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Da Diez in giù! Vlahovic al cubo, Messi da incubo e ancora la Juve…

Da Diez in giù! Vlahovic al cubo, Messi da incubo e ancora la Juve…

Da Diez in giù! La pagelle del weekend calcistico.

Diez – Vlahovic, Vlahovic, Vlahovic.

Dusan Vlahovic firma per tre volte il match contro lo Spezia, si porta a casa il pallone e minaccia pericolosamente la vetta della classifica marcatori. La firma sul rinnovo di contratto in scadenza nel 2023, però, manca e molto probabilmente non verrà mai apposta. Il tema ora con un Vlahovic così è: quanto conviene alla Fiorentina privarsene a Gennaio?

9 – Il Cholito, cacciatore di big.

Dopo aver giustiziato la Lazio di Sarri con uno storico poker, il Cholito Simeone condanna con altre due stoccate anche la Juventus. Simeone in questo avvio sembra aver limato il suo enorme difetto, il rapporto tiri-gol; l’argentino è un attaccante che si spende per la squadra, una punta atipica che a volte sembra preferire pressare che segnare, e questo negli ultimi anni si è riflesso in una poca lucidità di fronte alla porta, probabilmente dovuta alle troppe energie spese per arrivarci. In questa stagione le statistiche sembrano però ribaltate: 8 gol, secondo marcatore della Serie A, una rete ogni 72 minuti e precisione tiri del 79%. Di questo passo il Cholito ha tutte le carte in regola per fare il definitivo salto di qualità.

8 – La difesa del Milan.

Il Milan di Stefano Pioli è primo con 31 punti e nella partita dell’Olimpico contro la Roma è tornato ai suoi elevatissimi standard di gioco. Ma se a molti impressiona lo straordinario volume offensivo dei rossoneri, il vero valore aggiunto della squadra di Stefano Pioli è senza dubbio la difesa. Tralasciando i numeri e le statistiche, che comunque certificano la retroguardia del Diavolo come la seconda del campionato è sul piano del gioco che il reparto arretrato del Milan fa la differenza.

La velocità e la forza di Tomori fungono da contrappeso, permettendo al Milan di portare quasi l’intera squadra nella trequarti avversaria, senza timore di ripartenze. Mentre nelle fasi di difesa posizionale è Kjaer a fare la differenza con le sue letture e un’intelligenza tattica che ha pochi eguali nel nostro campionato. Non è un caso che la Roma, esasperata dall’impossibilità di penetrare la difesa rossonera, nell’ultima mezz’ora abbia ridotto il suo gioco quasi unicamente a tiri da fuori area nonostante la superiorità numerica.

7 – Fa tutto il Tucu.

Alzi la mano chi vorrebbe essere Simone Inzaghi quando deve scegliere gli attaccanti da schierare. Dire che il tecnico piacentino abbia l’imbarazzo della scelta è riduttivo, e come non bastasse ci si mette anche il Tucu Correa a mischiare le carte. L’attaccante argentino infatti fa tutto da solo e affonda l’Udinese a San Siro con una doppietta. La prima rete è un manifesto dei gol del Tucu, partenza dalla trequarti, penetrazione in area con almeno un paio di avversari all’inseguimento e tiro ad incrociare. Il secondo arriva dopo un gran lavoro di Dumfries, fra i più giustamente criticati delle ultime partite, che riesce a trovare Correa a rimorchio e gli serve un gol già fatto.

6 – Il Toro di Juric.

Depresso, disilluso, provinciale, così si poteva definire fino a qualche mese fa l’ambiente Torino. Causa ed eredità di anni di scelte sbagliate su tutta la linea, in particolare quella della guida tecnica, da Mazzarri a Giampaolo, passando per i traghettatori Longo e Nicola. Ora con Ivan Juric in panchina la Torino granata ha ritrovato entusiasmo, proprio quando i rivali cittadini arrancano ad un solo punto di distanza. La posizione in classifica non è di quelle privilegiate (12° posto) ma il futuro lascia ben sperare, con un’identità di gioco chiara e netta ed alcuni interpreti piuttosto interessanti…

5 – Non c’è più religione.

