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Conferenza Giampaolo: “Domani la squadra deve essere competitiva”

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Alle ore 12:45, in diretta da Milanello, ha parlato il tecnico del Milan Marco Giampaolo. A poco più di 24 ore al fischio di inizio di Udinese-Milan , che darà il via alla Serie A 2019/2020 per entrambe le squadre, il nuovo allenatore dei rossoneri ha risposto alle domande dei giornalisti.

Ci siamo, domani si parte. In base al lavoro programmato da lei e dai suoi collaboratori, il suo Milan arriva al punto giusto, magari indietro o magari avanti?

“Il lavoro lo abbiamo portato avanti così come lo avevamo programmato. L’unica differenza è che sono arrivati in ritardo alcuni calciatori. di solito in ritiro hai più tempo da dedicare per gli aspetti tattici e di organizzazione collettiva. Chi è arrivato tardi ha bisogno di più tempo ma sta lavorando bene. Con gli altri siamo giusti, hanno lavorato molto bene bisogna affinare i dettagli.”

Meglio vedere la squadra della ICC o quella delle amichevoli in Kosovo e a Cesena con alcune correzioni?

“Sono state tutte partite diverse con squadre diverse. Sono state tutte utili, abbiamo fatto cose positive e cose negative. Fa parte del percorso. La cosa che mi rende sereno è che i calciatori mi seguono e sono fidelizzati. Non possiamo far altro che migliorarci sempre.”

Ci può raccontare come si sta trovando nell’ambiente Milan?

“È un sogno per me. Lo è per me ma anche per i calciatori. Sono in un ambiente straordinario, se vuoi lavorare qui puoi sbizzarrirti. Con i calciatori ho un buon feeling lavorativo. Ho una visione ma ho bisogno di tempo. Devo affinare sincronie e sintonie portando avanti un modello di gioco, anche davanti alle difficoltà.”

In base a quanto detto prima sugli ultimi arrivati, domani potrebbe giocare Çalhanoğlu e non Bennacer?

“Gioca chi sta meglio. Sul piano fisico e sul piano delle conoscenze collettive. Può darsi che stiano fuori giocatori forti, poichè non conoscono la condizione degli altri. Bennacer non è arrivato male, può darsi che domani gli possa ritagliare uno spezzone di partita, ma vado su quelli che mi danno più garanzie, ci sarà tempo e modo per inserire tutti gli altri. L’ho detto alla squadra, abbiamo bisogno di portare tutti all’interno del nostro progetto, magari essendo ripetitivi sulla tattica.”

Ha detto che ha bisogno di tempo, nei suoi piani. Quello che vedremo domani, è un Milan un po’ in ritardo sul progetto?

“No, domani il Milan deve essere competitivo. Scendono in campo 11 giocatori veri, non figurine. Le partite si giocano anche su altri aspetti, emozioni, grinta, voglia di vincere. Dell’aspetto tecnico-tattico ne ho bisogno nel medio lungo periodo. Domani la squadra deve essere competitiva.”

È stata un’estate molto tormentata per Suso, tu stesso ti sei esposto su di lui. Molto probabilmente rimarrà, Capello ha detto che è un esterno, la tua visione è quella che lui è un trequartista?

“Su di lui ho espresso un parere tecnico, mi limito a quello. Ho allenato il calciatore e esprimo un parere su di lui. Per quanto riguarda le dichiarazioni di Capello non le ho sentite. È abituato a giocare esterno, alcuni giocatori sono vincolati alla linea e all’ampiezza, ma non si è mai lamentato. Ha fatto anche cose egregie da trequartista. Avrei cambiato il sistema di gioco in funzione di Suso ma lui mi ha dimostrato grande disponibilità.”

È felice che resta?

“Sono felice sì, ma il mercato non è ancora chiuso può succedere di tutto.(ride, ndr.) Ogni giorno fate mercato e raccontate cose. Vado dritto e non vi leggo, alleno quelli che ho e sono contento della loro disponibilità.”

Piątek sembra in difficoltà, non ha mai segnato nelle amichevoli. Sei preoccupato?

