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Da Diez in giù! Lewandowski d'Oro, l'ascesa di Frattesi e un Milan a doppio taglio...

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Da Diez in giù! Lewandowski d’Oro, l’ascesa di Frattesi e un Milan a doppio taglio…

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Da Diez in giù, le pagelle della giornata calcistica.

Diez – Lewa pallone d’oro?

Pare che Robert Lewandowski sia il nuovo  Pallone d’Oro, stando a quanto racconta Marca. Un premio meritato a fronte della sua straordinaria carriera e della stagione 2019/20. Come esimersi, dunque, dall’assegnare al polacco un tondo Diez in pagella? È certamente un pallone d’oro dal retrogusto di risarcimento per la mancata assegnazione dell’anno prima ma…poca dietrologia. Sono stati 48 i gol e 9 gli assist stagionali del centravanti del Bayern Monaco. E anche i numeri attuali sembrano discreti: 17 gol in 14 presenze.
Ah, dimenticavamo: voto 1 ad honorem per France Football che per il secondo anno si fa scappare i voti con un mese d’anticipo. Chapeau.

9 – Frattesi e i giovani in Italia.

Lorenzo Frattesi affonda la Juve in un Sassuolo giovane e governato dalle idee. Il giovane neroverde si è già conquistato il posto da titolare a suon di gol e grandi prestazioni; una mezz’ala di inserimento, dinamica, tecnica e grintosa, che già si prospetta come una delle rivelazioni di questo campionato. Il problema è: perché è arrivato in Serie A solo adesso? Frattesi ha già 22 anni, e dopo 3 grandi stagioni in Serie B ed Under-21 ha trovato solo in quest’anno un posto in A. Tutto questo mentre Musiala è semi-titolare nel Bayern a 18 anni, mentre il Barcellona schiera almeno due ventenni a partita, e mentre in Premier… beh, chi più ne ha più ne metta. Questo, al di là della differenza tecnica fra Frattesi e i giocatori citati sopra, è il tema su cui riflettere.

 

8 – Insigne fa 2 su 2

Dopo gli errori, Spalletti era stato chiaro: “Il prossimo rigore per me lo batte Insigne, quello dopo lo tira Lorenzo, quell’altro il capitano”. E il capitano Lorenzo Insigne si è fatto trovare pronto, due rigori segnati su due, fantasmi scacciati e la sensazione che ieri sera ne avrebbe segnati anche dieci su dieci. Di cornice, una grande prestazione fatta di cuore e sostanza; dagli spalti i tifosi scendono sul dischetto con lui, perché al rinnovo si pensa dopo, ora c’è solo la vetta della classifica.

7 – Il sonetto di Iličić

Josip Iličić sa fare solo gol belli, e come tutte le cose belle sono spesso inutili. Inutile – ma estremamente bello – è infatti il gol che lo sloveno ha firmato al Marassi contro la Sampdoria: Iličić parte dalla fascia destra, si accentra sul filo della linea di fondo in mezzo a due avversari e da una traiettoria surreale arma il suo micidiale sinistro. Un gol arrivato in pieno recupero, a partita già vinta dopo un secondo tempo soporifero, ma che ci ricorda perché nel calcio serva gente come Josip Iličić .

6 – Il Milan abbandona lo spettacolo.

Il Milan vince di misura contro il Torino di Juric mantenendo la testa della classifica ma senza il consueto gioco spettacolare. Una vittoria che ha un duplice significato, positivo e negativo; in primis un segno di maturità: il Milan in un momento di crisi e di assenze è riuscito a reagire con una vittoria, ovviando ad uno dei problemi dello scorso anno. Infatti, durante la scorsa stagione, il Diavolo si è spesso trovato in forte difficoltà quando non è riuscito ad imporre il suo gioco, subendo anche un forte contraccolpo psicologico. È il caso ad esempio della famigerata partita con lo Spezia, costata ai rossoneri il primato in classifica. O il derby di ritorno.

I rossoneri senza le solite trame offensive e sprovvisti del proprio pressing andavano in confusione, oggi sono invece in grado di tenere i nervi saldi e approfittare delle occasioni; e una delle chiavi di questo processo è Olivier Giroud, per la sua esperienza, per la sua abilità sulle palle inattive ma anche e soprattutto per la sua capacità di tirar fuori dal cappello la giocata quando nessuno se lo aspetta.

