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Da Diez in giù! Il derby di Milano, le genovesi e il ritorno di Luis Alberto

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Da Diez in giù! Il derby di Milano, le genovesi e il ritorno di Luis Alberto

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Luis Alberto

Da Diez in giù! Le pagelle di Numero Diez per la settimana calcistica.

10 – Il Derby di Milano.

Per l’importanza della sfida e per il livello di spettacolo raggiunto il Derby di Milano può essere per ora tranquillamente considerato come la partita dell’anno di questa Serie A. In un San Siro infuocato il Diavolo ed il Biscione si sono scontrati senza esclusione di colpi, scambiandosi le fasi di dominio e con un’intensità di gioco rara per i ritmi della nostra Serie A.

I due club meneghini hanno offerto per i primi 60 minuti uno spettacolo di grande calcio, ragionato, tattico e allo stesso tempo spettacolare, condensando in appena 20 minuti tutto il clou della sfida; dalla firma al veleno dell’ex Calhanoglu, alla prodigiosa parata del per nulla atteso Tatarusanu, passando per l’autogol di De Vrij con il gentile aiuto di Tomori. L’ultima mezz’ora è stata invece caratterizzata da cariche caotiche e rabbiose, gli schemi sono saltati e la voglia di portare dalla propria sponda del Naviglio i 3 punti ha prevalso sulla tattica. Ma nulla da fare, la partita dell’anno (per ora) si risolve in un pareggio, e mai risultato è stato più giusto.

9 – La fiducia ripagata.

La fiducia, se ben riposta, viene ripagata: è questa la lezione che stiamo imparando seguendo l’Arsenal di Mikel Arteta. Il tecnico spagnolo è stato (in parte giustamente) supercriticato la scorsa stagione, ma ora i suoi Gunners si stanno prendendo la loro rivincita e si trovano a solo 2 punti dal Liverpool di Klopp.

“Fin dal mio primo giorno al Newcastle non sono mai stato realmente accettato e benvoluto, ho passato due anni ad avvertire il desiderio di vedermi fallire“. Questo il tema sollevato dall’ex allenatore del Newcastle Steve Bruce, che si riflette anche sulla gestione Arteta, una scommessa mai realmente accettata dall’ambiente. Lo spagnolo ha infatti prontamente risposto: “Per me questo potrebbe rappresentare una barriera, potrebbe scoraggiare la prossima generazione di manager”. Arteta è stato protetto ed aspettato dall’Arsenal, ma sarà per tutti così?

8 – La rinascita del Mago?

La partita fra Lazio e Salernitana ha per la verità ben poco da dire, la Lazio domina e vince agilmente come prevedibile; la Salernitana rimane lanciatissima verso l’obiettivo stagionale, la retrocessione. Ma il vero tema della serata dell’Olimpico è la (perlomeno apparente) rinascita di Luis Alberto. Il Mago è tornato stabilmente nel centrocampo biancoceleste dopo qualche panchina, e per la prima volta contro la Salernitana si è rivisto il vecchio Luis Alberto. Qualche buona imbucata, un posizionamento finalmente sensato nello schema della Lazio, più da trequartista e meno da centrocampista puro, e soprattutto un gol che prova a scacciare i fantasmi. Qualche settimana fa ci chiedevamo come potesse Sarri prescindere dallo spagnolo, adesso il Comandante sembra essersene accorto.

CR – 7

Cristiano Ronaldo ritorna in versione “Champions” e costringe al pareggio una grandissima Atalanta. L’alieno di Madeira sale in cattedra nella notte europea come ci aveva abituato a fare, ma anche come non faceva ormai da tempo; doppietta, punto per i Red Devils e testa della classifica nel girone conservata. Una delle partite in cui la presenza di Ronaldo si sente e fa la differenza, il problema è che da qualche anno a questa parte il numero di queste partite sta diminuendo sempre di più, fino a quando ne varrà la pena?

6 – Montagne russe.

