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ESCLUSIVA - Doveri tra arbitraggio e nuove generazioni: "Basta con la violenza sui giovani arbitri"

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ESCLUSIVA – Doveri tra arbitraggio e nuove generazioni: “Basta con la violenza sui giovani arbitri”

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La nostra redazione ha avuto l’onore di intervistare l’arbitro di Serie A, nonché Presidente della Sezione di Roma 1 dell’Aia, Daniele Doveri. Nella piacevole chiacchierata abbiamo toccato gli aspetti chiave dell’arbitraggio italiano, della sua fama all’estero e del tema preoccupante come la violenza sui giovani aspiranti arbitri nelle categorie inferiori. Non sono mancati aneddoti, curiosità e nuovi punti di vista interessanti.

Come viene considerata la qualità del nostro arbitraggio in casa e all’estero?

“Il livello del nostro arbitraggio bisogna considerarlo al top a livello internazionale. Basti pensare che il Responsabile arbitri della FIFA è italiano, Pierluigi Collina, il Responsabile arbitri della UEFA è italiano, Roberto Rosetti e Nicola Rizzoli, fino a poco tempo fa in Serie A, adesso è consulente per quanto riguarda il Nord America e l’Ucraina, prima che scoppiasse il conflitto. Questo per dire che la nostra scuola è apprezzata da istituzioni e federazioni: quando noi arbitri andiamo a dirigere una gara all’estero si sentono garantiti. Un esempio lo ha dato Daniele (Orsato n.d.r.), che nella partita inaugurale del Mondiale ha condotto una gara perfetta: non ha sbagliato un fischio. Ha gestito una gara mai banale, come quella d’apertura, dove tutto il mondo ha guardato la partita. Se Collina, insieme a Busacca, hanno designato Orsato per questa partita è perché sanno che è una garanzia, e non l’ha tradita”.

Cosa ha notato dai colleghi esteri che in Italia non si fa ma vorresti introdurre? Viceversa, cosa hai notato che hanno ripreso dall’arbitraggio italiano?

“A livello di preparazione penso che facciamo scuola verso gli arbitri esteri, proprio perché i nostri campionati sono difficili, a partire dalle categorie giovanili, serie dilettanti passando per il professionistico. C’è molta attenzione verso l’arbitro a differenza dei paesi esteri in cui la figura non è così centrale all’interno del gioco. Dunque noi siamo abituati fin da subito a gestire le pressioni in maniera molto superiore rispetto ai colleghi al di fuori l’Italia. Quando all’estero i calciatori pensano più a giocare che a protestare per noi il lavoro si semplifica poiché siamo chiamati “solo” a vedere se il fallo è da giallo o da rosso, se è rigore o meno. Un arbitro internazionale che stimo molto è Kuipers, che ha diretto la finale degli Europei vinti dall’Italia: è un arbitro forte, di carattere, anche lui formatosi sotto la scuola di Collina, al tempo designatore UEFA“. 

La figura dell’arbitro ha una funzione regolatrice. Quale è la tua filosofia di direzione e quali altri modi di arbitraggio ci sono?

“Io credo che ogni arbitro debba avere un proprio obiettivo. Vivo la funzione di arbitro come un servizio offerto alle squadre. Non mi sento protagonista della partita e credo che i protagonisti debbano essere i 22 in campo. L’arbitro è una funzione di garanzia affinché il gioco si svolga secondo le regole e quello che deve fare è sintonizzarsi con la partita: capire l’evolversi del match e il suo andamento, adeguandosi di conseguenza. Il tutto sempre seguendo l’ottica del servizio alle squadre senza arbitrare per sé. Non entro mai in campo pensando “oggi fischio poco” e la capacità è dunque capire il tipo di partita che si sta arbitrando”.

Cosa nel pensi del VAR e quale aspetto miglioreresti?

