Doveva essere la settimana di Luis Suarez in bianconero. Quel test per il B2 d’italiano, d’altronde, aveva tenuto in tensione mezza Italia per giorni e giorni interi. La notte prima della prova, nelle case dei tifosi bianconeri, risuonava ‘Notte prima degli esami‘ di Venditti e la concitazione per l’esito del colloquio di Suarez a Perugia cresceva.

17 settembre. Il Pistolero ottiene, trionfante, la bramata certificazione e sguscia via dall’università lasciando ai docenti l’incombenza di rispondere alle domande su uno degli esami di lingua più mediatici che si ricordi. Fila tutto liscio: ora, servono solo i tempi burocratici per il passaporto e l’accordo può considerarsi siglato – pensano i supporters della Juventus.

Passano le ore, i giorni, la settimana e infine, nello stesso giorno in cui emerge lo scandalo relativo all’esame falso dell’uruguagio, quasi nell’ombra viene annunciato il nuovo numero nove di Madama: gioca in Liga, habla español e di ruolo fa la punta, ma ha qualche anno di meno di Luis Suarez; è Alvaro Morata, il figliol prodigo.

Lo spagnolo arriva dall’Atletico Madrid in prestito con diritto di riscatto: 10 milioni di prestito oneroso, 10 di prolungamento dell’operazione, 35 di riscatto.

Le reazioni non sono idilliache.

MI CASA

Chiariamoci. Non c’è sconforto nell’ambiente bianconero, anzi. Morata è un ottimo attaccante che ha fatto vedere buonissime cose nelle due stagioni a Torino, semplicemente…non è il Pistolero e non vanta l’aura del campione che fa sognare la tifoseria.

Iniziano a circolare i video del ritorno del figliol prodigo. In aeroporto, il nuovo attaccante della Vecchia Signora palesa immediatamente due grossi occhi arrossati che bucano la camera del fotografo: o ha pianto per aver lasciato Madrid oppure ha pianto per la gioia di tornare a Torino. Non si saprà mai con certezza ma, sulle lacrime versate, sorgono davvero pochi dubbi.

Fonte immagine: Portal de Noticias

Emergono i primi dettagli sull’ingaggio del cavallo di ritorno della Juventus: Morata, il quale percepiva tra i 9 ed i 10.5 milioni netti con i Colchoneros, decide di accettare un decurtamento dell’ingaggio a 5 milioni che, con i bonus, possono diventare 7.5.

È una presa di posizione assolutamente non irrilevante che indica immediatamente lo spessore dell’uomo e l’incredibile desiderio che lo ha spinto a tornare a vestire la casacca dei Campioni d’Italia.

MORATA 2, IL RITORNO

Annunciato per vie ufficiali il 22 settembre, lo spagnolo, con non più di tre o quattro allenamenti nelle gambe, deve debuttare da titolare nell’importante match contro la Roma. Non è, però, una serata indimenticabile e solo le gesta di un CR7 in versione cyborg evitano alla Juventus la gogna mediatica. L’esordio di Morata con la Juve è di quelli che si dimenticano presto ma a Madrid, sponda Atletico, fa rumore un altro debutto, quello di Luis Suarez in colchonero. L’ex-Barcellona, in soli venti minuti da subentrato, trova un gol, un assist e poi un altro goal. Il confronto è impietoso e il ‘dimenticabile’ inizio di Morata in bianconero torna subito alla mente come termine di paragone negativo.

Sono giorni tesi: accade tutto in fretta, i giudizi si sprecano e piove sul bagnato: Cristiano Ronaldo è positivo al COVID-19. Se prima l’orologio indicava ad Alvaro uno scarso spazio temporale per ri-ambientarsi, – a causa della stagione già incominciata – ora le lancette convergono inesorabili sullo scadere del tempo: urge il miglior Morata da subito.

E il miglior Morata, arriva. Contro il Crotone la sua marcatura è decisiva per riacciuffare il pareggio e solamente la sorte avversa lo priva della palma di protagonista assoluto: palo e offside per lo spagnolo che, così, timbra una sola rete.