Dall’altro lato, questo gioco accondiscendente non deve diventare un’abitudine: gli alibi per queste ultime partite ci sono, i rossoneri sono in piena emergenza e sono impegnati ogni tre giorni, ma se vogliono puntare allo Scudetto, Stefano Pioli e i suoi non devono rinunciare all’identità di squadra che li ha portati fin qui fra gli applausi di tutti.

5 – Maledizione Bernabeu.

Il Santiago Bernabeu ha riaperto le sue porte a Settembre, dopo 560 giorni. Ma i primi mesi di vita della nuova versione della casa blanca non sono stati dei migliori. Infatti, quello che un tempo era un fortino, si è trasformato in… uno stadio maledetto – per stare in tema Halloween; i blancos non vincono in casa da tre partite, giocate contro Villarreal, Osasuna e Sheriff. Mentre, in trasferta, si arriva da due grandi vittorie, la manita contro lo Shakhtar e la vittoria nel ClasicoParlare di maledizione, forse, è ancora presto ma per tranquillizzare i più scaramantici la squadra di Ancelotti farà bene a vincere mercoledì contro gli ucraini.

4 – Il Gallo che non canta più.

Ancora una volta a secco il gallo Bellotti che rimane a quota un gol in campionato. Un Gallo apparso appannato, lontano dalla porta (non è un caso che l’unica rete in stagione sia arrivata da fuori area) e che durante il match contro il Milan ha toccato solo due palloni all’interno dell’area di rigore. Numeri impietosi per un centravanti che forse sta cercando di trasformarsi in qualcos’altro, con scarsi risultati. La sensazione che il nove del Toro abbia già perso il treno per diventare un top player è nell’aria da un po’: vuoi per gli infortuni, vuoi per demeriti suoi, vuoi per colpa di Cairo che ha sempre cercato di trarre il massimo dalla cessione del suo capitano ma… A 27 anni – e in scadenza di contratto – se Belotti non riprende in mano la sua stagione rischia di perdere anche il treno decisivo per la sua carriera.

3 – Punte di legno.

La Juventus ha tanti problemi strutturali, lo aveva detto Sarri in tempi non sospetti definendola una “squadra inallenabile”. Ma mentre il centrocampo, che sembrava essere il più grande problema, pare ora reggersi in piedi, le criticità si sono spostate in avanti, precisamente sulla punta. Mentre Kean ancora non convince e mentre Kaio Jorge necessita di tempo e minutaggio, Alvaro Morata si prende il “primato” di peggiore in campo fra i bianconeri contro il Sassuolo. Lo spagnolo alterna buone prestazioni a giornate in cui risulta assolutamente inadeguato: nello scorso match è apparso macchinoso, non lucido sotto porta e slegato dal compagno di reparto Dybala, che al contrario ha cercato di prendersi sulle spalle la squadra contro Dionisi e i suoi. Questo si riflette sui gol di tutta la squadra: solo 14 per il 10° (decimo!) attacco del campionato.

 

2 – Il Bayern sottosopra.

Dare come voto due (2!) al Bayern Monaco è surreale, è come assegnare un’insufficienza al secchione della classe. Qualcosa non va. Eppure il voto non potrebbe essere differente dopo una prestazione terminata con un passivo di 5 reti a 0. Una spiacevole macchia sul curriculum di Nagelsmann che incassa 5 gol ed esce dalla coppa praticamente con l’intera formazione titolare. Certo, per un’armata che punta a vincere ben altro non è forse una tragedia, ma la figuraccia resta.

1 – Le plusvalenze che uccidono il calcio.

È tempo di bilanci, e la lente d’ingrandimento della Covisoc, l’organismo che monitora lo stato economico e finanziario dei club, si è posata su delle plusvalenze dubbie. Principale indiziata la Juventus, ma anche il Napoli, che avrebbe – con false plusvalenze – ammortizzato l’oneroso acquisto di Victor Osimhen. Una storia che getta ancora ombre sulla gestione del famigerato fair play finanziario, nato per aumentare la competizione ma che per ora altro non fa che aumentare lo strapotere delle big. Una storia che probabilmente è destinata ad arenarsi vista l’aleatorietà e le difficoltà nel dimostrare giuridicamente determinate incongruenze. Certo però che se il Genoa spende 18 milioni fra Portanova e Petrelli per, rispettivamente, 4 e 0 presenze due domande è lecito porsele.