“Il VAR è uno strumento di cui oggi nessun arbitro vorrebbe fare a meno. Avere la possibilità di correggere in tempo reale un errore è una soluzione che in tempo pre-VAR avrei voluto avere tante volte, invece lo capivi a fine partita, con tutto quello che ne conseguiva: turni di stop, polemiche, preclusioni verso quella squadra. Rimane solo un’analisi interna all’arbitro, con il gruppo della CAN (Commissione Arbitri Nazionale n.d.r.) e il designatore per capire come evitare in futuro quel tipo di errore. Credo sia anche uno strumento di giustizia: ristabilire la verità del campo è quello che squadre, calciatori e tifosi vogliono. Bisogna capire che il VAR non nasce per togliere tutti gli errori. Il calcio è uno sport di contatto e non esiste solo un “palla dentro o fuori” come nel tennis, per esempio, ma anche un margine interpretativo: è un fattore di sensibilità, tanto che il protocollo parla di “chiaro ed evidente errore”.

Cosa ne pensi del fatto che in Italia si tenda ad arbitrare “all’inglese”?

“La spiegazione dietro tutto questo è la filosofia che ci dà il nostro designatore: non è un arbitraggio all’inglese bensì educare le squadre ad un tipo di arbitraggio più europeo, sempre nell’ottica di servizio che dicevo prima. Fortunatamente, molte delle nostre squadre competono nelle coppe europee e trovarsi la domenica un certo tipo di arbitraggio, e il mercoledì un altro, potrebbe risultare più complicato. Il nostro obiettivo è quello di avvicinarci allo standard della Champions e degli altri campionati europei, per rendere il gioco più bello da vedere, oltre che per aiutare le squadre”.

Secondo te quale dovrebbe essere il giusto equilibrio tra tecnologia e calcio?

“Credo che la tecnologia sia assolutamente risolutiva per quanto riguarda le situazioni oggettive: fuorigioco, gol non gol, eccetera. In questi casi possiamo dire che la soluzione tecnologica sia perfetta, riesce a dirimere il 99% delle situazioni. Anche ad inizio Mondiale abbiamo potuto vedere in azione il fuorigioco automatico: anche nel campionato italiano verrà introdotto, nei primi mesi del 2023. Sono tutte situazioni che il protocollo ritiene oggettivo e lasciando, come detto prima, gli episodi interpretativi all’arbitro. Il macro errore viene corretto dal VAR mentre poi si presentano le situazione di campo: delle volte una maglia allungata non significa una trattenuta e una mano sulla schiena non è una spinta. Le immagini in alcuni episodi non riescono a trasferire la realtà di campo, per questo il protocollo vuole lasciare la sensibilità a chi di dovere giudicare l’intensità di questa trattenuta 0 della spinta di cui parlavamo”.

Cosa ne pensi di Maria Sole Ferrieri Caputi che ha esordito in Serie A quest’anno e Matteo Gualtieri, direttore di gara in Serie B?

“Sono due arbitri molto giovani e molto capaci, l’unica cosa che manca a loro è ovviamente l’esperienza. Serve pazienza e che facciano la loro gare, i loro errori: attraverso questo passa la competenza. È logico che un arbitro come me, che conta 201 presenze in Serie A, abbia una capacità gestionale migliore rispetto ai giovani, ma 199 gare fa non avevo la stessa capacità, dunque è tutto frutto dell’esperienza. Maria Sole è un grande arbitro e può contare su delle doti atletiche che fanno invidia a tanti colleghi della Serie A. È molto brava anche dal punto di vista tecnico, è una grande lavoratrice e credo che nella categoria avrà un futuro estremamente roseo. Matteo Gualtieri ha una grande passione e voglia di mettersi in discussione. Sta terminando la sua esperienza in Serie B per coronare il suo sogno di arbitrare in Serie A“.

Cosa hai provato nel tuo match di esordio in Serie A tra Chievo e Cagliari del 28 febbraio 2010?

“L’emozione è stata veramente tanta, ma l’emozione più grande la ebbi qualche settimana prima: all’epoca il designatore era Collina che a Coverciano mi prese da una parte e mi disse “hai fatto tutto quello che c’era da fare per meritare l’esordio, adesso aspettiamo la partita giusta”. Fu un momento estremamente emozionante, anche perché detto da una figura dal calibro di Collina provoca un certo effetto. Quando arrivò la chiamata del segretario il giovedì prima della partita non ho capito più niente per 10 minuti. Arrivi al match con molti pensieri per la testa e pensi al percorso: non esiste un Donnarumma del caso, che fece l’esordio molto presto, noi arbitri ci formiamo obbligatoriamente su tutte le categorie. Con il fischio di inizio, poi, il mood passa in quello della partita. Finì 1-2 e per me fu una gara positiva“.