“Non sono preoccupato. Ha caratteristiche particolari. Non penso che isolarlo davanti sia il suo ruolo, è un giocatore di inserimento non di palleggio. Giocando con un attaccante al suo fianco potrebbe anche togliersi di torno le tante attenzioni difensive che subisce. Ha dimostrato in alcuni parametri un livello di fatica più alto rispetto agli altri. Deve fare un percorso di smaltimento delle tossine diverso. Ha avuto anche delle occasioni, ma non ha fatto gol. Forse nell’ultima partita (con il Cesena) ne ha avute di meno rispetto alle precedenti. Il fatto che non ha fatto gol non mi sposta niente. Non ci bado, bado alla prestazione collettiva della squadra, se fai le cose fatte bene la partita puoi vincerla. Curo i movimenti, gli smarcamenti e do consigli. In fase realizzativa è forte, vede la porta e la prende quando calcia. Lo faccio giocare il più vicino possibile alla porta, non lontano. Credo possa trarne vantaggio da questo non svantaggi.”

Sei soddisfatto della rosa attuale che hai a disposizione?

Ho la fortuna di lavorare con dirigenti che sono stati grandissimi calciatori e conoscono le dinamiche di come funziona una squadra di calcio. Non sono dirigenti ai quali manca il punto di vista tecnico, quello più raffinato. Quando mi confronto con loro vengono fuori raffinatezze di cui dispongono. Loro sanno bene cosa fare. Io non mi lamento quando i calciatori non si fidelizzano, perché a volte posso sbagliare anche io. Mi lamento quando non c’è amore, passione, uno sguardo collettivo. Alla fine mi innamoro dei miei calciatori. Non mi innamoro degli inaffidabili, quelli che timbrano il cartellino. Di quelli che lavorano con attenzione e passione sono sicuro che posso tirarci fuori qualcosa. Per quanto riguarda l’aspetto individuale e tecnico, ho dirigenti in grado di poter fare questo tipo di valutazione. 

Come pensa di affrontare la tensione della città e dell’ambiente Milan?

“Faremo in modo di creare una critica positiva. Quando sei dedito al tuo lavoro non devi avere paura. Lavoro 18 ore al giorno, 12 lavoro e le altre 6 penso al Milan. Come diceva un mio maestro, “meglio affogare nell’oceano che in un bicchiere d’acqua”. Ne ho subite e passate tante, questa è una grande chance. È una gioia allenare il Milan. Faremo tutti in modo di creare un clima positivo intorno alla squadra.”

La società non sta manifestando l’ossessione della Champions come nelle passate stagioni, ritiene che sia una cosa buona?

“Per quell’obiettivo corrono tante squadre, Milan compreso. Le forze in campo una volta erano più delineate, ultimamente i rapporti si sono assottigliati. Non lo dico io lo dicono le classifiche. Il Milan per storia e blasone deve correre per quell’obiettivo ma non è il solo. Lo deve fare con altre squadre, per questo non viene sottolineato. Lo garantisco, non siamo qui per fare una parte. Dobbiamo fare il meglio delle nostre possibilità.”

Hai sentito il tuo predecessore Gattuso?

“Non l’ho sentito ma so che ha qualche ristorante e pescheria a Gallarate. Ho preso casa lì, presto lo andrò a trovare.”

C’è un particolare che ti ha fatto pensare “Wow, sono al Milan”? E, come in passato, ha già ottenuto le chiavi del centro sportivo.

“Le chiavi, per modo di dire, le ho, passo molto tempo qui con i miei collaboratori. Per quanto riguarda le emozioni ho un difetto, non riesco a viverle. Se vinco una partita me lo dimentico un secondo dopo, guardo subito al futuro. Se devo dir la verità va bene così, ho sempre fatto così.”

Qual’è il punto sugli infortunati? Ha già deciso il rigorista?

