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Da Diez in giù! Lewandowski d'Oro, l'ascesa di Frattesi e un Milan a doppio taglio...

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Da Diez in giù! Lewandowski d’Oro, l’ascesa di Frattesi e un Milan a doppio taglio…

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Da Diez in giù, le pagelle della giornata calcistica.

Diez – Lewa pallone d’oro?

Pare che Robert Lewandowski sia il nuovo  Pallone d’Oro, stando a quanto racconta Marca. Un premio meritato a fronte della sua straordinaria carriera e della stagione 2019/20. Come esimersi, dunque, dall’assegnare al polacco un tondo Diez in pagella? È certamente un pallone d’oro dal retrogusto di risarcimento per la mancata assegnazione dell’anno prima ma…poca dietrologia. Sono stati 48 i gol e 9 gli assist stagionali del centravanti del Bayern Monaco. E anche i numeri attuali sembrano discreti: 17 gol in 14 presenze.
Ah, dimenticavamo: voto 1 ad honorem per France Football che per il secondo anno si fa scappare i voti con un mese d’anticipo. Chapeau.

9 – Frattesi e i giovani in Italia.

Lorenzo Frattesi affonda la Juve in un Sassuolo giovane e governato dalle idee. Il giovane neroverde si è già conquistato il posto da titolare a suon di gol e grandi prestazioni; una mezz’ala di inserimento, dinamica, tecnica e grintosa, che già si prospetta come una delle rivelazioni di questo campionato. Il problema è: perché è arrivato in Serie A solo adesso? Frattesi ha già 22 anni, e dopo 3 grandi stagioni in Serie B ed Under-21 ha trovato solo in quest’anno un posto in A. Tutto questo mentre Musiala è semi-titolare nel Bayern a 18 anni, mentre il Barcellona schiera almeno due ventenni a partita, e mentre in Premier… beh, chi più ne ha più ne metta. Questo, al di là della differenza tecnica fra Frattesi e i giocatori citati sopra, è il tema su cui riflettere.

 

8 – Insigne fa 2 su 2

Dopo gli errori, Spalletti era stato chiaro: “Il prossimo rigore per me lo batte Insigne, quello dopo lo tira Lorenzo, quell’altro il capitano”. E il capitano Lorenzo Insigne si è fatto trovare pronto, due rigori segnati su due, fantasmi scacciati e la sensazione che ieri sera ne avrebbe segnati anche dieci su dieci. Di cornice, una grande prestazione fatta di cuore e sostanza; dagli spalti i tifosi scendono sul dischetto con lui, perché al rinnovo si pensa dopo, ora c’è solo la vetta della classifica.

7 – Il sonetto di Iličić

Josip Iličić sa fare solo gol belli, e come tutte le cose belle sono spesso inutili. Inutile – ma estremamente bello – è infatti il gol che lo sloveno ha firmato al Marassi contro la Sampdoria: Iličić parte dalla fascia destra, si accentra sul filo della linea di fondo in mezzo a due avversari e da una traiettoria surreale arma il suo micidiale sinistro. Un gol arrivato in pieno recupero, a partita già vinta dopo un secondo tempo soporifero, ma che ci ricorda perché nel calcio serva gente come Josip Iličić .

6 – Il Milan abbandona lo spettacolo.

Il Milan vince di misura contro il Torino di Juric mantenendo la testa della classifica ma senza il consueto gioco spettacolare. Una vittoria che ha un duplice significato, positivo e negativo; in primis un segno di maturità: il Milan in un momento di crisi e di assenze è riuscito a reagire con una vittoria, ovviando ad uno dei problemi dello scorso anno. Infatti, durante la scorsa stagione, il Diavolo si è spesso trovato in forte difficoltà quando non è riuscito ad imporre il suo gioco, subendo anche un forte contraccolpo psicologico. È il caso ad esempio della famigerata partita con lo Spezia, costata ai rossoneri il primato in classifica. O il derby di ritorno.

I rossoneri senza le solite trame offensive e sprovvisti del proprio pressing andavano in confusione, oggi sono invece in grado di tenere i nervi saldi e approfittare delle occasioni; e una delle chiavi di questo processo è Olivier Giroud, per la sua esperienza, per la sua abilità sulle palle inattive ma anche e soprattutto per la sua capacità di tirar fuori dal cappello la giocata quando nessuno se lo aspetta.

Dall’altro lato, questo gioco accondiscendente non deve diventare un’abitudine: gli alibi per queste ultime partite ci sono, i rossoneri sono in piena emergenza e sono impegnati ogni tre giorni, ma se vogliono puntare allo Scudetto, Stefano Pioli e i suoi non devono rinunciare all’identità di squadra che li ha portati fin qui fra gli applausi di tutti.