Potresti dare un consiglio alla nuova generazione di arbitri?

“Innanzitutto vorrei fare i complimenti a tutti i ragazzi che intraprendono il percorso da arbitro. Credo che, aldilà dell’esordio in Serie B, in Serie A, sia un percorso formativo che non ha eguali per un giovane. Da presidente di Sezione vedo passare molti ragazzi alle prime esperienze. Dopo solo un anno di attività trovo dei ragazzi più consapevoli, poiché questa professione ti obbliga a formare il carattere e aiuta a prendere le decisioni. Ragazzi di 14-15 anni che nella vita di tutti i giorni sono abituati a eseguire quello che i grandi gli dicono, facendo questa attività sono loro a dover decidere e che spesso devono dire ai grandi (allenatori, dirigenti o calciatori di categoria) che cosa devono fare: sembra banale ma invece il salto è grande“.

Inoltre…

“Mi sento di lanciare un appello poiché questi ragazzi spesso sono vittima di violenza: a livello culturale questa è una macchia incredibile. Quello che non si capisce è che tutti gli arbitri giovani sono in formazione al pari dei giocatori. Vanno ad arbitrare per un piccolo rimborso spese, quelle per il viaggio, trasportati dal vivere il loro sport preferito da un’altra angolazione. Si dovrebbe dire solo “grazie” a questi ragazzi perché consentono ad altre 22 di giocare a calcio. Credo, dunque, che il tema della violenza sugli arbitri debba diventare centrale nella cultura sportiva italiana”.

Secondo te, fantasticando, quale potrebbe essere una nuova tecnologia di direzione arbitrale?

“Sono un arbitro che è passato dall’arbitrare da solo, alle bandierine elettroniche, il quarto uomo, gli addizionali, adesso il VAR. Ogni volta che arriva un’innovazione si pensa sempre che oltre quel livello non si possa andare. Secondo me nei prossimi anni ci sarà un‘apertura a livello comunicativo. Notavo, vedendo una partita di rugby,  il motivo del perché bisognava andare a vedere il VAR, di un episodio contestato, era stato spiegato dall’arbitro anche al pubblico. Ci sarà un’evoluzione della comunicazione di noi arbitri verso l’esterno in tempo reale come si fa negli altri sport. La differenza è che lì c’è una cultura verso l’istituzione arbitrale diversa, bisogna fare un passo culturale in avanti, passando proprio dalla violenza inaccettabile sui giovani arbitri”.

Si ringraziano nuovamente Doveri e l’AIA della grande disponibilità concessa.

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ESCLUSIVA – Ordine: “Il Milan ha bisogno di un giocatore come Ibra, il mercato ha indebolito i rossoneri”

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Milan

ESCLUSIVA ORDINE – Intervenuto ai nostri microfoni in vista del match tra Milan e Sassuolo, Franco Ordine, noto giornalista sportivo di fede milanista, ha analizzato i problemi  e le cause che stanno mettendo in grave difficoltà i rossoneri in questo momento. Ecco l’intervista completa:

Secondo te dopo le prime partite di questo nuovo anno e gli scarsi risultati ottenuti, qual è la causa principale di questo Milan? 

“Il Milan in questo momento ha diversi fattori che stanno incidendo negativamente sulla squadra. Secondo me c’è stato un rallentamento di tipo psicologico rispetto alla cavalcata dell’anno scorso”.

Gli infortuni e il mercato estivo hanno messo in difficoltà la squadra di Pioli quest’anno, cos’è cambiato rispetto allo scudetto vinto un anno fa?

“Quest’anno sembra che ci sia un problema nella testa dei giocatori, perché se pensiamo ai calciatori che hanno vinto lo scudetto un anno fa sono praticamente gli stessi. Il mercato ha indirettamente indebolito la rosa del Milan e gli infortuni, come quello di Maignan, stanno mettendo in difficoltà i rossoneri”.

Un acquisto in questo mercato invernale potrebbe svoltare il momento del Milan?

