“Prego la sera prima di addormentarmi, qualche volta alla mattina quando mi sveglio, non sempre. Mi rivolgo, a chi non so, Dio credo e non chiedo niente. Mica prego per vincere la Champions, non ha senso, non capisco quelli che pregano prima di una partita. Io dico solo grazie per quel che ho avuto.”
(M. Balotelli)

Mario Barwuah, divenuto in seguito Balotelli, nell’estate del 2019 tenta di scrivere per l’ennesima volta un racconto in grado di cambiare una storia che poteva diventare leggenda. Supermario, seppur giovane, ha provato tutte le esperienze possibili che un calciatore possa chiedere: Inter, Manchester City, Milan, Liverpool, Nizza ed Olympique Marsiglia. Se parlassimo di titoli ha raccolto molto più di quanto ha seminato eppure gli è sempre mancato quel quid morale per far esplodere la sua continuità.

AD AGOSTO TORNA A CASA

Da sempre il posto più sicuro è casa, chiunque si senta agitato o scosso può trovare ristoro nella propria dimora. Balotelli non ha mai sofferto i grandi palcoscenici e appare scontato e riduttivo parlare di Balotellate (perché ne ha fatte parecchie). La sua carriera è stata un lunapark di emozioni: dal trionfo in Coppa Campioni alla maglia scagliata in terra a San Siro, dagli spari con una pistola a salve alla distruzione del campo di allenamento con il Suv dell’allenatore. In Francia, tra Nizza e Marsiglia, sembrava aver trovato quella pace dei sensi che mancava: ovviamente i colpi di testa non sono mancati neanche in Ligue 1 ed ecco che durante lo scorso agosto si concretizza l’idea. Balotelli torna a Brescia, la città in cui è cresciuto, dove ha conosciuto i suoi genitori adottivi. Le premesse sono da film romantico, degno di Love Actually. Non si vedeva un’accoglienza così dall’arrivo di un certo Roberto Baggio alle Rondinelle.

L’INIZIO COME LA FINE (?)

I tifosi della Leonessa ripongono le loro speranze nel centravanti italico, Mario ha tutta la voglia di questo mondo e non vede l’ora di tradurre questa rabbia in rete. L’attesa però è più lunga del previsto, perché Balotelli dovrà stare fermo per ben quattro turni a causa di una squalifica rimediata con la maglia del Marsiglia. I lombardi, neo-promossi, guadagnano sei punti su dodici vincendo con Cagliari ed Udinese ma subiscono due debacle con Milan e Bologna. Bottino al quanto magro se si pensa che le successive partite saranno con la prima della classe, Juventus, e la contendente numero uno, il Napoli. Supermario si presenta ai suoi tifosi disputando due gare eccellenti, rimanendo in campo per tutta la durata degli incontri. Contro i partenopei riesce anche a timbrare il cartellino ma la sua rete non è decisiva: il Brescia perde 2 a 1. Questa partita può essere la sintesi perfetta della sua avventura a casa sua: nonostante l’impegno e la voglia, il fato farà ugualmente il suo corso. Con lui in campo i biancazzurri guadagnano la miseria di 1 punto in 8 match. Qualcosa comincia a scricchiolare…

Numero 45, profilo IG:mb459

PRIMI PUNTI E PRIMI GOL MA…

Nelle partite seguenti il numero 45 sigla il gol vittoria contro la SPAL e la rete del pareggio contro il Parma. In cinque incontri il Brescia, con Balo in campo, porta a casa 7 punti preziosissimi – ma ancora troppo pochi. Il 2020 si apre con una sua rete nella sconfitta contro la Lazio, con la sciagurata conferma del diciottesimo piazzamento in classifica. La fiducia nei suoi confronti scricchiola e, proprio all’alba del match contro il Milan, rimedia un’espulsione che gli costa due giornate di squalifica. Solito Mario. Eppure, da febbraio, il tecnico gli concede l’ultima prova della sua fiducia per spronarlo: la fascia da capitano. 4 partite e un solo punto rimediato, sul campo il suo contributo è pressoché nullo. L’arrivo dell’emergenza sanitaria ha dato il colpo di grazia a un rapporto che sembra ormai logorato… sin dall’inizio.

CREPE PROFONDE E MAL DI PANCIA

Il bello arriva con l’eventuale ripresa delle ostilità. Il patron Cellino durante il lockdown ha dichiarato di non voler assolutamente scendere in campo; Balotelli è sempre stato su questa lunghezza d’onda, salvo poi vedere il suo presidente cambiare incredibilmente idea a riguardo. Qui cominciano i problemi, la maggior parte dei quali, forse, sono stati creati dai media. La verità, come al solito, si trova nel mezzo. Il periodo pericoloso, dal punto di vista sanitario, può aver spaventato più del dovuto il calciatore, che non è mai sembrato abbastanza convinto del ridimensionamento che ha dovuto vivere. La squadra non si è mai affidata completamente al numero 45 e le doti tecniche di certo non c’entrano. Che sia o meno l’ennesima occasione sprecata lo dirà il campo, certo è che fin dall’inizio è sembrata una favola troppo bella per essere vera.