Dalle stelle alle stalle, quantomeno sul piano del gioco. La Juventus di Allegri, ormai un’abitué dei bassifondi di questa rubrica, strappa una sufficienza, ma si gioca la promozione totale nel match contro la Fiorentina. Davanti ai russi dello Zenit la Vecchia Signora si è riscoperta in un’inedita veste di squadra propositiva: terzini che spingono, McKennie alla costante ricerca dei varchi nella linea di pressione avversaria, Locatelli finalmente parte attiva del gioco e Dybala in stato di grazia. Ma proprio quando le nubi stavano per diradarsi ecco il temporale, contro la Fiorentina torna la solita vecchia Juve, che trionfa in un’estrema dimostrazione di allegrismo. Due facce della stessa Juve, o meglio due musi, ancora troppo corti.

5 – Milenkovic ingenuo.

Se la Juventus gioisce la Fiorentina dall’altro lato del campo si mangia le mani. La Viola è stata infatti protagonista di una grande partita, che ha improvvisamente cambiato faccia al 73′, con l’espulsione di Nikola Milenkovic. Il serbo è stato, suo malgrado, il principale artefice della sconfitta della sua squadra; un fallo ingenuo con un giallo già sulla testa, che ha portato la Viola a perdere il suo perno difensivo – con Martinez Quarta peraltro già ammonito a sua volta. Ma le conseguenze del gesto scellerato non si fermano qui, infatti Italiano sarà costretto a giocare la prossima sfida contro il Milan senza i suoi due difensori centrali, uno squalificato, l’altro diffidato. Un’ingenuità che può costare cara.

4 – Ballo Tourè non si è Piolizzato.

In un derby spumeggiante l’unico veramente fuori fuoco fra le milanesi è sembrato essere il terzino Ballo-Tourè. Il francese naturalizzato senegalese ha preso parte alla partita con l’arduo compito di sopperire all’assenza dello squalificato Theo Hernandez; compito terminato con la bocciatura all’inizio del secondo tempo, con tanto di rigore causato e rosso evitato per un soffio. L’ex Monaco non è stato investito dall’onda di positività portata da Pioli a Milano, dove anche l’ultimo della lista è diventato un giocatore di livello. Colpa dell’ambientamento? In parte sicuramente sì, ma ad oggi i limiti di Ballo-Tourè nell’interpretazione del ruolo di terzino, fondamentale negli schemi di Pioli, sono evidenti.

3 – La papera di Silvestri.

L’Udinese vince contro il Sassuolo ma rischia dopo una papera di Silvestri che sposta per un terzo di gara l’inerzia della partita. Errare è umano, e qualche disattenzione si concede a tutti, sorvolando i detrattori della costruzione dal basso; ma quello che preoccupa in Friuli è la generale poca attenzione difensiva dei bianconeri nelle ultime partite. Dopo la grande stagione col Verona, Silvestri sembrava pronto al salto di qualità, ma gli errori fra i pali dell’Udinese denotano ancora poca maturità e il problema è che l’estremo difensore ha già superato i 30.

https://twitter.com/ELEVENSPORTSPL/status/1457352585304805377

2 – Le genovesi alla ricerca del faro.

Una panchina è saltata, l’altra è prossima. Sono lontanissimi i tempi del Genoa di Gasperini e della Samp di Giampaolo, ora le due squadre liguri lottano nel fondo della classifica entrambe a 9 punti, alle porte della zona retrocessione. Secondo le rispettive dirigenze il problema sta nella guida tecnica, e sulla sponda rossoblù è già sbarcato Andrij Shevchenko, allievo del Colonnello Lobanovski e reduce da grandi annate alla guida della Nazionale Ucraina. Sulla sponda blucerchiata D’Aversa ha sul collo quello che sembra un ultimatum, in scia pronto il ritorno di Giampaolo, ma occhio ad eventuali inserimenti. Le genovesi riusciranno anche quest’anno a scampare all’incubo retrocessione?

1 – La Roma non sa più vincere.

Mourinho corre ai ripari e cala il poker per giustificare la quarta sconfitta in sette partite: l’arbitro, l’organico della Roma, i giornalisti, e conclude con la proverbiale paraculata: “Dire che il quarto posto è l’obiettivo non significa affermare che siamo davvero da quarto posto”. Nel frattempo la Roma affonda, con Juventus e Fiorentina pronte al sorpasso e i sedicesimi di Conference League a rischio. Intanto il defenestrato ed ipercriticato Fonseca se la ride mentre i romanisti tornano ad invocarlo.

