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Danilo D’Ambrosio? Presente!

Il calcio contemporaneo nella frenesia del suo divenire è sempre più orfano di un elemento in particolare. Quello dei calciatori silenziosi, che lasciano parlare il campo. Trascinatori e potenziali leader cui sono sufficienti il valore e l’efficacia delle proprie giocate. Giocatori che, nonostante critiche e atteggiamenti prevenuti nei loro confronti, rispondono presente, dando sempre e comunque il meglio di quanto possano offrire sul rettangolo di gioco.

Danilo D’Ambrosio incarna alla perfezione il concetto. In cinque anni di militanza in un’Inter pazza più che mai per cambi di gestione e tecnici in corso d’opera, si è sempre fatto trovare pronto. L’evoluzione che i nerazzurri stanno vivendo in questa fase storica ha saputo trovare nel terzino una costante dal rendimento in continua crescita.

UNO SU MILLE CE LA FA

Sedici. Questo il numero di interpreti sulle fasce che i nerazzurri hanno cambiato in sette anni. Da prodotti della primavera (Mbaye, Minague e Santon in particolare) a prestiti secchi (come Wallace), quindi onerosi (Montoya, Telles e i più recenti Vrsaljko e Cedric Soares). Passando infine alla voce acquisti, una nota dolente sotto tutti i punti di vista considerando i risultati.

I meneghini, del resto, dal lontano 2010 hanno speso più di 90 milioni per cercare (almeno nei propositi) di sostituire degnamente l’eredità di giocatori come Maicon, Chivu, Zanetti. Dai 12 milioni investiti per Alvaro Pereira ai quasi 22 per Dalbert. Il gioco non è certamente valso la candela, con l’Inter orfana di Top Player degni di questo nome sulle fasce, con la questione terzini divenuta il vero tallone d’Achille nel mercato della Beneamata.

Una gestione bocciata sotto tutti i punti di vista, in particolare quello della pazienza. Spesso e volentieri fin troppo breve, come nel caso di due giocatori in particolare. Nella loro stagione in nerazzurro Alex Telles e Cristian Ansaldi hanno saputo garantire un buon rendimento, non all’altezza tuttavia delle aspettative societarie, troppo precipitosa nel giudicarli e nel non credere in loro.

Il brasiliano, infatti, è un titolare fisso del Porto, formazione che domina in Portogallo e sorprende per la continuità in Champions League. Quest’anno i Dragões si sono dovuti arrendere soltanto allo strapotere del Liverpool, dopo aver eliminato i giallorossi agli ottavi di finale. L’argentino, invece, ha trovato la sua dimensione ideale nel 3-5-2 scuola Mazzarri, in un Torino in piena corsa verso il quarto posto (un sogno arduo ma non impossibile).

In altri casi, addirittura, il fattore pazienza è stato nullo. Unica nel suo genere è stata la gestione di Caner Erkin, ceduto nella stessa sessione di mercato del suo arrivo. In certi momenti, infine, l’indisponibilità economica ha avuto la meglio: Joao Cancelo rimane ancora oggi un rimpianto in casa Inter. I 40 milioni necessari per il suo riscatto non furono spesi, con la Juventus che se lo aggiudicò la scorsa estate per una pari cifra.

Rimpianti e occasioni sciupate. Lo spartito nerazzurro alla voce terzini recita queste costanti. Ma come suggerisce il celebre brano di Gianni Morandi “Uno su mille ce la fa“. Nella frenesia dei cambi di interpreti sulle fasce l’ex granata si è distinto, conquistando e mantenendo nel tempo (nonostante la tempesta di critiche al riguardo) il ruolo da titolare. D’Ambrosio, infatti, ha saputo garantire un fattore tanto raro quanto prezioso nell’Inter post triplete: la continuità.

APPUNTAMENTO CON LA CRITICA

Al suo arrivo alla corte meneghina Danilo si è presentato come una buona promessa sulla quale investire. Polivalente e pragmatico, il numero 33 era (e rimane tutt’ora) in grado di coprire entrambe le fasce, sia da terzino che da esterno a tutto campo. Passando all’occorrenza al ruolo di difensore centrale, sia in un tridente arretrato che in una classica linea a 4. Un elemento, insomma, in grado di fare il definitivo salto di qualità tra le fila dei nerazzurri, dopo le promettenti premesse mostrate tra le fila dei granata.

Ma la luce della promessa ha presto lasciato il posto alla pioggia delle critiche. La pressione in quel di Milano è tanta, troppa in certi casi. Il pubblico meneghino fa dell’impazienza una delle sue armi preferite. Non c’è tempo per ambientarsi e prendere dimestichezza con la nuova realtà, quando giochi nell’Inter sei chiamato ad eccellere fin da subito, nel segno di giocate di livello e della loro continuità.

Nel susseguirsi di stagioni deludenti, fatte di gironi di Europa League o addirittura mancata qualificazione alle coppe europee, la costante D’Ambrosio è divenuta il primo alibi dei mancati successi. Mediocre, non all’altezza, non da Inter: il copione delle maldicenze recita questo e molto altro alla voce Danilo. Annoverato come scarso nelle giornate buie, fortunato nelle prestazioni positive.

