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Cosa ci dobbiamo aspettare da Liverpool-Chelsea

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Cosa ci dobbiamo aspettare da Liverpool-Chelsea

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Il teatro del Beşiktaş Park di Istanbul sarà il palcoscenico di una partita unica nel suo genere. La partita principe del calcio estivo ci ricorda ancora una volta quelli che, di fatto, sono oggi i veri maestri del calcio.

Liverpool-Chelsea, del resto, racchiude in sé il lascito di un movimento, quello inglese, straordinario nel suo insieme, riassumibile in un concetto chiave: quello di competitività. La Premier League lo scorso anno è stata infatti capace di portare sull’Olimpo del calcio europeo 4 finaliste su 4 nelle due competizioni UEFA. La dominazione spagnola è stata di fatto surclassata dalle superpotenze d’Oltremanica in cerca di gloria.

Da Liverpool-Tottenham e Chelsea-Arsenal hanno prevalso i la forza e la determinazione di RedsBlues, oggi rivali nella vetrina della Supercoppa Europea. Numero Diez tratta l’incontro clou del calcio estivo made in England in un’analisi approfondita.

La prima finale della competizione fra due formazioni inglesi ha tutto per regalare un grande spettacolo. A testimonianza di ciò vanno considerati i 4.5 milioni di euro che andranno al vincitore a fronte dei 3.5 per lo sconfitto. Fonti: profili instagram @liverpoolfc e @chelseafc

LE CERTEZZE DEL LIVERPOOL…

Si comincia con l’analisi dei Campioni d’Europa. Il Liverpool della passata stagione è stata una squadra in grado di regalare il connubio perfetto fra concretezza e spettacolo nel gioco. La volontà dei Reds, dopo un’annata da sogno, è ripartire dalle proprie certezze. Il club di Anfiled, del resto, ha confermato di fatto la squadra della passata stagione, incarnando l’esempio perfetto del detto “squadra che vince non si cambia“.

Dal punto di vista tattico la finale di Community Shield persa contro il Manchester City e il trionfo all’esordio in campionato ai danni del Norwich City hanno dato le prime indicazioni sul modus operandi della macchina di Jürgen Klopp. Si consideri anzitutto la fase di non possesso: il canonico 4-3-3 di partenza si trasforma nel momento del pressing in un 2-5-3 a schiacciare gli avversari fin dal primo palleggio, cercando il recupero del pallone entro la linea del centrocampo in modo da prendere in contro tempo gli avversari.

Il pressing lungo la fascia portato da Robertson (evidenziato in rosso) sul passaggio di Stones (evidenziato in azzurro) conduce all’errore dei Citizens e al recupero palla immediato dei Reds. Il terzino serve quindi immediatamente il riferimento centrale (in questo caso Firmino evidenziato in giallo), pronto a servire il movimento in area del laterale alto Origi (evidenziato in viola) o di Salah (evidenziato in nero) sulla destra.

La fase difensiva è una base tanto solida quanto rassicurante per ripartire fin dal match contro il Chelsea. Si pensi in primis ai numeri della scorsa stagione: i Reds hanno concesso in Premier League solamente 22 reti risultando la miglior difesa in campionato. A fronte, tra l’altro, di 21 clean sheets su 38 incontri disputati. Numeri dati dal talento di due calciatori su tutti in lizza per il prossimo Pallone d’Oro: Alisson Becker e Virgil Van Dijk, che possono contare ovviamente sulle sinergie fra compagni di reparto.

In fase difensiva Fabinho (evidenziato in rosso) arretra la propria posizione costituendo di fatto una difesa a 3. Quindi Robertson (evidenziato in azzurro) stringe la propria più verso il centro dell’area e Van Dijk (evidenziato in giallo) si sovrappone al laterale sinistro allargandosi.

L’infortunio rimediato all’esordio in campionato terrà l’estremo difensore lontano dal terreno di gioco per diverso tempo, un fattore che gioca senz’altro in favore dei Blues. Ma altrettanto positivo potrebbe essere l’apporto offensivo della retroguardia. Basti considerare infatti che dei 5 gol segnati nelle ultime 2 partite 2 reti sono arrivate dai difensori.

