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Darwin Núñez: il nuovo "pistolero" che può arrivare in Serie A

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Darwin Núñez: il nuovo “pistolero” che può arrivare in Serie A

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Darwin Núñez, il Benfica ha il suo oro in casa

Dall’Uruguay al Portogallo, passando dalla Spagna. Ma il viaggio di Darwin Núñez, l’ultimo talento di casa Benfica, non sembra essere finito qui.

A 23 anni ha stregato già gli occhi di mezza Europa. E ora nessuno vuole farsi sfuggire quello che potrebbe diventare il nuovo “pistolerouruguayano del calcio europeo.

Il Benfica se lo tiene stretto e se lo coccola, consapevole che il grande investimento, fatto su di lui, sta ripagando la fiducia del presidente Rui Costa.

QUALI SONO LE SUE CARTUCCE

Sin dal primo momento in cui lo si guarda, ciò che salta all’occhio è il suo strapotere fisico. Grazie ai suoi 187 cm, Darwin Núñez è un attaccante dominante e difficile da marcare per i difensori avversari. Possiede un ottimo posizionamento offensivo, un elevato senso del gol e una vena realizzativa affidabile.

Tuttavia, non è il “noveclassico che ci si aspetta. Dotato di un grande atletismo, sicuramente la caratteristica più importante del suo bagaglio tecnico, c’è quella di un giocatore che si è ambientato perfettamente nel ruolo di attaccante di raccordo. Aiuta volentieri la manovra, dando una mano al centrocampo. E, nonostante la maggior parte dei profili di seconda punta siano fisicamente diversi da lui, sta ottenendo ottimi risultati da un punto di vista realizzativo.

I gol arrivano nonostante questa sua propensione al “sacrificio” e a giocare lontano dall’area di rigore. Questo perchè il suo strapotere fisico lo rende incontenibile in progressione e letale di testa.

Quando parte palla al piede, grazie al suo buon controllo, abbinato ad un dribbling rapido, diventa difficile da controllare. Spesso, sul cambio di passo, porta il difensore a perdere il tempo per l’intervento. E, di conseguenza, a trovare il varco per l’accelerata decisiva o per il tiro.

Sui colpi di testa è, senza alcun dubbio, l’elemento più pericoloso delle águias, insieme a Seferović e capitan Otamendi.

Gran parte del merito, per questa sua completezza tattica, è del suo allenatore, Jorge Jesus. Da sempre, l’allenatore portoghese ha dimostrato di apprezzare gli attaccanti polivalenti. Quelli capaci di segnare e, al contempo, di rendersi utili in fase di costruzione.

Darwin Núñez è solo l’ultimo dei grandi attaccanti, plasmati e costruiti dall’attuale tecnico del Benfica.

IL PERCORSO IN EUROPA

Darwin Núñez muove i suoi primi passi nel Peñarol, in Uruguay. Con il club di Montevideo, tuttavia, l’avventura non inizia nel migliore dei modi. Dopo essersi formato nel settore giovanile del club e prima ancora di esordire con la maglia dei carboneros, Darwin Núñez subisce la rottura del crociato a soli 17 anni.

Questo infortunio, di fatto, gli impedirà di esplodere nel campionato di casa; l’esordio ufficiale arriverà solo a fine 2017, a 18 anni.

Nell’estate del 2019, quando la sua carriera con il Peñarol sembrava sulla via giusta per decollare, l’Almería si muove con largo anticipo. Con una trattativa rapida, il club andaluso lo porta in Spagna, dove Darwin Núñez sarà, sin da subito, uno dei principali artefici della promozione ne La Liga.

Con la maglia biancorossa gioca da centravanti puro. I 16 gol in 30 partite, nella stagione 2019/20, sono il biglietto da visita perfetto con cui si presenta al calcio europeo.

Al termine della stagione, il Benfica non perde tempo e lo porta a Lisbona; qui viene incoronato come il futuro del club lusitano.

Il primo anno, di ambientamento, si conclude con un lauto bottino di 14 reti e 12 assist in 44 partite. Inoltre Darwin Núñez si rivela “bello di notte“, segnando ben 5 di questi realizzazioni nelle 7 partite giocate in Europa League. Il Lech Poznan ne sa qualcosa, visto che ha subito una tripletta.

