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Crisi Ucraina, De Zerbi torna a Kiev: i venti di guerra non fermano il calcio

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De Zerbi

Immaginate di esservi trasferiti all’estero per lavoro, di aver accettato un’offerta importante che potrebbe aver dato una svolta definitiva alla vostra vita. Immaginate che la nuova esperienza inizi molto bene, e che pensiate subito di aver iniziato un nuovo percorso. Ma improvvisamente, provate a pensare di essere scossi da una notizia surreale: il Paese proclama lo stato di allerta, il rischio dello scoppio di una guerra è concreto. E’ la situazione vissuta da Roberto De Zerbi, allenatore dello Shakhtar Donetsk ed ex tecnico del Sassuolo. A pochi giorni dalla ripresa del campionato, infatti, la notizia di un possibile attacco militare della Russia ha sconvolto l’intero Paese.

La squadra si è allenata in Turchia negli ultimi giorni, e dovrebbe rientrare presto in Ucraina. “Torniamo a Kiev, ci hanno detto di stare tranquilli“: sono queste le parole di De Zerbi, che ha provato a trasmettere serenità in un momento tutt’altro che tranquillo. Il continuo spostamento di truppe sul fronte ucraino da parte di Vladimir Putin è sfociato nell’invasione del Donbass, messo in atto nelle ultime ore. A detta del leader russo, l’operazione è stata avviata per motivi di “peace keeping“. Ma perché Putin ha deciso di mobilitare le armate? Quali ragioni ha il Presidente per muovere guerra all’Ucraina?

IL QUADRO DELLA SITUAZIONE RUSSA

Innanzitutto, è opportuno sottolineare come lo scoppio definitivo di un conflitto rappresenti l’ultima spiaggia, il culmine della tensione tra i due Paesi e la peggior situazione possibile che potrebbe concretizzarsi. La potenza di fuoco di USA e Russia, infatti, darebbe inizio a un conflitto devastante, combattuto tra due Paesi dotati di apparati militari all’avanguardia e tecnologie di guerra ultramoderne.

L’Ucraina è un motivo di contesa per vari motivi: si tratta di un Paese attraversato da oleodotti e gasdotti, situato in un punto geografico strategico con sbocco marittimo. La Russia non vuole che l’Ucraina entri nella NATO, trattandosi di una Nazione confinante. Le basi americane che aprirebbero in Ucraina potrebbero rappresentare una minaccia per Putin. 

I TIMORI DELLA RUSSIA: LE BASI NATO

Alla base delle tensioni, dunque, c’è il timore della Russia di trovarsi “in casa” la NATO. Putin può contare sull’appoggio degli ucraini filorussi, rimasti ancorati alla “madrepatria russa” (ex URSS) nonostante la volontà di altri di aderire alla NATO. Dunque la mossa della Russia sarebbe effettuata in via preventiva, per impedire agli Stati Uniti di insediare basi militari in Ucraina. L’invasione della Crimea del 2014, per esempio, oltre ai vantaggi economici che avrebbe portato alla Russia, era motivata dalla volontà di costruire nel tempo uno “Stato cuscinetto” rispetto alle zone controllate dagli USA.

Putin vuole evitare a tutti costi eventuali manovre offensive americane, facendo appello anche alla storia: la Russia ha subito per tre volte attacchi via Ucraina. Napoleone Bonaparte, la Germania nel 1914 e Hitler tentarono di estendersi verso Est, ma tutti e tre furono respinti. Si tratta di altri tempi, chiaramente, ma in ogni caso la Russia non vuole correre il rischio di trovarsi un cordone americano ai propri confini. Ma perché gli Stati Uniti desiderano lo stabilimento di basi NATO in Ucraina? Da sempre l’obiettivo degli USA è quello di estendere il proprio controllo in Oriente. L’espansione della NATO permetterebbe a Biden di impossessarsi di territori ricchi di materie prime (metano, petrolio, risorse energetiche) e avere la “porta aperta” sul mondo orientale.

GLI SCENARI POSSIBILI

Dunque, cosa potrebbe accadere concretamente? Gli scenari che potrebbero aprirsi sono quattro. La prima opzione è quella dell’invasione russa con scopi di conquista, con conseguente intervento della NATO. Tuttavia, lo scoppio della guerra aperta sembrerebbe l’ipotesi meno probabile: le conseguenze sarebbero devastanti, viste le forze e le armi in azione, e gli USA dovrebbero fronteggiare la potenza di fuoco dell’asse Russia-Cina-Turchia, schierate dalla parte di Putin.

