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Disumanamente umano

Sicuramente, almeno una volta nella vita, vi sarete imbattuti in una slot-machine, fisica o virtuale. Forse avete anche provato l’emozione di vedere i tre “7” allineati e avete fatto jackpot. Chi ha fatto certamente bottino pieno (o quasi), in questa annata come in quella precedente, è Cristiano Ronaldo. L’uomo, o per meglio dire, la macchina da gol col 7 sulle spalle che sta regalando al Real uno dei periodi più felici della propria storia. Un fenomeno che, soprattutto in questa stagione, ha saputo rinnovare il suo gioco senza però cambiare il risultato.

IL NUOVO RUOLO

Negli ultimissimi anni, indicativamente nelle ultime 3 stagioni, il portoghese è cambiato. Dall’essere la straripante ala sinistra degli anni di Manchester, e dei primi anni a Madrid, è diventato uno spietato finalizzatore. Quello che colpisce al momento giusto. Certo, con sprazzi di classe e talento di una dimensione superiore. Una scelta dettata prima di tutto dall’avanzare dell’età (da febbraio gli anni sono 32), poi da esigenze tattiche della squadra. L’infortunio di Bale, infatti, ha portato Zidane a cambiare il vestito a Ronaldo e al proprio undici. Un colpo di fortuna (uno dei diversi, a dire il vero) per Zizou, in questo senso. Il 4-3-1-2 schierato dal tecnico francese ha, da un alto, bilanciato la squadra (nonostante la difesa abbia mostrato falle in più di un’occasione) ma anche permesso ai singoli di rendere al meglio. Ha fatto emergere Isco, lasciato sin troppo tempo in naftalina e diventato in pochi mesi un uomo chiave nel raccordo centrocampo-attacco. Ha permesso a Benzema, nonostante una vena realizzativa inferiore ai suoi standard abituali (con 19 gol, è la sua seconda stagione meno redditizia da quando è al Real), di avere un ruolo ancora centrale nella squadra, rivelandosi essenziale nella partnership con il portoghese. Infine ha esaltato il “nuovo” Ronaldo, che è diventato punta con licenza di svariare sul fronte offensivo. In 17 partite nella nuova posizione, CR7 ha fatto centro 15 volte (0,88 gol a partita), a fronte delle comunque disumane 23 reti in 29 presenze da esterno d’attacco (0,78 gol a partita).

I NUMERI DEL CAMBIAMENTO

Prima ancora che i numeri sul campo, è diverso sottolineare quelli relativi alla gestione del portoghese da parte di Zidane. Ronaldo ha infatti saltato 14 partite in tutta la stagione, e in 8 di queste non è stato convocato per scelta del tecnico. Quattro di queste esclusioni sono arrivate tra aprile e maggio, a cavallo delle gare di Champions in cui, guarda caso, Ronaldo ha annientato i tre avversari che si sono parati davanti. E se pensate che la scorsa stagione CR7 ha saltato appena una gara, il 4º turno di Coppa del Re contro il Cadice, il cambiamento non è certo da poco.

Ma entriamo nel dettaglio del cambiamento che è accorso al Ronaldo giocatore. Innanzitutto, CR7 va molto meno spesso alla ricerca dell’uno-contro-uno. Con 63 dribbling tentati nella Liga di quest’anno, la stagione appena conclusa è stata quella in cui CR7 ha cercato meno volte di saltare l’uomo, da quando è al Real Madrid. Nella classifica dei dribbling effettuati tra i giocatori della Liga quest’anno, si colloca all’incirca a metà. Anche per percentuale di dribbling effettuati con successo (di poco inferiore al 40%) questa è stata la peggior stagione di Ronaldo nei duelli dell’uno-contro-uno.

Ma anche i numeri riguardo i tiri seguono la stessa onda lunga. Con 162 tiri effettuati in Liga, e 69 totali in Champions, questa è stata la stagione in cui Ronaldo ha tirato di meno (ci sarebbe da considerare anche la stagione 2009/2010, in cui però il Real non andò oltre gli ottavi di finale di Champions).

Insomma, i numeri rivelano come anche la macchina portoghese, dopo tutto, sia umana. E possa avvertire il peso dell’età che avanza. Dove risiede allora il segreto di CR7, così in calo nelle statistiche (anche dei gol, perché questa è stata la sua seconda stagione meno prolifica da quando è al Real) ma comunque uscente vittorioso, in questa stagione più che mai con la doppietta Liga-Champions?

REAL MAI COSÌ FORTE

Paradossalmente, il segreto di Ronaldo, o meglio il segreto degli ultimi successi di Ronaldo risiede nel gruppo. L’ampiezza della rosa delle merengues, insieme al suo bagaglio tecnico, ha permesso ha Zidane di ruotare a suo piacimento la squadra. Ronaldo compreso. Soprattutto, come dicevamo, a ridosso delle gare di Champions. Il risultato? In campionato, forte di seconde linee come Morata, Marco Asensio e James Rodriguez (in questo senso, l’ampiezza del roster madrileno di quest’anno non ha precedenti), il Madrid è stato un rullo compressore. In Champions, Ronaldo ha suonato la carica con ben 8 gol nelle quattro sfide tra quarti e semifinali, più i due nella finale di ieri. Aggiungiamoci un Ramos salvatore in più occasioni con i suoi gol al fotofinish, Kroos e Modric pressoché impeccabili, un Casemiro sempre più in crescita e un Isco ritrovato ed ecco la ricetta.

In parole povere, CR7 non è più il giocatore che risolve la partita da solo letteralmente, cioè con giocate di sua invenzione. Ma è il giocatore che le risolve trovandosi nel posto giusto al momento giusto. Con beneficio de collettivo, che non ha più la pressione di dover passare dai piedi del portoghese per poter risolvere le situazioni più intricate.

Ecco che la stagione meno positiva dal punto di vista prettamente personale (dal punto di vista statistico) diventa la stagione perfetta. Champions e Liga, mai vinti entrambi in una sola stagione da quando veste la maglia del Madrid. Con un Pallone d’Oro, il quinto, sempre più vicino. Per questo, disumanamente umano.

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