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Dal Brasile alla Serie A prima di Kaio Jorge: i cinque migliori esempi

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Kaio Jorge si avvicina sempre di più a diventare un nuovo calciatore della Juve. Negli ultimi giorni è avvenuto infatti il sorpasso dei bianconeri sul Milan, che avevano già trovato un accordo col Santos. La Juventus si è mossa diversamente, parlando direttamente con il calciatore che andrà in scadenza a dicembre 2021.

L’idea de La Vecchia Signora è quella di portare il giovane talento brasiliano a Torino a parametro zero nel gennaio 2022. Il club brasiliano, ovviamente, preferirebbe liberarsi del calciatore durante questa sessione di mercato così da non farlo andare in scadenza, per questo motivo i due club starebbero lavorando su un indennizzo per portare immediatamente il giovane attaccante all’Allianz Stadium.

Come lui, nel corso degli anni, tantissimi calciatori brasiliani, giovani o giovanissimi, hanno deciso di trasferirsi nel nostro campionato usando la Serie A come trampolino di lancio per le loro carriere. Vediamo quindi i cinque migliori calciatori arrivati dal campionato verdeoro.

5° ADRIANO (dal Flamengo all’Inter)

Al quinto posto troviamo Adriano Leite Ribeiro, comunemente conosciuto come Adriano L’Imperatore. Nasce a Rio de Janeiro e cresce in una delle numerose favelas della città. Il suo talento è cristallino, il Flamengo lo capisce subito e decide di tesserarlo giovanissimo.

Nelle giovanili del club gioca nel ruolo di terzino sinistro. ”È bravo, ma non sa difendere” era la frase che pronunciavano in molti dopo averlo visto giocare. Per questo motivo nella Primavera del club decidono di spostarlo più avanti. Mai mossa fu più giusta. Adriano diventa una vera e propria macchina da gol e ad appena 18 anni esordisce in prima squadra realizzando 10 gol nella sua prima stagione.

Viene immediatamente notato dagli scout dell’Inter, che non se lo lasciano scappare. Arriva in Italia alla tenera età di 18 anni, ma gioca già come un veterano. Il ragazzo ha personalità, ma a causa della folta concorrenza di Vieri, RonaldoKallon e Ventola viene mandato in prestito alla Fiorentina, dove si mette in mostra segnando 6 gol in 15 presenze in appena sei mesi.

La Fiorentina retrocede, ma L’Imperatore ha dimostrato di che pasta è fatto. Si fa avanti così il Parma che lo acquista in compartecipazione. Quell’anno diventerà uno degli attaccanti più temuti in Serie A disputando una stagione eccellente. Allora l’Inter si fa di nuovo avanti e riacquista l’attaccante per 23 milioni di euro. Coi nerazzurri continuerà a segnare tantissimo ed essere decisivo, ma nel 2004 la notizie della morte del padre lo demotivano e per il classe ’82 comincia una drastica discesa.

Fonte foto: Matteo Bazzi (Ansa)

Fa a pugni, non si presenta agli allenamenti, fuma, beve e mangia troppo e quel fisico statuario si arrotonda un po’. Girano foto con troppe ragazze, a momenti sta più tempo nel privè che in campo ed i rapporti con l’allora allenatore Roberto Mancini si incrinano parecchio. A Milano i tifosi non lo vedono più allo stesso modo, parlano di saudade, ovvero di rimpianto.

Anche la dirigenza non ne può più e decide di spedirlo al San Paolo. Da lì in poi un circolo vizioso di esperienze tutt’altro che indelebili. Arriva così la caduta de L’Imperatore. Ingrassa, si deprime, beve più del dovuto. In poche parole: si autodistrugge.

4° PATO (dall’Internacional al Milan)

Alexandre Rodrigues da Silva, meglio conosciuto come Pato, è nato a Pato Branco il 2 settembre del 1989. Il suo soprannome, Papero, deriva proprio dalla sua città di nascita, che in portoghese significa papero bianco. La storia di Pato è quella di un predestinato, di un diamante puro.

