EQUILIBRIO A VALDEBEBAS, MA…

L’incontro di martedì tra Real Madrid e Chelsea non ha portato un vincitore. Il dominio territoriale dei Blues non è bastato per aggiudicarsi il primo round della semifinale di Champions League ai danni dei Blancos, decimati dalle assenze. Tuttavia, l’ottima prestazione degli uomini di Tuchel lascia ben sperare in vista del ritorno a Stamford Bridge. Nonostante la prestazione dei padroni di casa sia molto difficile da giudicare, tante sono state le polemiche. Sotto l’occhio del ciclone non poteva che esserci Marcelo, tra i peggiori dei suoi. Il brasiliano è stato impiegato a tutta fascia nel 3-5-2 di Zidane, ed è apparso quanto mai appannato, quasi inadatto al contesto.

La condizione fisica non era tra le migliori, viste le poche presenze in stagione. L’esplosione di Mendy ha infatti relegato in panchina il numero 12, alla prima presenza da titolare in Champions League. In campionato, invece, il laterale ha fatto parte dell’undici iniziale solo 10 volte. Tuttavia, c’è da sottolineare che la sua esclusione non è attribuibile al solo concorrente francese. Lo stesso Lopetegui, nella sua breve e sfortunata parentesi al Bernabeu dall’agosto all’ottobre 2018, concedeva spesso e volentieri spazio a Reguilon sulla fascia sinistra, a testimonianza di un vero e proprio crollo dell’ex Fluminense nelle gerarchie merengues.

Risulta pertanto facile pensare che il match di mercoledì sia stato tra gli ultimi ad alti livelli del 32enne, quantomeno con la camiseta blanca addosso, di cui è e rimarrà, nonostante tutto, una vera leggenda.

Marcelo, oltre ad essere un simbolo del Madridismo, ha rivoluzionato il ruolo del terzino, rendendosi fautore di un movimento che ha visto tale posizione assumere sempre più importanza. La scuola verdeoro ha visto brillare, tra gli altri, Dani Alves e Maicon. Non più terzini, ma tuttocampisti, in grado di coprire ogni zona del campo e fare la differenza con giocate di classe sopraffina e tecnica.

Il brasiliano è arrivato a Madrid in sostituzione di un suo connazionale: Roberto Carlos. L’ex galactico è da considerarsi anch’egli un precursore, in quanto è riuscito a mettere insieme potenza e tiro, oltre alla velocità di base, in una posizione in cui tali caratteristiche risultavano quasi superflue. Il ragazzo di Rio De Janeiro ha concluso l’opera, aggiungendo al repertorio una tecnica da numero dieci.

La seguente classificazione racchiude i cinque momenti più spettacolari del carioca nei suoi 14 anni al Bernabeu, che lo hanno reso il miglior laterale al mondo e che non possono in alcun modo essere dimenticate.

5 – LO STOP ALL’ALLIANZ ARENA

Il controllo riassume tutto il giocatore: senso della posizione, consapevolezza dei propri mezzi, classe.

Il contesto è tutt’altro che agevole: è il 25 aprile 2018, e all’Allianz Arena si gioca Bayern Monaco – Real Madrid, semifinale di andata di Champions League.

Gli uomini di Zidane sono avanti 2-1 ma i tedeschi attaccano alla ricerca di un pareggio che sarebbe più che meritato.

Marcelo si è già reso protagonista, siglando il gol del pareggio con un diagonale perfetto. Tuttavia, il momento più iconico è al minuto 59. Raphael Varane cerca di eludere il pressing avversario e apre il campo verso l’esterno con un lancio alto. Nonostante il pallone non sia eccessivamente difficile da controllare, lo stop del mancino blancos lascia tutti a bocca aperta. Il 12 riceve e mette giù palla con naturalezza, fermandola. Una giocata mozzafiato, che restituisce tranquillità alla squadra nel momento più difficile.

