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Calcio Internazionale

Da Tuchel a Pochettino: la “nouvel âge” del PSG

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LA FINE DI UN CICLO

Si è aperta da ormai qualche giorno una nuova pagina di storia calcistica in quel di Parigi, una pagina ambiziosa e pregna di aspettative per quello che è sì uno dei più potenti progetti di tutta Europa, ma non ancora arrivato alla propria sublimazione, per via di un cammino europeo deludente e non in linea con gli obbiettivi societari.

Il PSG si è lasciato alle spalle l’era Tuchel con diversi dissapori, dettati principalmente da polemiche dovute alla gestione del mercato, che secondo l’allenatore tedesco è stato inadeguato in diverse circostanze, cosa che lo ha costretto, di fatto, a dover adattare diversi calciatori in ruoli non loro. I rapporti con la società e con Leonardo si sono quindi, nel corso del tempo, incrinati considerevolmente, portando ad una separazione inevitabile ed amara che di certo ha aperto nuovi scenari da ambo le parti.

Va infatti detto che Tuchel, al netto delle difficoltà e dei malumori, ha portato diversi importanti trofei al Parco dei Principi nel suo biennio parigino, fra cui due campionati francesi, due Superoppe di Francia, una Coppa di Francia e una Coppa di Lega francese, conquistando anche una finale di Champions League giocata più che dignitosamente contro la corazzata Bayern Monaco.

Il PSG spera di trovare in Mauricio Pochettino la giusta figura per puntare fortemente alla coppa dalle grandi orecchie, vista la sua grande personalità e capacità di dare ai calciatori grande fame e voglia di lottare, tipici della tradizione calcistica sudamericana. L’allenatore argentino ha infatti il grande merito di aver portato il Tottenham ai massimi livelli della sua storia, attraverso un calcio guerriero, scaltro e di qualità, in cui risplende una grandiosa cavalcata fino alla finale di Champions League 2018/2019, persa contro il Liverpool, ma che ha mietuto vittime illustri come lo stellare City di Pep Guardiola e il sognante Ajax di ten Hag.

Tuchel in conferenza stampa, dal profilo Twitter ufficiale del PSG


COME GIOCA IL PSG ?

Quando un progetto cambia guida tecnica è sempre motivo di grande curiosità ed interrogativi, specialmente tattici, visto che parliamo di due allenatori che vedono ed interpretano il football in maniera molto diversa.

Tuchel era definito “Sportwissenschaftler” ai tempi del Dortmund, che letteralmente significa “Scienziato dello Sport”, un appellativo dato da una visione in grado di rimanere salda sui propri principi ma allo stesso tempo pronta ad assorbire dagli altri per migliorarsi, sperimentando. Il tedesco è infatti aggrappato ad una mentalità di possesso palla e di controllo del gioco, in cui il palleggio fluido è volto a scovare i punti deboli dell’avversario per poi colpirli con forza e qualità.

Molto spesso abbiamo visto movimenti a rientrare degli attaccanti esterni (su tutti Neymar) per dare ampiezza alla manovra sul versante opposto e per scoprire la difesa avversaria. Gli spazi generati dal palleggio e dai movimenti diventano causa devastante dell’effetto Mbappé, libero di scatenare il panico e di portare aggressività e profondità agli attacchi della squadra. Nel calcio di Tuchel il centrocampo è un mix di qualità e duttilità, in cui molto spesso è Verratti a costruire la manovra da mezz’ala, affiancato dal dinamismo di Herrera e Gueye.

Marquinhos è stato spesso utilizzato come mediano per sopperire agli infortuni ed alle mancanze tecniche del centrocampo, in quanto calciatore di qualità ed allo stesso tempo completo tatticamente, quindi adattabile. Va altresì sottolineata la linea difensiva alta ed i terzini in costante supporto offensivo, e l’alta media gol di Florenzi ne è una prova tangibile.

La crescita di Kimpembe risulta essere un fattore fondamentale, specialmente ora che Thiago Silva è andato via, e la sua maturazione sarà certamente uno dei perni non solo del futuro di questa squadra, ma anche della nazionale francese.

La gestione di Tuchel è riuscita a forgiare i talenti di Bernat e di Sarabia, due calciatori di grande qualità potenziale e chiamati ad un’importante crescita in una piazza cosi prestigiosa, mentre su Di Maria e Thiago Silva è stato fatto un bel lavoro di restaurazione, che dopo momenti bui li ha riportati all’apice del calcio mondiale. Un lavoro certamente importante quello dello “scienziato”, che ha però pagato una mancanza della giusta cattiveria in ambito europeo, un fattore decisivo se si vuole ambire ai più grandi trionfi internazionali.

