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Calcio e dintorni

Dalle origini a Pellissier: la meravigliosa favola del Chievo

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Se mi lasci ti cancello è la discutibile traduzione di uno dei film più influenti del 21esimo secolo, The Eternal Sunshine of the Spotless Mind. Un autentico capolavoro dominato dalle figure di Jim Carrey e Kate Winslet, perfettamente sostenuti dalla regia di Michel Gondry e dalla sceneggiatura di Charlie Kaufman. Joel e Clementine si amano alla follia. La loro, è una storia d’amore ammantata di magia e perfezione.

Poi, però, come ogni cosa facente parte di questo universo, sopraggiunge la parola fine. Il dolore legato al passato è tanto, un macigno troppo pesante per essere spostato. L’unica maniera di salvarsi è cancellare ogni ricordo residuo legato alla relazione, sottraendosi volontariamente dal tormento dell’epilogo. La realtà dei fatti, tuttavia, è un’altra. È davvero possibile allontanarsi definitivamente da ciò che è stato, voltando le spalle e negando il trascorso vissuto? La risposta, semplicemente, è no.

 

FINE DELLA STORIA

Sergio Pellissier, storico attaccante valdostano che ha scritto pagine importanti del calcio nostrano, lo sa bene. Ne è perfettamente consapevole quando il 21 agosto, data della scadenza per iscriversi al campionato di Serie D 2021-2022, l’Associazione Calcio ChievoVerona non si presenta. Il delitto è stato portato a compimento. La favola per eccellenza del pallone italiano non esiste più. I motivi, quando la discussione verte su esclusioni e fallimenti, sono sempre gli stessi: irregolarità finanziarie. La crisi economica che il mondo del calcio ha dovuto affrontare nell’ultimo biennio a causa della pandemia, non ha fatto altro che accelerare un processo di recessione che, nel caso dell’ex società di Luca Campedelli, è iniziato nel 2018, quando il Chievo fu accusato e condannato di aver dichiarato plusvalenze fittizie.

La discesa verso il baratro è stata rapida, improvvisa e inattesa. Nel 2019 la retrocessione in Serie B dopo quasi un ventennio di permanenza in A, eccezion fatta per l’estemporanea caduta in cadetteria alla fine della stagione 2006/2007. Dopo due anni conclusi con l’accesso ai playoff, senza però centrare l’obiettivo della promozione, i clivensi vengono esclusi dalla B. Appurato il mancato interesse da parte di nuovi acquirenti di rilevare le quote di maggioranza del club veneto, sopraggiunge anche l’estromissione dal calcio dei grandi.

Pellissier, che del Chievo è stato simbolo e recordman di presenze (517) e reti in Serie A (139), ha scelto di non dimenticare, rifiutando categoricamente di alleggerire il peso del dolore cancellando il passato. Il nativo di Aosta ha reagito, provando a far sorgere dalle ceneri della sua ex squadra una nuova realtà. Da poche ore, infatti, ha preso vita l‘F.C. Chievo 1929. Un amore incondizionato che merita, però, di essere raccontato dall’inizio. Dalla fondazione nel 1929 fino alla storica e miracolosa qualificazione in Champions League, passando per la prima promozione in Serie A nel 2001. Cos’è stato e cosa ha rappresentato il ChievoVerona, la favola di provincia più incredibile del calcio italiano?

 

L’OPERA NAZIONALE DOPOLAVORO CHIEVO

Nel 1929 l’Italia è in piena epoca fascista. Chievo è un borgo a pochi passi da Verona, un piccolo centro abitato nel quale affonda le radici una delle tante Opere Nazionali Dopolavoro. Tra le varie attività ludiche organizzate, all’alba degli anni ’30, finalmente, il calcio diventa una realtà del posto. Il 6 settembre nasce l’Opera Nazionale Dopolavoro Chievo. I colori sociali adottati sono il blu, presto celeste, e il bianco. Il debutto, tuttavia, avviene solamente due anni più tardi, l’8 novembre 1931. La prima partita del campionato “Liberi”, organizzato dalla FIDAL, è contro il Domegliara. Il verdetto del campo premia la squadra clivense, ma a seguito di un ricorso presentato dagli avversari, il risultato viene ribaltato. L’esordio nel mondo del calcio del Chievo è, indubbiamente, molto particolare. Dopo un lustro di partite, tornei, gioie e dolori, l’O.N.D. Chievo è costretta a chiudere i battenti nel 1936.