Comincia la sua carriera nell’International, club di Porto Alegre, in Brasile. Il giovane Pato brucia le tappe ed ad appena 16 anni si ritrova in prima squadra. Il Papero gioca e segna già come se la sua età fosse solo un numero. Tra Copa Libertadores, campionato e Mondiale per club raccoglie 17 presenze e 10 gol. Uno di questi è destinato ad entrare nella storia: nella semifinale del Mondiale per club, infatti, Pato diventa il calciatore più giovane di sempre a segnare in una competizione FIFA, superando un certo Pelè.

Tutti si accorgono del suo talento, ma a spuntarla è il Milan di Silvio Berlusconi che nell’agosto 2007 lo strappa al club brasiliano per 22 milioni di euro, rendendolo il minorenne più pagato della storia. La sua storia d’amore col Milan comincia nel migliore dei modi: Pato segna e fa segnare e tutto il mondo del calcio è sicuro di avere trovato un fenomeno, una futura stella. Il ragazzo di Pato Branco è un attaccante fantastico e moderno dotato di velocità, forza fisica e senso del gol, proprio tutto.

Fonte: gianlucadimarzio.com

I suoi primi anni al Milan confermano quello che di buono si diceva di lui. Continua ad infrangere record, diventando il calciatore più giovane della storia a raggiungere le 150 presenze in rossonero. Ad appena 24 anni conta 28 presenze nella Seleçao, 200 partite ufficiali e più di 80 reti. La stella del Papero stava brillando veramente.

Poi, come un fulmine a ciel sereno, cominciano ad arrivare numerosissimi infortuni muscolari. I suoi bicipiti femorali diventano fragilissimi e i giorni di stop cominciano ad accumularsi. Il classe ’89 vede sempre meno il campo e sempre di più l’infermeria. Nelle sue ultime due stagioni al Milan saranno appena 25 le presenze. L’incantesimo si è spezzato, la stella di Pato ha smesso di brillare.

Da lì in poi il Papero cambia sei squadre senza mai lasciare il segno. Oggi Pato gioca in America, all’Orlando F.C. Qui è rimasto solo il rimpianto di un campione che, a causa di molteplici fattori mentali e fisici, non si è potuto mai esprimere al massimo del suo potenziale.

3° DIDA (dal Cruzeiro al Milan)

A differenza degli altri quattro brasiliani presenti in questa lista, la carriera di Nelson ha avuto una piega decisamente diversa. Lui si è infatti consacrato in Italia a circa 30 anni, quasi a fine carriera. Nonostante ciò, diventerà uno dei portieri più forti ad aver giocato nel nostro campionato, oltre che una leggenda rossonera.

La storia di Nelson comincia a Irara, paesino del Brasile di 20 mila abitanti, dove Dida nasce il 7 ottobre 1973. Comincia a giocare a calcio nella squadra del suo paese per poi trasferirsi al Cruzeiro nel 1994: lì vince la Coppa del Brasile e la Copa Libertadores da portiere titolare.

Nel 1999 sul portiere mette gli occhi il Milan, che lo acquista per 3 miliardi di vecchie lire. La batteria dei portieri però è troppo numerosa ed il portiere brasiliano viene ceduto in prestito al Lugano, dove però non disputa neanche una partita. L’anno dopo va in prestito al Corinthians, con il quale vince un Mondiale per club e un campionato.

Fonte:goal.com

Nel 2000 torna al Milan da secondo portiere: gioca una sola partita in campionato ed una manciata di partite in Champions League fino all’eliminazione del club rossonero. Da lì in poi Dida non giocherà più perchè qualche mese più tardi viene condannato per 7 mesi a causa di un passaporto portoghese falso che gli era stato fatto recapitare dal suo ex agente. Durante questo periodo rimane a Milano ad allenarsi senza però, ovviamente, mai scendere in campo. Conclusa la squalifica torna in prestito in Brasile, al Corinthians, ritrovando il posto da titolare.