IL PASSAGGIO DI TESTIMONE

A soli 22 anni, Darwin Núñez ha un’intera carriera davanti a sé. L’Almería lo ha preso in fasce. Il Benfica lo cresce e lo coccola, in attesa di un futuro salto di qualità. E, nel frattempo, l’Uruguay guarda a lui nell’ottica del ricambio generazione dell’attacco della Celeste.

Darwin Núñez può essere l’erede di Luis Suárez e Edinson Cavani.

Occhio alla concorrenza, però. Insieme a lui, spiccano altri profili interessanti quali Maxi Gómez, centravanti 25enne più letale e “puro” rispetto al classe 1999, ma anche i giovanissimi Facundo Torres (classe 2000 del Peñarol), Facundo Pellistri (2001 del Deportivo Alavés) e Martín Satriano (2001 dell’Inter).

L’ITALIA NEL DESTINO DI DARWIN NÚÑEZ

Le prestazioni di Darwin Núñez non sono di certo passate inosservate alle grandi d’Europa. In particolare, più di una strada porterebbe verso l’Italia.

Sin dal principio, il Bel paese sembra essere il destino di Darwin Núñez. Presente nella sua carriera fin dal primo momento. Infatti, il Peñarol, club in cui l’attaccante muove i suoi primi passi, prende il nome dall’omonimo quartiere di Montevideo. Il quartiere di Peñarol, a sua volta, è l’equivalente castigliano della città di Pinerolo, situata in Piemonte. Questo centro urbano è lo stesso in cui risiedeva Giovanni Battista Crosa, emigrato in Uruguay verso la fine del XVIII secolo.

Dal Peñarol, all’Italia, la strada è comunque lunga. Ma è più breve di quanto possa sembrare per Darwin Núñez.

L’INTERESSE DELLA SERIE A

L’Inter ha una grande tradizione di centravanti sudamericani. Soprattutto argentini e uruguayani. In questo momento, il pacchetto degli attaccanti neroazzurri, tuttavia, non dà certezze. Džeko è la sicurezza attuale, ma l’età non garantisce per lui. Lautaro Martínez è la stella indiscussa della squadra, a maggior ragione dopo la notizia del rinnovo. Sánchez sembra sul piede di partenza, Correa non si è ancora integrato negli schemi di Inzaghi e Satriano, per un motivo o per l’altro, non è ancora stato lanciato nella mischia. Ecco, quindi, che Darwin Núñez sarebbe un perfetto innesto. Ideale sia per attuare un ricambio generazionale nei confronti di Džeko, sia per sostituire Lautaro Martínez, in caso di futura partenza.

Ma è l’altra sponda del Naviglio, quella rossonera, ad aver fatto i passi più importanti per il talento del Benfica. Nel Milan, il ricambio generazionale è quasi obbligatorio, visto che Giroud e Ibrahimović sono agli sgoccioli della loro carriera. Rafael Leão è l’astro nascente, ma non è la prima punta che il Milan cerca. Così come Rebić, colui che prende più spesso il posto dei due bomber in attacco. Infine c’è Pellegri, il cui acquisto sembra sempre aver acquisito più i caratteri di una scommessa che non sta dando i suoi frutti. Dunque, non a caso, il Milan sta seguendo i progressi di Darwin Núñez, per eleggerlo come nuovo centravanti.

Un po’ più defilate sono le ipotesi relative alle piste Juventus, ancora bloccata nelle vicende del rinnovo di Dybala, e Atalanta, che non potrebbe sostenere un’eventuale asta con le altre.

LE SIRENE DE LA LIGA

Anche in Liga, però, molte società stanno guardando a Darwin Núñez. Fanno rumore i due gol dell’uruguayano nella vittoria del Benfica sul Barcellona, in occasione della seconda giornata della fase a gironi di questa Champions League. Eccome se fanno rumore.

Il Real Madrid potrebbe inserirsi nella bagarre e cercare di strappare il gioiello alla concorrenza, ma non è sicuramente la prima candidata.

Resta alla finestra anche il Barcellona, vittima di Darwin Núñez; i blaugrana vorrebbero ingaggiarlo come erede naturale di Luis Suárez. Anche se il club catalano sembra quasi costretto a tirarsi fuori dalla corsa, vista la situazione economica non propriamente idilliaca.