Il Tottenham esonera Nuno Espirito Santo dopo solo 10 partite di campionato, in un tentativo di salvare il salvabile che potrebbe trasformarsi nella disfatta definitiva. Una scelta affrettata? Sicuramente sì, anche alla luce della ricchissima buonuscita garantita al portoghese. Dopo l’inizio monstre, il Tottenham si è arenato: il gioco è povero, i gol pochi ed i punti ancora meno, ma esonerare un allenatore dalle indubbie qualità dopo appena 10 giornate, rimettendoci anche parecchi milioni, è una decisione alquanto discutibile.

4 – Roma, caccia al capro espiatorio.

Continua il periodo negativo della Roma che questa domenica perde in casa contro il Milan; e prosegue a Trigoria la spietata caccia al capro espiatorio capitanata proprio dall’allenatore giallorosso Josè Mourinho. Lo Special One già qualche settimana fa aveva scaricato sui propri giocatori la colpa del 6-1 contro il Bodo-Glimt, mentre questa volta è toccata all’arbitro, reo a dir la verità di una direzione poco lucida da ambo le parti. Per i media, invece, i colpevoli sono fra i più disparati, da Tammy Abraham, dimenticando l’importante lavoro di cucitura fatto dal britannico, ad Henrikh Mkhitaryan. Ma se per la stampa quello degli inquisitori è il ruolo giusto e sacrosanto, non sarebbe ora per Mourinho di prendersi le proprie responsabilità?

3 – Messi, che succede?

Leo Messi lascia il campo al 45′ fra i fischi dei suoi stessi tifosi. No, non è l’inizio di una storia distopica a tema Halloween, ma quello che è successo venerdì sera al Parco dei Principi durante il match fra PSG e Lille. Da quando le loro strade si sono separate nè Messi nè il Barcellona, i due addendi di un binomio che pareva indissolubile, se la passano benissimo. I blaugrana sono noni in campionato e sull’orlo della crisi finanziaria, mentre il figlio più illustre della Masia è ancora a zero gol in campionato con la maglia del PSG.

Sembra quasi una maledizione quella che ha colpito la pulga, incapace di essere Messi con qualsiasi altra maglia che non sia quella del Barcellona, compresa quella albiceleste con la quale il diez non ha mai avuto grandi fortune. Per il bene del più grande calciatore della nostra epoca e di tutto il movimento speriamo vivamente di sbagliarci, ma per ora la maledizione continua.

(0-) 2 – Manchester City vs Crystal Palace

Tonfo del City all’Etihad che cede al Crystal Palace guidato dall’ex Vieira. La rete di Zaha, avvenuta dopo appena 6′ paralizza i Citizens, poi Laporte ci mette del suo facendosi espellere ed infine Gallagher chiude le ostilità con un gol all’88’. Una sconfitta pesante per Guardiola e i suoi che perdono contatto dal Chelsea capolista, ora in fuga a +5.

1 – La Juve è in banter era?

Dare 1 alla Juventus in questo momento è un po’ come sparare sulla Croce Rossa, ma la crisi della squadra di Allegri è troppo profonda per non sottolinearla. Una crisi solo in parte imputabile al tecnico toscano, ma al settanta per cento responsabilità della società. La gestione Paratici ha lentamente depauperato la Vecchia Signora dei suoi gioielli, mai adeguatamente sostituiti. Una crisi di organico prima che di gioco che era già visibile dalla gestione Sarri. Ora tutti i nodi vengono al pettine e la gestione tattica non particolarmente articolata di Allegri sta portando a galla tutti i problemi che prima erano in qualche modo sopperiti, dai tentativi di organizzazione tattica di Sarri o dalle trovate di CR7. Non è un caso che a far da salvagente alla Juve di oggi siano i pochi rimasugli della grande Juve costruita da Marotta.

Banter, dall’inglese “chiacchiere, sfottò”, è il termine con il quale nel mondo del web con ironia si indica l’inizio per una squadra di un’epoca buia. La Vecchia Signora ha peccato di superbia, rimanendo ancorata ai rapporti di forza di qualche anno fa, ma la triste verità è che per la Juventus è in corso una banter Era.

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