Nel 1987 Al Bano e Romina incidevano uno dei singoli di maggior successo della storia della musica italiana, “Nostalgia canaglia“. Patrick Cutrone sarebbe nato undici anni dopo, nel 1998, ma la canzone del duo più famoso d’Italia potrebbe, oggi, calzare a pennello per descrivere la situazione e probabilmente anche le emozioni che attraversano l’anima e il corpo del giovane attaccante comasco. Patrick Cutrone è ormai un nuovo giocatore della Fiorentina: un acquisto oneroso (prestito con obbligo di riscatto, per un totale di poco meno di 20 milioni), di prospettiva, un arrivo che riporta entusiasmo intorno ad una piazza che ha vissuto più bassi che alti e soprattutto un trasferimento dettato dalla comune volontà di ritornare protagonisti insieme.

(Fonte: sito ufficiale della Fiorentina)

INFERNO INGLESE

Nel luglio 2019, quindi meno di sei mesi fa, il Wolverhampton sborsava circa 18 milioni di euro – è, non a caso, la stessa cifra investita dalla Fiorentina per riportarlo nel Belpaese – per acquistare dal Milan uno dei giocatori più interessanti e promettenti della sua generazione.

A giugno inizia Euro 2020: Cutrone, solo una presenza con la Nazionale maggiore, è tornato in Italia anche per sognare un posto tra i 23 di Mancini.
(Fonte: profilo Twitter Wolverhampton)

Il Milan, vuoi per motivi economici – probabile, vuoi per motivi tecnici, meno probabile – aveva deciso di sacrificare l’attaccante cresciuto nel vivaio rossonero per puntare con decisione su Piątek, reduce da una stagione superba e il cui arrivo a gennaio 2019 lo aveva costretto alla panchina, e su un altro giovane, Rafael Leão, considerato perfetto per il 4-3-1-2 sul quale voleva lavorare il nuovo allenatore Marco Giampaolo. A cinque mesi ed una decina di giorni di distanza parliamo di un Milan, e di un progetto, in totale confusione: Giampaolo non c’è più, Leão fa fatica e Piątek ha perso lo smalto dello scorso anno, per usare un eufemismo. In tutto questo nessuno si era chiesto il perché della scelta di Cutrone, che in realtà, almeno in parte, ci aveva visto giusto. Il Wolverhampton è una delle squadre più belle e divertenti da vedere in Premier League, oltre ad avere un’armonia di gioco e una organizzazione tra i reparti a dir poco invidiabile. Il merito va al tecnico portoghese Nuno Espirito Santo, l’artefice della promozione dalla Championship e della qualificazione in Europa League: un allenatore che si è formato sotto l’ala protettiva di José Mourinho e che ha poi evoluto le proprie idee seguendo lo stile ultra vincente di Pep Guardiola.

(Fonte: profilo Facebook Wolverhampton )

Patrick Cutrone ai Wolves poteva essere un bel connubio, peccato però che nessuno aveva fatto i conti con uno degli attaccanti più prolifici del campionato inglese: Raúl Jiménez, 17 reti in stagione. Certo, la presenza dell’ariete messicano non può essere l’unica causa del mal adattamento di Cutrone in Inghilterra, ma sicuramente ne spiega, ad esempio, il bassissimo minutaggio – 291′ in Premier, solo 13′ negli ultimi due mesi – e le poche reti messe a segno: solo due, più una in EFL Cup. La prima gioia inglese è datata 14 settembre, un tap-in facile facile nella sconfitta per 2-5 in casa contro il Chelsea. Poi a inizio dicembre un bel gol al West Ham: rasoiata di destro ad incrociare all’ingresso dell’area di rigore. Poi il nulla. Strano, perché l’investimento della società inglese non era così minimo e anche perché i suoi nuovi-vecchi tifosi britannici lo amavano e gli dedicavano cori a non finire.

(Fonte: profilo Twitter Wolverhampton)

D’altronde, e non la prima volta, la difficile avventura inglese di Patrick Cutrone conferma la brutta abitudine degli italiani oltremanica, che sembrano davvero non riuscire a sfondare. Il caso più simile e recente riguarda un altro giovane attaccante, l’ex Juventus Moise Kean venduto a suon di milioni all’Everton e che a Goodison Park hanno visto raramente in campo. È evidente che la scintilla tra Wolves e Cutrone non sia scoccata: ecco perché la Fiorentina è oggi l’ambiente ideale per ripartire dopo sei mesi in naftalina.