In occasione del gol del pareggio dei Reds. Henderson (evidenziato in giallo) calcia dalla trequarti destra verso il secondo palo a servire il movimento di Van Dijk (evidenziato in azzurro). Il difensore serve quindi con un cross col piattone il movimento nell’area piccola di Matip (evidenziato in rosso), che di testa segna la rete. Assist di un centrale, gol dell’altro, sintomo della sinergia perfetta fra compagni di reparto e delle diverse posizioni di campo occupate dai difensori del Liverpool sui calci da fermo.

Per quel che concerne poi la fase di possesso, questa è realizzata dal tandem fra due elementi che possono agire grazie alla solidità difensiva garantita dalla retroguardia. Il primo è l’esagono tattico composto dalle due linee di centrocampo e attacco: il tridente in mezzo al campo detta i ritmi di gioco, volti al palleggio rapido e all’avanzamento di mezzali e terzini, quindi il tridente offensivo alterna le proprie posizioni per non dare riferimento agli avversari. Interscambiabilità fra interpreti è la parola chiave nella fase del palleggio verso l’area avversaria.

Il secondo sta invece nel movimento lungo tutta la fascia dei due terzini. La partecipazione di fatto a tutte le fasi del gioco da parte dei laterali è la vera arma segreta nello scacchiere tattico di Klopp. Dai raddoppi in fase difensiva alle sovrapposizioni in quella offensiva, andando a costituire un 2-3-5 marcatamente offensivo che permette l’inserimento in area di rigore di tutto il tridente d’attacco.

In occasione del primo gol del Liverpool sul Norwich la posizione chiave è quella di Robertson (evidenziato in giallo). La sovrapposizione del terzino sinistro permette a Origi (evidenziato in azzurro) di tentare l’azione individuale potendo contare su un appoggio laterale. La posizione del laterale permette al tridente d’attacco di occupare tutta l’area insieme alla mezzala inseritasi per un’eventuale ribattuta.

Il discorso, poi, si capovolge. Questa volta è Robertson (evidenziato in rosso) ad accentrarsi e Origi (evidenziato in azzurro) a fare il riferimento laterale. L’esterno sinistro è così libero di calciare a un soffio dall’incrocio dei pali.

Il fondamentale lavoro dei terzini porta, quindi, a quello degli attaccanti. Il tridente offensivo dei Reds fa del dinamismo e del movimento a non dare punti di riferimento le proprie armi principali. Oltre che un’indiscussa qualità che ha permesso al Liverpool di segnare 89 gol la scorsa stagione, di cui 56 da parte dei soli Firmino, Salah e Manè.

Si riparte dal solito indispensabile lavoro sulla fascia da parte dell’esterno, in questo caso Alexander-Arnold (evidenziato in rosso). Il terzino serve il movimento di Salah (evidenziato in azzurro) a entrare in area di rigore, con l’egiziano che fraseggia nello stretto con Firmino (evidenziato in giallo). Il brasiliano è abile nel servire l’assist decisivo a premiare l’inserimento dell’egiziano, che controlla e segna.

Contro il Chelsea si prevede dunque un atteggiamento dinamico e camaleontico nell’interpretazione delle varie fasi.

…CONTRO LA RINASCITA DEL CHELSEA

Si passa dunque all’analisi del Chelsea. Quella dei Blues è una rivoluzione evincibile anzitutto dal discorso mercato. Le cessioni di due capisaldi come Eden Hazard e David Luiz a fronte della sola riconferma di Mateo Kovacic ha dettato di fatto le linee guida della stagione: puntare sul talento di giovani già presenti in squadra per puntare a farli crescere e migliorare. Una filosofia dettata dalla necessità, in virtù del blocco del mercato in entrata fino al 2020.

Nel discorso inerente all’analisi tattica dei Blues, il nuovo tecnico Frank Lampard ha fin da subito dichiarato i dettami che vuole vedere in atto nella propria squadra. Intensità e duttilità sono state le parole chiavi del tecnico, a fronte della situazione attuale della squadra: un organico ancora in fase di rodaggio, con dinamiche tecnico tattiche ancora in costruzione.

E’ quanto poi si è potuto vedere fin dall’esordio in Premier League contro il Manchester United. Un incontro che, nonostante la pesante sconfitta per 4-0 in favore dei Red Devils, ha messo in luce le prime idee del tecnico.

