La Juventus è pronta per portare un po’ di freddo torinese a Napoli in un weekend che si preannuncia tutt’altro che temperato. I bianconeri saranno ospiti al Diego Armando Maradona nell’anticipo di oggi pomeriggio. Inutile girarci intorno: Napoli-Juventus non è mai una partita qualsiasi, soprattutto se si gioca in terra partenopea. Rivalità, ambizioni, orgoglio: c’è tutto in gioco, anche le sorti di una stagione. I bianconeri provano la rincorsa al titolo, restando avvinghiati alle milanesi, mentre gli azzurri rincorrono la zona Champions League e puntano le romane. Tre punti che possono fare una differenza abissale, in tutti i sensi.

ALTI E BASSI

Il percorso del Napoli fin qui non è di certo da incorniciare. Gli uomini di Gattuso condividono la sesta posizione con l’Atalanta e contano sette sconfitte in campionato con una media di un goal subito a partita. In totale i punti sono 37, neanche pochi in realtà, ad esattamente tre lunghezze da Roma e Lazio. La sensazione però è che i partenopei non stiano esprimendo pienamente il loro potenziale. Da novembre non sono riusciti a ingranare più di tre risultati utili di fila alternando larghe vittorie a pesanti sconfitte. Un rendimento altalenante che non dà certezze né ai tifosi né ai giocatori stessi, ammalati di una malattia che nel calcio è gravissima: la mancanza di continuità. Succede quindi di vincere 6 a 0 con la Fiorentina e perdere 3 a 1 con il Verona dopo appena una settimana. È evidente che qualcosa non va, e le ultime due partite ne sono la dimostrazione.

ERRARE HUMANUM EST, PERSEVERARE…

Due disfatte nell’arco di cinque giorni, che stavolta minano anche la panchina di Gattuso, adesso non più sicuro della conferma. Le voci di un possibile esonero non aiutano certamente l’ambiente a ingerire la pillola dell’eliminazione dalla Coppa Italia. Neanche il tempo di metabolizzare la delusione della sconfitta contro il Genoa che subito Pessina ha distrutto il sogno di bissare la vittoria finale in coppa. Una settimana da dimenticare, ma nessuno da quelle parti la dimenticherà facilmente. Il Napoli esce notevolmente ridimensionato dalla gara contro la Dea, devastato psicologicamente e privato delle sue (poche) certezze. L’enorme potenziale offensivo partenopeo si è visto solo a sprazzi, offuscato da evidenti lacune difensive. Cinque goal subiti, cinque errori della difesa. La prima rete di Pessina scaturisce da un banalissimo e gravissimo errore: Maksimovic e Hysaj arretrano  la linea dei 4, ma Di Lorenzo e Rrahmani rimangono immobili al limite dell’area. Conseguenza? Un vuoto enorme al centro dell’area. La sponda di Zapata (da notare la linea di passaggio per il colombiano lasciata libera) e l’inserimento di Pessina sono una formalità.

Il goal di Zapata Fonte foto: CalcioMercato.com

AUTEM DIABOLICUM

Un errore del genere ci restituisce l’immagine di un Napoli disattento e disunito. Le individualità offensive non bastano se la squadra non è compatta. C’è da dire però che Insigne e compagni sono particolarmente poco fortunati. Tralasciando i 10 legni colpiti in Serie A, le assenze continue (l’ultima, pesantissima di Koulibaly) condizionano il rendimento azzurro. Ad ogni modo, sorte o non sorte, il Napoli è confuso e disorientato. Non è raro notare atteggiamenti dannosi per la causa. Del resto basta dare uno sguardo al secondo goal di Pandev. Manolas triplica la marcatura su Destro e sguarnisce la linea dei quattro difensori. Dopodiché riprende posizione passeggiando e favorisce l’infilata del macedone. Tanti errori, tante incognite e un ostacolo ostico proprio nel momento più difficile. La gara con la Juventus arriva nella peggior fase della stagione azzurra, soprattutto dal punto di vista psicologico.

Gioia e dolore: nella foto Manolas e Pandev (Fonte foto: Il Secolo XIX)

BRUTTI MA VINCENTI

“Se vorrà dire vincere quanto lui, chiamatemi pure allegriano”

Parola di Andrea Pirlo. L’ex campione del mondo risponde così alle provocazioni dei giornalisti nel post gara contro l’Inter. L’approdo in finale è arrivato non senza difficoltà dopo una partita tirata fino all’ultimo. Risultato: reti bianche. È una Juventus “brutta” ma vincente, che alla fine porta a casa l’obiettivo. Pirlo sembra aver superato quel “filo sottile” (che sottile non è) che esiste tra “giocare bene e vincere”, citando proprio Massimiliano Allegri. L’avventura bianconera del Maestro era iniziata tra non poco scetticismo. In effetti l’avvio di campionato non è stato dei migliori, per usare un eufemismo. Una rosa costellata da campioni, ma anche da diversi nuovi arrivi che stentavano a ingranare. Poi la crescita. È arrivata continua, regolare, senza importanti battute d’arresto. La Juventus ha recuperato posizioni fino alla scorsa giornata, quando ha superato la Roma agguantando il terzo posto.