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Il Liverpool batte il Chelsea e vince la Carabao Cup: decide un gol di Van Dijk nei supplementari

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van Dijk

Wembley è lo stadio designato per ospitare la finale di Champions League 2023/2024, ma è anche il palcoscenico delle grandi finali delle coppe inglesi. Oggi, nel tempio del calcio oltre-manica, è andata in scena la sfida tra Chelsea e Liverpool. Le due squadre si sono infatti sfidate nell’ultimo atto della Carabao Cup, la coppa di Lega.

I tempi regolamentari sono finiti a reti bianche, con nessuna delle due squadre che è stata capace di battere il l’estremo difensore avversario. Il portiere del Liverpool, Kelleher, e quello del Chelsea, Petrovic, hanno chiuso la propria porta e hanno fatto si che il match si dovesse decidere oltre il novantesimo. Il sostanziale equilibrio è durato ben 118 minuti, infatti, a soli 2 giri di lancette dai calci di rigore, Virgil Van Dijk ha segnato il gol che ha permesso ai Reds di vincere la Carabao Cup. L’olandese, tra l’altro, ha realizzato una rete anche precedentemente, ma l’arbitro l’ha annullata per il fuorigioco di un suo compagno, vale a dire Endo.

I TROFEI DI VAN DIJK CON IL LIVERPOOL

Questo è dunque uno dei tanti trofei della lunga parentesi di carriera con la maglia del Liverpool di Virgil Van Dijk. L’ex Southampton ha già vinto in precedenza la Coppa di Lega Inglese nella stagione 2021-22, ma nella propria bacheca con questa squadra figurano anche un campionato di Premier League, una Community Shield e una FA Cup. In ambito continentale e internazionale invece, l’olandese e i Reds hanno trionfato insieme in Champions League, nella Supercoppa UEFA e nel Mondiale per Club. 

 

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Preferisco la Coppa: Coppa dei Campioni 1981/82

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Aston Villa 1982

Il 1 agosto 1981 nasce, negli Stati Uniti, MTV, il mitico canale televisivo incentrato sui video musicali che sarà vero e proprio fenomeno culturale negli anni seguenti.

Poco meno di un mese più tardi, il 26 agosto, Saint-Étienne e Dynamo Berlino aprono la 27esima edizione della Coppa dei Campioni.

Nel turno preliminare Les Verts, ormai al canto del cigno, cadono nella trappola dei tedeschi, che strappano un’importantissimo 1-1 in terra francese, con Christian Lopez protagonista assoluto del match. Dopo 25 minuti il difensore del Saint-Étienne incappa in uno sfortunato autogol che apre le marcature, complicando la strada per i padroni di casa; nella ripresa Lopez si rifà, seppur parzialmente, mettendo in rete da pochi passi la respinta del portiere della Dynamo, Rudwaleit, per l’1-1 finale.

Una settimana più tardi, in Germania Est, la Dynamo vince senza troppa fatica 2-0, grazie alle reti di Netz e Riediger, conquistando i sedicesimi.

NUOVA ERA

I sedicesimi della Coppa dei Campioni 1981/82 rispettano i pronostici della vigilia, con il solo, sorprendente, tonfo della Real Sociedad contro il CSKA Sofia. Il doppio confronto viene deciso all’andata da una rete di Yonchev al 90’ e i bulgari riescono a mantenere lo 0-0 all’Atotxa due settimane più tardi, conquistando gli ottavi.

La sfida più interessante dei sedicesimi, però, riguarda la rappresentante italiana nella competizione, la Juventus di Trapattoni che affronta il sempre ostico Celtic Glasgow. Gli scozzesi sono una squadra molto giovane, guidata da Billy McNeill in panchina e con qualche giocatore dal futuro interessante in campo, come David Moyes, ora allenatore e Pat “Packie” Bonner, 20enne portiere irlandese che sarà protagonista a Italia ‘90 e USA ‘94 con la sua Nazionale.

La sfida d’andata al Celtic Park, il 16 settembre, vede i padroni di casa imporsi per 1-0, grazie alla conclusione di MacLeod al 6’, deviata in maniera sfortunata da Schiera alle spalle di Zoff.

Con questo risultato, però, la Juventus resta ancorata alla possibilità di qualificazione in vista del match di ritorno, che entrerà nella storia del calcio e della televisione italiani.

