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Cosa ci dobbiamo aspettare da Liverpool-Chelsea

Il teatro del Beşiktaş Park di Istanbul sarà il palcoscenico di una partita unica nel suo genere. La partita principe del calcio estivo ci ricorda ancora una volta quelli che, di fatto, sono oggi i veri maestri del calcio.

Liverpool-Chelsea, del resto, racchiude in sé il lascito di un movimento, quello inglese, straordinario nel suo insieme, riassumibile in un concetto chiave: quello di competitività. La Premier League lo scorso anno è stata infatti capace di portare sull’Olimpo del calcio europeo 4 finaliste su 4 nelle due competizioni UEFA. La dominazione spagnola è stata di fatto surclassata dalle superpotenze d’Oltremanica in cerca di gloria.

Da Liverpool-Tottenham e Chelsea-Arsenal hanno prevalso i la forza e la determinazione di RedsBlues, oggi rivali nella vetrina della Supercoppa Europea. Numero Diez tratta l’incontro clou del calcio estivo made in England in un’analisi approfondita.

La prima finale della competizione fra due formazioni inglesi ha tutto per regalare un grande spettacolo. A testimonianza di ciò vanno considerati i 4.5 milioni di euro che andranno al vincitore a fronte dei 3.5 per lo sconfitto. Fonti: profili instagram @liverpoolfc e @chelseafc

LE CERTEZZE DEL LIVERPOOL…

Si comincia con l’analisi dei Campioni d’Europa. Il Liverpool della passata stagione è stata una squadra in grado di regalare il connubio perfetto fra concretezza e spettacolo nel gioco. La volontà dei Reds, dopo un’annata da sogno, è ripartire dalle proprie certezze. Il club di Anfiled, del resto, ha confermato di fatto la squadra della passata stagione, incarnando l’esempio perfetto del detto “squadra che vince non si cambia“.

Dal punto di vista tattico la finale di Community Shield persa contro il Manchester City e il trionfo all’esordio in campionato ai danni del Norwich City hanno dato le prime indicazioni sul modus operandi della macchina di Jürgen Klopp. Si consideri anzitutto la fase di non possesso: il canonico 4-3-3 di partenza si trasforma nel momento del pressing in un 2-5-3 a schiacciare gli avversari fin dal primo palleggio, cercando il recupero del pallone entro la linea del centrocampo in modo da prendere in contro tempo gli avversari.

Il pressing lungo la fascia portato da Robertson (evidenziato in rosso) sul passaggio di Stones (evidenziato in azzurro) conduce all’errore dei Citizens e al recupero palla immediato dei Reds. Il terzino serve quindi immediatamente il riferimento centrale (in questo caso Firmino evidenziato in giallo), pronto a servire il movimento in area del laterale alto Origi (evidenziato in viola) o di Salah (evidenziato in nero) sulla destra.

La fase difensiva è una base tanto solida quanto rassicurante per ripartire fin dal match contro il Chelsea. Si pensi in primis ai numeri della scorsa stagione: i Reds hanno concesso in Premier League solamente 22 reti risultando la miglior difesa in campionato. A fronte, tra l’altro, di 21 clean sheets su 38 incontri disputati. Numeri dati dal talento di due calciatori su tutti in lizza per il prossimo Pallone d’Oro: Alisson Becker e Virgil Van Dijk, che possono contare ovviamente sulle sinergie fra compagni di reparto.

In fase difensiva Fabinho (evidenziato in rosso) arretra la propria posizione costituendo di fatto una difesa a 3. Quindi Robertson (evidenziato in azzurro) stringe la propria più verso il centro dell’area e Van Dijk (evidenziato in giallo) si sovrappone al laterale sinistro allargandosi.

L’infortunio rimediato all’esordio in campionato terrà l’estremo difensore lontano dal terreno di gioco per diverso tempo, un fattore che gioca senz’altro in favore dei Blues. Ma altrettanto positivo potrebbe essere l’apporto offensivo della retroguardia. Basti considerare infatti che dei 5 gol segnati nelle ultime 2 partite 2 reti sono arrivate dai difensori.

