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Correa-Inter, garra e talento per mister Inzaghi: affare o errore?

Correa-Inter, garra e talento per mister Inzaghi: affare o errore?

Alea iacta est. Il dado è (finalmente) tratto.

Dopo settimane di trattative, nella giornata di ieri è finalmente arrivata la fumata bianca. L’affare, infatti, si è improvvisamente sbloccato, dato anche l’infortunio piuttosto grave occorso a Marcus Thuram. Joaquin Correa è quindi diventato un nuovo giocatore dell’Inter.

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L’attaccante argentino lascia Roma per raggiungere Simone Inzaghi a Milano, dove ritrova il mister che lo ha lanciato tra le fila biancocelesti. L’Inter, invece, ha così completato la rivoluzione in attacco che ci si aspettava. O almeno, così pare: le vie del mercato sono infinite, si sa.

D’altronde, già sabato sera, nel pre-partita di Empoli-Lazio, Igli Tare aveva rilasciato dichiarazioni che sapevano molto di addio. Un addio ormai scontato, visto inoltre il poco spazio concesso al Tucu durante le amichevoli estive.

“Correa dall’anno scorso ha espresso il desiderio di andare a giocare altrove. C’è questa possibilità con l’Inter. Per noi è un giocatore importante e lo sa anche lui. Dipende da quello che vuole fare l’Inter, poi vediamo”

-Igli Tare, 21 agosto 2021

La trattativa, in ogni caso, è finalmente andata in porto. I nerazzurri possono abbracciare il loro nuovo attaccante, che insieme ad Edin Dzeko avrà il (difficile) compito di non far rimpiangere il partente Lukaku. Inzaghi sicuramente starà gongolando, ma, in realtà, il suo arrivo ha leggermente diviso i tifosi, tra chi attendeva questo acquisto con ansia, e chi meno.

PER ALCUNI ERRORE…

Ovviamente, sarebbe lapalissiano specificare che Joaquin Correa non è e non sarà Lukaku. Né ora né mai.

La perdita del belga non sarà di certo facile da digerire, ed è normale che alcuni tifosi non abbiano apprezzato i suoi sostituti. Edin Dzeko ha ormai 35 anni, e già da un paio di stagioni ha dimostrato di non essere più in condizione smagliante. Inoltre, anche con l’arrivo dell’argentino, il bosniaco rimane l’unico bomber vero a disposizione di Inzaghi.

Uno dei nodi più spinosi, infatti, è proprio quello legato alla mancanza di un’alternativa a Dzeko. L’età avanza, e la condizione è sempre più precaria. La sensazione è che, in ogni caso, manchi una prima punta di ruolo che possa far rifiatare l’ex Roma. Inevitabile infatti immaginarsi Correa come un più probabile concorrente di Lautaro Martinez, essendo i due piuttosto simili per fisionomia e caratteristiche tecniche.

 

In più, non bisogna dimenticarsi della presenza di Alexis Sanchez, che rischia di finire sempre più ai margini del progetto. Vero è che le sue condizioni fisiche non rappresentano una garanzia in tutto e per tutto, dati i numerosi infortuni che lo hanno colpito finora. Inoltre, le prestazioni del cileno non hanno quasi mai raggiunto i livelli dei colleghi, inducendo Antonio Conte a rinunciare difficilmente alla LuLa.

Inoltre, l’ex United è un altro giocatore che per caratteristiche assomiglia molto ai due sudamericani e poco al Cigno di Sarajevo. È vero che con quattro attaccanti di livello il reparto offensivo nerazzurro può dirsi più completo dell’anno scorso, date le poche alternative a Lukaku e Lautaro. Tuttavia, è evidente come anche quest’anno non ci sia una punta di peso del calibro del belga, punto fermo delle ultime due stagioni.

Come se non bastasse, bisogna inoltre considerare il fatto che Joaquin Correa non ha mai superato la doppia cifra in tutta la sua carriera. A sua discolpa, c’è da dire che si è sempre trovato “oscurato” da veri e propri bomber come Quagliarella, Ben Yedder e, in tempi più recenti, Ciro Immobile. Negli anni ha incrementato visibilmente il suo score, passando da una rete in Liga nel 2017-18 alle otto della stagione scorsa e alle nove della precedente. Ma attualmente non può bastare. Quelle del Tucu, sommate alle sette del bosniaco, non si avvicinano comunque alle 24 totalizzate da Romelu Lukaku.

