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Da Diez in giù! Il derby di Milano, le genovesi e il ritorno di Luis Alberto

Da Diez in giù! Il derby di Milano, le genovesi e il ritorno di Luis Alberto

Da Diez in giù! Le pagelle di Numero Diez per la settimana calcistica.

10 – Il Derby di Milano.

Per l’importanza della sfida e per il livello di spettacolo raggiunto il Derby di Milano può essere per ora tranquillamente considerato come la partita dell’anno di questa Serie A. In un San Siro infuocato il Diavolo ed il Biscione si sono scontrati senza esclusione di colpi, scambiandosi le fasi di dominio e con un’intensità di gioco rara per i ritmi della nostra Serie A.

I due club meneghini hanno offerto per i primi 60 minuti uno spettacolo di grande calcio, ragionato, tattico e allo stesso tempo spettacolare, condensando in appena 20 minuti tutto il clou della sfida; dalla firma al veleno dell’ex Calhanoglu, alla prodigiosa parata del per nulla atteso Tatarusanu, passando per l’autogol di De Vrij con il gentile aiuto di Tomori. L’ultima mezz’ora è stata invece caratterizzata da cariche caotiche e rabbiose, gli schemi sono saltati e la voglia di portare dalla propria sponda del Naviglio i 3 punti ha prevalso sulla tattica. Ma nulla da fare, la partita dell’anno (per ora) si risolve in un pareggio, e mai risultato è stato più giusto.

9 – La fiducia ripagata.

La fiducia, se ben riposta, viene ripagata: è questa la lezione che stiamo imparando seguendo l’Arsenal di Mikel Arteta. Il tecnico spagnolo è stato (in parte giustamente) supercriticato la scorsa stagione, ma ora i suoi Gunners si stanno prendendo la loro rivincita e si trovano a solo 2 punti dal Liverpool di Klopp.

“Fin dal mio primo giorno al Newcastle non sono mai stato realmente accettato e benvoluto, ho passato due anni ad avvertire il desiderio di vedermi fallire“. Questo il tema sollevato dall’ex allenatore del Newcastle Steve Bruce, che si riflette anche sulla gestione Arteta, una scommessa mai realmente accettata dall’ambiente. Lo spagnolo ha infatti prontamente risposto: “Per me questo potrebbe rappresentare una barriera, potrebbe scoraggiare la prossima generazione di manager”. Arteta è stato protetto ed aspettato dall’Arsenal, ma sarà per tutti così?

8 – La rinascita del Mago?

La partita fra Lazio e Salernitana ha per la verità ben poco da dire, la Lazio domina e vince agilmente come prevedibile; la Salernitana rimane lanciatissima verso l’obiettivo stagionale, la retrocessione. Ma il vero tema della serata dell’Olimpico è la (perlomeno apparente) rinascita di Luis Alberto. Il Mago è tornato stabilmente nel centrocampo biancoceleste dopo qualche panchina, e per la prima volta contro la Salernitana si è rivisto il vecchio Luis Alberto. Qualche buona imbucata, un posizionamento finalmente sensato nello schema della Lazio, più da trequartista e meno da centrocampista puro, e soprattutto un gol che prova a scacciare i fantasmi. Qualche settimana fa ci chiedevamo come potesse Sarri prescindere dallo spagnolo, adesso il Comandante sembra essersene accorto.

CR – 7

Cristiano Ronaldo ritorna in versione “Champions” e costringe al pareggio una grandissima Atalanta. L’alieno di Madeira sale in cattedra nella notte europea come ci aveva abituato a fare, ma anche come non faceva ormai da tempo; doppietta, punto per i Red Devils e testa della classifica nel girone conservata. Una delle partite in cui la presenza di Ronaldo si sente e fa la differenza, il problema è che da qualche anno a questa parte il numero di queste partite sta diminuendo sempre di più, fino a quando ne varrà la pena?

6 – Montagne russe.