In occasione del gol del pareggio dei Reds. Henderson (evidenziato in giallo) calcia dalla trequarti destra verso il secondo palo a servire il movimento di Van Dijk (evidenziato in azzurro). Il difensore serve quindi con un cross col piattone il movimento nell’area piccola di Matip (evidenziato in rosso), che di testa segna la rete. Assist di un centrale, gol dell’altro, sintomo della sinergia perfetta fra compagni di reparto e delle diverse posizioni di campo occupate dai difensori del Liverpool sui calci da fermo.

Per quel che concerne poi la fase di possesso, questa è realizzata dal tandem fra due elementi che possono agire grazie alla solidità difensiva garantita dalla retroguardia. Il primo è l’esagono tattico composto dalle due linee di centrocampo e attacco: il tridente in mezzo al campo detta i ritmi di gioco, volti al palleggio rapido e all’avanzamento di mezzali e terzini, quindi il tridente offensivo alterna le proprie posizioni per non dare riferimento agli avversari. Interscambiabilità fra interpreti è la parola chiave nella fase del palleggio verso l’area avversaria.

Il secondo sta invece nel movimento lungo tutta la fascia dei due terzini. La partecipazione di fatto a tutte le fasi del gioco da parte dei laterali è la vera arma segreta nello scacchiere tattico di Klopp. Dai raddoppi in fase difensiva alle sovrapposizioni in quella offensiva, andando a costituire un 2-3-5 marcatamente offensivo che permette l’inserimento in area di rigore di tutto il tridente d’attacco.

In occasione del primo gol del Liverpool sul Norwich la posizione chiave è quella di Robertson (evidenziato in giallo). La sovrapposizione del terzino sinistro permette a Origi (evidenziato in azzurro) di tentare l’azione individuale potendo contare su un appoggio laterale. La posizione del laterale permette al tridente d’attacco di occupare tutta l’area insieme alla mezzala inseritasi per un’eventuale ribattuta.

Il discorso, poi, si capovolge. Questa volta è Robertson (evidenziato in rosso) ad accentrarsi e Origi (evidenziato in azzurro) a fare il riferimento laterale. L’esterno sinistro è così libero di calciare a un soffio dall’incrocio dei pali.

Il fondamentale lavoro dei terzini porta, quindi, a quello degli attaccanti. Il tridente offensivo dei Reds fa del dinamismo e del movimento a non dare punti di riferimento le proprie armi principali. Oltre che un’indiscussa qualità che ha permesso al Liverpool di segnare 89 gol la scorsa stagione, di cui 56 da parte dei soli Firmino, Salah e Manè.

Si riparte dal solito indispensabile lavoro sulla fascia da parte dell’esterno, in questo caso Alexander-Arnold (evidenziato in rosso). Il terzino serve il movimento di Salah (evidenziato in azzurro) a entrare in area di rigore, con l’egiziano che fraseggia nello stretto con Firmino (evidenziato in giallo). Il brasiliano è abile nel servire l’assist decisivo a premiare l’inserimento dell’egiziano, che controlla e segna.

Contro il Chelsea si prevede dunque un atteggiamento dinamico e camaleontico nell’interpretazione delle varie fasi.

…CONTRO LA RINASCITA DEL CHELSEA

Si passa dunque all’analisi del Chelsea. Quella dei Blues è una rivoluzione evincibile anzitutto dal discorso mercato. Le cessioni di due capisaldi come Eden Hazard e David Luiz a fronte della sola riconferma di Mateo Kovacic ha dettato di fatto le linee guida della stagione: puntare sul talento di giovani già presenti in squadra per puntare a farli crescere e migliorare. Una filosofia dettata dalla necessità, in virtù del blocco del mercato in entrata fino al 2020.

Nel discorso inerente all’analisi tattica dei Blues, il nuovo tecnico Frank Lampard ha fin da subito dichiarato i dettami che vuole vedere in atto nella propria squadra. Intensità e duttilità sono state le parole chiavi del tecnico, a fronte della situazione attuale della squadra: un organico ancora in fase di rodaggio, con dinamiche tecnico tattiche ancora in costruzione.

E’ quanto poi si è potuto vedere fin dall’esordio in Premier League contro il Manchester United. Un incontro che, nonostante la pesante sconfitta per 4-0 in favore dei Red Devils, ha messo in luce le prime idee del tecnico.