Gli assist non mancano mai, le marcature un po’ di più. Che sia giunta l’ora della svolta?

PER ALTRI AFFARE…

Prima di tutto, la formula. Un prestito oneroso con diritto di riscatto che diventerebbe obbligo al verificarsi di alcune condizioni. Più precisamente, l’Inter pagherà subito 5 milioni di euro alla Lazio per il prestito, oltre a un bonus di un milione legato ai risultati sul campo. Per esercitare l’obbligo di riscatto, legato alla qualificazione dell’Inter alla prossima Champions League, il club nerazzurro verserà altri 25 milioni nelle casse biancocelesti.

Di certo non una cifra spropositata, soprattutto in tempi come quelli attuali, dove anche un giocatore bravo può venire a costare 115 milioni di euro. In realtà, data l’incostanza del Tucu, si sarebbe potuto lavorare di più sui termini che farebbero scattare l’obbligo di riscatto dell’argentino. Ma si sa che trattare con Lotito non è mai semplice. In uno scenario piuttosto ipotetico, infatti, l’Inter, pur non essendo convinta dalle prestazioni di Correa, potrebbe raggiungere la Champions e, conseguentemente, essere obbligata a pagare la clausola di riscatto.

In aggiunta, in molti non comprendono il ruolo (potenzialmente centrale) che potrebbe ricoprire Correa nel nuovo progetto targato Inzaghi. Il tecnico ex Lazio ha infatti proposto qualcosa di diverso rispetto al recente passato. Soprattutto nella fase di possesso, si è visto Sensi agire nel ruolo di trequartista alle spalle di Dzeko, e un’Inter con molta densità nella zona centrale del campo. Da questo punto di vista, l’arrivo di Joaquin Correa non fa altro che aggiungere alternative allo scenario tattico disegnato dal mister.

Oltre ad essere un vero e proprio funambolo palla al piede, eccellente nel dribbling e dotato di una discreta fisicità, Correa sa anche dialogare con i compagni (in spazi tanto larghi quanto stretti). Inoltre, le heatmap delle ultime due stagioni fanno risaltare la sua posizione di partenza preferita: il centro-sinistra. Spesso infatti El Tucu tende ad allargarsi per ricevere il pallone, salvo poi sterzare verso il centro. Questo gli consente ovviamente di rendersi molto pericoloso, soprattutto negli ultimi 20 metri di campo.

Non è un caso se nell’ultimo campionato è entrato nella Top 10 per la creazione di occasioni da gol (0,74 ogni 90 minuti) e come ricevitore di passaggi progressivi (247). Due statistiche che parlano chiaro: nonostante i numeri alla fine non raggiungano mai valori gargantueschi, quando si parla di pericoli in area c’è (quasi) sempre il nome di Joaquin Correa. Per questo, l’ex Lazio potrebbe essere un partner d’attacco perfetto sia per Dzeko sia per Lautaro Martinez, che potrebbero entrambi beneficiare delle sue qualità.

L’unico che potrebbe soffrire la presenza del Tucu, invece, è Hakan Calhanoglu. Nella partita contro il Genoa il turco ha infatti battuto spesso il centro-sinistra, allargando il proprio raggio d’azione e la propria visione di campo. Considerando l’anima e l’attitudine di Correa, i due potrebbero potenzialmente pestarsi i piedi. In questo senso sarà decisiva l’abilità spalle alla porta dell’argentino, che tende spesso ad attirare la pressione su di sé per poi liberare le corsie ai compagni. In un’ipotetica formazione con Lautaro e Correa davanti, Calhanoglu potrebbe quindi sfruttare quest’ultimo come una vera e propria “boa”, per poi trovare il corridoio per El Toro Martinez.

Quel che è certo, insomma, è che l’acquisto di Joaquin Correa può solo giovare alle mire nerazzurre. Un uomo in più del calibro dell’argentino, bravo tanto nell’1 vs 1 quanto nel gioco di squadra, sicuramente metterà a disposizione di Inzaghi una vasta gamma di soluzioni e schemi da provare. Il tecnico piacentino, tra l’altro, lo ha già allenato nelle ultime tre stagioni, per cui chi meglio di lui può permettere al Tucumano di esprimere tutto il suo potenziale?

Fonte immagine di copertina: diritto Google creative commons

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