Fonte: profilo instagram @chelseafc

La fase di non possesso è senza dubbio quella che ha creato i maggiori problemi. I 4 subiti ne sono un’evidente testimonianza, ma in un’analisi più approfondita si pensi alla disposizione tattica dei Blues in campo. Il 4-2-3-1 che ha finito nel divenire della partita con l’essere schiacciata dallo scacchiere tattico dello United, trasformandosi in un improvvisato 5-2-3. Finendo, tra l’altro, spesso e volentieri con l’inseguire l’avversario a causa di mal posizionamenti e ritardi nei ritmi di gioco.

L’assenza di un leader difensivo di spessore è stata evidente, così come l’inesperienza in termini d’intesa fra Zouma e Christensen. Fattori che sorridono al benessere offensivo dei Reds, che avranno di fronte un reparto difensivo ancor più inesperto rispetto alla passata stagione, nella quale il Chelsea concesse 39 gol, 17 in più rispetto al Liverpool.

Il ritardo nel posizionamento di Jorginho (evidenziato in rosso) lo costringe al fallo su Andreas Pereira. Pochi secondi dopo, poi, è Zouma (evidenziato in azzurro) a commettere fallo in area su Rashford, causando il rigore dell’1-0.

Sul discorso relativo al mal posizionamento difensivo il gol del 2-0 dei Red Devils parla da sè. Sono in 7 i giocatori del Chelsea a difendere, sia dentro che al limite dell’area, a fronte di 1 crossatore e 2 attaccanti dello United. Zouma (evidenziato in azzurro) perde la marcatura su Herrera e Azpilicueta (evidenziato in rosso) la perde invece su Rashford, che segna.

Sulla fase di possesso il discorso cambia nettamente. Quantomeno a metà, perchè il Chelsea ha dimostrato di saper mettere in campo fluidità nella manovra e geometrie fra i reparti. Il lavoro nel primo tempo di Jorginho e Kovacic è stato ottimo sul piano dell’impostazione del palleggio. Ciò che è venuto a mancare è il fattore continuità, decisivo nella lunghezza dei 90 minuti (nonostante il Chelsea abbia tenuto nel complesso il 56% del possesso palla). Il fraseggio della coppia a centrocampo con Barkley e Mount sulle fasce ha creato un pentagono tattico fra reparti che ha regalato 45 minuti di spessore da parte degli uomini di Lampard.

Lo scavetto lungo di Jorginho (evidenziato in azzurro) a cercare il movimento in area di rigore della punta. Da questa giocata emergono 2 elementi in particolare. L’evoluzione del gioco del centrocampista italiano verso i lanci lunghi e un deficit negli inserimenti da parte delle punte dei Blues.

Il discorso diventa ancor più controverso poi quando si passa alla fase offensiva. Perché nonostante gli zero gol segnati il Chelsea ha comunque regalato un brillante primo tempo con diverse occasioni, optando soprattutto per l’iniziativa soprattutto dal centro e per il tiro dalla distanza. Il dato impietoso sta nelle conclusioni. 17 per i Blues a fronte del 41% di precisione al tiro (insieme, naturalmente, allo 0% di di percentuale nella realizzazione).

Prima con Abraham (evidenziato in rosso), poi con Emerson (evidenziato in azzurro) il fattore sfortuna è stato determinante per i Blues che hanno colpito 2 pali clamorosi.

Ciò che al momento sembra mancare in fase d’attacco è una concreta capacità d’inserimento che possa davvero andare a impensierire un reparto esperto come quello del Liverpool. I movimenti degli esterni verso l’interno hanno saputo impensierire il blocco arretrato dei Red Devils senza però incidere sul piano essenziale, quello del gol.

Non c’è dubbio che al momento il Liverpool sia la squadra favorita alla vittoria della Supercoppa. Tuttavia l’imprevedibilità di una partita secca rende di fatto tutto possibile. Il Chelsea rimane una squadra da rifondare, ma al tempo stesso dall’alto potenziale di 45 minuti giocati dalla grande squadra cui aspira a diventare nel tempo.

Ma l’attenzione è rivolta al presente e a 90 minuti che testimoniano, ancora una volta, la grandezza del calcio inglese nel panorama calcistico internazionale.

(Fonte immagine di copertina: profilo Facebook Liverpool)

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La FIFA pensa a un nuovo progetto pilota per le amichevoli internazionali: i dettagli

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Gianni Infantino, presidente FIFA

La FIFA ha promosso un nuovo progetto riguardante le amichevoli internazionali che partirà a marzo. Il progetto pilota prenderà il nome di FIFA Series e prevede gare tra quattro nazionali di confederazioni diverse che saranno ospitate in unico Paese.