Mbappé in azione, dal profilo Twitter ufficiale del PSG


Il CALCIO DI POCHETTINO E I FUTURI ORIZZONTI

 

Ripartiamo dunque da una domanda: cosa è mancato al PSG in questi anni? La risposta va ricercata soprattutto nella mentalità, nello specifico nell’incapacità di imporsi ai massimi livelli internazionali nonostante la grande qualità presente nella rosa. In questo senso la figura dell’allenatore è decisiva più di qualunque altra, ed è proprio per questo che la scelta è ricaduta su Mauricio Pochettino, un manager in grado di trasformare il bronzo in oro e di combattere il potere con lo spirito.

Il suo Tottenham è stato il più grande della storia, una squadra tanto solida sul terreno di gioco quanto estrosa e portatrice di caos in fase offensiva, permeata da quella “garra” che è il tratto distintivo del sangue argentino, una caratteristica che l’allenatore di Murphy era stato in grado di elargire a tutti i suoi ragazzi, e che gli ha permesso di lottare ad armi pari contro le più alte potenze del calcio mondiale.

Quell’idea di gioco, cosi coraggiosa e feroce, è stata simbolo di un modello che ha portato gli “Spurs” ad essere considerati una top del calcio inglese ed europeo, oltre ad esser divenuta con grandi meriti una meta ambita dai calciatori; l’immagine ed il prestigio sono cresciuti a dismisura, e cambiare la storia di un club, per noi, è un titolo forse ancor più grande che vincere dei trofei.

Il calcio però è fatto di cicli, di storie che iniziano e finiscono, di sogni che prima o poi devono fare i conti con la realtà, e dopo il bellissimo ciclo a Londra Pochettino vede crollarsi addosso il suo bellissimo progetto, a causa di singoli non più affamati ed una società poco incline a fare mercato… il Tottenham si stava sgretolando. L’argentino decide quindi di lasciare l’incarico in comune accordo con la società, ed è qui che dopo due anni di riflessioni si presenta la grande occasione PSG, un’occasione giusta nel momento giusto, e chissà se sarà proprio lui a portare la Champions a Parigi.

Il calcio di Pochettino si basa sulla grande aggressività atletica ed una tenuta pressoché perfetta del campo, con pressing altissimo e tanta intensità a centrocampo.
In fase di non possesso l’avversario viene aggredito alto ma nella propria metà campo lo schieramento si sposta per bloccare le soluzioni offensive degli avversari, attendendo il passo falso della loro costruzione.
Quando il gioco si sposta in avanti i giocatori offensivi invertono spesso le posizioni e sciamano su tutto il fronte d’attacco, senza dare punti di riferimento nella definizione avanzata, in cui il centravanti diventa sostanzialmente una boa per dare maggior campo ai trequartisti e gli attaccanti esterni, oltre ad essere una grande fonte di gol.

I moduli maggiormente usati sono stati il 4-2-3-1 ed il 4-3-3, che però hanno subito diverse variazioni nel corso delle partite, in cui si arrivava addirittura a posizionarsi in 4-5-1 in fase difensiva o in 3-4-2-1 in fase offensiva. Pochettino è stato inoltre bravissimo a forgiare talenti di grande spessore come Son, Dele Alli, Lucas Moura ed a far sbocciare la potenza di Harry Kane, rendendolo di fatto un alchimista e produttore di talenti.
Gli ingredienti in tavola ci sono tutti, ed il PSG aspetta i giusti tempi per il decollo progettuale, prima di poter assistere alla sua, possibile, evoluzione definitiva.

Pochettino ad uno dei suoi primi allenamenti a Parigi, dal profilo Twitter ufficiale del PSG

Immagine di copertina da France Football

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Salisburgo, parla Jaissle: “Inter? Grande avversario da affrontare”

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In occasione dell’amichevole di domani contro l’Inter, Matthias Jaissle, allenatore del Salisburgo, ha presentato in conferenza stampa la partita. Ecco le sue dichiarazioni:

Sarà anche un’amichevole, ma sono grandi avversari da affrontare” esordisce così il CT tedesco.

Quindi, continua: “Dobbiamo assolutamente essere concentrati mercoledì. Sarà importante giocare con il nostro DNA, con il nostro stile di calcio, e testare l’Inter. Abbiamo utilizzato il tempo di recente per analizzare le nostre prestazioni della stagione fino ad ora e lavorare nelle sessioni di allenamento per migliorare alcune cose dal nostro gioco. In futuro, ad esempio, vogliamo giocare un calcio migliore nell’ultimo terzo di gara e anche oggi abbiamo lavorato intensamente sui calci piazzati in allenamento“.