“Mi è dispiaciuto perdere Lucas Biglia per il risentimento che ha avuto. stava facendo molto bene. Mi piace l’uomo e il calciatore, mi spiace molto non averlo per domani. Poi ci sono gli infortunati di lungo corso, Caldara, Theo Hernández, Reina e Bonaventura che stiamo reinserendo. Hernandez spero di recuperarlo dopo la sosta, ma va valutato. Il rigorista è Piątek.”

Il Milan è una delle rose più giovani della Serie A, servono innesti di esperienza?

“Non lo so cosa significa esperienza. L’evoluzioni di mercato non le conosco ma non ci penso. brucerei energie nervose. Ho già risposto, la dirigenza segue gli allenamenti, ci confrontiamo, dal punto di vista tecnico sa che se c’è la possibilità di intervenire cosa fare.”

Come far a trasmettere l’attaccamento alla maglia ai nuovi arrivati?

“Essere al Milan è un privilegio, non c’è bisogno di spingere i calciatori. Capita a pochi nella vita. Hanno tutte le condizioni per far bene. Il Milan ha una tifoseria di milioni e milioni di persone da tutto il mondo, me ne accorgo quando andiamo a giocare. Basta quello per capire cosa significa Milan nel mondo.” 

Il calendario vi mette di fronte all’esame derby alla terza giornata, è lì che vuole vedere il suo Milan al completo?

“Anche domani voglio vedere il mio Milan. Sempre. Almeno nello spirito, poi possiamo sbagliare delle cose. Ma nell’applicazione, nel giocare insieme, anche domani. Per esperienza ci sono momenti in cui fai passi avanti e momenti in cui ne fai indietro. La qualità dei calciatori può migliorarci in questo tipo di step. I dettagli non finisci mai di curarli, la perfezione non esiste. Mi auguro di vedere il Milan migliorare sempre nel tempo ma capisco che servono anche risultati.”

Le voci di mercato stanno condizionando Andrè Silva? Come lo vede?

“Andrè è un po’ condizionato ma si allena bene. Non aspetta il mercato, io ci conto. per me è un calciatore del Milan. se domani ne ho bistogno lo faccio giocare, poi si vedrà. confido molto nella serietà di ogni calciatore.”

Un giudizio tecnico su Corre?

“Non lo conosco.”

L’inizio di campionato sarà determinante?

“Determinante no, ogni partita può far cambiare l’umore. Può succedere di tutto in un campionato ma le valutazioni van fatte su come si fanno le cose. dipendiamo dal giudizio degli altri e dai risultati ma sono concentrato sul creare step di lavoro in grado di farci svoltare.”

Come si stanno inserendo Rafael Leão e Leo Duarte?

“Hanno fatto pochi allenamenti entrambi. dimostrano grande disponibilità e curiosità aldilà delle qualità individuali. Cercano di capire e si impegnano ma hanno fatto pochi allenamenti.” 

Fonte immagine di copertina: sito ufficiale dell’AC Milan

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Gzira 1-6 Inter, vittoria schiacciante per i nerazzurri

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Durante la sosta per il Mondiale in Qatar, l’Inter ne ha approfittato per tenere il ritmo partita, e si è concessa un’amichevole contro lo Gzira United, club che milita nella prima divisione del campionato maltese. La gara è terminata con il risultato di 1-6 per la squadra di Simone Inzaghi. I nerazzurri si sono portati subito in vantaggio di due gol nella prima mezz’ora, con le reti di Bellanova e Kristjan Asllani. Il club di Malta ha poi accorciato le distanze sugli sviluppi di un calcio d’angolo con Jefferson. L’Inter ha dilagato e chiuso il match con le reti di Hakan Calhanoglu, Robin Gosens, Dimarco e Mkhitaryan.

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Tito post Turris-Avellino: “Dedico la doppietta a mia figlia”

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Tito

Nel post partita di Turris-Avellino, Fabio Tito, autore di una doppietta, ha analizzato la gara vinta 1-3 e il momento di forma della squadra, reduce da tre risultati utili consecutivi.