Il 30 settembre 1981, infatti, per la prima volta in Italia, una rete televisiva privata trasmette la diretta di una partita europea. Lo spettacolo del Comunale di Torino viene portato nelle case della Lombardia da Canale 5, la rete ammiraglia di Silvio Berlusconi. L’imprenditore era riuscito a strappare a suon di miliardi (di lire, ovviamente) la trasmissione delle squadre italiane impegnate in Europa alla RAI, eccetto il Napoli, impegnato in Coppa UEFA e rimasto fedele alla tv di Stato.

È un momento storico per la televisione italiana ed è anche una gran serata per la Juventus, che ribalta il Celtic già nel primo tempo grazie alle reti di Virdis e Bettega, conquistando il passaggio del turno.

IL RITORNO DEI BELGI

La Juventus, dopo aver eliminato l’ostico Celtic, diventa una delle favorite alla vittoria finale, anche in virtù del sorteggio, che mette di fronte ai bianconeri l’Anderlecht agli ottavi. I biancomalva non sono più la corazzata di metà anni ’70, ma sono tornati a vincere il campionato belga dopo 6 anni, guidati da alcuni nomi interessanti come Morten Olsen e Frank Vercauteren.

La sfida d’andata si gioca al Vanden Stock, il 21 ottobre e vede una Juventus decisamente sorpresa dall’atteggiamento propositivo dei padroni di casa, che passano in vantaggio al 24’ con Geurts, bravo a svettare nell’area piccola su un calcio d’angolo, sfruttando una leggera indecisione di Zoff in uscita. La reazione dei bianconeri arriva a pochi minuti dalla fine del primo tempo, con Tardelli che pesca in area Marocchino per il pareggio.

 Nella ripresa è ancora Geurts a rimettere avanti l’Anderlecht, sfruttando un brutto errore di Prandelli, appena entrato al posto di Tardelli. A questo punto la Juventus capisce che l’obiettivo principale è quello di limitare i danni e cerca in tutti i modi di portare a casa un 2-1 che resta un risultato recuperabile. All’88’, però, ancora su un calcio d’angolo, Zoff respinge male con i pugni, consegnando di fatto il pallone a Vercauteren, che conclude al volo e mette in rete il gol del definitivo 3-1.

Due settimane dopo nella nebbia del Comunale, la Juventus tenta l’assalto in avvio, colpendo un palo clamoroso con un colpo di testa di Bettega, che poi deve anche lasciare il terreno di gioco per infortunio alla mezz’ora. Putroppo per i bianconeri è solamente un fuoco di paglia, visto che l’Anderlecht rischia poco e alla prima occasione punisce, ancora con la bestia nera Geurts. Il numero 9 biancomalva sorprende un rivedibile Zoff su calcio di punizione da molto lontano, portando avanti i suoi e, di fatto, rendendo impensabile la rimonta per la Juve. I bianconeri riescono solamente a trovare l’1-1 con Brio al 79’, con un bel colpo di testa su punizione di Cabrini, ma è troppo poco e l’Anderlecht passa il turno.

I biancomalva, dunque, approdano ai quarti della Coppa dei Campioni 1981/82, dopo aver eliminato Widzew Łódź e Juventus. Il sorteggio sembra benevolo per i belgi, che pescano la Stella Rossa nel turno successivo.

Il doppio confronto è senza storia, con l’Anderlecht che vince entrambe le sfide per 2-1 e, soprattutto nella sfida di ritorno al Rajko Mitic, lascia la sensazione di essere squadra matura e si candida pesantemente alla vittoria finale.

Della semifinale, però, parleremo più avanti, prima c’è da documentare un tonfo molto pesante.

FUORI I CAMPIONI

Nel marzo 1982, negli Stati Uniti, viene proiettato per la prima volta Blade Runner, il noir fantascientifico di Ridley Scott che vivrà nell’oblio per alcuni anni, prima di assurgere a cult assoluto.

Proprio ad inizio mese, il Liverpool, campione uscente della Coppa dei Campioni, sfida il CSKA Sofia ai quarti di finale, in una sfida che appare decisamente favorevole per i Reds.

Nonostante il pronostico della vigilia, però, ad Anfield gli uomini di Paisley faticano a trovare la rete, anche per merito della difesa bulgara, compatta e autoritaria. Il gol arriva solamente al 65’, grazie a Whelan, e il risultato non cambia più fino al triplice fischio.

