Shining” che mette in luce uno strepitoso e incontenibile Jack Nicholson, diretto dal genio di Stanley Kubrick.
Al Santiago Bernabeu di Madrid va in scena la finale della Coppa dei Campioni 1979/80, tra Amburgo e Nottingham Forest.
Purtroppo per gli appassionati entrambe le formazioni sono prive dei loro bomber, infatti Horst Hrubesch, soprannominato “Testa di Mostro”, vista la sua proverbiale e letale capacità nel realizzare gol di testa è costretto in panchina da un fastidioso problema fisico, mentre Trevor Francis, l’uomo che aveva deciso la finale dell’edizione precedente, è ai box dopo la rottura del tendine d’achille, il primo di una lunga serie di infortuni che mineranno la carriera del centravanti inglese, che giocherà anche in Serie A con Sampdoria e Atalanta.
La partita è decisamente dimenticabile, visto che Brian Clough ha deciso di giocare un match difensivo, visto il potenziale delle bocche di fuoco dell’Amburgo.
Nonostante l’atteggiamento remissivo sono proprio gli inglesi ad aprire le marcature al 20’, con Robertson che chiude un triangolo con Birtles e fulmina Kargus dal limite.
L’1-0 regge per tutto l’incontro, coronando per la seconda volta consecutiva il Nottingham Forest come Campione d’Europa, unica squadra ad aver vinto più Coppe dei Campioni che campionati nazionali.

Dopo l’exploit doppio dei Tricky Trees è tempo di tornare a ruggire per le big europee, che cannibalizzeranno la Coppa dei Campioni 1980/81. Appuntamento tra tre settimane per la prossima puntata.

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Calcio Internazionale

Finale Mondiale U17, la Germania batte la Francia ai rigori! Il resoconto e i tre talenti (più uno) da tenere d’occhio per il futuro

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Finale Mondiale U17

MONDIALE U17 GERMANIA-FRANCIA – Con la vittoria della Germania sulla Francia 4-3 ai rigori si chiude il percorso del Mondiale Under 17 giocato in Indonesia. Dopo 52 partite in cui i migliori talenti della nuova generazione si sono messi in mostra, è arrivato il momento di tirare le somme.

MONDIALE U17, IL RESOCONTO

Nel pronostico Argentina e Brasile partivano favoritissime, mentre poco più in basso c’erano Francia e Spagna (senza Yamal, integrato in prima squadra con il Barcellona). Nei gironi nessuna sorpresa: le principali candidate al titolo passano. Nei quarti di finale i primi responsi decisivi: la Germania batte 1-0 la Spagna con rigore di Brunner e accede alle semifinali, mentre il Brasile viene spazzato via dall’Argentina per 3-0, grazie ad una prestazione monstre di Echeverri (tripletta). Le semifinali regalano un match spettacolare, Argentina-Germania finisce 3-3 nei tempi regolamentari e, ai rigori, passano i tedeschi. Alla Francia è bastato un gol in più del Mali, siglato da Bouneb, nel 2-1 finale.

MONDIALE U17, GERMANIA-FRANCIA: LA PARTITA

La partita comincia e la Germania inizia a dettare il ritmo. Al 29′ arriva un contatto da rigore a favore dei tedeschi, con il bomber Paris Brunner che realizza il tiro dal dischetto (sbaglierà quello alla lotteria dopo i tempi regolamentari) aprendo le marcature, spiazzando il portiere della Francia Paul Argney. Il match, nonostante qualche sprazzo francese, rimane nelle mani della Germania. La prima frazione termina 1-0.

Al rientro in campo non sembra essere cambiato nulla: al 51′ all’ennesima azione pericolosa dei bianconeri a trovare il gol è il capitano Noah Darvich, che porta in vantaggio i suoi di due lunghezze. E pensare che in tutte le fasi del Mondiale la Francia aveva subito solamente un gol, contro il Mali in semifinale (che ha vinto la gara per il 3/4 posto contro l’Argentina per 3-0). Alla formazione francese scatta un allarme: vogliono lanciare un segnale forte e dire che ancora non è finita. Lo farà Bouabre due minuti dopo il gol di Darvich con un tiro rasoterra incrociato, che batte Heide e riaccende le speranze dei Bleu. Da speranza al concreto: Amougou pareggia e porta il risultato sul 2-2. Niente supplementari, si va ai rigori. L’errore decisivo è di Gomis, francese, che regala il match point a Kabar, infallibile dal dischetto. Ha la meglio, dunque, la Germania, che vince la competizione per la prima volta dalla sua inaugurazione, 1985.