Fonte: profilo instagram @chelseafc

La fase di non possesso è senza dubbio quella che ha creato i maggiori problemi. I 4 subiti ne sono un’evidente testimonianza, ma in un’analisi più approfondita si pensi alla disposizione tattica dei Blues in campo. Il 4-2-3-1 che ha finito nel divenire della partita con l’essere schiacciata dallo scacchiere tattico dello United, trasformandosi in un improvvisato 5-2-3. Finendo, tra l’altro, spesso e volentieri con l’inseguire l’avversario a causa di mal posizionamenti e ritardi nei ritmi di gioco.

L’assenza di un leader difensivo di spessore è stata evidente, così come l’inesperienza in termini d’intesa fra Zouma e Christensen. Fattori che sorridono al benessere offensivo dei Reds, che avranno di fronte un reparto difensivo ancor più inesperto rispetto alla passata stagione, nella quale il Chelsea concesse 39 gol, 17 in più rispetto al Liverpool.

Il ritardo nel posizionamento di Jorginho (evidenziato in rosso) lo costringe al fallo su Andreas Pereira. Pochi secondi dopo, poi, è Zouma (evidenziato in azzurro) a commettere fallo in area su Rashford, causando il rigore dell’1-0.

Sul discorso relativo al mal posizionamento difensivo il gol del 2-0 dei Red Devils parla da sè. Sono in 7 i giocatori del Chelsea a difendere, sia dentro che al limite dell’area, a fronte di 1 crossatore e 2 attaccanti dello United. Zouma (evidenziato in azzurro) perde la marcatura su Herrera e Azpilicueta (evidenziato in rosso) la perde invece su Rashford, che segna.

Sulla fase di possesso il discorso cambia nettamente. Quantomeno a metà, perchè il Chelsea ha dimostrato di saper mettere in campo fluidità nella manovra e geometrie fra i reparti. Il lavoro nel primo tempo di Jorginho e Kovacic è stato ottimo sul piano dell’impostazione del palleggio. Ciò che è venuto a mancare è il fattore continuità, decisivo nella lunghezza dei 90 minuti (nonostante il Chelsea abbia tenuto nel complesso il 56% del possesso palla). Il fraseggio della coppia a centrocampo con Barkley e Mount sulle fasce ha creato un pentagono tattico fra reparti che ha regalato 45 minuti di spessore da parte degli uomini di Lampard.

Lo scavetto lungo di Jorginho (evidenziato in azzurro) a cercare il movimento in area di rigore della punta. Da questa giocata emergono 2 elementi in particolare. L’evoluzione del gioco del centrocampista italiano verso i lanci lunghi e un deficit negli inserimenti da parte delle punte dei Blues.

Il discorso diventa ancor più controverso poi quando si passa alla fase offensiva. Perché nonostante gli zero gol segnati il Chelsea ha comunque regalato un brillante primo tempo con diverse occasioni, optando soprattutto per l’iniziativa soprattutto dal centro e per il tiro dalla distanza. Il dato impietoso sta nelle conclusioni. 17 per i Blues a fronte del 41% di precisione al tiro (insieme, naturalmente, allo 0% di di percentuale nella realizzazione).

Prima con Abraham (evidenziato in rosso), poi con Emerson (evidenziato in azzurro) il fattore sfortuna è stato determinante per i Blues che hanno colpito 2 pali clamorosi.

Ciò che al momento sembra mancare in fase d’attacco è una concreta capacità d’inserimento che possa davvero andare a impensierire un reparto esperto come quello del Liverpool. I movimenti degli esterni verso l’interno hanno saputo impensierire il blocco arretrato dei Red Devils senza però incidere sul piano essenziale, quello del gol.

Non c’è dubbio che al momento il Liverpool sia la squadra favorita alla vittoria della Supercoppa. Tuttavia l’imprevedibilità di una partita secca rende di fatto tutto possibile. Il Chelsea rimane una squadra da rifondare, ma al tempo stesso dall’alto potenziale di 45 minuti giocati dalla grande squadra cui aspira a diventare nel tempo.

Ma l’attenzione è rivolta al presente e a 90 minuti che testimoniano, ancora una volta, la grandezza del calcio inglese nel panorama calcistico internazionale.

(Fonte immagine di copertina: profilo Facebook Liverpool)

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