Andare in un ambiente ostico come la Bulgaria con una sola rete di vantaggio è rischioso, ma il Liverpool appare davvero troppo forte rispetto al CSKA e appare fiducioso per la qualificazione.

La partita è spigolosa, con i padroni di casa che aspettano l’occasione giusta per colpire, senza scoprirsi troppo, per evitare di compromettere ulteriormente il risultato.

Dopo 78 minuti di contrasti e poche occasioni, il Liverpool inizia a vedere il traguardo, ma viene punito da Mladenov che rimette in perfetta parità l’incontro e lo porta ai supplementari.

Nell’appendice è ancora lui, Stoycho Mladenov a mettere in rete in mischia il gol del 2-0, facendo esplodere il Vasil Levski. Nella seconda metà dei supplementari il Liverpool si gioca il tutto per tutto, colpendo una clamorosa traversa con Kennedy da pochi passi.

Finisce così, con la Bulgaria in festa e i Reds, incredibilmente, fuori dalla Coppa dei Campioni 1981/82.

UN MIRACOLO E MEZZO

Siamo giunti, dunque, alle semifinali, che si rivelano diametralmente opposte nel risultato e nell’andamento.

Se il CSKA Sofia rischia di stupire nuovamente, costringendo il Bayern Monaco ad una difficile rimonta, la sfida tra Anderlecht e Aston Villa si rivela molto equilibrata.

I bulgari sorprendono il Bayern al Levski, portandosi sul 3-0 dopo meno di 20 minuti, grazie alle reti di Dimitrov, Yonchev e Zdravkov. La reazione dei bavaresi è immediate e porta ai gol di Dürnberger e Hoeness, prima del 4-2 firmato ancora da Yonchev ad inizio ripresa.

Un punteggio folle, che permette ai tifosi bulgari di sognare la prima storica finale di Coppa dei Campioni della propria storia, ma la realtà si palesa prima del previsto, sotto forma di Paul Breitner. Il nazionale tedesco trova il gol del 4-3 nel finale, rendendo molto meno complicata la rimonta per il Bayern al ritorno e meno rumorosa la festa del Levski.

Due settimane dopo, in Germania, il Bayern non lascia scampo al CSKA, con un roboante 4-0 firmato dalle doppiette di Breitner e Rummenigge, che chiudono in maniera brusca la favola dei bulgari.

Dall’altra parte, invece, l’Aston Villa, una delle sorprese del torneo, batte 1-0 al Villa Park l’Anderlecht, grazie alla rete di Morley e riesce a mantenere il punteggio anche al Vanden Stock, chiudendo con uno 0-0 storico, che porta gli inglesi alla finale di Coppa dei Campioni.

I Villans, che non vincevano un campionato inglese dal 1910, tornano prepotentemente sulla cresta dell’onda alla prima partecipazione di sempre in Coppa dei Campioni. Il fortino del Villa Park si dimostra inespugnabile per ogni avversario giunto in Inghilterra, tanto che alla fine del percorso lo score reciterà 4 vittorie su 4, con 9 gol segnati e nessuno subito tra le mura amiche.

Il momento magico dell’Aston sarà sufficiente per portare a casa la coppa contro un Bayern famelico?

L’IMPRESA

26 maggio 1982, due giorni prima dell’uscita nelle sale statunitensi di Rocky III, al De Kuip di Rotterdam va in scena la finale della Coppa dei Campioni 1981/82.

Da una parte l’Aston Villa, che ha subito 2 sole reti (peraltro nella stessa partita) in tutta la competizione, dall’altra la corazzata Bayern Monaco, che vede tre suoi calciatori in vetta alla classifica marcatori della Coppa dei Campioni, Hoeness con 7, Rummenigge con 6 e Breitner con 5 centri. La partita si prospetta molto interessante.

Dopo appena 10 minuti di gioco l’Aston perde il proprio portiere, Rimmer, per infortunio, sostituito dalla riserva Spink, ma poco importa vista la strenua difesa messa in atto dai Villans, che riescono a contenere ogni attacco proveniente da parte del Bayern.

Tra ottimi interventi di Spink e un paio di salvataggi provvidenziali dei difensori, l’Aston supera l’ora di gioco ancora indenne e tenta un’azione offensiva, forse la prima della sua partita. 