“Secondo me ora al Milan servirebbe un giocatore alla Zlatan Ibrahimović. Non andrei a comprare un calciatore solamente per fare numero, ma aiuterebbe acquistare un giocatore di carisma per dare la giusta scossa; sicuramente non è con un acquisto ora che si risolvono i problemi dei rossoneri anche perché non esiste un calciatore che possa svoltare tutto”.

Secondo te qual è il problema di De Ketelaere?

“Lui ha un problema di tipo psicologico anche perché al momento non ha ancora mostrato la giusta personalità e soprattutto si è fatto schiacciare dalle enormi aspettative dopo il grande investimento fatto quest’estate. Il problema vero secondo me è che in questo momento il Milan avrebbe bisogno in quella posizione di un giocatore più come Kessié rispetto al belga”.

 

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Calciomercato

ESCLUSIVA – Cavasinni: “Nell’Inter nessuno incedibile. Stadio nuovo scelta migliore”

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PRONOSTICO INTER-EMPOLI

ESCLUSIVA CAVASINNI –  La nostra redazione di Numero Diez ha intervistato in esclusiva Alessandro Cavasinni, noto opinionista e giornalista sportivo di FCINTERNEWS, nonché tifoso interista.

Con Alessandro abbiamo toccati molti argomenti diversi del mondo nerazzurro, di seguito l’intervista completa.

Secondo te dopo le ultime uscite, l’Inter e il Milan hanno gli stessi problemi?

“Se guardiamo al 2023, l’unica partita giocata male dall’Inter è stata proprio quella di San Siro contro l’Empoli, in cui già prima dell’espulsione di Skriniar la squadra faceva molto fatica anche a causa delle scelte di Inzaghi. Gli episodi hanno girato male e il gol preso in ripartenza è stata la fotografia perfetta della partita dei nerazzurri e restano tanti demeriti. Il Milan invece è uscito dalla Coppa Italia, ha perso male la finale di Supercoppa contro l’Inter e ha rimediato un 4 a 0 contro la squadra di Sarri, problemi evidenti che si sono già visti nella prima partita dell’anno contro la Salernitana”.

Skriniar aveva già dei contatti quest’estate per un eventuale trasferimento?

“Assolutamente si. La società però non ha messo Milan sul mercato, ma è tutta la squadra che è in vendita come tante del nostro campionato perché anche quando arriva un’offerta da una squadra di media classifica di Premier League qualsiasi giocatore, se convinto dalla destinazione e dall’offerta, può partire. Nell’Inter al momento nessuno è incedibile e quest’estate la dirigenza aveva un piano chiaro: fuori lo slovacco e dentro Bremer con Milenkovic”.

L’Inter ha altri giocatori in scadenza nel 2024 come Calhanoglu, come si sta muovendo la società in questo senso?

“I discorsi per i rinnovi di tanti calciatori sono già partiti, non oserei mettere la mano sul fuoco sulla questione di De Vrij: anche perché i nerazzurri stanno monitorando Smalling a zero per l’anno prossimo poiché il calciatore inglese non ha ancora l’accordo definitivo con la Roma”.

La questione stadio è al centro di numerosi dibattiti ormai da tempo, secondo te qual è la scelta giusta?

“Se ragioniamo sulla storia di Milano, San Siro dovrebbe rimanere la casa di Inter e Milan, ma economicamente parlando non ci sono i presupposti giusti né per abbatterlo né per modernizzare l’impianto per via degli elevati costi.  A malincuore, uno stadio nuovo e di proprietà sarebbe la scelta migliore per tornare a competere nel calcio che conta, a prescindere dalla volontà delle due società”.

Con le due avversarie romane che stanno ingranando, l’Inter ora deve stare attenta anche al posto Champions?

“Non è da oggi che i nerazzurri rischiano il posto in Champions League, anche perché la squadra non era partita benissimo ad agosto. Sarà una bella lotta fino in fondo perché ci sono almeno quattro squadre per tre posti disponibili con particolare attenzione al ritorno dell’Atalanta di Gasperini.”

Lukaku quest’anno sta facendo parecchia fatica, secondo te è un problema tattico oppure deve solo trovare la giusta condizione?

“Secondo me il suo è solo problema fisico, Romelu è un calciatore che ha bisogno di cercare la giusta continuità. L’unica ricetta possibile è quella di farlo giocare più tempo possibile, anche se all’inizio non sarà di aiuto alla squadra ma l’Inter ha bisogno di ritrovare il vero Lukaku.”