MONDIALE U17, I TALENTI DA SEGUIRE

In questa speciale carrellata di talento non possiamo non partire da Paris Brunner. Può svolgere tutti i ruoli dell’attacco ed è semplicemente letale. Non a caso è tesserato con il Borussia Dortmund. La squadra tedesca lo ha notato nel 2020 e lo ha portato nelle proprie mura, dal Bochum. Classe 2006, in questa edizione del Mondiale ha dominato con 5 gol e 1 assist in 7 partite. Oltre ai meri numeri, che sempre contano, è stato fondamentale il suo apporto alla manovra. È un calciatore molto rapido dotato di una buona resistenza e buona finalizzazione. Leggermente egoista nella trequarti offensiva, delle volte la scelta di tirare invece che passarla al compagno, e viceversa, non ha dato i suoi frutti. Ne sentiremo sicuramente parlare in futuro, così come il suo connazionale Darvich, di proprietà del Barcellona.

Un altro calciatore da aggiungere al taccuino è sicuramente Ibrahima Diarra. Classe 2006 di dicembre, lo si nota subito in mezzo al campo perché ha semplicemente un passo diverso da quello degli altri. Classico trequartista che può trasformarsi senza problemi in una mezzala, in 7 partite di Mondiale con il Mali ha segnato 5 gol e servito 4 assist. Su di lui si cominciava a parlare dell’interesse del Barcellona. Gioca in patria nell’Academie Africa Foot.

Il terzo calciatore da tenere d’occhio parla argentino. Oltre ad Augustin Roberto, Echeverri e Valentino Acuna (adesso finiti nel mainstream) consigliamo la visione più da vicino di Subiabre. Ha registrato un gol e un assist in 6 presenze ma, discostandoci dai numeri, la sua qualità rimane sopraffina. Classe 2007, ala destra, è di proprietà del River Plate.

Un calciatore che ha lasciato un buon ricordo in questo torneo è Rento Takaoka. Con le sue prestazioni si è caricato il “suo” Giappone sulle spalle, trascinandolo agli ottavi, persi contro la Spagna. 4 gol in 4 partite per il centrale offensivo, anche punta all’occorrenza. Rapidità di gioco e lavoro senza palla le sue caratteristiche principali.

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Dove vedere Man City-Tottenham in tv e streaming

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Dove vedere Tottenham-Chelsea

DOVE VEDERE MAN CITY-TOTTENHAM – Ormai la stagione si avvicina al giro di boa, ossia il termine del girone di andata. Le classifiche sembrano già definite, e con sé gli obiettivi dei vari club nei campionati. In particolare, in Premier League le contendenti alle posizioni élitarie della classifica stanno seguendo un ritmo maggiore rispetto alle altre. Tra queste, rientrano sicuramente Manchester City Tottenham, che si affronteranno nel prossimo impegno di campionato, valido per la 14esima giornata.

Di seguito riportate le informazioni necessarie sul dove vedere Man City-Tottenham.

COME ARRIVANO LE DUE SQUADRE

Citiziens occupano attualmente la seconda posizione nella classifica di Premier League, avendo perso il primato la scorsa settimana in seguito al pareggio ottenuto contro il Liverpool. Fin qui i punti accumulati sono 29, frutto di 9 trionfi, 2 pareggi, e 2 sconfitte. In generale, nonostante il cammino perfetto in UCL, i Campioni d’Europa in carica non sembrano così imbattibili come nella passata stagione, ma la forza dei singoli e di un maestro come mister Guardiola può abbattere qualsiasi ostacolo, se in giornata.

Gli Spurs, liberi da ogni impegno infrasettimanale europeo, occupano la quinta posizione in classifica, a quota 26 punti. Un’eventuale vittoria, come accaduto in 3 degli ultimi 4 precedenti, permetterebbe loro di agganciare i padroni di casa, oltre che di uscire da un periodo molto complicato in termini di risultati. Infatti, dopo un avvio di stagione pressocché perfetto, gli uomini di Postecoglou sono reduci da 3 sconfitte consecutive, a cui si aggiungono 8 vittorie 2 pareggi.

https://www.youtube.com/watch?v=DhnRBxFiv6w

DOVE VEDERE MAN CITY-TOTTENHAM 

La gara avrà luogo domenica 3 dicembre alle ore 17.30. Il fischio d’inizio presso l’Etihad Stadium sarà affidato all’arbitro Hooper, che inaugurerà ufficialmente la visione del match. In particolare, l’emittente italiana che ne offrirà l’esclusiva è Sky, in particolare sul canale Sky Sport.

Per coloro che vorranno seguire la partita via streaming, invece, si potrà usufruire delle piattaforme SkyGo oppure NowTV, riservate agli abbonati.

LE PROBABILI FORMAZIONE

MAN CITY (4-2-3-1): Ederson; Walker, Akanji, Dias, Ake; Rodri, Bernardo Silva; Foden, Alvarez, Doku; Haaland. All. Guardiola.

TOTTENHAM(4-2-3-1): Vicario; Porro, Romero, Davies, Udogie; Hojbjerg, Lo Celso; Johnson, Kulusevski, Gil; Son. All.Postecoglou.

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