Il minuto è il 67’, Shaw salta un avversario a metà campo e lancia Morley, che entra in area, disorienta Weiner e mette dentro un pallone sanguinoso per la difesa del Bayern, che si perde Withe, bravo a farsi trovare pronto e ad appoggiare in porta l’1-0, per il tripudio dei tifosi inglesi arrivati in Olanda per l’occasione.

Mancano più di venti minuti alla fine, ma il Bayern non riesce più a rendersi pericoloso e l’Aston Villa si porta a casa una formidabile vittoria in Coppa dei Campioni.

Tra tre settimane la Juventus tornerà protagonista del torneo, nella Coppa dei Campioni 1982/83, arrivando ad un passo dalla gloria, ma perdendo contro la sorpresa Amburgo.

Fonte immagine in evidenza: profilo X Aston Villa

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Dramma in Bordeaux-Guingamp: Elis è in coma farmacologico

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Alberth Elis Bordeaux Ligue 1

Al 10′ di gioco di Bordeaux-Guingamp, partita valida per il 26° turno della Ligue 2 – la serie B francese – 2023/24, il mondo si è fermato. In quel momento sono cresciute paura ed apprensione per Alberth Elis. Lala destra honduregna classe 1996 dopo uno scontro di gioco con Donatien Gomis del Guingamp, ha riportato un trauma cranico.

Le condizioni del calciatore sono diventate critiche col passare delle ore, come anche dichiarato dal club. Infatti il calciatore è stato portato fuori dal campo in barella, per poi essere trasportato al Pellegrin, un ospedale situato a Bordeaux. In quel momento era cosciente. Poi però le sue condizioni si sono aggravate, tanto che i medici hanno escluso la prima ipotesi di frattura facciale e lo hanno messo in coma farmacologico.

Nel mentre Elis lottava tra la vita e la morte, la sfida continuava il proprio corso. Il Bordeaux ne esce vincitore da essa. La sfida si è conclusa col risultato di 1-0. A segnare il gol decisivo è stato al 40′, Žan Vipotnik. Con questa vittoria, i girondini raggiungono proprio il Guingamp in classifica. Infatti ambedue le squadre si trovano a pari punti in 11ª posizione, assieme anche al Paris FC, che ieri ha pareggiato 0-0 contro il Rouen. 

Il Bordeaux però, assieme a tutti i suoi sostenitori, guardano meno la classifica ma monitorano anche loro le condizioni di Alberth Elis, sperando che migliorino.

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Tare incorona Inzaghi: “È simile ad un altro grandissimo allenatore”

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Igli Tare Lazio

L’ex direttore sportivo della Lazio, Igli Tare ha parlato ai microfoni di Radio Deejay, affrontando diversi temi. Tra questi, emergono le sue parole riguardanti il profilo di Simone Inzaghi, allenatore che ha avuto alla Lazio durante la sua lunga epopea da dirigente. Con i biancocelesti, l’attuale tecnico dell’Inter ha scritto pagine importanti della loro storia, conquistando tre coppe in cinque anni: una Coppa Italia nel 2018-2019 e due Supercoppe italiane nel 2017 e nel 2019. Inoltre, grazie al suo passato da giocatore con la Lazio, dove aveva già vinto sul campo le due predette competizioni nazionali, è diventato l’unico biancoceleste a vincere entrambi i trofei sia da calciatore che da tecnico. Senza dimenticare lo scudetto del 2000, che ha caratterizzato l’apoteosi della sua avventura laziale.

E proprio partendo dal suo passato nel calcio giocato Tare ha espresso un parere sull’attuale allenatore dell’Inter, per cui ha riservato un paragone di tutto rispetto: quello con Pep Guardiola. Di seguito, riveliamo le parole dell’ex DS della Lazio.

TARE SU INZAGHI: LE SUE DICHIARAZIONI

GUARDIOLA E INZAGHI –Già da giocatore si intravedeva qualcosa di speciale, lo stesso si poteva asserire su Guardiola: avevano qualcosa in più. Simone inganna apparentemente: è sempre solare, ma, in realtà, è molto profondo e cura ogni piccolo particolare. Lui parte dal primo minuto della mattina e arriva fino all’ultimo della sera, curando tutto in modo maniacale. Ha qualcosa in più rispetto agli altri nell’instaurare un rapporto con la squadra e a livello individuale”

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