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Tra contraddizioni ed opportunità

Rafael Alcântara do Nascimento, noto ai più come Rafinha, è un nuovo giocatore dell’Inter. Arriva con la formula del prestito con diritto di riscatto fissato a 35 milioni di euro più tre di bonus, tutti da pagare entro la fine di questa stagione – se il giocatore dovesse convincere l’ambiente nerazzurro.

Un’operazione sicuramente interessante, portata avanti dai dirigenti nerazzurri e chiusa in meno di una settimana: suggestiva per il nome altisonante e per la caratura del profilo, incerta per differenti aspetti che proveremo ad affrontare di seguito.

CONTRADDIZIONE IN TERMINI

Il primo punto da analizzare è quello che riguarda l’aspetto economico-strategico dell’operazione, ovvero tutto ciò che sta al di fuori della valutazione tecnica in sé. La scelta dell’Inter è stata quella di portare a Milano un giocatore che ha ritrovato il campo dieci giorni fa – uno spezzone di 15 minuti in Copa del Rey – dopo un’assenza di nove mesi a causa di un grave infortunio al ginocchio.

Non si può chiedere a qualcuno che non gioca da un anno e mezzo di metterci a posto le cose. Siamo noi che dovremo aiutare lui, non viceversa. Rafinha ha giocato 5-6 partite nell’ultimo anno. Il ritmo-gara è un’altra cosa.

Con queste parole Spalletti ha accolto l’arrivo dell’ex Barcellona a Milano. Le considerazioni del tecnico di Certaldo farebbero pensare dunque ad un acquisto di prospettiva, o quanto meno ad un giocatore da aspettare con pazienza, da aiutare nel recupero e da inserire gradualmente. Così si dovrebbe intendere l’acquisto di un calciatore che si è fatto notare nei suoi primi anni al Barça, e che poi è stato costretto ad un lungo stop per due infortuni al ginocchio.

A questo punto però sorgono altre due questioni: la prima riguarda il costo dell’operazione, la seconda l’utilità della stessa. Ovvero: se Rafinha è un giocatore non pronto, come può la società valutare di spendere 35 milioni per riscattarlo in così poco tempo? Ovviamente il prezzo del riscatto è stato fissato ad una cifra così alta perché l’Inter non ha, almeno per ora, la volontà di acquistare a titolo definitivo il giocatore. Si può parlare dunque di un prestito secco, e qui si giunge alla seconda questione.

L’Inter aveva necessità di fare almeno un’operazione che coinvolgesse un centrocampista offensivo: Borja ha palesato notevoli difficoltà in quella zona di campo, le alternative dalla panchina si sono dimostrate acerbe o discontinue. Un prestito secco poteva essere quindi la soluzione adatta, ma Rafinha, come confermato da Spalletti, non è un giocatore pronto. Che senso ha avuto dunque prelevare un calciatore che non gioca da più di un anno, solo con l’obiettivo di utilizzarlo fino a giugno?

L’unica risposta a questa contraddizione in termini, potrebbe essere questa: l’Inter ha acquistato per quattro mesi un ottimo giocatore senza spendere nulla; anche se Rafinha dovesse scendere in campo cinque volte, la società nerazzurra ci avrebbe guadagnato. Discorsi che lasciano il tempo che trovano, perché in realtà il posto occupato da Rafinha potrebbe bloccare la crescita di altri giocatori, ed andare ad intralciare gli spazi di uno spogliatoio che da un po’ di tempo sembra aver perso alcune certezze.

L’apporto di un giocatore ad una squadra non si può valutare solo in termini di presenze in campo in rapporto al costo del cartellino, ma anche e soprattutto in merito alla sua incidenza negli equilibri del gruppo.

E poi, se anche Rafinha dovesse entrare in condizione a breve, siamo così sicuri che dal punto di vista tattico possa essere un giocatore utile per l’Inter di Spalletti?

JOLLY PER NECESSITÀ

Un jolly nel calcio è per definizione un calciatore che può adattarsi a diversi contesti tattici, in differenti momenti della gara o della stagione. Qualcuno che può occupare diverse posizioni in campo.