L’obiettivo è quello di far incontrare nazionali diverse tra loro per costruzione. Questa proposta rappresenterà delle opportunità a livello commerciale, economico e di immagine per le nazioni partecipanti.

La fase di prova vedrà la partecipazione di Algeria (CAF), Andorra (UEFA), Bolivia (CONMEBOL), Sudafrica (CAF), Azerbaigian (UEFA), Bulgaria (UEFA), Mongolia (AFC), Tanzania, (CAF), Arabia Saudita (AFC), Capo Verde (CAF), Cambogia (AFC), Guinea Equatoriale (CAF), Guyana (Concacaf), Bermuda (Concacaf), Brunei Darussalam (AFC), Guinea (CAF), Vanuatu (OFC), Sri LankaBhutan (AFC), Repubblica Centrafricana (CAF), Papua Nuova Guinea (OFC).

In concomitanza con il lancio del progetto sono arrivate le parole del Presidente della FIFA Gianni Infantino, entusiasta di intraprendere questo nuovo percorso.

LE PAROLE DI INFANTINO

Le FIFA Series sono un passo avanti davvero positivo per il calcio delle squadre nazionali a livello globale. Le nostre associazioni affiliate ci hanno espresso da tempo il desiderio di mettersi alla prova contro le loro controparti di tutto il mondo, e ora possono farlo nell’ambito dell’attuale calendario delle partite internazionali maschili. Partite più significative consentiranno un’interazione calcistica molto più preziosa per giocatori, squadre e tifosi, e daranno un contributo concreto allo sviluppo del gioco”.

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Luis Enrique su Mbappé: “Dobbiamo abituarci a giocare senza di lui”

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PSG Newcastle

LUIS ENRIQUE SULLA SOSTITUZIONE DI MBAPPÉ- Il PSG nella giornata di ieri ha trovato il pareggio all’ultimo minuto contro il Rennes, tuttavia non è stato questo a fare scalpore. Ad ottenere maggiore rilevanza è stata la sostituzione di Kylian Mbappé con parigini svantaggio al minuto 65′. Scelta molto azzardata per un giocatore di questa caratura, autore fin qui di 21 gol e 4 assist in 21 partite di campionato. Al suo posto dentro Gonçalo Ramos, autore del gol al minuto 97′ su calcio di rigore. In conferenza stampa, il tecnico Luis Enrique ha motivato l’uscita del campione francese. Anche Lucas Hernandez, su RMC ha parlato di questa esclusione. Di seguito le dichiarazioni.

LE PAROLE DI LUIS ENRIQUE

SOSTITUZIONE MBAPPÉ “Prima o poi accadrà che non ci sarà e dovremo abituarci a giocare senza di lui. Quando riterrò opportuno che giochi, giocherà, quando non sarà così, non giocherà. Voglio la massima competitività per la prossima stagione e che ogni giocatore titolare di questa squadra pensi che questa sia una grande opportunità. Questo è quello che cerco in questa stagione e per la prossima. Massima competitività”.

LE PAROLE DI LUCAS HERNANDEZ

LUIS ENRIQUE – “È l’allenatore che gestisce la squadra. Sta a lui prendere le decisioni, è lui il boss. Abbiamo un grande gruppo con grandi giocatori. Ma è vero che Kylian può fare la differenza in qualsiasi momento. È una decisione dell’allenatore e sta a noi continuare”.

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Il Liverpool batte il Chelsea e vince la Carabao Cup: decide un gol di Van Dijk nei supplementari

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van Dijk

Wembley è lo stadio designato per ospitare la finale di Champions League 2023/2024, ma è anche il palcoscenico delle grandi finali delle coppe inglesi. Oggi, nel tempio del calcio oltre-manica, è andata in scena la sfida tra Chelsea e Liverpool. Le due squadre si sono infatti sfidate nell’ultimo atto della Carabao Cup, la coppa di Lega.