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Luis Enrique su Mbappé: “Dobbiamo abituarci a giocare senza di lui”

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PSG Newcastle

LUIS ENRIQUE SULLA SOSTITUZIONE DI MBAPPÉ- Il PSG nella giornata di ieri ha trovato il pareggio all’ultimo minuto contro il Rennes, tuttavia non è stato questo a fare scalpore. Ad ottenere maggiore rilevanza è stata la sostituzione di Kylian Mbappé con parigini svantaggio al minuto 65′. Scelta molto azzardata per un giocatore di questa caratura, autore fin qui di 21 gol e 4 assist in 21 partite di campionato. Al suo posto dentro Gonçalo Ramos, autore del gol al minuto 97′ su calcio di rigore. In conferenza stampa, il tecnico Luis Enrique ha motivato l’uscita del campione francese. Anche Lucas Hernandez, su RMC ha parlato di questa esclusione. Di seguito le dichiarazioni.

LE PAROLE DI LUIS ENRIQUE

SOSTITUZIONE MBAPPÉ “Prima o poi accadrà che non ci sarà e dovremo abituarci a giocare senza di lui. Quando riterrò opportuno che giochi, giocherà, quando non sarà così, non giocherà. Voglio la massima competitività per la prossima stagione e che ogni giocatore titolare di questa squadra pensi che questa sia una grande opportunità. Questo è quello che cerco in questa stagione e per la prossima. Massima competitività”.

LE PAROLE DI LUCAS HERNANDEZ

LUIS ENRIQUE – “È l’allenatore che gestisce la squadra. Sta a lui prendere le decisioni, è lui il boss. Abbiamo un grande gruppo con grandi giocatori. Ma è vero che Kylian può fare la differenza in qualsiasi momento. È una decisione dell’allenatore e sta a noi continuare”.

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Il Liverpool batte il Chelsea e vince la Carabao Cup: decide un gol di Van Dijk nei supplementari

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van Dijk

Wembley è lo stadio designato per ospitare la finale di Champions League 2023/2024, ma è anche il palcoscenico delle grandi finali delle coppe inglesi. Oggi, nel tempio del calcio oltre-manica, è andata in scena la sfida tra Chelsea e Liverpool. Le due squadre si sono infatti sfidate nell’ultimo atto della Carabao Cup, la coppa di Lega.

I tempi regolamentari sono finiti a reti bianche, con nessuna delle due squadre che è stata capace di battere il l’estremo difensore avversario. Il portiere del Liverpool, Kelleher, e quello del Chelsea, Petrovic, hanno chiuso la propria porta e hanno fatto si che il match si dovesse decidere oltre il novantesimo. Il sostanziale equilibrio è durato ben 118 minuti, infatti, a soli 2 giri di lancette dai calci di rigore, Virgil Van Dijk ha segnato il gol che ha permesso ai Reds di vincere la Carabao Cup. L’olandese, tra l’altro, ha realizzato una rete anche precedentemente, ma l’arbitro l’ha annullata per il fuorigioco di un suo compagno, vale a dire Endo.

I TROFEI DI VAN DIJK CON IL LIVERPOOL

Questo è dunque uno dei tanti trofei della lunga parentesi di carriera con la maglia del Liverpool di Virgil Van Dijk. L’ex Southampton ha già vinto in precedenza la Coppa di Lega Inglese nella stagione 2021-22, ma nella propria bacheca con questa squadra figurano anche un campionato di Premier League, una Community Shield e una FA Cup. In ambito continentale e internazionale invece, l’olandese e i Reds hanno trionfato insieme in Champions League, nella Supercoppa UEFA e nel Mondiale per Club. 

 

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Preferisco la Coppa: Coppa dei Campioni 1981/82

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Aston Villa 1982

Il 1 agosto 1981 nasce, negli Stati Uniti, MTV, il mitico canale televisivo incentrato sui video musicali che sarà vero e proprio fenomeno culturale negli anni seguenti.

Poco meno di un mese più tardi, il 26 agosto, Saint-Étienne e Dynamo Berlino aprono la 27esima edizione della Coppa dei Campioni.