Il difensore biancoverde, visibilmente emozionato, ha dichiarato:

“Mi conoscete da un bel pò. Ho sempre messo la squadra al primo posto, anche quando segnavo a raffica e sfornavo assist. È la prima volta che provo un’emozione del genere, in una gara così importante, in un derby così sentito, realizzare due gol è un qualcosa di stupendo. Sono 3 punti pesanti, che ci consentono di allontanarci dalla zona calda. Dedico la doppietta a mia figlia che domani compie un anno. È il miglior regalo che potessi farle”.

Poi, sull’atteggiamento messo in campo:

“Se capiamo che dobbiamo scendere in campo con questa grinta, possiamo toglierci enormi soddisfazioni e raggiungere il quarto posto. Se la cattiveria viene meno, possiamo far fatica con tutti. Prepariamo la gara con l’Andria con maggiore spensieratezza ma sappiamo che non sarà facile senza i nostri tifosi. Sappiamo bene ciò che è successo a Foggia ma stanno penalizzando entrambe le società. Sarà una gara anomala senza l’apporto del pubblico, dobbiamo vincere soprattutto per loro“.

Fonte immagine di copertina: profilo Instagram Us Avellino

 

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Brasile-Corea del Sud, le formazioni ufficiali

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Alle 20:00 si disputerà l’ottavo di finale tra Brasile Corea del Sud, per il passaggio ai quarti, dove la vincente affronterà la Croazia. L’ago della bilancia sembrerebbe pendere tutto dalla parte della squadra di Tite, che vuole assolutamente cancellare il ricordo della sconfitta contro il Camerun. Dall’altra parte, Paulo Bento vuole continuare a far sognare una nazione, portando la Corea ai quarti di finale, dopo aver compiuto una vera e propria impresa contro il Portogallo. Arrivati nella fase a eliminazione diretta, ora più di prima, nessuno vuole rinunciare a sognare di alzare l’ambita coppa, chi per la prima volta nella sua storia, chi per la sesta, aumentando ancora di più il margine di distacco su Italia e Germania.

LE UFFICIALI

BRASILE (4-2-3-1): Alisson; Danilo, Marquinos, Thiago Silva, Alex Sandro; Casemiro, Lucas Paqueta; Raphinha, Neymar, Vinicius Junior; Richarlison. Commissario Tecnico: Tite.

COREA DEL SUD (4-3-3): Seung Gyu; Moon-hwan, Kim Min-jae, Young-gwon, Kim Jin-su; In-beom, Woo-young, Jae-sung Lee; Hee-chan, Gue-sung, Son Heung-Min. Commissario Tecnico: Paulo Bento.

 

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Salvatore Carmando e la storia del fisioterapista amico di Maradona

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Maradona

“Lo sai che io ti amo

ovunque tu sarai, ti seguiremo

nella mente c’è un ricordo che non mi abbandona

Il bacio di Carmando a Maradona!”

C’è una storia forse poco nota al grande pubblico, una storia di amicizia e di sport, la storia di uno dei più grandi fisioterapisti che una squadra di calcio abbia mai avuto. Quel coro sopra riportato rappresenta la testimonianza dell’amore di un popolo, quello partenopeo, che ringrazia e rende omaggio ad un grande professionista.

Mai nella storia del calcio una tifoseria aveva dedicato cori ad un membro dello staff. Quindi, per una volta, non ci soffermeremo a parlare delle gesta di un numero diez ma approfondiremo l’importanza di un massaggiatore all’interno degli equilibri di una squadra e la sua storica amicizia con il numero diez più forte di tutti i tempi, Diego Armando Maradona.

GLI INIZI DELLA CARRIERA

Salvatore Carmando nasce a Salerno ma diventerà napoletano d’adozione, figlio di Angelo Carmando, fisioterapista della Salernitana a cavallo tra gli anni ’40 e ’50, allora guidata da Gipo Viani (di cui approfondiremo nei prossimi articoli la sua importanza).

Salvatore approda al Napoli la prima volta nella stagione 1974-1975, dapprima nelle giovanili e poi nella stagione 1976-1977 come 1° massaggiatore ufficiale della squadra, che lascerà molti anni dopo, precisamente nel 2009.

