Quando comincia a dare calci ad un pallone e a disputare le prime partite sui campi di provincia, ogni ragazzo inizia a costruirsi una serie di certezze. Si va dai proverbiali insegnamenti da scuola calcio, come quello di non passare mai il pallone in orizzontale, alle regole non scritte, ad esempio che dopo un goal sbagliato ci sarà inevitabilmente un goal subito. Tra queste certezze, più o meno fondate, ce ne sono anche alcune legate agli avversari. Sicuramente infatti, scorrendo la distinta della squadra rivale, si leggerà il numero 1 accanto al nome del portiere, mentre il 10 sarà da tenere d’occhio per tutta la partita, magari facendogli assaggiare i tacchetti dopo una finta di troppo.

Solitamente funziona così anche sui grandi palcoscenici, ma a volte la follia di un giocatore può ribaltare tutto. Negli anni si sono visti portieri con numeri stranissimi, dal 44 di Gatti al 2 di Viviano, e l’1 finire sulle spalle di giocatori di movimento, come nel caso di De Guzman. C’è stato però chi ha voluto esagerare, andandosi a prendere la Diez pur stando fra i pali. Ovviamente si parla di Cristiano Lupatelli, passato per Roma, Fiorentina, Genoa, Bologna, Parma, Cagliari, Palermo e soprattutto Chievo. Non si tratterà di uno dei portieri più forti mai visti, ma sicuramente quella sua bizzarra scelta lo ha consegnato per sempre alla storia di questo sport.

IL LUPO, GLI ASINI VOLANTI E LA MAGLIETTA MAGICA

Potrebbe essere il titolo di una fiaba di Fedro o Esopo e invece è una delle favole più belle negli ultimi anni del calcio italiano. Dopo un paio d’anni passati a scaldare la panchina della Roma a cavallo tra il vecchio e il nuovo millennio, Lupatelli, per tutti il Lupo, decide di lasciare la capitale in cerca di fortuna. Lo scudetto vinto nel 2001 da riserva non può bastare per restare.

L’occasione d’oro è quella che gli dà il Chievo, da squadra di un quartiere di Verona a neopromossa in Serie A. I gialloblù arrivano in Serie A tra lo stupore generale, specialmente quello dei rivali dell’Hellas ai quali devono il soprannome di Mussi Volanti. I tifosi della ben più nota squadra del capoluogo veneto sostenevano infatti che il Chievo avrebbe raggiunto la massima serie solo quando gli asini (i mussi) avrebbero volato, ma non potevano immaginare dove sarebbero arrivati Lupatelli e compagni. Alla prima stagione in A, gli uomini guidati dall’emergente Gigi Del Neri acquistano proprio il l’estremo difensore perugino dalla Roma e Simone Perrotta dal Bari. I due neoacquisti vanno a comporre un undici che è diventato praticamente una filastrocca per i tifosi clivensi. Una formazione da recitare a memoria: Lupatelli, Moro, D’Anna, D’Angelo, Lanna, Eriberto, Corini, Perrotta, Manfredini, Corradi, Marazzina.

Lupatelli

Fonte immagine: Transfermarkt

La scommessa di andare a giocare in una realtà del tutto nuova e con molte incognite premia Lupatelli che diventa un giocatore fondamentale. Nelle due stagioni al Bentegodi si distingue sia per lo stile bizzarro, dal pizzetto e i basettoni alle parate acrobatiche, sia perché Del Neri lo ritiene fondamentale. Tra il 2001 e il 2003 disputa 63 partite (con 18 reti inviolate) centrando la qualificazione in Coppa Uefa alla prima stagione. Altra scommessa quella che, ha detta sua, lo ha portato a vestire la 10 del Chievo. Uno scherzo nato con degli amici e che lo ha consegnato alla storia come unico portiere ad aver indossato la maglia più ambita di tutte.

DOPO IL CHIEVO

La fine dell’esperienza al Chievo segna l’inizio del declino della carriera del Lupo. Prima il ritorno alla Roma da terzo, senza mai giocare, poi l’esperienza positiva alla Fiorentina che sarà però l’ultima da titolare della sua carriera. Dopo essersi svincolato dai giallorossi colleziona 30 gettoni a Firenze, salvo poi essere rimpiazzato da Sebastian Frey. Da quel momento inizia il suo girovagare per l’Italia, sempre da riserva o addirittura da terzo. Il 31 maggio 2015, dopo il suo secondo ritorno alla Fiorentina, appende definitivamente i guantoni al chiodo. Oggi è il preparatore dei portieri della Juventus U23. Il caso vuole che l’ultima squadra da affrontare sia proprio il Chievo con il quale era riuscito a raccontare quella straordinaria e folle storia con protagonista un Lupo, degli asini volanti e una maglietta magica, la Diez.