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Dani Alves, cuore blaugrana senza tempo

Dani Alves, cuore blaugrana senza tempo

Dani Alves è tornato in Catalogna alla veneranda età di 38 anni.

Sono passati più di 5 anni dall’ultima volta in cui il brasiliano ha vestito la casacca blaugrana, ma per alcuni giocatori, e soprattutto alcuni cuori, il tempo rappresenta solamente una variabile. Di cui tenere relativamente conto.

Daniel Alves da Silva, da Juazeiro, è tornato a Barcellona a modo suo. In infradito. È così che si è presentato sul manto erboso del Camp Nou; terreno di gioco che gli ha donato un numero elevatissimo di soddisfazioni. E una nuova maglia, o meglio un nuovo numero, da portare sulle spalle.

Quasi 10.400 spettatori accorsi a riabbracciarlo: esattamente non è un dato che deve passare in secondo piano. Ad applaudire Xavi come nuovo tecnico azulgrana, ad esempio, ce n’era quasi un migliaio in meno. E scusate se è poco.

NON SOLO UN NUMERO

L’esterno brasiliano è un tipo bizzarro, questo lo sanno tutti. 

Si può, però, essere un po’ bizzarri e, al tempo stesso, fare delle scelte che hanno un motivo ben preciso. Al Barça, Dani Alves ha vestito la maglia numero 20, il numero 2, la casacca numero 22 e il numero 6.

Un modo tutt’altro che scontato per rendere onore ai compagni che hanno scritto la storia del club e che, per un motivo o per un altro, non vestono più quella maglia. 

La sua permanenza in Catalogna gli ha permesso di diventare uno dei terzini destri più forti al mondo, se non il più forte in assoluto, e di farsi apprezzare come in pochi hanno saputo fare. 

Dopo la maglia numero 20 e la numero 2, infatti, la scelta è ricaduta sulla numero 22. Una decisione avente un grande significato, perché avvenuta in onore di Eric Abidal, suo ex compagno e grandissimo amico. I problemi di salute del francese avevano messo in difficoltà il mondo del calcio, facendo temere il peggio. Il suo tumore al fegato non solo gli stava per negare il prosieguo della carriera calcistica, ma rischiava di mettere fine alla sua vita.

Fortunatamente, poi, in seguito alla rimozione del tumore stesso e al trapianto dell’organo, reso necessario per le conseguenze della malattia, la vita di Abidal ha conosciuto un seguito. Solo a distanza di alcuni mesi l’esterno francese disse pubblicamente che Dani Alves gli aveva offerto il suo fegato per il trapianto, salvo aver bloccato la procedura dal principio, in virtù della sua carriera da calciatore professionista di alto livello.

Un gesto che lascia poco spazio alle interpretazioni e che certifica come Dani Alves abbia un animo a dir poco nobile, malgrado una sorta di maschera che lo vede recitare la parte del guascone di turno, dell’uomo sempre esuberante e su di giri.

UNA MATURITÀ CRESCENTE

Attraverso i cambi di numero di maglia, si può intravedere quello tutto il percorso del brasiliano. Dopo il 22, in onore appunto di Abidal, gli è toccata la maglia numero 6, lasciata libera da Xavi Hernández, trasferitosi all’Al-Sadd. Si trattava pur sempre dell’ottava stagione in blaugrana per Dani Alves, la cui esperienza si è rivelata sostanziosa per i trofei messi in bacheca, sia per la maturità che gli ha consentito di diventare uno dei leader della squadra. Da quel trasferimento dal Siviglia, di tempo ne era passato e quella sarebbe stata l’ultima stagione in Catalogna, prima di trasferirsi a Torino, sponda Juventus; altro luogo dove l’esterno verdeoro ha lasciato il segno per qualità difficili da trovare in quel ruolo.

Il terzino destro è un mestiere difficile. È stato storicamente complicato trovare elementi di altissima qualità, anche nei top club europei. E nei suoi anni d’oro Dani Alves è stato il numero uno indiscusso. Corsa, testa alta, facilità nel realizzare assist e capacità di segnare nei momenti più complessi dei match. Difensivamente, ha sempre conosciuto il ruolo, giocando al fianco di interpreti di livello elevatissimo, i quali gli hanno insegnato cosa significasse difendere con grande efficacia.

Se consideriamo gli ultimi decenni, si tratta del momento più arduo della storia blaugrana, priva di Leo Messi e alcuni pilastri di cui si sente una mancanza infinita. Tuttavia, ripartire da Xavi, in panchina, e da Dani Alves, sulla corsia di destra può essere una soluzione. Per dare continuità, però, serve anche altro. Soprattutto se si considera lo spettro relativo alle condizioni di salute di Agüero, che stanno tenendo con il fiato sospeso la società catalana.

Al di là di quella che è la tecnica da mettere in campo, a Barcellona servono elementi dotati di una certa personalità, sia in panchina che con il pallone tra i piedi. Forse saranno necessarie diverse stagioni per tornare a splendere come qualche anno fa. Saranno decisivi due aspetti: la crescita dei giocatori provenienti dalla cantera e la selezione sul mercato di giovani profili dall’ottimo rapporto qualità-prezzo. 

DATEMI DUE ORE E VE LO RIPORTO QUI

Ha detto così Dani Alves a proposito della possibilità di rivedere La Pulce nuovamente in maglia blaugrana, ma tutti sanno fin troppo bene quanto le regole stiano ostacolando il mercato e i sogni di Laporta e di tutto il popolo del Barça. 

Vestirà la maglia numero 8, in onore di Don Andrés Iniesta. E chissà che un giorno, magari a breve, possa anche lui fare ritorno nel club che lo ha fatto diventare una leggenda vivente.

Una cosa è certa, però. Chi ha cuore il Barcellona, lo sta dimostrando con i fatti. E chissà che il ritorno di Xavi e Dani Alves non possa attirare altri fuoriclasse.

Immagine in evidenza presa da Wikimedia Commons con diritti Google Creative Commons

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