Onana ha spodestato Handanovic nelle gerarchie di Inzaghi, secondo te è lui il portiere del presente e del futuro dei nerazzurri?

“Al momento Onana è sicuramente un upgrade rispetto all’ultimo Handanovic. Non penso però possa diventare una bandiera anche perché oggi è difficile trattenere dei giocatori che non vedono più il nostro campionato come un punto di arrivo delle loro carriere, ma solamente come un momento di transizione.”

Parlando più in generale, secondo te il nostro calcio può tornare ai livelli degli anni ’90?

” Io penso che per tornare a vedere la Serie A prospera bisognerebbe azzerare  i vertici del calcio e avere delle regole più rigide sia per le società che per i procuratori dei calciatori. Ovviamente se si vuole puntare a una Serie A di livello bisogna investire nel modo giusto come strutture all’avanguardia in tutto il paese”.

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ESCLUSIVA – Alla scoperta del futsal con Vincenzo Caponigro, nazionale italiano

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Da una piccola palestra di Montevideo fino ai grandi palcoscenici di Buenos Aires e Amsterdam, il futsal si è evoluto in maniera esponenziale dal 1930 ad oggi.

La nascita del futsal

Fu di Juan Carlos Ceriani, giovane professore di educazione fisica, l’idea di concepire uno sport che ricordasse il calcio, popolarissimo al tempo grazie ai successi dell’Uruguay, e che potesse essere praticato sia all’aperto che in strutture protette, sfruttando i diffusi campi di basket. Alle regole basilari del calcio, Ceriani aggiunse molti elementi della pallamano, pallanuoto e pallacanestro.

Cinque giocatori, 40 minuti di partita e altri piccoli aggiustamenti. Tutto il resto è storia.

L’INTERVISTA INTEGRALE

La nostra redazione ha avuto il grande piacere di intervistare uno dei protagonisti della scena calcettistica italiana: Vincenzo Caponigro. Orgoglio di Campagna, comune del salernitano, e laterale dei vicecampioni d’Italia della Feldi Eboli e della Nazionale, il prodotto delle giovanili delle “foxes” aiuterà ad immergerci in questo nuovo contesto.

Nel 2014 il tesseramento nelle giovanili della Feldi Eboli. Da lì, l’inizio vero e proprio del tuo percorso nel mondo del futsal. Come mai hai scelto questo sport?

La mia avventura è iniziata nell’estate del 2014, dopo una partita amichevole disputata in un mercoledì sera d’estate contro il mio attuale presidente. Dopo quella partita, lui mi chiese se volessi giocare a futsal. Io, avendo appena terminato la scuola calcio, decisi di fare un tentativo verso questo nuovo sport. Agli inizi fui un po’ titubante, poiché non conoscevo questa disciplina. Ma col tempo mi sono appassionato. Da quel momento in poi, sono arrivato a raggiungere la Serie A con la Feldi Eboli, squadra con la quale ho disputato la Champions League, una finale di Coppa Italia, una finale di Supercoppa, una finale scudetto, vinto un campionato di Serie C, conquistato e vinto i play-off di A2 che ci hanno permesso di salire in Serie A. Ci siamo tolti e ci stiamo togliendo molte soddisfazioni“.

La tattica gioca un ruolo determinante nell’economia di un match. Quali sono gli aspetti essenziali della fase difensiva e offensiva?

La tattica è fondamentale. La fase difensiva è importantissima perché il difendere bene, forte, ad alta intensità ti permette di sviluppare molti contrattacchi, di vincere seconde palle. La fase offensiva viene a sua volta: creare il maggior numero di occasioni da gol e finalizzarle. Io, da laterale, ho il compito di agire da collante tra centrale e pivot. Bisogna essere rapidi, veloci e giocare d’intensità per poter fare la doppia fase. Inoltre, essere bravi nell’1 vs 1 risulta fondamentale per creare superiorità numerica intorno ai 10-15 metri dalla porta avversaria“.

In Brasile, in Portogallo e in Spagna, il futsal è considerato uno degli sport più seguiti. In Italia, in uno scenario nazionale che vede dominare il calcio come disciplina, invece, sta prendendo sempre più piede negli ultimi anni. A cosa è dovuto questo aumento di popolarità?