Finita la guerra, la Squadra della Diga rinasce con il nome di Associazione Calcistica Chievo, iscrivendosi al campionato di Seconda Divisione. Nel 1950-51, ecco il primo trionfo di spessore. Il Chievo vince il proprio girone e approda in Prima Divisione veneta. Nel 1952 esordisce uno degli uomini più rappresentativi della storia del club, Bruno Vantini. Nato a Verona nel 1934, Vantini rimarrà in provincia fino al 1971, totalizzando 159 reti e stabilendo un record ancora intatto. La prima metà degli anni ’50 è piuttosto travagliata, caratterizzata da un continuo alternarsi di alti e bassi. Nel 1956, la prima svolta. La società sceglie di passare dal biancoceleste all’odierno gialloblù. L’anno successivo, invece, i clivensi traslocano, trasferendosi nella nuova dimora, il campo parrocchiale “Carlantonio Bottagisio”.

 

LA SCALATA

In seguito a una rivoluzione della struttura dei campionati, il Chievo è costretto a ripartire dalla Seconda Divisione, benchè il soggiorno duri appena un anno, giusto il tempo di risalire la china e tornare tra i grandi della regione. Gli anni ’60 sono un decennio di adattamento, contraddistinto dall’altalenarsi di soddisfazioni e delusioni, e dall’avvento di Luigi Campedelli. È l’inizio di una storia meravigliosa, quella che prende forma grazie all’uomo proprietario della Paluani. Il momento di svolta, ad ogni modo, non tarda ad arrivare. La sliding doors della storia clivense si materializza durante la stagione 1969-70, quando per salire in Promozione è sufficiente concludere il campionato tra le prime otto squadre. I clivensi prenotano l’ultimo posto disponibile, salendo di categoria. Cinque anni più tardi, il 18 maggio 1975, il Chievo sale in Serie D, l’ultimo gradino prima del professionismo.

Sognare, come è ben noto, è gratuito. Il club gestito da Luigi Campedelli è, ormai, riconosciuto come una delle realtà più consolidate del Veneto. Il volo verso i piani alti del calcio italiano sembra inarrestabile e, nel 1986, i Mussi Volanti planano verso la Serie C2. Curioso, invece, è conoscerne la modalità. Il Chievo, per essere promosso, deve affrontare lo spareggio con il Bassano. La cornice scelta è il Rigamonti di Brescia. La partita, finita ai rigori, premia gli avversari. Poi, come accaduto nella prima storica partita disputata dalla vecchia Opera Nazionale Dopolavoro Chievo, una sentenza punisce i vicentini per illecito sportivo. Risultato ribaltato e chiusura del cerchio. Il Chievo è tra i professionisti.

 

PROFESSIONISMO

Il “Carlantonio Bottagisio”, ormai, è un palcoscenico troppo stretto e piccolo per la grandezza raggiunta dai ragazzi del borgo. La nuova casa gialloblù è il Bentegodi di Verona, lo stadio dell’Hellas. L’ultimo tassello è stato messo, il puzzle può essere completato. Nel 1989 la promozione in Serie C1, nel 1994 quella in Serie B. In mezzo, drammaticamente, la prematura scomparsa di Luigi Campedelli. La presidenza, così, passa nelle mani del figlio Luca. Finalmente, Verona diventa l’ennesima città animata dalla passione che erutta dalla passione che solo un derby può regalare. Hellas e Chievo possono affrontarsi, darsi battaglia e prevalere.