Sono molto più alte, invece, le quotazioni dell’Atlético Madrid, che sembra la squadra più vicina a Darwin Núñez. L’attaccante è il profilo ideale per il calcio di Simeone. É ottimo sia come prima che come seconda punta, essendo tanto utile nell’aiutare la manovra, sacrificandosi a centrocampo, quanto nell’essere rapace e letale in area di rigore. Inoltre, sembra che proprio Luis Suárez ne stia avvalorando la candidatura per farsi sostituire da lui. Il Cholo e il Pistolero potrebbero essere i fattori decisivi per spingere sull’acceleratore e affondare il colpo.

In questo modo, Darwin Núñez potrebbe approdare in quella Liga, conquistata sul campo, ma mai accarezzata, con la maglia dell’Almería.

SULLE ORME DI SUÁREZ

Ma l’interesse delle grandi d’Europa non è finito qui.

Il suo connazionale Luis Suárez, arrivato dal Nacional di Montevideo, ha fatto la fortuna del Barcellona, nella seconda metà degli anni 2010. Ma prima di arrivare in blaugrana, ha compiuto due tappe intermedie: prima in Olanda, tra le fila del Groningen e dell’Ajax; poi, in Inghilterra, al Liverpool.

Proprio in Premier League ci sono ben quattro squadre, su tutte, pronte a fare follie per lui.

Il Manchester United potrebbe assicurarselo e renderlo il primo mattone per l’ennesima ricostruzione. A prescindere dal fatto che Solskjær rimanga saldo in panchina o no.

Il Manchester City potrebbe ampliare il suo reparto d’attacco con un’altra punta polivalente, che Guardiola userebbe alla maniera di Agüero o Gabriel Jesus. Anche se Núñez è un attaccante molto diverso da entrambi.

Il Chelsea sembra un po’ più indietro nella contesa, così come il Liverpool. Ma le due società non vorranno, senza dubbio, lasciarsi sfuggire questo talento, che potrebbero far crescere sulle orme di Firmino e Lukaku.

IL BENFICA FA IL PREZZO

Dal canto suo, il Benfica non fa sconti. Sa bene di avere una preziosa ricchezza tra le mani e non vuole farsela sfuggire.

Il classe 1999 è il centro dell’attacco dei lusitani, oltre che la colonna portante e il volto del club. La cifra sborsata per portarlo a Lisbona è pari a 24 milioni di euro. Adesso le Águias chiedono una cifra sei volte maggiore!

150 milioni di euro. É questa la somma della clausola presente nel contratto di Darwin Núñez.

Una cifra molto alta, con il fine principale di scoraggiare le pretendenti dall’acquisto dell’uruguyano. E, allo stesso tempo, una cifra dalla quale il Benfica difficilmente si scosterà. Basti pensare che l’ultimo talento maturato dalle parti del Da Luz, João Félix, è stato ceduto all’Atlético Madrid per 126 milioni di euro nel 2019.

Núñez, coetaneo del talento portoghese, potrebbe senza alcun dubbio superare anche questa barriera.

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La FIFA pensa a un nuovo progetto pilota per le amichevoli internazionali: i dettagli

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Gianni Infantino, presidente FIFA

La FIFA ha promosso un nuovo progetto riguardante le amichevoli internazionali che partirà a marzo. Il progetto pilota prenderà il nome di FIFA Series e prevede gare tra quattro nazionali di confederazioni diverse che saranno ospitate in unico Paese.

L’obiettivo è quello di far incontrare nazionali diverse tra loro per costruzione. Questa proposta rappresenterà delle opportunità a livello commerciale, economico e di immagine per le nazioni partecipanti.

La fase di prova vedrà la partecipazione di Algeria (CAF), Andorra (UEFA), Bolivia (CONMEBOL), Sudafrica (CAF), Azerbaigian (UEFA), Bulgaria (UEFA), Mongolia (AFC), Tanzania, (CAF), Arabia Saudita (AFC), Capo Verde (CAF), Cambogia (AFC), Guinea Equatoriale (CAF), Guyana (Concacaf), Bermuda (Concacaf), Brunei Darussalam (AFC), Guinea (CAF), Vanuatu (OFC), Sri LankaBhutan (AFC), Repubblica Centrafricana (CAF), Papua Nuova Guinea (OFC).

In concomitanza con il lancio del progetto sono arrivate le parole del Presidente della FIFA Gianni Infantino, entusiasta di intraprendere questo nuovo percorso.

