Sono sufficienti 12 partite di campionato, interpretabili anche come 1080 minuti di gioco, per emanare giudizi definitivi? La riposta, naturalmente è negativa. Si possono, tuttavia, esprimere alcune sentenze. Se non definitive, almeno si possono disegnare a matita le prime linee guida di questa Serie A, interpretabili come valutazioni parziali e temporali di quello che si è visto nel primo terzo del campionato.

E di analisi se ne possono fare tante. Si può valutare la corsa scudetto – che sembra ormai una corsa a due tra Juventus e Inter; quella delle squadre impantanate nella lotta salvezza e anche di quelle impegnate a battagliare nella sfida Champions. Poi si può analizzare a livello corale ogni squadra o adottare una prospettiva più individuale per giudicare l’inizio di stagione di questo o di quel giocatore. Oppure fare tutto questo insieme, analizzandolo però sotto un’altra luce: quella della classifica marcatori del campionato. La griglia dei migliori cannonieri del torneo è spesso presa sotto gamba, mal analizzata o non calcolata affatto, ma in realtà secerne statistiche e informazioni di primaria importanza per la comprensione globale del torneo.
Chi sono, dunque, i giocatori che hanno violato con più frequenza la porta avversaria?

Fonte immagine: profilo Instagram Immobile.

PODIO INTERNAZIONALE

C’erano un italiano, un belga e un colombiano. Quello che può sembrare l’incipit classico di una barzelletta à in realtà il podio che finora caratterizza la classifica dei marcatori.

L’italiano porta naturalmente il nome di Ciro Immobile. 12 presenze all’attivo con la Lazio, 937 minuti giocati sul campo e la bellezza di 14 reti gonfiate. Se a tutto ciò si aggiungono i 5 assist serviti a compagni, è facilmente comprensibile il peso specifico del giocatore di Torre Annunziata  nel gioco della Lazio. I meccanismi oliati da Inzaghi sembrano funzionare alla perfezione in un mix di esperienza, estro, qualità e identità tattica che rende i biancocelesti una delle principali forze del campionato.

Sotto porta Immobile è spietato: gli expected goals parlano di 7,82 reti, che sarebbero quelle che teoricamente il campano avrebbe dovuto segnare. Ma non c’è algoritmo che tenga al confronto con il numero 17, che ne ha segnati addirittura 6,18 in più, risultando tra i più cinici in Europa. Dato finale: Immobile ha fatto il 50% delle reti della Lazio e nei maggiori 5 campionati europei è dietro solo a Lewandowski, che ha contribuito al 55% di gol del suo Bayern. Il terzo, Timo Werner, guarda dal basso con il 38%. E pensare che la scorsa stagione di reti ne aveva fatte 15 in totale.

Fonte immagine: profilo Instagram Lukaku

Ha fatto il 35% di gol della propria squadra invece Romelu Lukaku. Il belga del nostro podio ha segnato 9 gol in 991 minuti giocati, segnando praticamente tanto quanto gli expected goals dichiarano, ovvero 8,17. Un gol ogni 110 minuti, di cui uno è arrivato di testa, 3 su rigore e gli altri in ogni modo possibile, tra realizzazioni da puro killer d’area e azioni inventate e concluse con il suo sopraffino piede mancino. Nella prorompente Inter di Conte i 190 centimetri, 94 chili e le tante qualità del gigante sono la punta di diamante.

Fonte immagine: profilo Instagram Luis Muriel.

Infine il colombiano. Luis Muriel. La prima, e forse unica, riserva presente in questa classifica. In realtà parlare di riserva per uno come lui è una forzatura, ma almeno a inizio anno partiva dalla panchina. Poi vuoi l’infortunio di Zapata, vuoi la sua invidiabile poliedricità in zona offensiva e alla fine a metà novembre si trova con 8 reti segnate alle spalle. La media gol è spaventosa: una rete ogni 62 minuti giocati.

Segnare nella squadra che segna di più in campionato e che tira di più in Europa forse non è la cosa più difficile da fare, ma timbrare il cartellino con regolarità, specie per uno come lui storicamente incostante, è un risultato nient’affatto scontato. 3 gol su rigore e 3 arrivati da fuori area: nessuno ha segnato di più da fuori  in Serie A sinora. E se l’Atalanta stanzia tra le prime della classe, il merito è anche del colombiano.

SETTE DI DENARI

Sotto il podio c’è un duetto tutto italiano che profuma di Nazionale. Il primo è “Mimmo” Domenico Berardi, che di gol ne ha fatti 7, di assist 2 ed è sempre più il fulcro del Sassuolo. Se i neroverdi in campionato hanno segnato 21 volte, in un terzo delle occasioni lo zampino di Berardi si è intromesso. Con 25 anni sulla carta d’identità, il 25 sulla maglia e sei stagioni con il Sassuolo già sulle spalle, il calabrese è pronto a saltare il guado dell’incostanza e approdare nella terra dei grandi giocatori.

Fonte immagine: profilo Instagram Belotti.

Una terra in cui Andrea Belotti ha ormai preso la cittadinanza da qualche tempo. Nonostante il farraginoso Torino di quest’anno, che ha accumulato 14 punti in 12 partite, il “gallo” ha continuato a cantare e a mostrare la cresta. 7 gol, di cui 4 però su rigore, impreziositi da 2 assist che rendono Belotti il vero condottiero dei granata. Nel suo bagaglio tecnico c’è un po’ di tutto: tiro da fuori, colpo di testa, killer instinct e colpi acrobatici. Non una sorpresa perciò trovarlo in questa classifica.