È il turno della Champions, il palcoscenico che aveva scatenato l’infatuazione dei tifosi bianconeri per quel ragazzino arrivato giovanissimo dai Galacticos di Madrid nel 2014. Il match non è di quelli altisonanti ma il suo apporto è decisivo: tap-in dell’uno a zero e frustata di testa che sigilla il match. Una doppietta da MVP.

Il momento positivo continua con l’assist contro il Verona ed il farlocco uno a zero: solo il VAR può annullare la rete scaturita da un delizioso tocco sotto che manda in visibilio il pubblico da casa. È solo l’inizio, però del difficile rapporto che il centravanti iberico avrà con il Video Assistant Referee

MORATA VS. VAR

Se la rete annullata contro il Crotone, oppure quella non convalidata contro l’Hellas Verona lasciano l’amaro in bocca, è altrettanto vero che il peggio deve ancora arrivare. In una grande notte di Champions League contro il Barcellona, Alvaro trova la via del goal in ben tre occasioni che, conti alla mano, sarebbero potute valere il trionfo bianconero sul club blaugrana.

No, no e no. Tre volte no. Un rapporto problematico quello tra la punta della Juventus ed il VAR che sfocia quasi nella persecuzione. Poi, la consapevolezza. Gira voce che qualcuno gli abbia sussurrato ‘Alvaro, prima di scattare, conta fino ad uno e, solo dopo, scatta!’.

E contro lo Spezia il 28enne di Madrid sembra imparare la lezione: incursione di McKennie, scatto sul filo del fuorigioco, goal. La terna arbitrale sembra annullare ancora una volta.

Check del VAR.

No, questa volta è tutto in regola.

CONSACRAZIONE

Se l’esperienza bianconera vissuta in precedenza aveva raccontato di un Morata molto più anarchico e frenetico, quest’anno il bilancio sembra differente. Il ragazzino arrivato dal Real nel 2014, per quanto promettente, era solito peccare in diversi aspetti: correva a testa bassa, mancava di continuità, attaccava la profondità ma non diveniva mai punto fermo della manovra; si lasciava andare agli eccessi (come nello scontro con Kostas Manolas allo Stadium, il primo anno) o si abbatteva, riflettendo il proprio malessere sul campo da gioco.

Fonte immagine: ilbianconero.com

Quegli anni, ora, sembrano lontanissimi e la Juventus sembra aver riaccolto un attaccante principe, un numero nove da manuale: i tempi d’inserimento sono – quasi – eccellenti, la mira è di quelle del freddo cecchino e i key-pass sono frequenti e ben dosati.

Arrivato da comprimario o da prima alternativa al duo Dybala-Ronaldo, ora Morata aspira a scalare le gerarchie, a mostrare al mondo la sua crescita. Il momento positivo del ragazzo è proseguito, difatti, anche in Europa dove nonostante l’ingombrante presenza di Cristiano Ronaldo l’ariete spagnolo è riuscito a siglare la doppietta che ha virtualmente sigillato il match – tra l’altro con un secondo goal di fattura pregiatissima – e che lo ha eletto momentaneo capocannoniere della Coppa dalle Grandi Orecchie.

“Siamo molto contenti di Alvaro, è venuto qui con grande entusiasmo. Aveva bisogno di fiducia, abbiamo ritrovato un uomo. Quando veniva dal Real era ancora un ragazzino, adesso è un giocatore completo e un uomo affidabile“. (Andrea Pirlo)

Parallelamente, a Madrid, la stella di Luis Suarez ha continuato a brillare solo ad intermittenza: in campionato le reti siglate sono quattro, ma è in Champions League che le munizioni del Pistolero sembrano venir meno. L’Atletico, che ha archiviato solo 4 punti in tre partite del girone, non primeggia nel proprio gruppo e Suarez, titolare in tre occasioni su tre, è rimasto completamente a secco. Lo stesso Maurizio Compagnoni, a Sky Sport, durante la telecronaca ha avuto modo di confrontare i due attaccanti, evidenziando come il paragone tra l’attuale Suarez ed il nuovo Morata penda decisamente a favore del centravanti iberico.

E così, ora, il confronto iniziale fa molto meno male.

Ogni impedimento è giovamento.