LE PAROLE DI INFANTINO

Le FIFA Series sono un passo avanti davvero positivo per il calcio delle squadre nazionali a livello globale. Le nostre associazioni affiliate ci hanno espresso da tempo il desiderio di mettersi alla prova contro le loro controparti di tutto il mondo, e ora possono farlo nell’ambito dell’attuale calendario delle partite internazionali maschili. Partite più significative consentiranno un’interazione calcistica molto più preziosa per giocatori, squadre e tifosi, e daranno un contributo concreto allo sviluppo del gioco”.

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Luis Enrique su Mbappé: “Dobbiamo abituarci a giocare senza di lui”

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PSG Newcastle

LUIS ENRIQUE SULLA SOSTITUZIONE DI MBAPPÉ- Il PSG nella giornata di ieri ha trovato il pareggio all’ultimo minuto contro il Rennes, tuttavia non è stato questo a fare scalpore. Ad ottenere maggiore rilevanza è stata la sostituzione di Kylian Mbappé con parigini svantaggio al minuto 65′. Scelta molto azzardata per un giocatore di questa caratura, autore fin qui di 21 gol e 4 assist in 21 partite di campionato. Al suo posto dentro Gonçalo Ramos, autore del gol al minuto 97′ su calcio di rigore. In conferenza stampa, il tecnico Luis Enrique ha motivato l’uscita del campione francese. Anche Lucas Hernandez, su RMC ha parlato di questa esclusione. Di seguito le dichiarazioni.

LE PAROLE DI LUIS ENRIQUE

SOSTITUZIONE MBAPPÉ “Prima o poi accadrà che non ci sarà e dovremo abituarci a giocare senza di lui. Quando riterrò opportuno che giochi, giocherà, quando non sarà così, non giocherà. Voglio la massima competitività per la prossima stagione e che ogni giocatore titolare di questa squadra pensi che questa sia una grande opportunità. Questo è quello che cerco in questa stagione e per la prossima. Massima competitività”.

LE PAROLE DI LUCAS HERNANDEZ

LUIS ENRIQUE – “È l’allenatore che gestisce la squadra. Sta a lui prendere le decisioni, è lui il boss. Abbiamo un grande gruppo con grandi giocatori. Ma è vero che Kylian può fare la differenza in qualsiasi momento. È una decisione dell’allenatore e sta a noi continuare”.

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Il Liverpool batte il Chelsea e vince la Carabao Cup: decide un gol di Van Dijk nei supplementari

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van Dijk

Wembley è lo stadio designato per ospitare la finale di Champions League 2023/2024, ma è anche il palcoscenico delle grandi finali delle coppe inglesi. Oggi, nel tempio del calcio oltre-manica, è andata in scena la sfida tra Chelsea e Liverpool. Le due squadre si sono infatti sfidate nell’ultimo atto della Carabao Cup, la coppa di Lega.

I tempi regolamentari sono finiti a reti bianche, con nessuna delle due squadre che è stata capace di battere il l’estremo difensore avversario. Il portiere del Liverpool, Kelleher, e quello del Chelsea, Petrovic, hanno chiuso la propria porta e hanno fatto si che il match si dovesse decidere oltre il novantesimo. Il sostanziale equilibrio è durato ben 118 minuti, infatti, a soli 2 giri di lancette dai calci di rigore, Virgil Van Dijk ha segnato il gol che ha permesso ai Reds di vincere la Carabao Cup. L’olandese, tra l’altro, ha realizzato una rete anche precedentemente, ma l’arbitro l’ha annullata per il fuorigioco di un suo compagno, vale a dire Endo.

I TROFEI DI VAN DIJK CON IL LIVERPOOL

Questo è dunque uno dei tanti trofei della lunga parentesi di carriera con la maglia del Liverpool di Virgil Van Dijk. L’ex Southampton ha già vinto in precedenza la Coppa di Lega Inglese nella stagione 2021-22, ma nella propria bacheca con questa squadra figurano anche un campionato di Premier League, una Community Shield e una FA Cup. In ambito continentale e internazionale invece, l’olandese e i Reds hanno trionfato insieme in Champions League, nella Supercoppa UEFA e nel Mondiale per Club. 

 

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Preferisco la Coppa: Coppa dei Campioni 1981/82

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Aston Villa 1982

Il 1 agosto 1981 nasce, negli Stati Uniti, MTV, il mitico canale televisivo incentrato sui video musicali che sarà vero e proprio fenomeno culturale negli anni seguenti.