 

4 – LA PERCUSSIONE A CARDIFF

Le sortite offensive hanno caratterizzato maggiormente Marcelo, che negli anni ha reso quasi come una vera e propria ala d’attacco. Spesso le percussioni più pericolose si verificano alla fine della partita. Il 32enne ha sempre la giocata giusta, e rimane lucido anche al termine della gara, approfittando della fase di stallo finale. È facile intuire come Theo Hernandez, suo vecchio compagno di squadra, ne abbia preso spunto. Nell’occasione, il 12 riesce a prendere il tempo alla retroguardia juventina, portandosi dietro il neo entrato Lemina e scaricando per Asensio, che a porta spalancata non può fallire.

È il gol del 4-1 che chiude definitivamente la partita e porta la Champions League a Madrid per la dodicesima volta, e anche qui l’impronta del suo laterale è evidente.

 

3 – LA BOMBA A GELSENKIRCHEN

L’ex Fluminense si è dimostrato più assistman che goleador. Tuttavia, i 38 gol segnati non sono pochi. Alcuni di questi sono di pregevole fattura e ne risaltano tutte le qualità. Pertanto, risulta difficile sceglierne uno. Probabilmente, sul piano estetico, è la marcatura in casa dello Schalke 04.

Il ragazzo di Rio de Janeiro riceve un pallone da Cristiano Ronaldo, punta la porta e trova l’incrocio dei pali con una conclusione perfetta dal limite dell’area di rigore, con il destro.

La definizione, più nelle corde di Roberto Carlos, manda i tifosi madridisti indietro nel tempo. Classe e nazionalità sono le stesse, la capigliatura decisamente no.

Occorre inoltre evidenziare l’esultanza del Carioca, leader dello spogliatoio madridista, che corre ad abbracciare Carlo Ancelotti, messo in discussione dalla stampa per qualche passo falso di troppo.

 

2 – IL GOL ALL’ATLETICO MADRID A LISBONA

Non il gol più bello, ma sicuramente il più importante della carriera del brasiliano. È la finale di Champions League 2013/2014. L’ultimo ostacolo che separa il Real dalla coppa è l’Atletico Madrid di Simeone. Il laterale mancino sigla il gol che chiude la partita.

La realizzazione ai danni dei cugini può essere considerata come un insieme tra le due giocate citate precedentemente. La percussione lascia sul posto gli avversari stremati dopo quasi 120 minuti di battaglia; la conclusione beffa un Courtois non irreprensibile.

Il tiro non è imparabile e la marcatura non è certamente spettacolare come la precedente, ma ha un peso specifico immenso. Marcelo lo sa e quasi non esulta, preso dall’adrenalina. Si ‘limiterà’ a togliersi la maglia qualche secondo dopo, travolto dagli abbracci dei compagni. Ha realizzato che l’Atletico non può riprendersi, è il gol del 3-1, la Champions League torna a Madrid dopo 13 anni.

Fonte: realmadrid.com

1 – L’ASSIST PER RONALDO

Ad oggi, Marcelo ha realizzato 101 assist con il Real Madrid. È stato inoltre il giocatore ad aver realizzato più passaggi chiave per Cristiano Ronaldo nel suo trascorso al Bernabeu.

La connessione tra i due è la più letale vista nel tempio madridista. L’emblema è la marcatura del 7 portoghese contro il Bayern Monaco nei quarti di finale della ‘Coppa dalle grandi orecchie’ 2016/17. Il gol è di CR7, ma è come se fosse del terzino verdeoro, che riesce a saltare due uomini con un tocco solo e a liberarsi. È poi altruista nel servire Cristiano, che a porta vuota deposita il pallone del 3-2 che vale la qualificazione al turno successivo.

Anche qui, il 12 ha avuto più benzina degli altri, concludendo un’azione meravigliosa con l’assist che vale la vittoria.

 

Marcelo è andato oltre, reinventando il ruolo che oggi è, a detta di molti, il più importante di tutti. Sebbene sembri sul viale del tramonto, tutto ciò che ha dato al calcio è indelebile. Probabilmente il suo tempo a Madrid sta giungendo al termine, ma sarà sempre ricordato come un pioniere, e chiaramente come uno dei migliori laterali della storia di questo sport.

 

(Fonte immagine in evidenza: realmadrid.com)