Finita l’ennesima parentesi brasiliana, Dida torna al Milan per la terza volta, a 30 anni, e la sua consacrazione è vicina. È il 14 agosto 2002 e Dida subentra in campo nel preliminare di Champions League a causa di un infortunio all’anca di Abbiati, che resterà ai box per tutta la stagione. Nelson si ritrova così ad essere il portiere titolare e dimostra anche di poterlo essere senza problemi. Il momento clou della stagione è la finale di Champions League contro la Juventus, in cui Baghera La Pantera sforna una prestazione eccellente ai calci di rigore permettendo al club rossonero di laurearsi campione d’Europa.

Da lì in poi diventerà titolare inamovibile per otto stagioni vincendo anche il premio di miglior portiere della Serie A. All’età di 38 anni decide di lasciare Milano per chiudere la sua carriera in Brasile, dove è cresciuto come calciatore e come persona.

2° ROBERTO CARLOS (dal Palmeiras all’Inter)

Quando parlate di Roberto Carlos con un interista, non nominate mai il suo anno in Italia. Il terzino brasiliano è stato infatti uno dei rimpianti più grandi della storia nerazzurra.

Ma andiamo con ordine. Roberto Carlos nasce a Garca il 10 aprile 1973. Muove i suoi primi passi nel mondo del calcio che conta nell’Atletico Mineiro, club di Serie A brasiliana: qui trascorre una sola stagione prima di trasferirsi al Palmeiras, dove si mette in mostra come un terzino dalle doti eccezionali.

Le sue capacità vengono immediatamente notate dagli scout dell’Inter, che nel 1995 lo portano a Milano. L’allenatore della Beneamata di allora, Bianchi, crede nelle potenzialità del terzino brasiliano e lo schiera subito titolare. Roberto Carlos segna nella sua partita di esordio con una splendida punizione rasoterra e tutto sembra procedere per il meglio per il giovanissimo terzino. La storia cambia quando l’Inter comincia a scendere in classifica e Bianchi viene esonerato. Al suo posto arriva Hodgson, che segna la svolta in negativo dell’esperienza nerazzurra di Carlos.

Fonte:Inter.it

Il tecnico inglese decide di spostare Roberto più avanti, a centrocampo, ed al suo posto viene acquistato un nuovo terzino sinistro. Il motivo è semplice: secondo Hodgson Roberto Carlos non sa difendere. Lo spostamento del terzino segnerà in maniera del tutto negativa la sua esperienza tanto da portarlo a rilasciare dichiarazioni negative sulla sua esperienza italiana. I mesi passano e Roberto ha la valigia già pronta, destinazione Madrid, per lasciarsi alle spalle un anno terribile. Il terzino sarà venduto al Real ed il resto è storia.

1° KAKÁ (dal San Paolo al Milan)

Ricardo Izecson dos Santos Leite, in arte Kakà, nasce a Gama il 22 aprile 1982. Nasce in una famiglia benestante, che gli permette di inseguire il suo sogno calcistico trasferendosi a San Paolo. Con il Tricolor Paulista il giovane Ricardo comincia a giocare come attaccante finché, all’età di 12 anni, gli viene diagnosticato un ritardo della crescita. Per questo motivo il mister, per fargli evitare il contatto fisico, lo sposta qualche metro più indietro, nel ruolo di trequartista, dove Ricky diventerà uno dei migliori al mondo.

Gioca per tre stagioni nel club brasiliano, fino al 2003, quando il Milan, fresco vincitore della Champions League decise di acquistarlo. Sbarca a Milano il 14 agosto 2003 con camicia, giacca, cravatta ed occhiali tondi: Kakà sembra più un ragioniere che un calciatore. Lo stesso Ancelotti, tempo dopo, affermerà:

“Quando lo vidi la prima volta mi misi le mani nei capelli: occhialini, pettinatissimo, faccia da bravo ragazzo, gli mancavano la cartella coi libri e la merenda. Sembrava uno studente venuto in Erasmus. Poi però è sceso in campo e… apriti cielo! Col pallone tra i piedi era mostruoso, uno dei più forti che abbia mai visto”.

