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Da Diez in giù! Il Diavolo a quattro, lo Sheriff e gli ultras francesi…

Da Diez in giù! Il Diavolo a quattro, lo Sheriff e gli ultras francesi…

Da Diez in giù: le pagelle della settimana calcistica! Dal Diavolo fatto a fette da Italiano fino ai turbolenti ultras transalpini…

Diez – Il Diavolo a quattro.

La Fiorentina di Italiano mostra per la prima volta i muscoli, e il tecnico siculo si riconferma come la bestia nera del Milan. Italiano infatti già lo scorso anno aveva aperto la strada al sorpasso dell’Inter sui cugini, ed i parallelismi si sprecano. Una partita strana, ricca di prodezze ma anche ricca di errori grossolani; la squadra di Italiano è riuscita a tener testa ai rossoneri e, passata in vantaggio sulla papera di Tatarusanu, è riuscita a gestire la partita, cucendosi addosso ai punti deboli del Milan, e pungendo con la sua arma più affilata… Dusan Vlahovic.

La partita può infatti essere anche interpretata come un vero e proprio passaggio di consegne fra Ibrahimovic e Vlahovic, entrambi a segno con una doppietta e trascinatori delle rispettive compagini. Anche qui i parallelismi non si contano, dalle caratteristiche tecniche e fisiche fino ad arrivare alle origini slave. Ma fra il gigante di Malmo e quello di Belgrado è stato il giovane apprendista a fare… il Diavolo a quattro.

9 – All’arrembaggio!

Il Milan capitombola a Firenze sotto i colpi di Vlahovic&co., e i cugini nerazzurri ne approfittano e rifilano al Napoli, l’altra capolista, la prima sconfitta stagionale in Serie A. E’ ufficialmente iniziato l’arrembaggio, la riscossa dei Campioni d’Italia verso il primo posto. L’Inter si piega ma non si spezza, va sotto dopo una prodezza di Zielinski, poi il solito Barella procura un rigore trasformato da Calhanoglu, che in stato di grazia sul filo dei 45′ serve a Perisic l’assist per il vantaggio. Infine il duo criollo Correa-Lautaro chiude la pratica, e a nulla serve il gol da cineteca di Dries Mertens. L’Inter si rifà sotto, la classifica si accorcia, ed è curioso come a giocarsi lo Scudetto siano, per ora, tre allenatori considerati degli eterni secondi.

8 – E’ nata una stella?

Un fulmine nel cielo tempestoso illumina l’Olimpico, è il fulmine di Felix Afena-Gyan. Siamo al 74′ e la Roma è bloccata sullo zero a zero dal Genoa, Mourinho tenta l’all-in e butta dentro un 2003 sconosciuto, Felix Afena-Gyan per l’appunto. Doppietta, la prima in Serie A per un classe 2003, e 3 punti per la Roma che resta attaccata al treno Europa League. I giornali sono già stracolmi di articoli su di lui, Afena-Gyan è già entrato nel ristrettissimo club dei “giovani predestinati”, ed entra anche di diritto nel molto più popolato club dei “giovani lanciati dalla Roma”. L’Academy di Trigoria si continua ad affermare come uno dei settori giovanili più prolifici d’Italia, il problema però è non essere lanciati troppo in là…

7 –

7 – Atalanta sprecona.

E’ praticamente il leitmotiv dell’Atalanta di Gasperini, una squadra bella, atletica, dominante, ma sprecona. Sabato schianta lo Spezia con un secchissimo 5-2, ma in Champions si ripresenta nuovamente l’anima scialacquatrice dei neroazzurri. L’Atalanta infatti ha perso ben 9 punti da situazione di vantaggio in questa Champions League, più di qualsiasi altra squadra. Un limite quasi strutturale della squadra di Gasperini, che ogni anno proibisce alla Dea di ambire allo Scudetto e che ora mette a serissimo rischio la qualificazione agli Ottavi di Champions. Un cane che si morde la coda, e che ora si giocherà tutto nella partita contro il Villarreal; intanto in campionato attende la Juve

6 – Applausi allo Sheriff.

