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City-Liverpool, sogni di Premier League

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City-Liverpool, sogni di Premier League

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Everything at last come sto an end. Il valore e l’importanza di un percorso è data dalla finitezza dello stesso. Per quanto spesso e volentieri non lo vorremmo tutto finisce, come nello scorrere e pulsare di un ciclo vitale. Comincia con le premesse più promettenti, prende straordinaria forma nel suo divenire, quindi raggiunge l’apice del suo pathos e corona, alla fine di una storia infinita, le speranze di una delle contendenti. Una strada, questa, figlia di sogni che col cuore e il sacrificio divengono realtà.

E’ la storia di due squadre, Manchester City e Liverpool, che in quel d’Oltremanica hanno dato vita a un qualcosa di unico, di speciale. Due formazioni che hanno vissuto un’annata di sangue, sudore e lacrime verrebbe da dire per descrivere l’intensità fisica e mentale del loro percorso. Un dualismo fra Klopp e Guardiola che ha avuto come conseguenza il reciproco miglioramento verso numeri da record. Colorando la Premier League di passione ed emozioni al cardiopalma, fino all’ultimo atto.

Nel capitolo finale del romanzo che porta al titolo la disarmante continuità dei Citizens ha avuto la meglio. Non è bastata la passione dello spettacolo firmato Reds per intaccare il cammino dei Campioni. 98 punti a 97 dopo 38 giornate, onore al Liverpool che ha incantato ed esaltato, ma a vincere è stato il City. Chapeau.

LA FORZA DEL CITY…

In qualsivoglia analisi alla vittoria in Premier League è bene premettere un concetto. Quello di competitività. Un equilibrio fra le big del campionato che sta alla base dell’appassionante alternanza al titolo d’Oltremanica. Dal 2009, infatti, nessuna squadra inglese ha saputo vincere il titolo per due annate consecutive, l’ultima fu lo United di Sir Alex Ferguson. Fino ad oggi, almeno.

Per il Manchester City è il secondo titolo consecutivo (come accennato in precedenza non accadeva dal lontano 2009), il sesto successo nazionale della propria storia.

Un trionfo, in primis, dell’allenatore. Alla sua terza annata in Inghilterra Pep Guardiola conferma ancora una volta il perchè sia il tecnico più corteggiato sulla piazza. Ovunque vada si vince, del resto, sempre e comunque. Una certezza disarmante per i rivali, esaltante per i Citizens.

My thoughest title“. Così l’apertura del Times introduce l’impresa del Manchester City, l’ennesima sotto la guida del tecnico spagnolo. Una leadership sulla squadra, la sua, figlia della continuità nel rendimento a braccetto con l’opportunismo nella sua forma più efficace. Si vince nel lungo periodo in un campionato come la Premier, certo, ma si trionfa e ci si emoziona di momenti, di episodi che colorano il proprio destino.

I numeri sono tutti dalla parte del tecnico catalano. In 114 partite di Premier League ne ha vinte 87, pareggiate 15 e perse 12 (media di 76,3% vittorie sul totale). Un rendimento che è valso a lui e ai Citizens 2 Premier League, 2 Coppe di Lega e 1 Community Shield, nonchè la vittoria di 1 FA Premier League Manager of the Year.

Un destino, quello del Manchester City, nel segno di un’identità costruita e scolpita nella mente di questa squadra nel tempo. Il 4-3-3 di stampo Citizens è la base tecnico tattica verso il successo. Un modulo solido e compatto, al tempo stesso fluido nella sinergia fra i diversi reparti. Le grandi imprese, del resto, sono date dal connubio fra grandi tecnici e grandi uomini sul campo. Senza la collaborazione fra le due parti la magia non può compiersi appieno, dopotutto.

In primis in quello arretrato: la difesa degli Sky Blues si è rivelata granitica nel divenire della stagione: ha concesso in 38 partite solamente 23 gol. Sia chiaro, in funzione di quanto speso dai piani alti di Manchester c’era da aspettarselo. 203.5 sono i milioni di euro spesi per il pacchetto arretrato negli ultimi 11 mesi. 4 dei Top 5 acquisti più cari della storia dei difensori sono del City, dopotutto. Il successo vien pagando, verrebbe da dire.

La potenza economica al servizio e alla base del successo. Dal 2013 a questa parte il Manchester City ha investito ben 339.6 milioni di euro esclusivamente per il reparto arretrato. Nonostante il difensore più pagato della storia del calcio sia Virgil Van Dijk (costato al Liverpool 78.8 milioni di euro) nessuno ha investito tanto quanto i Citizens in difesa.