In Italia sta iniziando a prendere sempre più piede grazie alle tante società che investono in questo sport, ai media, alla comunicazione, alle televisioni. Con l’ingresso di Sky e delle varie piattaforme, il numero di appassionati, di praticanti è andato a incrementarsi. Anche le scuole calcio e i settori giovanili stanno iniziando ad investire nel calcio a 5 e questo risulta fondamentale per la crescita dei giocatori“.

Perché un/a ragazzo/a dovrebbe preferire il calcio a 5 rispetto al calcio a 11?

Può preferirlo perché si tratta di uno sport più veloce, rapido, dove bisogna avere anche velocità di pensiero. Non esistono pause come nel calcio tradizionale dove un calciatore può permettersi di non toccare palla per diversi minuti. Si creano tante occasioni in una partita, si verificano tante situazioni che nel calcio a 11 molto spesso non si verificano. Ed è preferito anche dalle mamme perché, giocando al coperto, i bambini difficilmente prendono mal di gola e raffreddore (ironizza, ndr)“.

Da diversi anni competi nella massima serie del campionato italiano. Quali sono i segreti per arrivare così in alto?

Gioco in Serie A da sei anni. Il segreto per competere a questi livelli credo sia il lavoro quotidiano, l’abnegazione al lavoro, l’intensità e l’impegno durante gli allenamenti, il migliorarsi. È importante ascoltare i consigli e gli aiuti di allenatori e giocatori più esperti. Mentre, fuori dal campo, ricopre un ruolo fondamentale l’alimentazione, così come il riposo. Cercare di seguire uno stile di vita regolare. Sono sacrifici che portano a migliorarti giorno per giorno fino a competere ad alti livelli“.

Convocazione in Nazionale per Euro 2022 ed esordio nella gara contro il Montenegro. Qual è stata la tua reazione e cosa vuol dire rappresentare l’Italia per te?

La mia prima convocazione con la nazionale italiana è stata per le qualificazioni agli Europei, il 13 aprile 2021. L’esordio a Prato, contro il Montenegro, è stata un’emozione unica. Qualcosa di indescrivibile poter rappresentare il tuo Paese, rappresentare un movimento, i ragazzi che praticano e amano questo sport. Penso che per un giocatore la maglia della Nazionale sia il riconoscimento più bello. Cercherò di lavorare sempre al massimo per poter continuare a rappresentarla“.

Quali sono i tuoi obiettivi futuri tra club e Nazionale?

Il mio obiettivo col club è quello di vincere qualche titolo. Dopo le varie finali perse tra scudetto, Coppa Italia e Supercoppa, siamo lì e vogliamo provare a fare quel passo in più che ci porti a raggiungerlo. Soprattutto lo scudetto, così da poterci garantire anche la qualificazione alla prossima Champions League. Con la Nazionale, invece, mi auguro di poter rappresentare l’Italia nei grandi palcoscenici internazionali. Spero di poter giocare le qualificazioni ai Mondiali, disputando magari un Mondiale, quello del 2024, dopo aver preso parte all’Europeo del 2022 in Olanda“.

 

Fonte immagine in evidenza: profilo Instagram di Vincenzo Caponigro

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Calciomercato

ESCLUSIVA – Prosegue la trattativa tra SPAL e Nainggolan: chiusura distante

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Nainggolan

In queste ore è scoppiato il caos mediatico in merito ad un eventuale trasferimento di Radja Nainggolan alla corte della SPAL.

Il centrocampista belga, all’Anversa dall’agosto 2021, è stato messo fuori rosa dalla dirigenza a causa di alcuni comportamenti ritenuti poco professionali. Adesso, il classe ’88 è alla ricerca di un nuova avventura e non è escluso un ritorno in Italia.

Dopo le esperienze vissute con le maglie di Piacenza, Cagliari, Roma e Inter, Nainggolan potrebbe approdare in Serie B, stavolta alla SPAL.

In base a quanto raccolto dalla nostra redazione, prosegue la trattativa tra il club estense e Nainggolan in relazione ad un passaggio del belga tra le fila della squadra allenata da Daniele De Rossi.

Nonostante i contatti fitti tra le parti, la chiusura dell’affare non è ancora vicina.

 

 

 

 

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