L’INCONTRO CON MARADONA

Salvatore Carmando è stato per Maradona un amico, un confidente, un fidato consigliere, non semplicemente un massaggiatore.

Maradona e Carmando si trovano subito, nel primo ritiro di Castel del Piano, come afferma lo stesso Salvatore in un’intervista a “La Famiglia Cristiana” <<Mi osservò per un po’ di tempo mentre lavoravo, in silenzio. Poi Maradona mi scelse: sarai tu il mio unico massaggiatore. Non si faceva toccare da altri e per stendersi sul lettino dei massaggi aspettava che tutti i compagni fossero andati via dallo spogliatoio. Restavamo lì, da soli. Per ore. Nacque così un rapporto personale, oltre che professionale»

Ma per capire davvero l’importanza che Carmando aveva per Maradona basta sapere che nel 1986 il pibe de oro, in occasione dei Campionati del Mondo del 1986 che si sarebbero tenuti in Messico, volle Salvatore come massaggiatore della Nazionale Argentina, un’iniezione di stima e fiducia che Carmando ripagherà, anche nei momenti più difficili di quelle settimane.

Infatti come racconta lo stesso ex-fisioterapista, Carmando durante quegli interminabili giorni in Messico, fu per 10 giorni colpito da dissenteria, giorni terribili che misero a dura prova la sua permanenza con la nazionale Albiceleste, ma alla fine sappiamo tutti come ando’ a finire.

Carmando ricorda quei momenti in un’intervista rilasciata ad areanapoli.it “Arriviamo in Messico e per dieci giorni la dissenteria non mi dà tregua. A un certo punto avviso Diego che non ce la faccio più e che voglio andare via. Lui capisce che faccio sul serio solo quando mi vede preparare la valigia: viene in camera mia e mi ferma. ‘Resisti almeno un altro po’, dai’. Un attimo dopo Maradona lascia il ritiro con un componente dello staff della nazionale argentina e ricomparire dopo un’ora, trascinando due cassette d’acqua minerale italiana. Non seppi mai dove le aveva trovate, Ma il mal di pancia mi passò”.

La Nazionale Argentina vince la Coppa del Mondo e Carmando assiste al goal del secolo, dalle tribune del mitico stadio Azteca di Città del Messico e gioisce insieme all’amico Maradona una vittoria aspettata e sognata sin da bambino.

LA MONETINA DI ALEMAO

Un altro avvenimento curioso che rafforza ancora di più il rapporto tra Carmando e i suoi tifosi è rappresentato dal famoso episodio della monetina di Alemao, quel famoso 8 Aprile del 1990, dove in palio c’era uno scudetto e il Napoli di Maradona era ospite al Comunale di Bergamo per giocare contro l’Atalanta.

Vedete, se oggi per un calciatore è difficile giocare solo in alcuni stadi, dove si sente maggiormente la pressione del tifo di casa, un tempo era cosi’ per tutte le partite giocate in trasferta.

Quel giorno, a Bergamo, ci si giocava lo scudetto.

Al minuto 32′ del secondo tempo una monetina da 100 lire colpisce il capo di Ricardo Rogerio de Brito, al secolo “Alemao” che si accascia a terra.

Carmando corre verso il campo per prestare soccorso ed esclama quelle parole che ancora oggi a Napoli ricordano bene: “Statte ‘n terra”. Carmando disse queste parole semplicemente per curare meglio il calciatore brasiliano, ma vennero interpretate dal pubblico come una “bugiardata” fatta ad-hoc per ingigantire l’accaduto.

I tifosi dell’Atalanta si accanirono sul fisioterapista partenopeo per quelle parole che, secondo loro, avrebbero deciso il campionato.

Il Napoli infatti, a 3 giornate dalla fine, riceve la vittoria a tavolino e quella partita resterà negli annali della storia del calcio poichè il Napoli vincerà lo scudetto tre settimane dopo.

Salvatore Carmando, aldilà di questo episodio controverso, è considerato da tutti il re dei fisioterapisti e oggi tutti ne ricordano l’impegno e soprattutto l’amicizia profonda con El Diez più forte di tutti i tempi, Maradona.

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