I tempi regolamentari sono finiti a reti bianche, con nessuna delle due squadre che è stata capace di battere il l’estremo difensore avversario. Il portiere del Liverpool, Kelleher, e quello del Chelsea, Petrovic, hanno chiuso la propria porta e hanno fatto si che il match si dovesse decidere oltre il novantesimo. Il sostanziale equilibrio è durato ben 118 minuti, infatti, a soli 2 giri di lancette dai calci di rigore, Virgil Van Dijk ha segnato il gol che ha permesso ai Reds di vincere la Carabao Cup. L’olandese, tra l’altro, ha realizzato una rete anche precedentemente, ma l’arbitro l’ha annullata per il fuorigioco di un suo compagno, vale a dire Endo.

I TROFEI DI VAN DIJK CON IL LIVERPOOL

Questo è dunque uno dei tanti trofei della lunga parentesi di carriera con la maglia del Liverpool di Virgil Van Dijk. L’ex Southampton ha già vinto in precedenza la Coppa di Lega Inglese nella stagione 2021-22, ma nella propria bacheca con questa squadra figurano anche un campionato di Premier League, una Community Shield e una FA Cup. In ambito continentale e internazionale invece, l’olandese e i Reds hanno trionfato insieme in Champions League, nella Supercoppa UEFA e nel Mondiale per Club. 

 

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Preferisco la Coppa: Coppa dei Campioni 1981/82

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Aston Villa 1982

Il 1 agosto 1981 nasce, negli Stati Uniti, MTV, il mitico canale televisivo incentrato sui video musicali che sarà vero e proprio fenomeno culturale negli anni seguenti.

Poco meno di un mese più tardi, il 26 agosto, Saint-Étienne e Dynamo Berlino aprono la 27esima edizione della Coppa dei Campioni.

Nel turno preliminare Les Verts, ormai al canto del cigno, cadono nella trappola dei tedeschi, che strappano un’importantissimo 1-1 in terra francese, con Christian Lopez protagonista assoluto del match. Dopo 25 minuti il difensore del Saint-Étienne incappa in uno sfortunato autogol che apre le marcature, complicando la strada per i padroni di casa; nella ripresa Lopez si rifà, seppur parzialmente, mettendo in rete da pochi passi la respinta del portiere della Dynamo, Rudwaleit, per l’1-1 finale.

Una settimana più tardi, in Germania Est, la Dynamo vince senza troppa fatica 2-0, grazie alle reti di Netz e Riediger, conquistando i sedicesimi.

NUOVA ERA

I sedicesimi della Coppa dei Campioni 1981/82 rispettano i pronostici della vigilia, con il solo, sorprendente, tonfo della Real Sociedad contro il CSKA Sofia. Il doppio confronto viene deciso all’andata da una rete di Yonchev al 90’ e i bulgari riescono a mantenere lo 0-0 all’Atotxa due settimane più tardi, conquistando gli ottavi.

La sfida più interessante dei sedicesimi, però, riguarda la rappresentante italiana nella competizione, la Juventus di Trapattoni che affronta il sempre ostico Celtic Glasgow. Gli scozzesi sono una squadra molto giovane, guidata da Billy McNeill in panchina e con qualche giocatore dal futuro interessante in campo, come David Moyes, ora allenatore e Pat “Packie” Bonner, 20enne portiere irlandese che sarà protagonista a Italia ‘90 e USA ‘94 con la sua Nazionale.

La sfida d’andata al Celtic Park, il 16 settembre, vede i padroni di casa imporsi per 1-0, grazie alla conclusione di MacLeod al 6’, deviata in maniera sfortunata da Schiera alle spalle di Zoff.

Con questo risultato, però, la Juventus resta ancorata alla possibilità di qualificazione in vista del match di ritorno, che entrerà nella storia del calcio e della televisione italiani.

Il 30 settembre 1981, infatti, per la prima volta in Italia, una rete televisiva privata trasmette la diretta di una partita europea. Lo spettacolo del Comunale di Torino viene portato nelle case della Lombardia da Canale 5, la rete ammiraglia di Silvio Berlusconi. L’imprenditore era riuscito a strappare a suon di miliardi (di lire, ovviamente) la trasmissione delle squadre italiane impegnate in Europa alla RAI, eccetto il Napoli, impegnato in Coppa UEFA e rimasto fedele alla tv di Stato.

È un momento storico per la televisione italiana ed è anche una gran serata per la Juventus, che ribalta il Celtic già nel primo tempo grazie alle reti di Virdis e Bettega, conquistando il passaggio del turno.