Eppure, nello tsunami di critiche intorno a lui, il terzino ha lasciato rispondere l’unico elemento che conta. Il campo, quel terreno di gioco che sentenzia le chiacchiere pre e post partita come inutili. 174 presenze e 12 reti (finora) stanno alla base di un fattore sempre più essenziale nello scacchiere tattico nerazzurro.

Vuoi per il concreto e sempre più indispensabile apporto alla causa nerazzurra, vuoi per mancanza di certezze da parte dei compagni di reparto (Vrsaljko è sceso in campo con la maglia dell’Inter solamente in 10 occasioni, spesso da subentrato, mentre Cedric Soares soltanto 3 volte, di cui 2 in Serie A) la certezza è una sola. D’Ambrosio è davvero imprescindibile.

L’ANNATA MIGLIORE (FINORA)

In quello che sembrava essere l’anno della definitiva panchina, D’Ambrosio si è preso definitivamente il posto da titolare. Non sono servite la fiducia e le speranze su Sime Vrsaljko (tornato anzitempo a Madrid a causa dell’ennesimo infortunio) e l’arrivo della promessa portoghese Cedric Soares a gennaio a intaccare la sua stagione. La migliore da quanto veste la maglia nerazzurra.

La continuità alla base del successo, questo è Danilo. Trentasei le sue presenze stagionali ad oggi, condite da due  gol e sei assist. I numeri sono dalla sua, così come le percentuali in fase di possesso: il nerazzurro ha concluso positivamente l’84.1% di passaggi, il 57% di quelli lunghi (con 55 cross su azione di cui ben 19 andati a buon fine, oltre che 32 occasioni d’attacco create). Il tandem con Politano sulla destra, poi, garantisce il giusto mix fra spinta e copertura difensiva (ha vinto il 58.1% di contrasti e il 47.5% di duelli, con 32 respinte difensive). Se l’Inter ha infatti subito 28 reti in 35 partite di campionato lo deve anche a lui e ai suoi miracoli.

Fra i vari interventi in fase difensiva di Danilo D’Ambrosio spicca su tutti il miracolo in occasione di Milan-Inter. Cutrone (evidenziato in azzurro) dalla sinistra calcia a botta sicura verso la porta, scoperta sulla sinistra (sezione in giallo), col terzino nerazzurro (evidenziato in rosso) che si immola sulla conclusione del rossonero, salvando il risultato di vantaggio dell’Inter a pochi minuti dal termine.

Una crescita costante e in divenire la sua. In particolare nella fase offensiva: il nerazzurro è terzo tra i difensori della Serie A per gol a cui ha preso parte attiva. Davanti ha due giocatori, Hateboer e Kolarov, giunti entrambi a quota dieci. D’Ambrosio, del resto, si è reso protagonista del 13% delle azioni offensive meneghine. Nell’ultimo match contro l’Udinese, in particolare, ha creato cinque occasioni da rete, come contro il Chievo nel lontano 2015.

Una partecipazione alla causa del gol, la sua, evincibile dal fattore di crescita più evidente nella sua annata. Quello dell’inserimento in area di rigore. I due gol in campionato sono un manifesto eloquente del suo sviluppo nel fondamentale.

Inter-Fiorentina (2-1): nel gol del pareggio di D’Ambrosio si evince chiaramente la capacità di inserimento in area di rigore, smarcandosi dalla marcatura del suo uomo per poi concludere di sinistro sul primo palo, battendo Lafont.

In occasione di Inter-Sampdoria (2-1) Perisic (evidenziato in azzurro) entra in area di rigore palla al piede dalla sinistra, crossando poi al centro a premiare l’inserimento degli attaccanti…

…sul cross del croato si avventa sul secondo palo D’Ambrosio (evidenziato in rosso), che ancora una volta si libera dalla marcatura del proprio uomo e conclude a porta vuota.

Una crescita multitasking, figlia di un pragmatismo e uno spirito di sacrificio che lo rendono sempre più un giocatore da Inter.

CONCORRENZA? NESSUN PROBLEMA

“Da quando Danilo è all’Inter si sono alternati undici terzini, ma lui ha giocato almeno l’80% delle partite. Parte sempre in sordina, alla fine gioca sempre lui. Danilo non ha paura della concorrenza di nessuno“. 

Parola di Vincenzo Pisacane, agente del nerazzurro. Il recente interessamento dell’Inter su Elseid Hysaj, terzino del Napoli, non spaventa D’Ambrosio. Un giocatore che fa dell’umiltà, del lavoro e della concentrazione le sue doti irrinunciabili. Fattori che stanno alla base della sua titolarità, mai scossa dall’infinito viavai di candidati alla fascia meneghina.

Le chiacchiere fuori dal campo, del resto, non sono di sua competenza nè tantomeno gli interessano. Ciò che conta rimane il campo e i novanta minuti dell’incontro. Nel segno di una titolarità e di un rendimento da conquistarsi lì, sul terreno di gioco, allenamento dopo allenamento, con un’attitudine figlia del cuore e nella voglia di sorprendere.

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