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Cosa può prendere l’Italia dal modello tedesco?

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La prima uscita in Nations League della nuova nazionale italiana di Roberto Mancini ha sancito un pareggio contro la Germania. Guarda caso, quella tedesca è la federazione più citata da media dopo le catastrofi azzurre. A questa si fa riferimento per il proprio modello, che secondo molti deve essere preso in considerazione per la ripartenza del nostro calcio. Ma in cosa consiste davvero il modello tedesco? E soprattutto cosa si può realmente prendere da questo modello per migliorare le condizioni del nostro calcio?

Ci sono soffermiamo soprattutto su due aspetti. Il primo è strettamente tecnico e riguarda lo scouting e lo sviluppo dei giovani in Germania. Il secondo è economico ed è legato alla sostenibilità delle squadre della lega tedesca.

La nascita del modello fondato sui giovani

Fuori al primo turno in un grande torneo, pochi giocatori eleggibili per la nazionale, pochi dei nostri ragazzi impiegati nei club e l’educazione del calciatore non era quelle necessaria per arrivare al top. Dovevamo svegliarci“.

Queste parole potreste benissimo associarle un qualsiasi presidente di lega, dirigente, opinionista, giornalista o a qualunque addetto ai lavori che parla della situazione odierna del calcio italiano. Invece sono le parole di Oliver Bierhoff, che raccontano del momento che ha dovuto passare il calcio tedesco alla fine degli anni ’90.

All’indomani dell’eliminazione contro la Croazia al mondiale del 1998 e, soprattutto, dall‘eliminazione ai gironi all’Europeo del 2000, i vertici del calcio tedesco avevano intuito che era arrivato il momento di un reset del loro sistema.

Così nel 2001 la Federcalcio tedesca decise di rinnovare dalle fondamenta il calcio nazionale. Il talento giovanile era troppo disperso e i talent scout tralasciavano molte zone della Germania. Come prima mossa dunque la DFB mise l’obbligo per ogni squadra professionistica di avere almeno una squadra per ogni settore giovanile a partire dagli under 12. Pena la revoca della licenza e dunque l’esclusione dai campionati tedeschi.

Viene inoltre ampliato il numero dei centri federali, da 121 ai 366 attuali. I centri sono studiati appositamente per lo sviluppo dei ragazzi dagli 11 ai 14 anni. Questi non sono distanti più di 40 chilometri dall’abitazione dei giovani (ciò ci fa capire la diffusione capillare e omogenea di questi centri in tutto il territorio nazionale). Sono più di 20 mila i ragazzi (su oltre 600mila visualizzati ogni anno) di questa fascia d’età che vengono convogliati in questi centri, dove vengono fatti migliorare nella tecnica più che nella tattica.

Successivamente i ragazzi più dotati passano ai 45 centri di eccellenza per lo sviluppo dei talenti più dotati dai 15 ai 18 anni. In questi centri sono comprese anche le Elite-schulen, le 35 scuole che preparano un piano di studi che tenga conto degli impegni calcistici.

Ogni possibile talento quindi non sfugge all’occhio della DFB. Grazie a questo modello la Bundesliga è il campionato con l’età media più bassa in rapporto ai minuti giocati. 25,9 anni di media, con sole due squadre che superano i 27 anni di media. La nostra Serie A ha un’età media di 27,1 anni, con ben sei squadre che superano i 27 anni di media. Inoltre sono notevoli le prestazioni dell’under 21 tedesca, che ha vinto per ben 3 volte l’Europeo di categoria dal 2009 al 2021.

Il modello tedesco non si è occupata solo del talento dei giovani calciatori. Grandissima attenzione è stata data alla formazione dei tecnici. Nei centri federali sono infatti impiegati 1300 allenatori, tutti patentati, a cui la DFB dedica corsi di aggiornamento e formazione continui. Non a caso la federazione tedesca è quella che quest’anno ha avuto più allenatori nei campionati esteri: ben 24.

La situazione in Italia

In Italia sembra invece esserci un problema endemico con i giovani. In sostanza, quelli che dovrebbero essere i nostri maggiori prospetti diventano titolari troppo tardi nei club di Serie A. Per fare un esempio, nel match di sabato Mancini ha fatto esordire 6 giocatori in nazionale: Frattesi, Gnonto, Pobega, Cancellieri, Ricci e Dimarco.

Per Frattesi e Pobega (23 anni da compiere nel 2022 per entrambi) questa è stata la prima stagione da titolari in Serie A. Addirittura per il centrocampista del Sassuolo questa è stata la sua primissima stagione nella massima serie.

Cancellieri (classe 2002), pur giocando in una squadra, l’Hellas Verona, da metà classifica e che ha conquistato una salvezza tranquilla, è stato utilizzato solo per 217 minuti in questa stagione.