Spostandosi sulle fasce, poi, si passa all’equilibrio nel gioco dei terzini, che hanno garantito la giusta spinta. Sì, giusta, quindi ponderata, non spericolata ed eccessivamente offensiva, contribuendo nel non possesso al pressing e alla copertura arretrata. Più che dai terzini l’ampiezza in campo è stata offerta dalle ali, in uno stile atipico della manovra offensiva.

Quindi copertura e triangolazioni in mezzo al campo (il City in stagione ha maturato il 64% di possesso palla). Fernandinho e la diga che costruisce fra difesa e centrocampo sono la base di partenza per la sicurezza nel palleggio della squadra di Manchester. Ai vari Silva, Gundogan, De Bruyne Delph e il sempre più sorprendente Foden il compito di dare qualità al fraseggio.

Gli straordinari numeri di Fernandinho meritano una particolare menzione. In 38 incontri ha vinto 497 tackles, bloccato 46 conclusioni, effettuato 327 intercetti e spazzato via per ben 332 volte. Ma non è finita qui: ha vinto 1178 duelli, di cui 350 aerei, senza commettere alcun errore decisivo che portasse al gol avversario. L’anima silenziosa del City è senz’altro lui.

Si consideri infine l’attacco, l’essenza cardine del gioco dei Citizens e della magia che ne consegue. 95 i gol fatti in stagione dagli uomini di Guardiola, di cui 72 da azione manovrata e soltanto 3 da calcio di rigore. Serve aggiungere altro? La media di 2.7 gol a partita ha dell’incredibile. La spinta sulla fasce (il 42% delle azioni manovrate partono dalla sinistra e il 33% dalla destra) è la chiave di volta verso il gol.

Potenza offensiva senza pari quella del Manchester City. Dei 95 gol realizzati in stagione 48 sono stati realizzati da tre giocatori in particolare: Aguero (21), Sterling (17) e Sanè (10).

L’unione di questi e molti altri elementi genera il fenomeno City. Un progetto vincente, solido, costituito per vincere nell’immediato, come è di fatto successo trionfando per due annate consecutive in Premier League, e nel divenire delle prossime stagioni, dove i Citizens rimangono ancora la squadra da battere.

…CONTRO IL CUORE DEL LIVERPOOL

A testa altissima. In virtù dei record infranti e dei premi personali conseguiti il fatto che i Reds non abbiano vinto la Premier League è un qualcosa cui molti stentano ancora a credere. Ma quando c’è di mezzo il Manchester, questo City in particolare, l’amarezza può prepotentemente prendere il posto della speranza verso il trionfo.

Con 97 punti in campionato il Liverpool ha infranto il proprio record di punti in Premier League. Un successo solo di nome, poichè non gli è valso comunque il titolo.

Dall’altra parte, infatti, ecco il Liverpool. Un cammino all’apparenza ingiusto e dal sapore di una beffa più che clamorosa. Il fatto che a detta di molti Jurgen Klopp venga nuovamente annoverato come un “perdente che vince” ci appare ingiusto come non mai. Perchè il Liverpool è una squadra costruita per competere e vincere nel lungo periodo. Solo il City ha negato la gioia dell’immediato a questa squadra, che ha un futuro più che roseo davanti a sè, dalla grande squadra che dopo un lungo stop è tornata ad essere.

Perchè il calcio non si vive solo di trofei e successi, ma di emozioni. E il Liverpool di quest’anno ha saputo accendere gli animi dei propri tifosi e unire quelli del mondo intero verso un sogno spesso e volentieri così vicino, ma che nei fatti manca ormai da 29 anni. Il cuore questa volta non è bastato, coi Reds che potranno “consolarsi” andandosi a giocare la finale di Champions League in quel di Madrid contro il Tottenham. Un’ulteriore testimonianza di come la Premier nel suo insieme sia il campionato più competitivo al mondo. Come se servisse un’altra riprova al riguardo.

Si potrebbe parlare in un certo senso di “equa distribuzione“. Al Manchester City il titolo di Campioni d’Inghilterra, al Liverpool la possibilità di vincere la sesta Champions League della propria storia. I Reds, infatti, sono i favoriti della finale di Madrid contro il Tottenham. La finale di Europa League fra Chelsea e Arsenal infine completa il quadro della situazione, che pone la Premier League al centro del mondo per gioco, risultati e trofei internazionali da conquistare in stagione.

