È il 19 novembre 1969: al “Maracanã” si gioca Santos-Vasco da Gama. Al minuto 58, l’arbitro assegna ai padroni di casa un calcio di rigore. Il rigorista designato è Carlos Alberto, ma il difensore lascia volentieri l’incarico al compagno di squadra Pelé. Nonostante il dieci brasiliano non abbia mai amato i tiri dal dischetto, definendoli “un modo meschino da segnare”, sa bene che non può tirarsi indietro.

È infatti atteso dal gol numero 1000 in carriera, record mai raggiunto da alcun calciatore. La porta, difesa dall’estremo difensore Fernando, è circondata da fotografi che cercano l’inquadratura perfetta per immortalare il momento.

O’Rei, dopo aver appoggiato con cura il pallone, inizia la sua rincorsa; lo sguardo è rivolto esclusivamente al portiere. Poco prima di impattare il pallone, Pelé si ferma improvvisamente, e nota un leggero spostamento di Fernando alla sua sinistra; calcia quindi in direzione opposta. Il contro-movimento dell’estremo difensore è inutile. La palla gonfia la rete, e si assiste ad un momento storico: fotografi, giornalisti e tifosi invadono il Maracanã, celebrando il brasiliano.

Fonte: Lacronacadiverona

È la nascita della “Paradinha”, che tradotto significa “fermatina”.

Tale tecnica si diffuse ancor di più l’anno successivo, in occasione della Coppa del Mondo 1970. Alla guida della Seleçao, il “calciatore del secolo” ripropone la finta. Tuttavia, ne attribuisce la creazione al compagno Didì:

“L’ha inventato lui, io l’ho solo imitato”.

Il mondiale in Messico rappresenta l’ultima apparizione a grandi livelli di Pelé con la sua nazionale, ma le gesta rimangono indelebili negli occhi dei tifosi, che hanno potuto ammirare il Brasile nella sua massima espressione. La Paradinha diventa quindi un fenomeno mondiale, adottata da calciatori in tutto il mondo.

In patria, l’eredità della Perla Nera è raccolta da Neymar, che riesce a riportare il Santos ai vertici del calcio brasiliano dopo una lunga fase di transizione. O’Ney trascina il Peixe alla conquista della Copa Libertadores, 48 anni dopo, oltre ad una coppa del Brasile e una recopa sudamericana.

I tifosi bianconeri tornano a sognare dopo anni di buio, rivedendo nel loro numero 11 quanto visto nel Mito: gol, dribbling e, soprattutto, paradinhas, divenute simbolo del calcio carioca.

Fonte: 90min.com

Tuttavia, le ripetute denunce dei portieri hanno portato ad un grande cambiamento. Il 18 maggio 2010, l’International Football Association Board (IFAB), organismo deputato alle modifiche delle regole del gioco del calcio, ha riscritto il testo sui calci di rigore. Il regolamento specifica: “non è consentito far finta di colpire il pallone una volta che il battitore ha concluso la sua rincorsa”. La Paradinha è quindi considerata atto antisportivo, da punire con il cartellino giallo.

La ratio della norma sta nel monitorare l’arbitraggio brasiliano, spesso troppo concessivo per favorire lo spettacolo.

Nonostante ciò, molti calciatori sono stati capaci di aggirare la disposizione. La FIFA ha infatti precisato che non è possibile interrompere la rincorsa quando si è in procinto di colpire il pallone, ma ciò non preclude un rallentamento della corsa stessa in corso d’opera.

Il primo calciatore ad aver rivisitato la Paradinha è Jay Emmanuel Thomas, nel 2015. L’attaccante, nella sfida tra il suo Bristol e il Yeovil, ha preso una rincorsa lentissima, riuscendo a disorientare e a spiazzare il portiere avversario. Una tecnica simile è utilizzata da Paul Pogba, che si avvicina al pallone a piccoli passi, quasi saltellando. Anche Eden Hazard, prima di colpire la sfera, effettua un salto, per non dare punti di riferimento con il proprio corpo all’estremo difensore.

Non poteva mancare il contributo di Neymar, che più di ogni altro ha raccolto l’eredità di Pelé. Il giocatore del Paris-Saint Germain si pone inizialmente di fronte al pallone, per poi quasi circondarlo lentamente verso il suo destro e rallentando ancor di più poco prima della conclusione.

Nonostante la quasi infallibilità dei sopracitati, oggi il “Re” delle “Paradinhas” è Sergio Ramos. Il centrale del Real Madrid, nel 2012, si è reso protagonista di un episodio spiacevole. Il suo errore dal dischetto contro il Bayern Monaco in semifinale di Champions League è costato la qualificazione alle Merengues.

Fonte: Goal.com

Da allora, el gràn capitàn ha affinato la propria tecnica, diventando un vero cecchino. Memore dell’errore, cerca sempre l’angolo basso, e la “Paradinha” gli permette di essere molto preciso, rendendo il rigore imparabile. Dall’addio di Cristiano Ronaldo nel 2018, lo spagnolo è diventato il rigorista dei Blancos, mettendo a segno 27 realizzazioni consecutive.

Fonte: Pinterest

In un modo o nell’altro, l’eredità di Pelé è stata tramandata. Ci sono gesta che non possono essere bandite, non c’è regolamento che tenga.

Fonte immagine in evidenza: Gazzetta.it