Nel gruppo D della Champions League l’Inter trionfa a San Siro, mentre in Moldavia (o meglio in Transnistria) il Real Madrid vince 3-0, ed entrambe strappano il pass qualificazione. Sfumano così le speranze di qualificazione per una delle squadre più strane delle ultime edizioni della Champions League, e oserei dire dell’intera storia della competizione. Lo Sheriff: la squadra della Transnistra, lo Stato che non esiste, lo Stato fantasma, strenuo baluardo della ormai morta, sepolta e putrefatta Unione Sovietica, ha seriamente rischiato per un attimo di qualificarsi agli ottavi di finale di Champions League, mentre già solo l’aver raggiunto i gironi era un’impresa assurda. L’impresa prende la forma della favola sportiva se nel suo percorso questa strana Cenerentola del torneo vince prima contro lo Shakhtar, veterani della competizione, e poi contro il Real Madrid, i Re indiscussi della Champions League. Per il piccolo Sheriff e il suo sogno durato due partite solo applausi.

5 – PSG, Polisportiva San Giorgio.

Nella sfida fra sceicchi, valevole ormai solo per la gloria, il PSG si fa beffare dal City di Guardiola. I parigini passano in vantaggio, il City va al tappeto ma subito si rialza e carica il Paris a testa bassa, risultato? Remuntada, 2-1 e dominio sul piano del gioco. Del resto se una squadra miliardaria gioca come una provinciale in lotta salvezza non può aspettarsi molto di più…

4 – Bayern, così rischi…

Il Bayern cade ancora, dopo i 5 gol subiti dal Monchengladbach e la sconfitta contro il Francoforte arriva anche la disfatta contro l’Augusta quart’ultimo; e se prima parlavamo di isolati cali fisiologici ora il dato inizia a diventare rilevante per quella che si presentava ai blocchi di partenza della Bundeslioga come un’inarrivabile corazzata. L’incontrastato dominio del campionato da parte dei bavaresi è ora minacciato dal Borussia Dortmund, che a solamente un punto di distanza attende lo scontro diretto del 4 Dicembre, che già rischia di essere determinante.

3 – Ghostbusters.

Il Milan ai piedi del colle Fiesole trova la prima sconfitta in campionato. I rossoneri, rimaneggiati a causa dei soliti infortuni, pagano l’eccessiva superficialità e forse, come era già successo un anno fa contro lo Spezia, peccano di superbia. Errori grossolani, disattenzioni che una squadra che punta allo Scudetto non può concedersi quelli di Tatarusanu, Gabbia e Theo Hernandez. Ibra e Leao provano a tenere in piedi la baracca, ma ormai il dado è tratto, 4-3 ed Inter a meno quattro. Una sconfitta che non inficia il grande inizio di stagione della squadra di Pioli, ma che rievoca dei fantasmi che devono servire da monito per il resto del campionato.

2 – Attacco Immobile.

La Lazio continua a sprofondare sempre più là nel tunnel della crisi, ed ora rischia addirittura di staccarsi dalle prime sette. Contro la Juve Sarri paga due ingenuità di troppo che costano due rigori, e soprattutto una fase offensiva a dir poco opaca. Orfano del bomber Immobile il reparto avanzato biancoceleste fatica a creare, complice una giornata no di Luis Alberto e Milinkovic, in più Felipe Anderson nelle sue solite frizzanti incursioni sbatte contro la muraglia bianconera. Infine la grande occasione di Mattia Zaccagni si conclude con una bocciatura pesante, fuori condizione e totalmente assente; la ciliegina sulla torta la mette Pepe Reina che con un’uscita dissennata su Chiesa chiude definitivamente la partita.

1 – La Haine.

La Haine, “L’odio” in italiano, è un film francese del 1995 diventato ormai un cult generazionale. Il film racconta uno spaccato della violenza nelle banlieue parigine; una violenza che in Francia si è oggi spostata negli stadi, dove si moltiplicano ogni settimana i casi di scontri e tumulti fra ultras. Ultimissimo dei tanti è quanto successo durante Olympique Lione- Olympique Marsiglia, interrotta dopo soli 4 minuti a causa degli oggetti lanciati dalla curva dell’OL all’indirizzo di Dimitri Payet, colpito il pieno volto da una bottiglietta d’acqua. In Ligue 1 dall’inizio della stagione è già la settima volta che un match viene interrotto a causa degli ultras a dir poco turbolenti, ed è già la seconda che ha come vittima Payet. Un’escalation di violenza che, se la federazione transalpina non prenderà serie e definitive contromisure, rischia di sfociare in una fine tragica, proprio come quella di Vinz, Said e Hubert.

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