Dalle stelle alle stalle, quantomeno sul piano del gioco. La Juventus di Allegri, ormai un’abitué dei bassifondi di questa rubrica, strappa una sufficienza, ma si gioca la promozione totale nel match contro la Fiorentina. Davanti ai russi dello Zenit la Vecchia Signora si è riscoperta in un’inedita veste di squadra propositiva: terzini che spingono, McKennie alla costante ricerca dei varchi nella linea di pressione avversaria, Locatelli finalmente parte attiva del gioco e Dybala in stato di grazia. Ma proprio quando le nubi stavano per diradarsi ecco il temporale, contro la Fiorentina torna la solita vecchia Juve, che trionfa in un’estrema dimostrazione di allegrismo. Due facce della stessa Juve, o meglio due musi, ancora troppo corti.

5 – Milenkovic ingenuo.

Se la Juventus gioisce la Fiorentina dall’altro lato del campo si mangia le mani. La Viola è stata infatti protagonista di una grande partita, che ha improvvisamente cambiato faccia al 73′, con l’espulsione di Nikola Milenkovic. Il serbo è stato, suo malgrado, il principale artefice della sconfitta della sua squadra; un fallo ingenuo con un giallo già sulla testa, che ha portato la Viola a perdere il suo perno difensivo – con Martinez Quarta peraltro già ammonito a sua volta. Ma le conseguenze del gesto scellerato non si fermano qui, infatti Italiano sarà costretto a giocare la prossima sfida contro il Milan senza i suoi due difensori centrali, uno squalificato, l’altro diffidato. Un’ingenuità che può costare cara.

4 – Ballo Tourè non si è Piolizzato.

In un derby spumeggiante l’unico veramente fuori fuoco fra le milanesi è sembrato essere il terzino Ballo-Tourè. Il francese naturalizzato senegalese ha preso parte alla partita con l’arduo compito di sopperire all’assenza dello squalificato Theo Hernandez; compito terminato con la bocciatura all’inizio del secondo tempo, con tanto di rigore causato e rosso evitato per un soffio. L’ex Monaco non è stato investito dall’onda di positività portata da Pioli a Milano, dove anche l’ultimo della lista è diventato un giocatore di livello. Colpa dell’ambientamento? In parte sicuramente sì, ma ad oggi i limiti di Ballo-Tourè nell’interpretazione del ruolo di terzino, fondamentale negli schemi di Pioli, sono evidenti.

3 – La papera di Silvestri.

L’Udinese vince contro il Sassuolo ma rischia dopo una papera di Silvestri che sposta per un terzo di gara l’inerzia della partita. Errare è umano, e qualche disattenzione si concede a tutti, sorvolando i detrattori della costruzione dal basso; ma quello che preoccupa in Friuli è la generale poca attenzione difensiva dei bianconeri nelle ultime partite. Dopo la grande stagione col Verona, Silvestri sembrava pronto al salto di qualità, ma gli errori fra i pali dell’Udinese denotano ancora poca maturità e il problema è che l’estremo difensore ha già superato i 30.

2 – Le genovesi alla ricerca del faro.

Una panchina è saltata, l’altra è prossima. Sono lontanissimi i tempi del Genoa di Gasperini e della Samp di Giampaolo, ora le due squadre liguri lottano nel fondo della classifica entrambe a 9 punti, alle porte della zona retrocessione. Secondo le rispettive dirigenze il problema sta nella guida tecnica, e sulla sponda rossoblù è già sbarcato Andrij Shevchenko, allievo del Colonnello Lobanovski e reduce da grandi annate alla guida della Nazionale Ucraina. Sulla sponda blucerchiata D’Aversa ha sul collo quello che sembra un ultimatum, in scia pronto il ritorno di Giampaolo, ma occhio ad eventuali inserimenti. Le genovesi riusciranno anche quest’anno a scampare all’incubo retrocessione?

1 – La Roma non sa più vincere.

Mourinho corre ai ripari e cala il poker per giustificare la quarta sconfitta in sette partite: l’arbitro, l’organico della Roma, i giornalisti, e conclude con la proverbiale paraculata: “Dire che il quarto posto è l’obiettivo non significa affermare che siamo davvero da quarto posto”. Nel frattempo la Roma affonda, con Juventus e Fiorentina pronte al sorpasso e i sedicesimi di Conference League a rischio. Intanto il defenestrato ed ipercriticato Fonseca se la ride mentre i romanisti tornano ad invocarlo.

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