Il sorgere del nuovo millennio proietta la Squadra della Diga in un universo che mai avrebbe immaginato di sfiorare, la Serie A. Per condurre la transizione viene scelto Luigi Delneri. Il campionato cadetto 2000-01 culmina con un terzo posto che è sinonimo di promozione. La magia sembra non potersi esaurire. La prima stagione tra i grandi, infatti, si conclude con un favoloso quinto posto, utile per entrare in Coppa Uefa. Le reti di Corradi e Marazzina, l’intelligenza tattica di Corini, le scorribande di Manferidini ed Eriberto, al secolo Luciano. Talento, leggerezza e impegno, gli ingredienti principali del folle e assurdo cammino del Chievo dei Miracoli.

 

LA PROVINCIA SI TRASFERISCE IN EUROPA

L’impatto con il calcio europeo è tutt’altro che felice. L’esordio, il più complicato, almeno a livello di clima avverso. Il sorteggio del primo turno della Coppa Uefa 2002-03 porta i gialloblù nella terra che fu di Arkan, il Marakanà di Belgrado. Se c’è un benvenuto che è meglio evitare, è proprio quello riservato dalla Stella Rossa. I ragazzi di Delneri, però, sorprendono tutti, uscendo indenni dalla tana del lupo. Un ottimo 0-0 in vista del ritorno casalingo. Al Bentegodi, in realtà, il valore della squadra serba si dimostra superiore, come da pronostico. La Stella Rossa vince 2-0, eliminando il Chievo.

Il 2005-06 è una stagione negativamente storica per il calcio tricolore, Calciopoli un fulmine che squarcia un cielo solo all’apparenza sereno. L’anno zero del pallone italiano sconvolge tutti e tutto. Il Chievo, allenato da Giuseppe Pillon, conclude il campionato al settimo posto, ma le penalità inflitte alle società coinvolte fanno scalare il club gialloblù al quarto posto, quello che vale il pass per il preliminare di Champions League. L’avversario, decisamente più abbordabile rispetto alla Stella Rossa, è il Levski Sofia.

Cambiano gli addendi, non il risultato. Il 2-0 subito in Bulgaria non è rimontato in Italia, dove il Chievo pareggia 2-2. L’eliminazione, ad ogni modo, consente di partecipare all’ultimo turnopreliminare di Coppa Uefa prima della fase a gironi. Ancora una volta è l’inesperienza a giocare un fattore cruciale. In Portogallo, contro lo Sporting Braga, finisce 2-0, a Verona anche, ma a parti invertite. I supplementari, complici la stanchezza, premiano gli ospiti, bravi nel siglare la rete che vale il passaggio del turno. L’annata, termina con la clamorosa retrocessione in B.

IL FUTURO?

Richiamato Delneri i clivensi tornano immediatamente in A. Dal 2008 in poi saranno una presenza fissa nella massima serie, alternando piazzamenti ottimi ad altri meno buoni, rischiando raramente di cadere nuovamente in basso. Pellissier si prende la scena, trainando i compagni anno dopo anno, gol dopo gol. Il meraviglioso castello, costruito con minuziosa attenzione e cura ai dettagli in quasi un secolo di vita, inizia a mostrare le prime crepe nel 2018. I problemi economici che fanno capolino, l’atmosfera che diventa pesante, la retrocessione nel 2019. Due anni di buon calcio, senza però riuscire a centrare il bersaglio grosso, quello della promozione, fermandosi contro lo scoglio dei playoff. Infine, il brusco risveglio dal sogno con l’esclusione dal professionismo.

L’amore di Sergio Pellissier, più forte del dolore, è l’antidoto necessario per sconfiggere il male provocato dalla scomparsa della squadra del borgo. L’F.C. Chievo 1929 è pronto a ripartire, con altre basi, ma con gli stessi obiettivi. Non importa se sarà Terza Categoria o, inizialmente, solo settore giovanile. Il tempo, momentaneamente arrestatosi, è pronto a riprendere il suo naturale corso, provando a regalare al pianeta calcistico un’altra, splendida favola gialloblù.

 

(immagine in evidenza da: Licenze Google Creative Commons)

 

 

 

 

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Il Milan fissa quattro amichevoli in vista del ritorno in campo

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Ad un mese esatto dal ritorno in campo della Serie A, con il Milan impegnato nel lunch match in casa della Salernitana i 4 gennaio, sono state ufficializzate le amichevoli dei rossoneri.