Nel turno preliminare Les Verts, ormai al canto del cigno, cadono nella trappola dei tedeschi, che strappano un’importantissimo 1-1 in terra francese, con Christian Lopez protagonista assoluto del match. Dopo 25 minuti il difensore del Saint-Étienne incappa in uno sfortunato autogol che apre le marcature, complicando la strada per i padroni di casa; nella ripresa Lopez si rifà, seppur parzialmente, mettendo in rete da pochi passi la respinta del portiere della Dynamo, Rudwaleit, per l’1-1 finale.

Una settimana più tardi, in Germania Est, la Dynamo vince senza troppa fatica 2-0, grazie alle reti di Netz e Riediger, conquistando i sedicesimi.

NUOVA ERA

I sedicesimi della Coppa dei Campioni 1981/82 rispettano i pronostici della vigilia, con il solo, sorprendente, tonfo della Real Sociedad contro il CSKA Sofia. Il doppio confronto viene deciso all’andata da una rete di Yonchev al 90’ e i bulgari riescono a mantenere lo 0-0 all’Atotxa due settimane più tardi, conquistando gli ottavi.

La sfida più interessante dei sedicesimi, però, riguarda la rappresentante italiana nella competizione, la Juventus di Trapattoni che affronta il sempre ostico Celtic Glasgow. Gli scozzesi sono una squadra molto giovane, guidata da Billy McNeill in panchina e con qualche giocatore dal futuro interessante in campo, come David Moyes, ora allenatore e Pat “Packie” Bonner, 20enne portiere irlandese che sarà protagonista a Italia ‘90 e USA ‘94 con la sua Nazionale.

La sfida d’andata al Celtic Park, il 16 settembre, vede i padroni di casa imporsi per 1-0, grazie alla conclusione di MacLeod al 6’, deviata in maniera sfortunata da Schiera alle spalle di Zoff.

Con questo risultato, però, la Juventus resta ancorata alla possibilità di qualificazione in vista del match di ritorno, che entrerà nella storia del calcio e della televisione italiani.

Il 30 settembre 1981, infatti, per la prima volta in Italia, una rete televisiva privata trasmette la diretta di una partita europea. Lo spettacolo del Comunale di Torino viene portato nelle case della Lombardia da Canale 5, la rete ammiraglia di Silvio Berlusconi. L’imprenditore era riuscito a strappare a suon di miliardi (di lire, ovviamente) la trasmissione delle squadre italiane impegnate in Europa alla RAI, eccetto il Napoli, impegnato in Coppa UEFA e rimasto fedele alla tv di Stato.

È un momento storico per la televisione italiana ed è anche una gran serata per la Juventus, che ribalta il Celtic già nel primo tempo grazie alle reti di Virdis e Bettega, conquistando il passaggio del turno.

IL RITORNO DEI BELGI

La Juventus, dopo aver eliminato l’ostico Celtic, diventa una delle favorite alla vittoria finale, anche in virtù del sorteggio, che mette di fronte ai bianconeri l’Anderlecht agli ottavi. I biancomalva non sono più la corazzata di metà anni ’70, ma sono tornati a vincere il campionato belga dopo 6 anni, guidati da alcuni nomi interessanti come Morten Olsen e Frank Vercauteren.

La sfida d’andata si gioca al Vanden Stock, il 21 ottobre e vede una Juventus decisamente sorpresa dall’atteggiamento propositivo dei padroni di casa, che passano in vantaggio al 24’ con Geurts, bravo a svettare nell’area piccola su un calcio d’angolo, sfruttando una leggera indecisione di Zoff in uscita. La reazione dei bianconeri arriva a pochi minuti dalla fine del primo tempo, con Tardelli che pesca in area Marocchino per il pareggio.

 Nella ripresa è ancora Geurts a rimettere avanti l’Anderlecht, sfruttando un brutto errore di Prandelli, appena entrato al posto di Tardelli. A questo punto la Juventus capisce che l’obiettivo principale è quello di limitare i danni e cerca in tutti i modi di portare a casa un 2-1 che resta un risultato recuperabile. All’88’, però, ancora su un calcio d’angolo, Zoff respinge male con i pugni, consegnando di fatto il pallone a Vercauteren, che conclude al volo e mette in rete il gol del definitivo 3-1.