Wilfried Gnonto ha dovuto addirittura trasferirsi in Svizzera (a parametro zero!) per avere un minutaggio che in Serie A non avrebbe mai potuto trovare.

Dimarco (esordio in azzurro a 24 anni), che già dalle giovanili dell’Inter risultava come un giocatore tecnicamente superiore rispetto ai pari età, ha vissuto la sua prima annata da titolare in Serie A solo l’anno scorso con l’Hellas.

Il dato è purtroppo molto chiar0. I nati dal 2000 ad aver giocato almeno 100 minuti in Serie A in questa stagione sono solo 26. L’Italia in questa statistica è ultima tra i top 5 campionati in Europa. Nel nostro paese si è ancora convinti che un giovane abbia bisogno di fare “gavetta” nelle serie inferiori. Ma spesso questo modo di gestire i giovani porta questi a perdere anni prima di poter esordire in Serie A.

È il solito paradosso all’italiana secondo il quale un giovane deve fare esperienza per poter giocare, ma alla fine non gioca perché non ha esperienza. In Germania i vari Musiala, Wanner, Wirtz, Moukoko, tutti ragazzi dal 2003 in giù (Paul Wanner del Bayern Monaco è addirittura un 2005!) hanno già un buon minutaggio in Bundesliga.

Se un giovane dimostra di essere all’altezza sarebbe meglio non fargli perdere tempo in un’inutile gavetta nelle serie inferiori, nel quale si rischia di rimanere bloccati per molto tempo e, alla fine, non essere mai pronti per la Serie A.

La parola d’ordine è sostenibilità

Non è un’esagerazione dire che un club tedesco festeggia un bilancio positivo più di un trofeo. L’aspetto economico  è di fondamentale importanza per i club teutonici. Basti pensare che KPMG ha evidenziato come 8 dei top club europei nella stagione 2018/19 avessero un rapporto tra stipendi e ricavi operativi maggiore al 70%. Mentre la media della Bundesliga era a malapena sopra il 40%. E non è un caso se durante il periodo della pandemia è stato il Bayern Monaco l’unica squadra tra i top club europei a registrare un utile in bilancio.

In Italia ci dimostriamo ancora indietro dal punto di vista economico. E la pandemia ha purtroppo peggiorato la situazione, con squadre che hanno fatto registrare perdite per più di 200 milioni. Evento che in Germania non si è invece mai verificato.

Dai tedeschi abbiamo molto da imparare dal punto di vista economico. Per esempio, la spartizione dei diritti tv, che in Germania vengono divisi fra Bundesliga e 2.Bundesliga.

In questo modo gli introiti per le squadre più in basso nella scala gerarchica del calcio tedesco sono maggiori. È raro infatti sentire di una squadra tedesca fallire economicamente. Mentre purtroppo in Italia sta diventando la norma.

In Germania inoltre la Bundesliga e la 2.Bundesliga sono le uniche leghe professionistiche. Sono dunque solo 36 (18 in Bundesliga e altrettenti nella serie cadetta) i club professionisti in Germania (a fronte delle 100 squadre professioniste in Italia).

Questo sistema aiuta non solo la sostenibilità del calcio tedesco, ma anche la crescita dei giovani calciatori. Essi sono spesso “parcheggiati” in Regionalliga, la terza serie tedesca, che è a tutti gli effetti una lega semi-professionistica, in cui giocano anche le squadre Under 23 dei club di Bundes.

Ciò aiuta i giovani ad avere un ulteriore step che ammorbidisce il passaggio dalle giovanili al professionismo vero e proprio, permettendo loro di poter meglio sviluppare il proprio talento.

In Italia solo la Juventus ha approfittato dell’opportunità dell’Under 23. Purtroppo la Serie C italiana è probabilmente un campionato poco conveniente economicamente per le molte squadre della Serie A. I profitti dei diritti tv sono miseri a causa delle mastodontiche dimensioni della lega (ben 59 squadre).

Riformare la Serie C sul modello semi-professionista tedesco sarebbe un’alternativa che vede favorevole anche lo stesso presidente Gravina. Col semi-professionismo si aiuterebbero in un colpo solo i giovanissimi più promettenti del nostro calcio e le squadre economicamente più deboli, sull”orlo del fallimento nella palude dell’odierna Serie C italiana.

Si deve prendere spunto dal modello tedesco

Purtroppo copiare nella sua totalità il modello tedesco sarebbe probabilmente impossibile. Sarebbe però giusto guardare in casa teutonica per prendere spunto su delle riforme che rivoluzionino il nostro calcio.