GABBIA BIANCONERA

Pirlo ha creato una squadra cinica, ma per certi versi ancora acerba. La prestazione in semifinale di Coppa Italia ha delineato una forte compattezza difensiva. Reparti serrati, chiusi a strenua protezione della porta di Szczesny, uno dei protagonisti della stagione juventina. Il lavoro della Juve è iniziato proprio dal basso, cercando di colmare le difficoltà difensive. I risultati si vedono: nessun goal subito nelle ultime quattro partite. Una gabbia. Non sarà un grande spettacolo da vedere, ma per ora sta dando i suoi frutti. Il potenziale offensivo dei bianconeri è espresso soprattutto dai singoli. La squadra sprizza qualità da tutti i pori, soprattutto in attacco. Morata e Ronaldo si trovano con facilità e rendono dinamica (insieme all’instancabile McKennie) la manovra juventina.

Un riferimento, lo spagnolo, che dà profondità, mentre CR7 svaria lungo tutta la trequarti sfruttando gli spazi creati dalle incursioni delle ali. McKennie spesso si inserisce centralmente e lascia il portoghese più arretrato, per renderlo pericoloso da fuori area (vedi il primo goal contro la Roma). La rete iniziale nel match contro lo Spezia invece parla da sé: l’ex Schalke agisce da falsa-punta insieme a Morata e realizza l’assist per il goal del numero 9. Ronaldo e compagni hanno il morale al massimo e sono consapevoli delle proprie capacità. La gara dell’andata sarà poi un altro fattore psicologico da non sottovalutare. La Juventus vuole dimostrare che quei tre punti le spettano e che niente e nessuno potrà fermarla.

PROBABILI FORMAZIONI

Tra il dire e il fare però c’è di mezzo il mare. Anzi più precisamente il mare di Napoli. I tifosi azzurri, nonostante il momento non eccezionale, si aspettano una prova d’orgoglio dalla compagine partenopea. Non dovrebbe stupire se il Napoli sfoderasse una prestazione di rilievo: a Mister Gattuso non manca di certo la grinta e la capacità di trasmetterlaRinghio dovrà fare i conti con l’emergenza difensiva, viste le assenze fondamentali di Koulibaly, Manolas e Hysaj. Scelte obbligate quindi, con Rrahmani e Maksimovic al centro della difesa e Di Lorenzo e Mario Rui sull’esterno. Negli slot laterali Politano insidia Insigne mentre su Lozano, Zielinsky e Bakayoko ci sono pochi dubbi. La punta di diamante del 4-2-3-1 dovrebbe essere, salvo sorprese, Petagna.

Dall’altra parte Pirlo probabilmente risponderà con il suo brevettato 4-4-2. Inamovibile Szczesny tra i pali, Cuadrado e Danilo i terzini, mentre De Ligt completerà presumibilmente la linea con Chiellini. I due centrocampisti centrali saranno Rabiot e Bentancur, mentre sulle fasce spazio a McKennie e Chiesa. Davanti, neanche a dirlo, Ronaldo accompagnato da Morata (occhio a Kulusevski).

DUELLI E SCONTRI

Tanti fattori, tanti duelli: non sarà una sfida scontata. L’asse Cuadrado-McKennie potrebbe mettere in difficoltà Mario Rui e Insigne. Il numero 24 rispetto a Politano garantirebbe qualche garanzia difensiva in più, considerando che è il secondo attaccante azzurro per contrasti vinti. Ad ogni modo la corsia sinistra del Napoli potrebbe soccombere sotto la velocità e la potenza della fascia destra bianconera. La retroguardia sfalsata guidata da Maksimovic non dormirà sogni tranquilli con gli inserimenti dello statunitense e di Morata. La collaborazione tra i due, con l’apporto di CR7, sarebbe devastante se il Napoli commettesse gli stessi errori della partita di Mercoledì.

Fonte foto: Tuttosport

A favore degli uomini di Gattuso giocherà invece la cattiveria agonistica di Zielinsky. Non dovrebbe stupire se Rabiot, nonostante la stazza, venisse sovrastato dal dinamismo del polacco. A centrocampo le due squadre si giocheranno una buona fetta di vittoria. Bakayoko e Fabian potrebbero pagare molto cara la staticità della loro manovra contro la rapidità delle ripartenze bianconere. Proprio dai piedi magici del numero 8 spagnolo partiranno presumibilmente splendide traiettorie a pescare la velocità degli esterni. La Juventus tende a “stringere” molto in fase difensiva e l’asse Chiesa-Danilo soffrirebbe lo stato di grazia del Chucky Lozano.

Chiaramente si tratta solo di supposizioni: ogni partita ha una storia a sé. Esistono decine di fattori che possono cambiare il corso di una partita. “The ball is round” dicono gli inglesi, e non c’è bisogno di traduzioni. Una di quelle regole non scritte che risultano sempre vere. Una cosa è certa: sarà un Napoli-Juventus tutto da gustare.

Fonte immagine in evidenza: Gazzetta dello Sport