Due settimane dopo nella nebbia del Comunale, la Juventus tenta l’assalto in avvio, colpendo un palo clamoroso con un colpo di testa di Bettega, che poi deve anche lasciare il terreno di gioco per infortunio alla mezz’ora. Putroppo per i bianconeri è solamente un fuoco di paglia, visto che l’Anderlecht rischia poco e alla prima occasione punisce, ancora con la bestia nera Geurts. Il numero 9 biancomalva sorprende un rivedibile Zoff su calcio di punizione da molto lontano, portando avanti i suoi e, di fatto, rendendo impensabile la rimonta per la Juve. I bianconeri riescono solamente a trovare l’1-1 con Brio al 79’, con un bel colpo di testa su punizione di Cabrini, ma è troppo poco e l’Anderlecht passa il turno.

I biancomalva, dunque, approdano ai quarti della Coppa dei Campioni 1981/82, dopo aver eliminato Widzew Łódź e Juventus. Il sorteggio sembra benevolo per i belgi, che pescano la Stella Rossa nel turno successivo.

Il doppio confronto è senza storia, con l’Anderlecht che vince entrambe le sfide per 2-1 e, soprattutto nella sfida di ritorno al Rajko Mitic, lascia la sensazione di essere squadra matura e si candida pesantemente alla vittoria finale.

Della semifinale, però, parleremo più avanti, prima c’è da documentare un tonfo molto pesante.

FUORI I CAMPIONI

Nel marzo 1982, negli Stati Uniti, viene proiettato per la prima volta Blade Runner, il noir fantascientifico di Ridley Scott che vivrà nell’oblio per alcuni anni, prima di assurgere a cult assoluto.

Proprio ad inizio mese, il Liverpool, campione uscente della Coppa dei Campioni, sfida il CSKA Sofia ai quarti di finale, in una sfida che appare decisamente favorevole per i Reds.

Nonostante il pronostico della vigilia, però, ad Anfield gli uomini di Paisley faticano a trovare la rete, anche per merito della difesa bulgara, compatta e autoritaria. Il gol arriva solamente al 65’, grazie a Whelan, e il risultato non cambia più fino al triplice fischio.

Andare in un ambiente ostico come la Bulgaria con una sola rete di vantaggio è rischioso, ma il Liverpool appare davvero troppo forte rispetto al CSKA e appare fiducioso per la qualificazione.

La partita è spigolosa, con i padroni di casa che aspettano l’occasione giusta per colpire, senza scoprirsi troppo, per evitare di compromettere ulteriormente il risultato.

Dopo 78 minuti di contrasti e poche occasioni, il Liverpool inizia a vedere il traguardo, ma viene punito da Mladenov che rimette in perfetta parità l’incontro e lo porta ai supplementari.

Nell’appendice è ancora lui, Stoycho Mladenov a mettere in rete in mischia il gol del 2-0, facendo esplodere il Vasil Levski. Nella seconda metà dei supplementari il Liverpool si gioca il tutto per tutto, colpendo una clamorosa traversa con Kennedy da pochi passi.

Finisce così, con la Bulgaria in festa e i Reds, incredibilmente, fuori dalla Coppa dei Campioni 1981/82.

UN MIRACOLO E MEZZO

Siamo giunti, dunque, alle semifinali, che si rivelano diametralmente opposte nel risultato e nell’andamento.

Se il CSKA Sofia rischia di stupire nuovamente, costringendo il Bayern Monaco ad una difficile rimonta, la sfida tra Anderlecht e Aston Villa si rivela molto equilibrata.

I bulgari sorprendono il Bayern al Levski, portandosi sul 3-0 dopo meno di 20 minuti, grazie alle reti di Dimitrov, Yonchev e Zdravkov. La reazione dei bavaresi è immediate e porta ai gol di Dürnberger e Hoeness, prima del 4-2 firmato ancora da Yonchev ad inizio ripresa.

Un punteggio folle, che permette ai tifosi bulgari di sognare la prima storica finale di Coppa dei Campioni della propria storia, ma la realtà si palesa prima del previsto, sotto forma di Paul Breitner. Il nazionale tedesco trova il gol del 4-3 nel finale, rendendo molto meno complicata la rimonta per il Bayern al ritorno e meno rumorosa la festa del Levski.

Due settimane dopo, in Germania, il Bayern non lascia scampo al CSKA, con un roboante 4-0 firmato dalle doppiette di Breitner e Rummenigge, che chiudono in maniera brusca la favola dei bulgari.