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Al-Khelaifi diretto contro Juve, Barca e Real: “Non vi piace la Champions? Non giocatela”

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PSG

Intervistato a Sky Sport UK, il presidente del PSG Nasser Al-Khelaifi si è esposto sulla questione Superlega, andando a punzecchiare le tre società fondatrici: Juventus, Barcellona e Real Madrid. Ecco le sue parole:

A Barcellona, Real Madrid e Juventus chiedo solo una cosa, ma cosa volete? Non vi piace la Champions League come è ora? E allora non giocatela, partecipate solo ai campionati. Se a me non piace una cosa semplicemente non la faccio. Lo sport deve essere così, non deve essere la vetrina per nessun politico. Io non sono un politico e non mi interessa farlo. E sono orgoglioso di quanto stiamo facendo col calcio nel mio paese, il Qatar“.

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Formazioni ufficiali Portogallo-Svizzera: fuori Ronaldo!

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Pronostico Portogallo-Spagna

Le formazioni ufficiali di Portogallo-Svizzera, ultimo ottavo di finale di Qatar 2022. Vediamo insieme le scelte dei due allenatori, per una notte che si annuncia entusiasmante. La pressione è certamente sui rossoverdi, vista la caratura dei giocatori che può schierare in campo. I crociati, invece, punteranno al tutto per tutto e per scrivere la storia.

FORMAZIONI UFFICIALI PORTOGALLO-SVIZZERA

PORTOGALLO (4-2-3-1): Diogo Costa, Dalot, Pepe, Rúben Dias, R. Guerreiro, William, Otávio, Bernardo Silva, Bruno Fernandes, João Félix, Gonçalo Ramos.

SVIZZERA (4-2-3-1): Sommer; Fernandes, Schär, Akanji, Rodríguez; Freuler, Xhaka; Shaqiri, Sow, Vargas; Embolo.

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Da Del Piero fino a Ronaldo: i campioni che hanno chiuso la carriera in campionati minori

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Ronaldo

Cristiano Ronaldo, secondo alcune fonti, sarebbe vicino all’accordo record con l’Al-Nassr, squadra del campionato saudita. Secondo l’insider di mercato Fabrizio Romano l’accordo proposto al portoghese, concentrato ancora a pieno a quello che sarà il suo ultimo Mondiale, sarebbe di 200 milioni all’anno fino al 2025. Cifre spaventose, che andrebbero a superare anche i numeri del contratto stilato da Mbappè questa estate per rimanere al Paris Saint-Germain. Se così dovesse essere, Ronaldo andrebbe a chiudere la sua gloriosa carriera lontano dagli importanti palcoscenici che per tanti anni ha dominato, superando record su record. Inoltre, non andrebbe a chiudere la sua carriera in uno dei club iconici o che lo hanno lanciato nel panorama europeo e mondiale come lo Sporting Lisbona, squadra da dove tutto è iniziato. Come però è stato ribadito tempo fa anche dall’allenatore Ruben Amorim, la società portoghese non avrebbe la possibilità economica alla portata:

“Risponderò come sempre, non è la prima volta che mi fate questa domanda: Ronaldo è un giocatore del Manchester United. Tutti allo Sporting sognano il ritorno di Cristiano ma noi non abbiamo i soldi per pagargli lo stipendio. Penso che sia felice a Manchester ma non sta giocando, questo è il problema”.

Ruben Amorim, prima della gara di Champions League di ottobre contro il Tottenham

Ma chi sono gli altri campioni che per diversi motivi hanno deciso di trascorrere gli ultimi anni della carriera lontano dai riflettori?

THIERRY HENRY

Il francese, che ha segnato la storia della Premier League con l’Arsenal nei primi anni 2000 sfiorando anche l’impresa di conquistare una Champions League nel 2006 (poi conquistata in seguito proprio con la vincente di quell’anno, il Barcellona) è stato uno dei primi vicino agli anni del 2010 ad andare oltre oceano per concludere la sua carriera fantastica, dove gli è solo mancato il Pallone d’Oro. Henry infatti si è accordato con i New York Red Bulls prima per due anni (2009 e 2010), tornando addirittura in prestito all’Arsenal segnando anche un gol nelle ultime 4 partite con i Gunners, per poi come da contratto concludere dal 2012 al 2014 la sua carriera diventando il terzo marcatore nella storia del club (52 reti).

ALESSANDRO DEL PIERO

Il capitano e leggenda della Juventus Alessandro Del Piero, dopo 19 anni in cui ha conquistato tutto con la maglia bianconera, conquistando anche la Coppa del Mondo con l’Italia, per alcuni contrasti con la società non rinnova il contratto che lo legava alla Juventus oltre la stagione 2011/2012. Nonostante il gesto, pur di restare con la Juventus, di firmare un contratto in bianco, con Andrea Agnelli e Beppa Marotta non favorevoli ad una sua permanenza, la società non ha voluto fare sconti decidendo di mettere definitivamente fuori il numero 10. Per questo, Del Piero non ha comunque appeso gli scarpini al chiodo, accordandosi con il club australiano del Sydney Fc per due stagioni, per poi concludere in India con il Delhi Dynamos, oggi Odisha Football Club, nel 2015.