SEI

Sotto il sette c’è la casella del sei, occupata da tre coinquilini. Il primo di questo è Duván Zapata. Ma come – si potranno chiedere i più – ma non si è infortunato in nazionale e ha saltato 5 partite su 12 per infortunio? La risposta è sì, ma nonostante ciò l’ariete atalantino è lì. In 515 minuti vissuti sul campo ha trovato la via della felicità in 6 occasioni, concretizzando 2,55 reti in più di quelle previste dagli expected goals. Ogni 86 minuti segna e adesso che è prossimo al rientro in campo non ha affatto intenzione di abbassare la media.

Fonte immagine: profilo Instagram Correa.

Uno che invece non ha mai avuto una media realizzativa così elevata è “el Tucu” Correa, che dopo 12 giornate ha già vinto la sfida con la sua stessa ombra. 6 gol in uno stesso campionato non li aveva mai realizzati e aver tagliato questo traguardo con ancora 6 mesi da giocare vuol dire che anche lui è pronto a iscriversi all’albo dei grandi giocatori. In realtà a veder giocare l’argentino sembra già tutto grande: il modo in cui tocca il pallone, il modo in cui vede il campo, i movimenti fatti e quelli suggeriti. Poi però c’era il grande tallone d’Achille del gol da superare. Missione compiuta nel recente passato: nelle ultime 5 partite di campionato l’ha messa dentro 5 volte. Se dovesse mantenersi su questi livelli e anzi diventare ancora più freddo, assieme a Immobile, Luis Alberto e Milinkovic, la Lazio potrebbe davvero spiccare il volo definitivo.

Anche dalle parti di Cagliari si vola ad altezze se non inedite, quantomeno insolite. Il Cagliari di Maran vive un periodo quasi onirico, composto da 24 punti in 12 partite e il terzo posto in classifica condiviso con la Lazio. I sardi hanno mostrato un gioco splendente e sono imbattuti dallo scorso 1 settembre contro l’Inter. Poi 7 vittorie e 3 pareggi che li issano nelle zone aristocratiche della Serie A. E il più prolifico del rossoblù è Joao Pedro, uno che più che il gol in genere aiuta la squadra con la sua qualità come seconda punta o trequartista. E invece quest’anno ha già condannato per 6 volte i portieri avversari a raccogliere il pallone in fondo alla rete. Se il Cagliari dovesse continuare a orbitare da queste parti, una fetta del merito sarebbe sicuramente sua.

Fonte immagine: profilo Instagram Cristiano Ronaldo.

NOBILTÀ E NOVITÀ

Per concludere, a quota 5 reti c’è un manipolo di giocatori che si divide tra la nobiltà del calcio italiano e la novità assoluta. Alla voce nobiltà il primo nome che sbuca fuori è quello di Cristiano Ronaldo. Inutile descriverlo, inutile anche affermare che questo è forse il periodo più piatto della sua carriera, perché è semplicemente Ronaldo e in quanto tale può ribaltare ogni giudizio in un fruscio di secondi. L’unica statistica degna è quella che lo vede tirare in porta 5,7 volte ogni 90 minuti, dato che lo rende il giocatore con più tentativi in Europa. Non una realizzazione adeguata perciò, almeno fino ad ora.

Fonte immagine: profilo Instagram Edin Dzeko.

Poi ci sono Dzeko, Milik e Lautaro Martinez. Il primo è partito bene e poi si è bloccato a livello realizzativo anche a causa dell’impossibilità di tirare il fiato, fattore che lo fa essere poco lucido. Ad ogni modo ha timbrato il cartellino 5 volte, di cui 3 di testa – è il migliore in Italia finora – ed è il cannoniere più in alto della Roma.
Il secondo, il polacco del Napoli, è partito in ombra e si è accesso da metà ottobre in poi. Il Napoli arranca come poche altre volte in questi anni, sia fuori che dentro al campo, ma il suo mancino è uno dei pochi bagliori illuminanti.

Il “Toro” Lautaro invece sembra indomabile per chiunque. In Champions fa gol e trascina; in campionato pure. A soli 22 anni mette in mostra abilità incredibili. Protegge la palla come pochi, vede giocate che altri neppure immaginano e sugella il tutto con dei piedi da puro numero 10. Se impara a mantenere di più la calma e a restare decisivo per tutta la partita, ha tutte le qualità per diventare una stella mondiale.

Fonte immagine: profilo Instagram Cornelius

Compare poi la stella leccese Mancosu che su 5 gol ne ha fatti 4 dal dischetto; Christian Kouamé (che si è appena rotto il crociato), che finora ha mandato avanti il Genoa con costanza nonostante le difficoltà del Grifone; il vichingo Cornelius, fresco dalla rete contro la Roma che ha proiettato il Parma in ottava posizione con 17 punti. Curiosità: 3 dei suoi 5 gol sono arrivati nella stessa partita, quella contro il Genoa di Kouamé vinta 5-1.
Infine c’è Caputo, che ormai sta diventando un classico del nostro campionato. Lo scorso anno ha segnato 16 volte con l’Empoli retrocesso e in questa stagione, a 32 anni, non ha intenzione di diminuire lo score personale.

Quest’analisi serve a capire cosa stiamo vedendo in questo campionato di Serie A.
Perché il gol è lo specchio della squadra, la massima espressione delle proprie idee.
E la classifica marcatori è terreno fertile per fare un’analisi globale del campionato.

 

Fonte immagine di copertina: profilo Instagram Lukaku