Dall’altra parte, invece, l’Aston Villa, una delle sorprese del torneo, batte 1-0 al Villa Park l’Anderlecht, grazie alla rete di Morley e riesce a mantenere il punteggio anche al Vanden Stock, chiudendo con uno 0-0 storico, che porta gli inglesi alla finale di Coppa dei Campioni.

I Villans, che non vincevano un campionato inglese dal 1910, tornano prepotentemente sulla cresta dell’onda alla prima partecipazione di sempre in Coppa dei Campioni. Il fortino del Villa Park si dimostra inespugnabile per ogni avversario giunto in Inghilterra, tanto che alla fine del percorso lo score reciterà 4 vittorie su 4, con 9 gol segnati e nessuno subito tra le mura amiche.

Il momento magico dell’Aston sarà sufficiente per portare a casa la coppa contro un Bayern famelico?

L’IMPRESA

26 maggio 1982, due giorni prima dell’uscita nelle sale statunitensi di Rocky III, al De Kuip di Rotterdam va in scena la finale della Coppa dei Campioni 1981/82.

Da una parte l’Aston Villa, che ha subito 2 sole reti (peraltro nella stessa partita) in tutta la competizione, dall’altra la corazzata Bayern Monaco, che vede tre suoi calciatori in vetta alla classifica marcatori della Coppa dei Campioni, Hoeness con 7, Rummenigge con 6 e Breitner con 5 centri. La partita si prospetta molto interessante.

Dopo appena 10 minuti di gioco l’Aston perde il proprio portiere, Rimmer, per infortunio, sostituito dalla riserva Spink, ma poco importa vista la strenua difesa messa in atto dai Villans, che riescono a contenere ogni attacco proveniente da parte del Bayern.

Tra ottimi interventi di Spink e un paio di salvataggi provvidenziali dei difensori, l’Aston supera l’ora di gioco ancora indenne e tenta un’azione offensiva, forse la prima della sua partita. 

Il minuto è il 67’, Shaw salta un avversario a metà campo e lancia Morley, che entra in area, disorienta Weiner e mette dentro un pallone sanguinoso per la difesa del Bayern, che si perde Withe, bravo a farsi trovare pronto e ad appoggiare in porta l’1-0, per il tripudio dei tifosi inglesi arrivati in Olanda per l’occasione.

Mancano più di venti minuti alla fine, ma il Bayern non riesce più a rendersi pericoloso e l’Aston Villa si porta a casa una formidabile vittoria in Coppa dei Campioni.

Tra tre settimane la Juventus tornerà protagonista del torneo, nella Coppa dei Campioni 1982/83, arrivando ad un passo dalla gloria, ma perdendo contro la sorpresa Amburgo.

Fonte immagine in evidenza: profilo X Aston Villa

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Dramma in Bordeaux-Guingamp: Elis è in coma farmacologico

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Alberth Elis Bordeaux Ligue 1

Al 10′ di gioco di Bordeaux-Guingamp, partita valida per il 26° turno della Ligue 2 – la serie B francese – 2023/24, il mondo si è fermato. In quel momento sono cresciute paura ed apprensione per Alberth Elis. Lala destra honduregna classe 1996 dopo uno scontro di gioco con Donatien Gomis del Guingamp, ha riportato un trauma cranico.

Le condizioni del calciatore sono diventate critiche col passare delle ore, come anche dichiarato dal club. Infatti il calciatore è stato portato fuori dal campo in barella, per poi essere trasportato al Pellegrin, un ospedale situato a Bordeaux. In quel momento era cosciente. Poi però le sue condizioni si sono aggravate, tanto che i medici hanno escluso la prima ipotesi di frattura facciale e lo hanno messo in coma farmacologico.

Nel mentre Elis lottava tra la vita e la morte, la sfida continuava il proprio corso. Il Bordeaux ne esce vincitore da essa. La sfida si è conclusa col risultato di 1-0. A segnare il gol decisivo è stato al 40′, Žan Vipotnik. Con questa vittoria, i girondini raggiungono proprio il Guingamp in classifica. Infatti ambedue le squadre si trovano a pari punti in 11ª posizione, assieme anche al Paris FC, che ieri ha pareggiato 0-0 contro il Rouen. 

Il Bordeaux però, assieme a tutti i suoi sostenitori, guardano meno la classifica ma monitorano anche loro le condizioni di Alberth Elis, sperando che migliorino.

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