Loro in meno di 15 anni, partendo da un periodo di crisi simile alla nostra, sono riusciti a conquistare un mondiale. E dato che i problemi del nostro calcio appartengono alla sfera della sostenibilità economica e dello sviluppo del talento il loro modello può farci da guida per una rivoluzione del nostro modo di fare calcio a partire dalle fondamenta.

 

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Il gol di Kane fa sorridere l’Inter: ecco il motivo

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I destini di mercato di Inter e Bayern Monaco sono intrecciati: la squadra tedesca vuole una punta e il primo nome nella lista sarebbe quello di Harry Kane, puntando magari sul suo desiderio di cominciare a vincere dei trofei, dato che lo scarso successo con il Tottenham e il contratto in scadenza nel 2024.

Non c’è però solo il centravanti della nazionale inglese negli obiettivi del Bayern: infatti anche Marcus Thuram sembrerebbe finito nei radar del Bayern Monaco, che tuttavia secondo la Bild preferirebbe un attaccante di prim’ordine e non uno che lo sta diventando. Per questo il gol di Harry Kane nel match odierno contro l’Inghilterra potrebbe avvicinare l’inglese al club tedesco; defilando di conseguenza i bavaresi nella corsa a Thuram. Si potrebbe così aprire un’occasione per l’Inter, con Ausilio in Qatar per sondare la possibilità di approdo del giocatore francese in nerazzurro.

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Non solo il Nizza su Parisi: c’è anche l’interesse del Wolfsburg

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Fabiano Parisi, terzino sinistro di proprietà dell‘Empoli, è nel mirino di diverse squadre italiane e soprattutto estere. Secondo Sky Sport, il Wolfsburg sarebbe fortemente interessato al calciatore italiano. L’interesse è concreto ma ancora non c’è stata un’offerta ufficiale. Sullo sfondo vi è anche un sondaggio da parte dei francesi del Nizza.

Parisi ha catturato l’attenzione anche di diversi club italiani tra cui Lazio e Juventus, oltre a Fiorentina e Atalanta. Il terzino ha realizzato in questa prima parte di stagione con i toscani già due gol, partecipando in modo attivo alla fase offensiva della squadra.

Lo scorso novembre è stato convocato per la prima volta dalla Nazionale maggiore allenata da Roberto Mancini: ciò dimostra che il calciatore ha fornito in questi ultimi mesi delle prestazioni di alto livello, all’altezza di un big club.

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Manuel Neuer è nella storia dei Mondiali: il record

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Neuer

La sfida contro la Costa Rica non sarà importante solo per la Germania e per le sue speranze di qualificazione alla fase ad eliminazione diretta, ma anche per Manuel Neuer

Il numero 1 della nazionale tedesca, stasera raggiungerà quota 19 presenze in Coppa del Mondo, diventando così il portiere con il maggior numero di presenze nella storia della competizione.

Il portiere del Bayern, è al suo quarto mondiale. Il primo che ha giocato è stato quello del 2010. La sua prima presenza in assoluto nella rassegna iridata è stata il 13 giugno, giorno in cui anche la sua nazionale ha debuttato in quell’edizione del Mondiale, contro l’Australia. Quel giorno la Germania vinse 4-0. 

Da quel giorno Manuel Neuer ne ha fatta tanta di strada. Sia con squadre di club, e sia con la sua nazionale. Quest’ultima gli ha permesso anche di vincere un Mondiale, nel 2014, battendo in finale l’Argentina. 

Questo in Qatar sarà sicuramente il suo ultimo Mondiale. E sicuramente vorrà continuare a battere record su record, per lasciare ancor di più un segno indelebile, in una carriera già strepitosa.

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Dalic si sbilancia: “Gvardiol è il miglior difensore al mondo”

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Gvardiol

Il commissario tecnico della Croazia, Zlatko Dalic, ha commentato il passaggio del turno ai Mondiali dei suoi in conferenza stampa: “Mi congratulo con i nostri giocatori per aver superato il girone, avevo detto ieri che mi aspettavo una battaglia contro una grande squadra, perché il Belgio non può giocare male tre volte. La Croazia è stata bravissima, soprattutto per un’ora e nel primo tempo, abbiamo avuto il controllo della partita, abbiamo avuto un netto rigore, ma ancora una volta il VAR ci è stato avverso ma non ci ha influenzato. Siamo stati un po’ fortunati”.

Il tecnico croato si è poi sbilanciato su Josko Gvardiol, uno dei centrali più forti in prospettiva futura, di tutto il panorama mondiale: “Da quello che ho visto, per me è il miglior difensore del mondo. Il più completo, a 20 anni giocare con tanta esperienza e questo pure è qualcosa di fantastico”.

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