Un aspetto controverso sta anzitutto nei riconoscimenti individuali. Virgil Van Dijk è stato annoverato come il Player of the Season, Alisson Becker ha invece ricevuto il premio del Golden Glove della season; Mohamed Salah, poi, insiema a Sadio Manè e a Pierre Emerick Aubameyang, ha vinto il titolo di capocannoniere del campionato con 22 reti realizzate. Com’è possibile quindi un paradosso del genere? Nell’imprevedibilità che solo il calcio inglese è in grado di offrire anche l’improbabile diventa plausibile.

La beffa prosegue poi, considerando il valore della qualità del gioco dei Reds. Un gioco di squadra ancora una volta figlio degli insegnamenti di chi, a suon di prestazioni di livello, sta conquistando anno dopo anno la stima e l’appoggio del mondo intero. L’amore che il popolo del calcio nutre per Klopp e la sua filosofia calcistica, infatti, sembra non avere eguali. Una passione, quella per le squadre che allena, che pervade, appassiona e conduce dalla propria parte. L’essenza del calcio è questa, in fin dei conti.

E’ stata l’annata senza dubbio di Alisson Becker anzitutto, e dei suoi 21 clean sheets. L’appassionante sicurezza fra i pali che ha mostrato al suo primo anno in Inghilterra ha davvero del disarmante. Ma questo, del resto, è il compito e il pregio dei Campioni. Top Player come colui che gli gioca davanti. Virgil van Dijk si è rivelato monumentale e decisivo in stagione, con l’olandese in prepotenze lizza per il prossimo pallone d’Oro. Il Liverpool si è rivelato la miglior difesa del campionato (22 i gol subiti) grazie a questi due uomini in particolare.

Nessuno in Premier League ha fatto meglio della coppia Arnold-Robertson: i due hanno prodotto 28 assist in stagione (23 in campionato) nel segno di una crescita esponenziale.

Ma nel camaleontico scacchiere tattico dell’allenatore tedesco una menzione in particolare va a coloro che hanno vissuto la crescita più esponenziale in stagione. Il dinamismo, la qualità e il cuore messo in campo da Trent Alexander Arnold e Andrew Robertson sono la chiave di volta del pragmatismo negli schemi di gioco dei Reds. Dal 4-3-3 di partenza, infatti, grazie a loro si passa ad un atipico 2-3-5 di stampo marcatamente offensivo, con raddoppio sulle fasce figlio di una corsa infinita dei due.

Come col City, poi, il fraseggio a centrocampo e in attacco sono da manuale. Fattori decisivi e spettacolari che rendono grandi queste squadre, ponendole a un solo punto di distanza. 88 gol fatti a fronte di 22 subiti. I tifosi del Liverpool possono davvero appellarsi ad una maledizione in virtù di quanto visto e vissuto sul rettangolo di gioco.

33 i gol di Mohamed Salah in stagione (22 in campionato), 27 quelli di Sadio Manè (dei quali 22 in Premier) e 19 per Firmino (12 in Oltremanica).

LA DIFFERENZA STA NEI DETTAGLI

A fronte di un cammino simile da parte delle due squadre si può parlare solamente di dettagli. Piccoli grandi dettagli rivelatisi decisivi nell’unico punto di differenza a separarle.

Una partita su tutte ha fatto la differenza. Un incontro nell’economia del campionato spesso e volentieri può e viene considerato non decisivo ai fini del titolo, ma non in questo caso. Perchè quando due formazioni non hanno rivali se non loro stesse, il micro diventa macro nella corsa alla vittoria.

Ed ecco che lo scontro diretto si rivela decisivo. Pareggio per 0 a 0 all’andata, vittoria del City per 2 a 1 all’Etihad Stadium. Il tentativo di fuga dei Reds di inizio dicembre viene fermato, col City che insegue e non si ferma.

Paradosso è ancora una volta un termine utile nell’analisi del fenomeno. I Citizens, del resto, hanno maturato 4 sconfitte in stagione, il Liverpool solamente una. La differenza sta nei pareggi: due per il City, 7 per i rivali. Troppi e decisivi. In particolare quello maturato nel derby contro l’Everton (0-0), occasione in cui i ragazzi di Guardiola hanno staccato il decisivo pass per la vittoria vincendo contro il Bournemouth e portandosi a +1 sui rivali.

