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Crederci davvero

Crederci davvero

Il gioco più bello d’Italia. Quante volte un tifoso napoletano si è sentito dire questa frase?

Molti tifosi azzurri senz’altro si saranno domandati come sia possibile che il Napoli non abbia nemmeno centrato la qualificazione diretta in Champions League, se davvero i ragazzi al servizio di Sarri esprimano un gioco così spumeggiante; la verità è che il Napoli, da quando De Laurentiis è il presidente, ha intrapreso un percorso di crescita verticale ed esponenziale. Quest’ultimo indubbiamente ha costretto le altre a doversi guardare le spalle da un gruppo solido che anno dopo anno ha fatto sempre meglio.

COME GIOCANO?

Bene, verrebbe da rispondere. Questa analisi  breve e diretta resta comunque molta precisa: il 4-3-3 di Mister Sarri ha reso il Napoli un meccanismo quasi perfetto, capace di incepparsi solo in momenti di difficoltà estremi (l’infortunio di Milik ne è un esempio) ma che comunque, rivista la quadratura del cerchio, riesce ugualmente ad uscirne fuori (l’esplosione di Mertens).

Il gioco del tecnico toscano molto spesso penalizza i campani per quanto concerne la fase difensiva – e questo è da annotare poiché i punti persi durante la stagione sono dovuti proprio a svarioni arretrati tutt’altro che aspettati e logici – ma d’altra parte Maurizio Sarri è riuscito nel suo intento di creare un Napoli che ormai gioca a memoria.

NON DIRE SCUDETTO

Ciò che però desta clamore a Napoli è una parola: scudetto.

I più social senz’altro si ricorderanno che addirittura Sarri si grattò scaramanticamente in diretta nazionale in conferenza stampa dopo averla sentita da un intervistatore. Le sue parole ne sono, fra l’altro, una prova inconfutabile:

“Il primo posto possiamo sognarlo, non programmarlo. Ma nel calcio esiste un margine per l’imponderabile e i 48 punti del girone di ritorno ci fanno ben sperare per il futuro”

Continuando a tenere quindi questa politica dello scudetto come “sogno e niente più” difficilmente la squadra campana farà il grande salto che tutti i tifosi e i giocatori si augurano.

CAVANI E HIGUAIN VIA E NON SENTIRLO

Dietro tutto ciò però la crescita del Napoli ha un nome ben preciso: amato e odiato, molto spesso tollerato ma non ugualmente apprezzato, stiamo parlando di Aurelio De Laurentiis.

Il regista romano divenuto celebre per i suoi cinepanettoni, famosi in tutta Italia, ha messo le basi di un gruppo che trovò prima un leader in Cavani e che poi fu costretto a cederlo per formare un gruppo ancora più forte e pronto.

Con la cessione di Higuain, per colpa della quale il Napoli si indebolisce notevolmente, sono riusciti a trovare una costanza di rendimento anche a livello prolifico ancora più alta, accantonando finalmente la visione della punta salvatrice della patria, ma giocando con tutta la squadra partecipe dell’azione.

GRUPPO UNITO

La cessione del Pipita agli acerrimi rivali della Juventus ha consentito comunque al direttore sportivo Giuntoli di comprare alcuni profili di cui il Napoli aveva urgente bisogno.

Proprio questo può far ben sperare i tifosi azzurri: nonostante la mancata qualificazione in Champions League diretta, la squadra non si sta smontando, ma conferma i giocatori principali, limitandosi a puntellare la rosa in ruoli dove è maggiormente carente (specialmente per quanto concerne i sostituti).

IL FUTURO DEL NAPOLI

Un altro punto a favore della cessione di Higuain è stato il modo giusto nel quale, come anticipato prima, si è operato nella campagna acquisti dei giovani.

La società non ha puntato su giovani sconosciuti nella speranza che questi esplodessero fra lo stupore generale – cosa molto difficile se non impossibile in piazze come Napoli e Roma – ma ha portato in Campania giocatori pronti, sebbene ancora molto giovani.

Amadou Diawara ad esempio, arrivato appena maggiorenne dal Bologna per quasi 15 milioni di euro, è riuscito, nonostante la concorrenza in mezzo al campo, a trovare un solido minutaggio. Ha totalizzato in tutto 1788 minuti, quindi poco più di 19 partite in agglomerato: un intero girone del campionato.

In questi minuti sono contati anche i quasi 400 della Champions League,  nella quale ha disputato 6 incontri, acquisendo quindi una discreta esperienza in campo internazionale.

Ha faticato di più Marko Rog, invece, che però non conosceva il campionato: arrivato dalla Dinamo Zagabria ha trovato in Sarri un maestro che, allenamento dopo allenamento, gli ha insegnato tutto ciò che era di fondamentale importanza sapere e per quelle poche volte che gli è stato concesso del minutaggio, lo ha sempre sfruttato a pieno.

IMPOSSIBILE NEGARLO

Diciamo la verità: ad oggi è impossibile negare che il Napoli ci deve almeno provare la prossima stagione. Con la Juventus, che forse sarà sazia dopo la grande abbuffata di questi anni e a fronte della cocente delusione in Champions League dopo la finale persa in goleada (4-1) contro il Real Madrid, i partenopei avranno ogni favore del pronostico dopo la Vecchia Signora. La Roma sarà un incognita dopo essersi riformata e dopo aver cambiato abito – con tutta probabilità-, mentre le milanesi faranno troppi cambiamenti probabilmente per tornare subito a vincere.

Finalmente anche i giocatori hanno smesso di chiamarlo semplicemente “sogno“, comprendendo che il livello della rosa sia esponenzialmente salito.

Hamsik infatti ha detto:

“Vedendo la seconda parte di campionato ci crediamo, da gennaio a maggio è stato un cammino incredibile, sappiamo che siamo forti e se ripetiamo quelle partite ce la possiamo fare ma non sarà facile perché le milanesi si sono rinforzate tantissimo. Noi guardiamo a noi stessi”.

La stessa cosa ha fatto anche Insigne che, fra l’altro, chiedendo la numero dieci non ha fatto altro che ricordare ai tifosi del Napoli quel magico momento in cui chi portava la 10 sulle spalle alzava la coppa a fine anno festeggiando lo scudetto:
“E’ un Napoli da Scudetto e io non lascerò mai questa maglia! Siamo forti e ripartiamo da una grande base”.
Adesso, quindi, tutto è pronto: manca solo il gong iniziale e dopo sarà importante solo farsi trovare pronti.

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