La seconda possibilità è che la Russia continui ad alimentare la guerriglia contro l’Ucraina occidentale, appoggiando i filorussi e portando l’Ucraina ad accettare la condizione di neutralità. La terza opzione è la situazione di permanente tensione (simile alla Guerra Fredda), con lo spostamento di carri armati e forze nel territorio filorusso del Donbass. La Russia, infatti, sta vivendo l’intenzione americana di instaurare le proprie basi in Ucraina come una forzatura puramente strategica: sotto questo punto di vista, sembrerebbe “lecita” la preoccupazione di Putin. Infine, l’ultima possibilità è che la Russia forzi la mano per dividere l’opinione pubblica, creando tensione in Europa e ottenendo la “non presenza” della NATO in Ucraina.

DE ZERBI E LO SHAKHTAR

In una situazione del genere, è inevitabile provare ansia e angoscia. De Zerbi ha trascorso i mesi di gennaio e febbraio a Belek, in Turchia, proseguendo gli allenamenti con la squadra in attesa di ulteriori sviluppi. “Ci dicono di stare tranquilli, torniamo a Kiev”: queste le parole pronunciate dallo staff dell’ex tecnico del Sassuolo. Senza dubbio la sua esperienza in Ucraina non è iniziata nel migliore dei modi, nonostante le aspettative alla vigilia della stagione fossero altre. Ma in questi casi, è giusto mettere momentaneamente il calcio da parte e e considerare la tensione politica e i vari scenari, che potrebbero di conseguenza influire sulle scelte dei giocatori. Molti di loro potrebbero decidere di trasferirsi in Europa, dove la situazione di crisi è vissuta in modo indiretto (almeno per ora).

L’addio dei calciatori dello Shakhtar non è quindi un’ipotesi da escludere a priori, visti i precedenti tra calcio e guerra in Ucraina. Nel 2014, le bombe distrussero la Donbas Arena (52mila posti), dopo appena 5 anni dalla sua inaugurazione. Costata 300 milioni di euro, la struttura è diventata di fatto inutilizzabile a causa del conflitto tra ucraini filorussi e governo, che ha costretto lo Shakhtar a “trasferirsi” allo stadio Olimpico di Kiev. Per questo motivo la rosa della squadra potrebbe sfaldarsi; in ogni caso, dovremo attendere ulteriori sviluppi della situazione per tracciare i nuovi scenari della crisi Ucraina. 

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Lega Pro, alle 17.30 Torres-Fiorenzuola: come arrivano le due squadre

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Modena

Reduce dal pareggio in terra marchigiana contro l’Ancona, per la Torres arriva a Sassari il Fiorenzuola, per il turno infrasettimanale del Girone B di Lega Pro.

I rossoblù non vincono dal 5 novembre (2-1 al Montevarchi) e sono in piena emergenza, per lo più nel reparto offensivo, privo degli infortunati Ruocco e Sanat e dello squalificato Diakite. Il centrocampista dei sassaresi, Alessandro Masala, ha presentato così la gara: “Sarà sicuramente una partita impegnativa, loro hanno fatto benissimo nel girone di andata. Il Fiorenzuola è una squadra che gioca molto palla a terra, dovremo essere bravi e attenti. Noi sfrutteremo le nostre caratteristiche per riuscire a portare a casa il risultato. Siamo in casa nostra daremo il massimo”

Gli ospiti, rivelazione del campionato, si presentano al Vanni Sanna forti della loro fase difensiva: con solo 9 reti subite i rossoneri hanno infatti la terza miglior difesa dopo Siena (6 gol subiti) e Cesena (8), anche se di queste ben 7 sono arrivate in trasferta. Da tenere d’occhio Mattia Morello, che ha segnato sin qui 4 reti con la maglia del Fiorenzuola.

I PRECEDENTI

Solo nella stagione 99/00 si sono affrontate le due compagini, annata che terminò con la promozione dei rossoblù. Nella gara di andata, disputata a Sassari il 28 novembre, gli uomini di Leonardi vinsero per 1-0 grazie alla rete di Luca Amoruso. Grande trionfo invece in Emilia, con una netta vittoria rossoblù per 1-4 con doppietta di Karasavvidis, gol di Riccardo Chechi e ciliegina finale di Luca Amoruso, che raggiunse il bomber greco come miglior marcatore nella brevissima storia di questa sfida, che martedì andrà di nuovo in scena, ventidue anni dopo.

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Lazio, Lotito non molla sullo Stadio Flaminio

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Lotito

Lotito, il Presidente della Lazio, è tornato a parlare della questione nuovo stadio della Lazio, il cosiddetto “Stadio Flaminio”. Intervenuto ai microfoni de Il Messaggero, di seguito le sue parole.