SPERANZA VIOLA

L’arrivo di Patrick Cutrone potrebbe rappresentare una svolta in casa viola. La prima parte di stagione della Fiorentina è stata davvero deludente, tant’è che durante la sosta Commisso e soci hanno deciso di sollevare dalla panchina Vincenzo Montella e affidare la squadra ad un tecnico esperto e navigato come Giuseppe Iachini. L’obiettivo, a questo punto, non può che essere raggiungere la salvezza nel più breve tempo possibile. Allontanarsi dalle sabbie mobili della zona retrocessione potrà sicuramente aiutare tutta la rosa a giocare con spirito e spensieratezza, ciò che è mancato fin ora. E Cutrone lì in avanti è un innesto importante perché, nonostante i soli 22 anni, l’attaccante lombardo ha alle spalle due stagioni vissute ad alti livelli e in Serie A ha dimostrato ampiamente di saperci stare. Le sue doti migliori non sono la tecnica individuale o i colpi ad effetto, che non fanno parte del suo repertorio calcistico, ma il fiuto del gol, l’attacco della profondità e la grinta tipica di un leader nato potranno essere davvero utili alla Fiorentina, reduce da un periodo piuttosto negativo.

Cutrone visibilmente emozionato dopo aver segnato la rete del 2-0 in occasione di Wolverhampton-West Ham.
(Fonte: profilo Twitter Wolverhampton)

All’esordio contro il Bologna Iachini ha confermato i principi del 3-5-2 di Montella, inserendo dal primo minuto Benassi, andato in gol. Ed è probabile che il modulo e il sistema di gioco possa rimanere questo, sia perché in estate la squadra è stata costruita su queste basi, sia perché lo stesso Iachini ha in carriera fatto del 3-5-2 quasi un credo. Con l’arrivo di Cutrone la Viola acquista un calciatore che vive in area e sente la porta come pochi la cui presenza potrebbe, perché no, risvegliare anche l’altro grande assente ingiustificato di questi primi mesi, Federico Chiesa. In estate la Fiorentina aveva puntato su Boateng, Vlahovic e Pedro: se il giovane serbo classe 2000 ha in più di qualche circostanza messo in mostra colpi da potenziale fuoriclasse – il gol allo scadere in progressione contro l’Inter rimane uno dei più belli della stagione -, è stato invece proprio l’ex Sassuolo e Barcellona a deludere le aspettative. E infatti per un paio di mesi la coppia d’attacco titolare dei toscani era formata da Ribéry e Chiesa, che ad onor del vero sono esterni e non punte. Del brasiliano Pedro, invece, non si può dir nulla: un desaparecido, nessuno l’ha mai visto in campo.

Iachini, quindi, potrà subito affidarsi ad un attaccante di ruolo, Cutrone, che nelle sue prime stagioni al Milan ha segnato in totale 27 reti in 90 presenze: numeri importanti e che lo stesso Cutrone si augura di poter ripetere in Toscana, terra che ha segnato la vita di grandi centravanti come Batistuta o Toni, e che chissà potrebbe risvegliare il fuoco che brucia dentro di lui. In Inghilterra Cutrone viaggiava alla media di 3.40 tiri e 0.62 key passes a partita (fonte understat.com): numeri che vanno presi con le pinze, viste le presenze, ma che nel loro piccolo dimostrano quanto sia forte la voglia di incidere da parte di un ragazzo che di perdersi per strada, come qualcuno inspiegabilmente ha parlato, non ne vuole sapere. Alla Fiorentina è mancato fin troppo un bomber: i capocannonieri della squadra sono Pulgar, Milenkovic, Castrovilli e Vlahovic, tutti a quota 3 gol. Patrick Cutrone non sarà il salvatore della patria ma ha tutte le carte in regola per poter risorgere dopo l’inferno inglese. Non ce ne voglia il buon Al Bano ma Patrick Cutrone non aveva nostalgia di una strada, di un amico o di un bar. Ma della Serie A sì, eccome. Bentornato.

(Fonte immagine in evidenza: profilo Twitter Fiorentina)