Un punto, un unico punto che ha saputo resistere fino alla fine. I Campioni d’Inghilterra da quella decisiva vittoria non hanno sbagliato un colpo, portando al 100% la statistica vittorie in campionato da tre mesi a questa parte. Lo stesso vale per i Reds, tenutisi a distanza minima, pronti all’errore degli avversari. Incertezza che però non è mai arrivata.

Un discorso, questo, a testimonianza dell’intensità del cammino delle due squadre. Un appassionante tragitto durato un’intera stagione e finito nella lotta più appassionante che il campionato possa offrire.

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Pirlo incensa Calhanoglu e svela un aneddoto: le sue parole

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Calhanoglu segna da fuori area

Nelle ultime ore il regista dell’Inter Hakan Calhanoglu ha rilasciato un’intervista in cui ha affrontato vari temi. Il turco, oltre ad essersi definito il miglior regista al mondo, ha rivelato tutta l’ammirazione per Andrea Pirlo, il suo idolo. Calhanoglu è rimasto sorpreso dall’interpretazione del ruolo da parte del campione del mondo e dalla sua tecnica.

Dopo la gara vinta dalla sua Sampdoria contro il Cosenza, l’attuale tecnico dei blucerchiati, interpellato sul tema ai microfoni di Sky, ha voluto raccontare un aneddoto che risale al periodo in cui Calhanoglu giocava nel Milan allenato da Rino Gattuso.

LE PAROLE DI PIRLO A GATTUSO

“Calhanoglu sta facendo bene, avevo detto a Gattuso che lui sarebbe diventato un play e adesso sta dimostrando di essere un giocatore fondamentale per l’Inter. È uno dei migliori centrocampisti in circolazione”.

L’ELOGIO DI CALHANOGLU A PIRLO

Queste invece erano state le parole di elogio del turco nei confronti dell’ex regista di Milan e Juventus.

CALHA ELOGIA PIRLO –Lo conosco bene. Mi piace come sta in campo, la sua serenità. Non sentiva lo stress. Il numero uno. Il mio procuratore mi diceva che mi vedeva come Pirlo, non ci credevo. Dicevo che mi sentivo un numero dieci ma il tempo ha dimostrato che aveva ragione. Pirlo però è Pirlo, ha vinto tanto e non posso essere messo al suo livello“.

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Dove vedere Genoa-Udinese in tv e streaming

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Dove vedere Genoa-Atalanta

DOVE VEDERE GENOA-UDINESE IN TV E STREAMING – L’anticipo del sabato sera della 26ª giornata di Serie A propone Genoa-Udinese, una gara interessante sotto vari punti di vista. I rossoblù navigano nella zona tranquilla di classifica, ma possono sognare l’aggancio alla lotta per l’Europa. Dall’altra parte l’Udinese va a caccia di punti per tirarsi quanto prima fuori dalla zona calda.

COME ARRIVA IL GENOA

Il Genoa di Alberto Gilardino deve scrollarsi di dosso un periodo senza vittorie. Nelle ultime 3 sfide sono arrivati 2 pareggi ad Empoli e a Napoli e la sconfitta tra le mura amiche contro l’Atalanta. Interessante sarà, dunque, scoprire quale sarà l’approccio dei liguri.

Solito assetto 3-5-2 per Gilardino con Malinovskyi, Badelj e Frendrup sulla linea mediana per innescare i due uomini migliori Gudmundsson e Retegui, senza gol rispettivamente da 5 e da 4 giornate di campionato.

COME ARRIVA L’UDINESE

L’Udinese arriva al Ferraris nella condizione opposta. La cura Cioffi sembra aver fatto effetto e nelle ultime 3 gare i bianconeri hanno raccolto 5 punti, 3 di prestigio a Torino contro la Juventus.

Per proseguire la striscia di imbattibilità Cioffi dovrebbe schierare i suoi a specchio rispetto al Genoa. Non ci sarà Pereyra, che cercherà di smaltire il problema fisico per rientrare nella gara successiva, quella contro la Salernitana. Davanti il tandem composto da Thauvin e Lucca sarà rifornito da Samardzic e appoggiato dagli inserimenti di Lovric.

DOVE VEDERE GENOA-UDINESE IN TV E IN STREAMING

Il calcio d’inizio di Genoa-Udinese è fissato alle 20:45. La sfida sarà visibile sia su DAZN, tramite l’applicazione accessibile da tutti i dispositivi, dalle smart tv a smartphone, tablet e computer, sia su Sky.