Da lì comincia una grande storia d’amore tra Ricky ed il club meneghino culminata con la vittoria del Pallone d’Oro nella fantastica stagione 2006-2007. Ancora oggi è l’ultimo brasiliano ad aver alzato l’ambitissimo trofeo individuale. A due anni dal riconoscimento, Ricardo si trasferisce al Real Madrid, dove però non riesce a lasciare il segno.

Fonte: Milan live.it

Allora arriva il ritorno al Milan, con il quale raggiunge quota 100 gol e indossa l’ambitissima fascia da capitano. Gli ultimi anni di carriera li spende tra Brasile e Stati Uniti, prima al San Paolo e poi all’Orlando F.C., prima di ritirarsi ufficialmente nel 2017.

(Fonte immagine in evidenza: profilo Twitter @SoyCalcio_)

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ESCLUSIVA – Luca Toselli sulla Juve: “Giusto confermare Allegri”

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Juventus

La Juventus sta attraversando uno dei periodi di maggior difficoltà della sua storia. Risultati che faticano ad arrivare e dimissioni improvvise di tutto il C.D.A., situazioni che non fanno passare nottate tranquille ai tifosi bianconeri. In esclusiva per Numero Diez la voce di Luca Toselli, influencer grande esperto e tifoso della Vecchia Signora seguito da centinaia di migliaia di persone sui propri account social. Di seguito l’intervista.

L’ERA ANDREA AGNELLI

Nove Scudetti, cinque Supercoppe Italiane e cinque Coppe Italia, questi i successi della Juventus nei dodici anni di gestione Andrea Agnelli. Quali parole ti senti di rivolgere nei confronti dell’operato dell’ormai ex presidente?

“Un ringraziamento per gli anni che ci sono stati di vittorie e successi nonostante gli ultimi non siano andati bene. Probabilmente la presidenza di Andrea Agnelli era ormai giunta al termine. Il fatto che si sia arrivati alla divisione per altre cause è un dispiacere ma probabilmente ci stava dopo dodici anni un cambio in cima alla piramide della Juventus”.

LE PREOCCUPAZIONI DEL MOMENTO

Da tifoso che sente la maglia bianconera come una seconda pelle, quali sensazioni stai provando in questo periodo così delicato?

“Confusione e sorpresa. Non mi spaventa il fatto di avere un presidente, bensì la dinamica e le tempistiche nel quale è avvenuto questo cambiamento. Vista dalla nostra prospettiva viviamo questo avvenimento in modo confusionario e, come un qualcosa in continua evoluzione”.

LE POSSIBILI NUOVE FIGURE DIRIGENZIALI

Prima Del Piero poi Trezeguet: due leggende del club che si sono proposte di tornare per aiutare la loro vecchia squadra. Pensi che potrebbero contribuire alla rinascita del club?

“Vedo molto più adatto Del Piero a livello dirigenziale, Trezeguet penso sia maggiormente un uomo da campo. È ovvio che due figure del genere che nel momento più buio della storia bianconera hanno deciso di scendere all’inferno con la Vecchia Signora è un qualcosa che non può fare altro che piacere”.

IL RUOLO DI MASSIMILIANO ALLEGRI

L’unico mai messo in discussione in questi giorni così intensi è stato Massimiliano Allegri. Si è parlato di possibili dimissioni non accettate, condividi la scelta di tenere il tecnico o avresti optato per un altro profilo?