Rafinha prima dell’infortunio ha giocato mezzala nel centrocampo a tre del Barça, talvolta ha fatto l’esterno alto nel tridente d’attacco, e al Celta ha anche giocato esterno nel centrocampo a quattro. Dotato di ottima tecnica è abile anche negli inserimenti senza palla, fondamentale per l’equilibrio che riesce a dare alla sua squadra. Il suo ruolo è ancora difficilmente identificabile, Rafinha appare ancora come un giocatore da plasmare tatticamente, complice anche l’ultimo anno di assenza dai campi. Inoltre, se si considera anche l’infortunio avuto al legamento crociato nel 2015 – ricorderete l’entrata killer di Nainggolan che gli costò il legamento crociato – la presenza sul campo di Rafinha è stata incostante, e non ha aiutato la sua formazione di calciatore.

L’intervento duro di Nainggolan, che causò a Rafinha la rottura del legamento crociato nel 2015.

Si pensa a lui dunque come ad un jolly, più per necessità che per convinzione tattica. Rafinha sa fare tante cose ma forse nessuna ancora con consapevolezza. A Spalletti dunque il compito di trovare una posizione adatta al brasiliano nel suo 4-2-3-1 – lo ripetiamo – in appena quattro mesi.

DOVE LO METTO?

Una delle domande che Spalletti si starà ponendo in questi giorni. Il tecnico aveva bisogno di un calciatore pronto e immediatamente collocabile, e invece si ritrova con un giocatore di fatto da inventare. Soprattutto in un campionato come quello italiano, che lascia poco all’improvvisazione e costringe invece alla chiarezza di idee dal punto di vista tattico.

Una prima soluzione sarebbe quella di non smuovere gli equilibri seppur fragili della squadra, e cercare di inserire il brasiliano nel 4-2-3-1. Rafinha potrebbe giocare da trequartista con Borja Valero in mediana, oppure giocare da esterno al posto di Candreva, che si sposterebbe dietro Icardi. Queste soluzioni non sono convincenti, in quanto Rafinha è per caratteristiche tecniche più abituato a gestire la palla, ad aiutare la squadra in fase di possesso. Non è il giocatore che cambia passo negli ultimi venti metri, e nemmeno quello che punta l’uomo e va al cross. L’Inter – a parte forse solo Candreva – questo tipo di giocatore non ce l’ha. Nel 4-2-3-1 Rafinha potrebbe inserirsi, ma farebbe sicuramente molta fatica.

Molto più convincente invece la soluzione che porterebbe al cambio di modulo. Abbassando definitivamente Borja Valero nella mediana del centrocampo, Spalletti potrebbe provare a schierare un centrocampo a tre: lo spagnolo si muoverebbe da classico metodista, cercando di ridurre le distanze tra la difesa e l’attacco, e sarebbe affiancato da una mezzala di corsa (Vecino) e da un’altra più abituata a gestire il pallone (Rafinha). In questo modo il trequartista verrebbe meno, si svilupperebbe invece un tridente formato da Perisic, Icardi e Candreva. L’Inter si schiererebbe quindi come Napoli, Roma e, come fa a volte, anche la Juventus.

L’operazione che ha reso Rafinha un nuovo calciatore dell’Inter porta con sé una contraddizione evidente dal punto di vista strategico, ma potrebbe regalare all’Inter un’opportunità per uscire da questo momento di stallo sotto il piano del gioco. Il brasiliano può essere l’uomo che consente a Spalletti di inventare nuove soluzioni tattiche per sviluppare una manovra sempre più incerta. Dal punto di vista personale ne uscirebbe un giocatore più consapevole della propria posizione in campo e con una formazione più alta dal punto di vista tattico.

Molti, forse troppi condizionali, che in questo caso sono d’obbligo, e che accompagnano l’arrivo di Rafinha all’Inter. Come ha detto Spalletti: “non si può chiedere a qualcuno che non gioca da un anno e mezzo di metterci a posto le cose”.

 

 

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