DANIELE DE ROSSI

Daniele De Rossi è stato uno dei giocatori più rappresentativi della Roma, dove ha praticamente condiviso tutti gli anni della carriera insieme al compagno di club e Nazionale, Francesco Totti, prendendo il suo posto come capitano dei giallorossi nel momento del bisogno. A differenza del numero 10 però, la sua carriera non è finita con la squadra capitolina.

“Un addio sarebbe stato comunque difficile anche se avessi deciso io in primis. Non ho rancore verso la società, ma qualche piccola diversità di vedute c’è stata. Io avrei continuato, ma devo accettare le loro scelte. Ora non ho direzioni particolari per il futuro, ma io mi sento ancora calciatore e ho ancora voglia di giocare a calcio.”

Per questo, De Rossi prima di diventare l’allenatore che conosciamo oggi sulla panchina della Spal, ha concluso la sua carriera in uno dei club più iconici del Sud America e dell’Argentina come il Boca Juniors.

FRANK LAMPARD

Leggenda del Chelsea, Frank Lampard ha vissuto una carriera gloriosa diventando bandiera e capitano dei Blues, raggiungendo il sogno di alzare la Champions League nel 2012 dopo svariati campionati inglesi. Il marcatori all-time del club londinese a fine stagione 2013/2014 annuncia che quella passata sarebbe stata la sua ultima stagione al Chelsea. Inizialmente, il New York City, annunciano di aver ingaggiato il calciatore, ma a sorpresa per 6 mesi non avrebbe giocato nella Grande Mela, ma addirittura in un club di Premier, contende diretto del Chelsea: il Manchester City. Dopo il caso mediatico, si scopre che Lampard è a tutti gli effetti un giocatore dei Citizens vincolato comunque dal dover finire a fine stagione nel club statunitense. Piccola curiosità, il suo primo gol con la maglia del Man City è stato proprio contro i Blues.

Come da accordi, gioca sino al febbraio del 2017 dove annuncia il ritiro.

ANDREA PIRLO

Restando in tema New York City, ma parlando in casa, un campione del nostro calcio che è sbarcato fra i primi in America è stato Andrea Pirlo. Dopo la carriera fantastica fra Milan e Juventus dove ha ottenuto qualsiasi successo e quella con l’Italia dove ha conquistato il Mondiale del 2006, Pirlo decide di dire basta con il calcio ad alti livelli. La sua ultima partita con la Juventus prima del passaggio al New York City sarà la finale di Champions League contro il Barcellona, persa per 3-1. Celebre sarà la foto che lo vede rincuorato da Paul Pogba, con gli occhi gonfi dalle lacrime e con il volto che sa benissimo che quella sarebbe stata la sua ultima parte in bianconero.

Al New York City trova altri due campioni, il già citato Lampard e David Villa.

STEVEN GERRARD

Una delle ultime bandiere del nostro calcio, Steven Gerrard, ha trascorso tutta la sua carriera ad alti livelli con la maglia del Liverpool. Una storia durata dal 1987, anno in cui entra nella giovanili fino a quella dell’addio, annunciato nel 2015. Per Gerrard, ci sarà la gloria di alzare al cielo nel 2005 nella finale della clamorosa rimonta dei Reds contro il Milan di Ancelotti, la Champions League. Il rimpianto più grande invece, quello di non aver conquistato la tanto ambita Premier League, titolo che poi il Liverpool riuscirà a conquistare nel 2020 dopo ben 30 anni. Incredibile sarò lo scivolone contro il Chelsea in una delle sfide cruciali per il titolo a fine campionato, uno dei motivi per cui quel Liverpool di Brendan Rodgers non vincerà la Premier del 2013/2014 poi vinta per la seconda volta dal Manchester City.

Steven Gerrard si accorda per la sua ultima stagione de professionista con il Los Angeles Galaxy, club degli USA con la tradizione di ospitare grandi campioni.

DIDIER DROGBA

Altro campione della Premier League ed un’icona del Chelsea dagli anni 2004 in poi, Didier Drogba, segnando 164 gol e conquistando 14 titoli fra la Champions League del 2012, dove ha trascinato il Chelsea alla vittoria contro il Bayern sia nei 120 giocato sia ai rigori (il suo decisivo).

Drogba prima sceglie la Cina, grande meta di tanti calciatori per via degli alti stipendi, poi sbarca in Turchia al Galatasaray per poi tornare un’ultima volta ai Blues nel 2014/2015.

Annunciando di lasciare il club a fine stagione, firma prima col il Montreal Impact, squadra canadese della MLS. Dopo un anno e mezzo, per motivi anche imprenditoriali, passa al Phoenix Rising dove concluderà la sua carriera.

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