“Riguardo Allegri penso sia un discorso in continua evoluzione. In caso di dimissioni di Agnelli per un nuovo progetto tecnico avrei capito un immediato cambio in panchina ma, in questa situazione di confusione, cambiare anche l’allenatore sarebbe stato un problema per i giocatori. Allegri dovrà tenere il ruolo di collante in questo momento così delicato”.

LA POSSIBILE REAZIONE IN CAMPO DELLA SQUADRA

In conclusione, come credi possa reagire la squadra sul lato sportivo al rientro dalla sosta? Riusciranno i ragazzi a gestire il peso di giocare in queste condizioni?

“Questa è la mia più grande paura. Sicuramente il momento non è felice e, qualcuno, potrebbe avere delle preoccupazioni a livello di campo. Sappiamo tutti benissimo che all’interno del rettangolo verde di gioco la testa conta tanto e, tutta questa situazione extra-campo, potrebbe provocare dei malumori”.

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Calcio Internazionale

Barcellona, interesse per Onana: le ultime

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Onana

Il Barcellona, nonostante i problemi riguardo alla liquidità, agirà sul mercato di gennaio: sono infatti tanti i nomi di Inter e Milan e che piacciono al club blaugrana.

BARCELLONA-MILANO: ASSE CALDO

Al Barcellona piacciono tanti nomi dell’Inter: si comincia da Lautaro e Skriniar concludendo con Brozovic. Ma non si ferma qui, infatti passando all’altra parte di Milano piacciono molto sia Rafael Leao, che Bennacer.

Secondo Tuttosport, però, l’obiettivo principale del Barcellona per gennaio è un portiere che faccia da vice a Ter Stegen: tutti gli indizi portano ad Onana. L’ex Ajax è un obiettivo concreto dei blaugrana, che stanno preparando un piano per sferrare l’attacco finale a gennaio.

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Calcio Internazionale

Tata Martino non è più il CT del Messico: le ultime

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Messico

Nonostante la vittoria del Messico ieri sera, ormai l’esperienza di Gerardo Martino sulla panchina della Nazionale Messicana sta per volgere al termine. Decisiva sembra essere stata infatti la non qualificazione agli ottavi di fiamme dei Mondiali in Qatar.

MESSICO-TATA MARTINO: È FINITA

Lo ha confermato lo stesso Tata Martino ieri sera dopo la partita con l’Arabia Saudita:

Dovrò trovarmi un altro futuro, la mia esperienza sulla panchina del Messico è terminata quando l’arbitro ha fatto il triplice fischio. Il mio contratto con la Nazionale termina qua”.

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Calcio Internazionale

La Francia non ci sta: reclamo alla FIFA dopo la rete annullata a Griezmann

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Francia

Nonostante la Francia fosse già passata, non sono mancate le polemiche ieri pomeriggio al termine del match tra francesi e Tunisia valida per l’ultima partita ai gironi di Qatar 2022. Ha aperto la gara Khazri a cui aveva risposto Griezmann al 98’, ma già al termine della gara l’arbitro ha preso la decisione di annullare la rete  francese. 

POLEMICHE FRANCESI

Secondo quanto riportato dal quotidiano inglese The Mirror, la Federazione Francese è pronta a fare ricorso alla FIFA in segno di protesta per l’annullamento alla rete di Griezmann.

Infatti, al direttore di gara di ieri era stato detto di annullare la rete dell’attaccante dell’Atletico Madrid causa fuorigioco. Ma le regole stabiliscono che un gol non si può annullare a partita già terminata.

Se il gioco è stato interrotto e ripreso, l’arbitro può solo intraprendere una “revisione” e prendere la sanzione disciplinare appropriata, per identità errata o per un potenziale reato di espulsione relativo a condotta violenta, sputi, morsi o estremamente offensivo, offensivo e/o azioni abusive”, si legge nelle regole del gioco dell’IFAB.

In ogni caso la partita di ieri è stata vinta dalla Tunisia, che causa vittoria dell’Australia sulla Danimarca, non è comunque riuscita a passare i gironi della Coppa del Mondo.

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