IL RITORNO DEI BELGI

La Juventus, dopo aver eliminato l’ostico Celtic, diventa una delle favorite alla vittoria finale, anche in virtù del sorteggio, che mette di fronte ai bianconeri l’Anderlecht agli ottavi. I biancomalva non sono più la corazzata di metà anni ’70, ma sono tornati a vincere il campionato belga dopo 6 anni, guidati da alcuni nomi interessanti come Morten Olsen e Frank Vercauteren.

La sfida d’andata si gioca al Vanden Stock, il 21 ottobre e vede una Juventus decisamente sorpresa dall’atteggiamento propositivo dei padroni di casa, che passano in vantaggio al 24’ con Geurts, bravo a svettare nell’area piccola su un calcio d’angolo, sfruttando una leggera indecisione di Zoff in uscita. La reazione dei bianconeri arriva a pochi minuti dalla fine del primo tempo, con Tardelli che pesca in area Marocchino per il pareggio.

 Nella ripresa è ancora Geurts a rimettere avanti l’Anderlecht, sfruttando un brutto errore di Prandelli, appena entrato al posto di Tardelli. A questo punto la Juventus capisce che l’obiettivo principale è quello di limitare i danni e cerca in tutti i modi di portare a casa un 2-1 che resta un risultato recuperabile. All’88’, però, ancora su un calcio d’angolo, Zoff respinge male con i pugni, consegnando di fatto il pallone a Vercauteren, che conclude al volo e mette in rete il gol del definitivo 3-1.

Due settimane dopo nella nebbia del Comunale, la Juventus tenta l’assalto in avvio, colpendo un palo clamoroso con un colpo di testa di Bettega, che poi deve anche lasciare il terreno di gioco per infortunio alla mezz’ora. Putroppo per i bianconeri è solamente un fuoco di paglia, visto che l’Anderlecht rischia poco e alla prima occasione punisce, ancora con la bestia nera Geurts. Il numero 9 biancomalva sorprende un rivedibile Zoff su calcio di punizione da molto lontano, portando avanti i suoi e, di fatto, rendendo impensabile la rimonta per la Juve. I bianconeri riescono solamente a trovare l’1-1 con Brio al 79’, con un bel colpo di testa su punizione di Cabrini, ma è troppo poco e l’Anderlecht passa il turno.

I biancomalva, dunque, approdano ai quarti della Coppa dei Campioni 1981/82, dopo aver eliminato Widzew Łódź e Juventus. Il sorteggio sembra benevolo per i belgi, che pescano la Stella Rossa nel turno successivo.

Il doppio confronto è senza storia, con l’Anderlecht che vince entrambe le sfide per 2-1 e, soprattutto nella sfida di ritorno al Rajko Mitic, lascia la sensazione di essere squadra matura e si candida pesantemente alla vittoria finale.

Della semifinale, però, parleremo più avanti, prima c’è da documentare un tonfo molto pesante.

FUORI I CAMPIONI

Nel marzo 1982, negli Stati Uniti, viene proiettato per la prima volta Blade Runner, il noir fantascientifico di Ridley Scott che vivrà nell’oblio per alcuni anni, prima di assurgere a cult assoluto.

Proprio ad inizio mese, il Liverpool, campione uscente della Coppa dei Campioni, sfida il CSKA Sofia ai quarti di finale, in una sfida che appare decisamente favorevole per i Reds.

Nonostante il pronostico della vigilia, però, ad Anfield gli uomini di Paisley faticano a trovare la rete, anche per merito della difesa bulgara, compatta e autoritaria. Il gol arriva solamente al 65’, grazie a Whelan, e il risultato non cambia più fino al triplice fischio.

Andare in un ambiente ostico come la Bulgaria con una sola rete di vantaggio è rischioso, ma il Liverpool appare davvero troppo forte rispetto al CSKA e appare fiducioso per la qualificazione.

La partita è spigolosa, con i padroni di casa che aspettano l’occasione giusta per colpire, senza scoprirsi troppo, per evitare di compromettere ulteriormente il risultato.

Dopo 78 minuti di contrasti e poche occasioni, il Liverpool inizia a vedere il traguardo, ma viene punito da Mladenov che rimette in perfetta parità l’incontro e lo porta ai supplementari.

Nell’appendice è ancora lui, Stoycho Mladenov a mettere in rete in mischia il gol del 2-0, facendo esplodere il Vasil Levski. Nella seconda metà dei supplementari il Liverpool si gioca il tutto per tutto, colpendo una clamorosa traversa con Kennedy da pochi passi.