5 – Maledizione Bernabeu.

Il Santiago Bernabeu ha riaperto le sue porte a Settembre, dopo 560 giorni. Ma i primi mesi di vita della nuova versione della casa blanca non sono stati dei migliori. Infatti, quello che un tempo era un fortino, si è trasformato in… uno stadio maledetto – per stare in tema Halloween; i blancos non vincono in casa da tre partite, giocate contro Villarreal, Osasuna e Sheriff. Mentre, in trasferta, si arriva da due grandi vittorie, la manita contro lo Shakhtar e la vittoria nel ClasicoParlare di maledizione, forse, è ancora presto ma per tranquillizzare i più scaramantici la squadra di Ancelotti farà bene a vincere mercoledì contro gli ucraini.

4 – Il Gallo che non canta più.

Ancora una volta a secco il gallo Bellotti che rimane a quota un gol in campionato. Un Gallo apparso appannato, lontano dalla porta (non è un caso che l’unica rete in stagione sia arrivata da fuori area) e che durante il match contro il Milan ha toccato solo due palloni all’interno dell’area di rigore. Numeri impietosi per un centravanti che forse sta cercando di trasformarsi in qualcos’altro, con scarsi risultati. La sensazione che il nove del Toro abbia già perso il treno per diventare un top player è nell’aria da un po’: vuoi per gli infortuni, vuoi per demeriti suoi, vuoi per colpa di Cairo che ha sempre cercato di trarre il massimo dalla cessione del suo capitano ma… A 27 anni – e in scadenza di contratto – se Belotti non riprende in mano la sua stagione rischia di perdere anche il treno decisivo per la sua carriera.

3 – Punte di legno.

La Juventus ha tanti problemi strutturali, lo aveva detto Sarri in tempi non sospetti definendola una “squadra inallenabile”. Ma mentre il centrocampo, che sembrava essere il più grande problema, pare ora reggersi in piedi, le criticità si sono spostate in avanti, precisamente sulla punta. Mentre Kean ancora non convince e mentre Kaio Jorge necessita di tempo e minutaggio, Alvaro Morata si prende il “primato” di peggiore in campo fra i bianconeri contro il Sassuolo. Lo spagnolo alterna buone prestazioni a giornate in cui risulta assolutamente inadeguato: nello scorso match è apparso macchinoso, non lucido sotto porta e slegato dal compagno di reparto Dybala, che al contrario ha cercato di prendersi sulle spalle la squadra contro Dionisi e i suoi. Questo si riflette sui gol di tutta la squadra: solo 14 per il 10° (decimo!) attacco del campionato.

 

2 – Il Bayern sottosopra.

Dare come voto due (2!) al Bayern Monaco è surreale, è come assegnare un’insufficienza al secchione della classe. Qualcosa non va. Eppure il voto non potrebbe essere differente dopo una prestazione terminata con un passivo di 5 reti a 0. Una spiacevole macchia sul curriculum di Nagelsmann che incassa 5 gol ed esce dalla coppa praticamente con l’intera formazione titolare. Certo, per un’armata che punta a vincere ben altro non è forse una tragedia, ma la figuraccia resta.

1 – Le plusvalenze che uccidono il calcio.

È tempo di bilanci, e la lente d’ingrandimento della Covisoc, l’organismo che monitora lo stato economico e finanziario dei club, si è posata su delle plusvalenze dubbie. Principale indiziata la Juventus, ma anche il Napoli, che avrebbe – con false plusvalenze – ammortizzato l’oneroso acquisto di Victor Osimhen. Una storia che getta ancora ombre sulla gestione del famigerato fair play finanziario, nato per aumentare la competizione ma che per ora altro non fa che aumentare lo strapotere delle big. Una storia che probabilmente è destinata ad arenarsi vista l’aleatorietà e le difficoltà nel dimostrare giuridicamente determinate incongruenze. Certo però che se il Genoa spende 18 milioni fra Portanova e Petrelli per, rispettivamente, 4 e 0 presenze due domande è lecito porsele.

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Rui Costa sul trasferimento di Enzo Fernandez: “Non ha mostrato alcuna voglia di restare”

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Rui Costa

Il presidente del Benfica Rui Costa ha rilasciato un’intervista sul portale Bwin Portugal. L’argomento principale dell’intervista è stato il passaggio dell’ex centrocampista dei lusitani Enzo Fernandez al Chelsea.