“SUL FLAMINIO NON INTENDO MOLLARE”

SUL PROGETTO: “Non ho mai mollato. Io ho agito in silenzio e senza fare proclami. Ho fatto rilievi e approfondimenti, senza subire i diktat di nessuno. Ho incontrato l’assessore Onorato e la Soprintendenza. A breve ci dovrebbe essere un incontro congiunto in Campidoglio per capire se la capienza può arrivare a 45mila. Ci sono dei vincoli, ma io il progetto ce l’ho chiaro”.

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Luis Enrique da Twitch: “Francia e Brasile le favorite, ma non abbiamo paura!”

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Luis Enrique

Ormai le dirette Twitch di Luis Enrique stanno diventando molto celebri, rivoluzionando anche un po’ i metodi della comunicazione tra tifosi e squadre di calcio.

Dopo la bella partita culminata con un pareggio conro la Germania in cerca disperata di punti, l’allenatore della Spagna è tornato a comunicare con i suoi tifosi sulla celebre piattaforma di streaming.

Le favorite per il Mondiale sono ovviamente Francia e Brasile. Hanno vinto le prime due partite ed è così. Però non abbiamo paura di nessuno, abbiamo giocato di recentre contro la Francia e punteremo a batterli. Noi intendiamo fare i punti che servono per passare il girone, intanto”.

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Chi è Maurizio Scanavino, il nuovo Direttore Generale della Juventus

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Chi è Maurizio Scanavino

CHI È MAURIZIO SCANAVINO – Il terremoto che ha scosso la Juventus rischia di riversarsi in tutto il mondo del calcio italiano. Come un fulmine a ciel sereno, a seguito di un Cda straordinario, l’intero staff dirigenziale bianconero si è dimesso. Sì, questo vuol dire che Andrea Agnelli non sarà più il presidente, Pavel Nedved non sarà più il suo vice e Maurizio Arrivabene presto non sarà più l’amministratore delegato. Nel prossimo Cda del 18 gennaio verranno assunti nomi nuovi al loro posto, ma il primo è quello di Maurizio Scanavino, che sarà il Direttore Generale della Juventus. Andiamo a scoprirne qualcosa di più.

CHI È MAURIZIO SCANAVINO

Maurizo Scanavino nasce nel 1973 e dopo i suoi anni di studi consegue una laurea in Ingegneria delle Telecomunicazioni al Politecnico di Torino. La sua esperienza lavorativa vanta di anni di esperienza in vari settori (consulenza, automotive ed editoriale) sia in Italia che all’estero. Nel 2004 entra nel gruppo FIAT e partecipa in maniera attiva al rilancio della società come Brand Promotion con responsabilità di marketing e comunicazione per i marchi Fiat, Alfa Romeo e Lancia. Il 2007 segna l’arrivo di Scanavino nel mondo editoriale, dal momento che diventa direttore dell’area digitale e marketing della Stampa. Grazie al suo lavoro in questo ambito, diventerà tra anni dopo Direttore Generale dell’agenzia di pubblicità Publikompass.

Nel 2013, poi, arriva la chiamata de il Secolo XIX, di cui Scanavino diventa Amministratore Delegato e lavora alla fusione con La Stampa. Grazie a questa collaborazione nascerà qualche tempo dopo ITEDI che l’uomo guida, in qualità di Direttore Generale, alla fusione con il Gruppo Espresso. L’unione porta alla nascita del Gruppo GEDI, uno dei più famosi gruppi editoriali d’Europa. Attualmente ricopre la carica di Amministratore Delegato e Direttore Generale di GEDI Gruppo Editoriale, dove è impegnato a consolidare la posizione di leader italiano della trasformazione digitale nel settore editoriale, anche attraverso acquisizioni societarie e investimenti mirati.

IL RUOLO DEL DIRETTORE GENERALE

Da oggi, dunque, Maurizio Scanavino sarà il Direttore Generale della Juventus, ma questo cosa vuol dire? Di cosa si occupa, precisamente, un Direttore Generale in una squadra di calcio?

Spesso il ruolo del Direttore Generale in una squadra di calcio coincide con quella dell’Amministratore Delegato; questo, dunque, collabora e si interfaccia con la proprietà, presentando i resoconti finanziari. A volte questi può inoltre occuparsi – con l’ausilio del direttore sportivo – anche di alcune (spesso le più importanti) trattative di mercato. Per intenderci, quello del Direttore Generale è un ruolo estremamente simile a quello ricoperto per anni da Adriano Galliani nel grande Milan di Silvio Berlusconi. Per fare degli esempi dei giorni nostri, invece, potremmo citare Giuseppe Marotta dell’Inter e Umberto Marino dell’Udinese, oppure, spostandoci all’estero, l’ex Chelsea Marina Granovskaia.

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