Finisce così, con la Bulgaria in festa e i Reds, incredibilmente, fuori dalla Coppa dei Campioni 1981/82.

UN MIRACOLO E MEZZO

Siamo giunti, dunque, alle semifinali, che si rivelano diametralmente opposte nel risultato e nell’andamento.

Se il CSKA Sofia rischia di stupire nuovamente, costringendo il Bayern Monaco ad una difficile rimonta, la sfida tra Anderlecht e Aston Villa si rivela molto equilibrata.

I bulgari sorprendono il Bayern al Levski, portandosi sul 3-0 dopo meno di 20 minuti, grazie alle reti di Dimitrov, Yonchev e Zdravkov. La reazione dei bavaresi è immediate e porta ai gol di Dürnberger e Hoeness, prima del 4-2 firmato ancora da Yonchev ad inizio ripresa.

Un punteggio folle, che permette ai tifosi bulgari di sognare la prima storica finale di Coppa dei Campioni della propria storia, ma la realtà si palesa prima del previsto, sotto forma di Paul Breitner. Il nazionale tedesco trova il gol del 4-3 nel finale, rendendo molto meno complicata la rimonta per il Bayern al ritorno e meno rumorosa la festa del Levski.

Due settimane dopo, in Germania, il Bayern non lascia scampo al CSKA, con un roboante 4-0 firmato dalle doppiette di Breitner e Rummenigge, che chiudono in maniera brusca la favola dei bulgari.

Dall’altra parte, invece, l’Aston Villa, una delle sorprese del torneo, batte 1-0 al Villa Park l’Anderlecht, grazie alla rete di Morley e riesce a mantenere il punteggio anche al Vanden Stock, chiudendo con uno 0-0 storico, che porta gli inglesi alla finale di Coppa dei Campioni.

I Villans, che non vincevano un campionato inglese dal 1910, tornano prepotentemente sulla cresta dell’onda alla prima partecipazione di sempre in Coppa dei Campioni. Il fortino del Villa Park si dimostra inespugnabile per ogni avversario giunto in Inghilterra, tanto che alla fine del percorso lo score reciterà 4 vittorie su 4, con 9 gol segnati e nessuno subito tra le mura amiche.

Il momento magico dell’Aston sarà sufficiente per portare a casa la coppa contro un Bayern famelico?

L’IMPRESA

26 maggio 1982, due giorni prima dell’uscita nelle sale statunitensi di Rocky III, al De Kuip di Rotterdam va in scena la finale della Coppa dei Campioni 1981/82.

Da una parte l’Aston Villa, che ha subito 2 sole reti (peraltro nella stessa partita) in tutta la competizione, dall’altra la corazzata Bayern Monaco, che vede tre suoi calciatori in vetta alla classifica marcatori della Coppa dei Campioni, Hoeness con 7, Rummenigge con 6 e Breitner con 5 centri. La partita si prospetta molto interessante.

Dopo appena 10 minuti di gioco l’Aston perde il proprio portiere, Rimmer, per infortunio, sostituito dalla riserva Spink, ma poco importa vista la strenua difesa messa in atto dai Villans, che riescono a contenere ogni attacco proveniente da parte del Bayern.

Tra ottimi interventi di Spink e un paio di salvataggi provvidenziali dei difensori, l’Aston supera l’ora di gioco ancora indenne e tenta un’azione offensiva, forse la prima della sua partita. 

Il minuto è il 67’, Shaw salta un avversario a metà campo e lancia Morley, che entra in area, disorienta Weiner e mette dentro un pallone sanguinoso per la difesa del Bayern, che si perde Withe, bravo a farsi trovare pronto e ad appoggiare in porta l’1-0, per il tripudio dei tifosi inglesi arrivati in Olanda per l’occasione.

Mancano più di venti minuti alla fine, ma il Bayern non riesce più a rendersi pericoloso e l’Aston Villa si porta a casa una formidabile vittoria in Coppa dei Campioni.

Tra tre settimane la Juventus tornerà protagonista del torneo, nella Coppa dei Campioni 1982/83, arrivando ad un passo dalla gloria, ma perdendo contro la sorpresa Amburgo.

Fonte immagine in evidenza: profilo X Aston Villa

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