Ha parlato in primis di come lui ha reagito al volere di Enzo Fernandez di trasferirsi. Rui Costa voleva evitare ciò, ma il ragazzo è stato inamovibile nella sua scelta:

“Si è fatto tutto perché non accadesse. Sono triste per aver perso il giocatore, ma ho la coscienza pulita di aver fatto il meglio per il Benfica. Enzo non ha mostrato alcuna voglia di restare. Temevamo che qualcuno superasse la clausola, abbiamo provato a offrirgli un aumento, ma la proposta che il Chelsea ha fatto ad Enzo per noi era irrealizzabile”.

Il numero 1 del Benfica ha poi proseguito:

 “Dal momento in cui ha capito che avrebbero pagato la clausola, Enzo è stato intransigente. Abbiamo insistito, ma non ha mostrato alcuna disponibilità a proseguire al Benfica. Ho proposto al Chelsea di farlo restare fino all’estate per poi averlo ad un prezzo inferiore. Il giocatore, anche così, non ha voluto continuare al Benfica. Ed è qui che tutto è cambiato. Un giocatore che, anche con la possibilità di non perdere un euro e con un contratto sicuro con il Chelsea, non vuole restare, non potrebbe mai continuare a giocare al Benfica. Enzo Fernandez non sarebbe più potuto entrare negli spogliatoi“.

Ancora triste per il trasferimento del classe 2001, ma Rui Costa ora pensa al futuro del club. Sia per le prestazioni in campo, che fuori, per la sua crescita:

“Speravo che volesse lottare con noi per il titolo. Quando ho capito che non voleva, non volevo nemmeno che indossasse di nuovo la maglia del Benfica. Al Benfica, e questo vale anche per le giovanili, ci sono solo giocatori orgogliosi di vestire la maglia del Benfica. L’impegno è non battersi il petto quando torna utile. L’impegno è ciò che abbiamo fatto ad Arouca”.

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Vidal ma che combini? Prima fa infuriare i suoi tifosi, poi si scusa

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Vidal serie a getty

Ancora una volta, Arturo Vidal è finito nell’occhio del ciclone.

Nell’ultima partita giocata dal suo Flamengo – finora dominatore del Campionato Carioca – contro il Boavista, vinta per 1 – 0 dai rossoneri, il centrocampista ex Inter e Juve, si è reso protagonista fuori dal campo. Il cileno non ha giocato nemmeno un minuto della partita, e ha scaraventato verso il campo un suo scarpino a fine partita sfogando in questo modo la sua rabbia.

La reazione non è stata ben accolta dai tifosi del Mengão. A questo gesto poi si aggiunge anche una frase detta in una diretta Twitch, riguardante un suo possibile ritorno in Cile, che ha fatto arrabbiare ancor di più, i tifosi del Flamengo:

“Se arrivasse il Colo Colo e volesse lottare per vincere la Copa Libertadores, ci andrei“.

Vidal ha scritto sui propri social, quindi, un messaggio di scuse verso i propri tifosi:

“Prima di tutto voglio scusarmi per la mia reazione durante la partita di ieri, quando non sono entrato in campo; preciso che ho sempre voluto giocare, visto che l’ho fatto in tutta la mia carriera, e so che a volte il mio istinto vince”.

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La trattativa tra Enzo Fernandez e Chelsea fa ricco anche il River Plate

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Milan, può arrivare Enzo Fernandez

Nell’operazione che ha portato Enzo Fernandez al Chelsea, ci ha guadagnato anche il River Plate, club che lo ha lanciato tra i professionisti.

Infatti, secondo quanto riportato da Fabrizio Romano dal proprio profilo Twitter, nella trattativa che ha portato il centrocampista classe 2001 a vestire la maglia del Benfica, nell’ultimo calciomercato estivo, il club argentino ha inserito anche una clausola della rivendita del 25 %. Oltre ai soldi incassati dalla sua cessione, dunque, il River incasserà altri 30 milioni circa.

 

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L’agente di Kiwior sicuro: “Premier League superiore alla Serie A”

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Tante squadre su Jakub Kiwior, ma l’Arsenal nel giro di pochi giorni chiude l’affare e l’ex Spezia approda in Premier League. Sasha Baranov, agente del difensore, è intervenuto a TV Play per raccontare la trattativa tra il club spezzino e i Gunners. Le sue parole:

INTERESSE ITALIANO – “Tante squadre in Italia erano interessate, dal Milan al Napoli passando per la Juventus ma non c’è mai stata occasione di chiudere l’affare con nessuna delle tre.”

PERCHÈ L’ARSENAL – “La Juventus era nella situazione in cui tutti sappiamo, il Napoli dato il campionato che sta facendo non aveva bisogno di cambiare la difesa. Poi diciamocela con tutta onestà, quando ti chiamano le squadre di Premier League… è tutt’un’altra storia.

 

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