Come richiesto da Stefano Pioli, infatti, il Milan giocherà quattro amichevoli nel mese di dicembre, per tornare sul ritmo gara di un match a settimana e arrivare pronti a gennaio.
Si parte giovedì 8 dicembre con la sfida contro il Lumezzane tra le mura amiche di Milanello. I rossoneri, poi, partiranno per Dubai, dove sfideranno Arsenal e Liverpool, rispettivamente il 13 e il 16 dicembre.
Dopo le feste natalizie, poi, ci sarà l’ultimo incontro, il 30 dicembre ad Eindhoven contro il PSV.

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Calcio e dintorni

I bookmakers eliminano le quote relative alla retrocessione della Juventus

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La bufera in cui è rimasta invischiata la Juventus è ormai sulla bocca di tutti, scatenando brutti ricordi ai tifosi bianconeri.
La situazione, infatti, ricorda molto da vicino altri casi famosi riguardanti il calcio italiano in generale, come Calciopoli e il TotoNero, che lasciarono strascichi su molti club.

Per alcune squadre ci fu addirittura la retrocessione d’ufficio, come nel caso del Milan nel 1980 e proprio della Juventus nel 2006. Proprio quest’eventualità, in particolare, ha fatto correre ai ripari i più importanti bookmakers italiani ed internazionali, da Sisal a SNAI, passando per GoldBet.

Nella sezione dedicata alle quote sulla retrocessione delle squadre di Serie A, infatti, le quote dei bianconeri sono state cancellate, con l’aggiunta di una nota a margine che riporta queste parole: “Gli operatori hanno rimosso la quota riguardante la Juventus per i noti problemi giudiziari della società torinese”.

Semplice paura o lungimiranza dettata dai corsi e ricorsi storici? Solo il tempo saprà dirci se i bookmakers avranno fatto bene o meno togliere le suddette quote.

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L’Inter termina la prima sessione di allenamento a Malta con un nuovo sponsor

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Come è ormai noto, l’Inter sta usufruendo dello stop imposto dal Mondiale con un mini ritiro a Malta, che è partito oggi con un’importante novità.

Come riportato da Daniele Mari su Twitter, infatti, i nerazzurri sono scesi in campo per allenarsi con un nuovo sponsor sulle divise: LeoVegas.
La società svedese è partner dell’Inter dallo scorso settembre, dopo la firma di un contratto triennale come Infotainment Partner del club.
Già oggi, durante l’amichevole degli uomini di Simone Inzaghi contro lo Gzira, vedremo se LeoVegas sarà presente in qualche maniera anche sulle divise da gioco dei nerazzurri.

 

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Caos Serie A, Abodi: “La Juventus non sarà sola”

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Il Ministro dello Sport Abodi, alla presentazione del Codice di Giustizia sportiva FIGC, non è andato leggero sulla questione Juventus (falso in bilancio, n.d.r) ed ha dichiarato che i bianconeri non saranno i soli. Abodi, come riportato dalla Gazzetta dello Sport, ha esordito: “Evitiamo giustizialismi, ma abbiamo bisogno di sapere presto cosa sia successo e assusmere decisioni per dare credibilità al sistema“.

LE PAROLE DI ABODI

Il Ministro dello Sport, intervenuto al CONIha poi continuato: “La Juventus probabilmente non rimarrà sola. Bisogna fare pulizia evitando il giustizialismo. Abbiamo bisogno di sapere presto cosa sia successo e assumere decisioni per dare credibilità al sistema nel segno dell’equa competizione e questo negli ultimi anni non è mai capitato”. Parole forti che fanno pensare ad un caos in avvicinamento per la Serie A, con Abodi che si è poi chiuso in una stanza con il Presidente della FIGC Gravina. La Gazzetta dello Sport, su quest’ultimo punto, scrive: “È evidente che i temi sul tavolo siano tanti e di grande rilievo”.

 

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