Anche per quanto riguarda Sky, c’è la possibilità di guardare la partita lontano da casa grazie all’applicazione SkyGo. L’altra opzione di Sky è rappresentata dal servizio di streaming live e on demand NOW TV.

LE PROBABILI FORMAZIONI DI GENOA-UDINESE

GENOA (3-5-2): Martinez; De Winter, Bani, Vasquez; Sabelli, Messias, Badelj, Frendrup, Martin; Retegui, Gudmundsson. All. Gilardino

UDINESE (3-5-1-1): Okoye; Perez, Giannetti, Kristensen; Ehizibue, Samardzic, Walace, Lovric, Zemura; Thauvin; Lucca. All. Cioffi

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Baroni: “Subito due gol evitabili, sul primo ho dei dubbi”

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Marco Baroni, allenatore dell'Hellas Verona - Serie A

Il Verona non è riuscito a domare un Bologna inarrestabile. Cinque vittorie consecutive per i ragazzi di Thiago Motta, che ora vedono l’Europa. La squadra gialloblù dopo due pareggi torna a perdere e già domani rischia di tornare nella zona rossa rappresentata dagli ultimi tre posti. Dopo la gara sono arrivate le dichiarazioni del tecnico scaligero Marco Baroni, soddisfatto dell’intensità, meno della concretezza dei suoi ragazzi.

LE PAROLE DI BARONI

SULLA PARTITA – “Abbiamo incontrato una squadra forte e siamo stati bravi a toglierle il palleggio. Peccato per i 2 gol evitabili. Sul primo secondo me c’è un contatto netto su Montipò. Nel secondo abbiamo commesso un’ingenuità da fallo laterale. Abbiamo sbagliato troppo tecnicamente, le occasioni importanti le abbiamo avute, ma la squadra dal punto di vista caratteriale ha fatto una buona partita. Dovevamo giocare con questa aggressività”.

CONCRETEZZA MANCATA – “Alcune scelte sono state sbagliate. Gli avversari erano in fiducia e non dovevamo fare errori. Dal punto di vista tecnico potevamo fare qualcosa in più”.

COSA C’È DA MIGLIORARE? – “Suslov deve migliorare nelle scelte. A volte un assist è fondamentale per far gol. Se avessimo messo in discussione il risultato avremmo potuto riprenderla. A livello di occasioni la gara è stata equilibrata. Questa partita ci deve rafforzare”.

LA CONDIZIONE DEI NUOVI? – “I giocatori li scopro non solo in allenamemnto, anche Mitroivic ha giocato uno spezzone di gara molto bene. Swiderski era fermo in campionato e deve ritrovare la condizione giocando. Dobbiamo assumerci qualche rischio. La squadra arriva, ha fissato l’obiettivo”.

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Fabbian: “Zirkzee in qualcosa somiglia a Ibra, pensiamo all’Atalanta”

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Fabbian

Mattatore di Bologna-Verona, anticipo della 26ª giornata di Serie A, è stato Giovanni Fabbian, autore di un gol e un assist, entrando di fatto in entrambe le reti che hanno consegnato la vittoria alla squadra rossoblù. Il classe 2003, che è ora arrivato a 4 reti al suo primo campionato di Serie A, all’uscita dal campo ha ricevuto anche la meritata standing ovation dal Dall’Ara.

A fine partita ha commentato la partita ai microfoni di DAZN concentrando già l’attenzione sulla sfida di settimana prossima contro l’Atalanta.

LE PAROLE DI FABBIAN

BUON RENDIMENTO IN CASA – “In casa o fuori, l’importante è dare il massimo. Stasera è stata bellissima serata e siamo contenti“.

A FINE PARTITA –Abbiamo festeggiato con i tifosi, che sono sempre tantissimi e splendidi“.

TIFOSI CON LE TORCE –È bellissimo, in panchina l’abbiamo visto subito, ci siamo messi ad applaudire, è stato bello“.

GIOCATE –La veronica l’ho sbagliata, ma ci ho provato. Sto cercando di mettere tutto me stesso“.

CLASSIFICA –La classifica la vediamo quando è finito il campionato, adesso pensiamo subito all’Atalanta“.

ZIRKZEE E IL PARAGONE CON IBRA – “Sicuramente in qualcosa gli assomiglia. Joshua è un grandissimo giocatore, anche oggi l’ha dimostrato“.

TENERE THIAGO MOTTA –Io penso alla squadra e poi vediamo“.

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