Poco meno di un mese più tardi, il 26 agosto, Saint-Étienne e Dynamo Berlino aprono la 27esima edizione della Coppa dei Campioni.

Nel turno preliminare Les Verts, ormai al canto del cigno, cadono nella trappola dei tedeschi, che strappano un’importantissimo 1-1 in terra francese, con Christian Lopez protagonista assoluto del match. Dopo 25 minuti il difensore del Saint-Étienne incappa in uno sfortunato autogol che apre le marcature, complicando la strada per i padroni di casa; nella ripresa Lopez si rifà, seppur parzialmente, mettendo in rete da pochi passi la respinta del portiere della Dynamo, Rudwaleit, per l’1-1 finale.

Una settimana più tardi, in Germania Est, la Dynamo vince senza troppa fatica 2-0, grazie alle reti di Netz e Riediger, conquistando i sedicesimi.

NUOVA ERA

I sedicesimi della Coppa dei Campioni 1981/82 rispettano i pronostici della vigilia, con il solo, sorprendente, tonfo della Real Sociedad contro il CSKA Sofia. Il doppio confronto viene deciso all’andata da una rete di Yonchev al 90’ e i bulgari riescono a mantenere lo 0-0 all’Atotxa due settimane più tardi, conquistando gli ottavi.

La sfida più interessante dei sedicesimi, però, riguarda la rappresentante italiana nella competizione, la Juventus di Trapattoni che affronta il sempre ostico Celtic Glasgow. Gli scozzesi sono una squadra molto giovane, guidata da Billy McNeill in panchina e con qualche giocatore dal futuro interessante in campo, come David Moyes, ora allenatore e Pat “Packie” Bonner, 20enne portiere irlandese che sarà protagonista a Italia ‘90 e USA ‘94 con la sua Nazionale.

La sfida d’andata al Celtic Park, il 16 settembre, vede i padroni di casa imporsi per 1-0, grazie alla conclusione di MacLeod al 6’, deviata in maniera sfortunata da Schiera alle spalle di Zoff.

Con questo risultato, però, la Juventus resta ancorata alla possibilità di qualificazione in vista del match di ritorno, che entrerà nella storia del calcio e della televisione italiani.

Il 30 settembre 1981, infatti, per la prima volta in Italia, una rete televisiva privata trasmette la diretta di una partita europea. Lo spettacolo del Comunale di Torino viene portato nelle case della Lombardia da Canale 5, la rete ammiraglia di Silvio Berlusconi. L’imprenditore era riuscito a strappare a suon di miliardi (di lire, ovviamente) la trasmissione delle squadre italiane impegnate in Europa alla RAI, eccetto il Napoli, impegnato in Coppa UEFA e rimasto fedele alla tv di Stato.

È un momento storico per la televisione italiana ed è anche una gran serata per la Juventus, che ribalta il Celtic già nel primo tempo grazie alle reti di Virdis e Bettega, conquistando il passaggio del turno.

IL RITORNO DEI BELGI

La Juventus, dopo aver eliminato l’ostico Celtic, diventa una delle favorite alla vittoria finale, anche in virtù del sorteggio, che mette di fronte ai bianconeri l’Anderlecht agli ottavi. I biancomalva non sono più la corazzata di metà anni ’70, ma sono tornati a vincere il campionato belga dopo 6 anni, guidati da alcuni nomi interessanti come Morten Olsen e Frank Vercauteren.

La sfida d’andata si gioca al Vanden Stock, il 21 ottobre e vede una Juventus decisamente sorpresa dall’atteggiamento propositivo dei padroni di casa, che passano in vantaggio al 24’ con Geurts, bravo a svettare nell’area piccola su un calcio d’angolo, sfruttando una leggera indecisione di Zoff in uscita. La reazione dei bianconeri arriva a pochi minuti dalla fine del primo tempo, con Tardelli che pesca in area Marocchino per il pareggio.

 Nella ripresa è ancora Geurts a rimettere avanti l’Anderlecht, sfruttando un brutto errore di Prandelli, appena entrato al posto di Tardelli. A questo punto la Juventus capisce che l’obiettivo principale è quello di limitare i danni e cerca in tutti i modi di portare a casa un 2-1 che resta un risultato recuperabile. All’88’, però, ancora su un calcio d’angolo, Zoff respinge male con i pugni, consegnando di fatto il pallone a Vercauteren, che conclude al volo e mette in rete il gol del definitivo 3-1.

Due settimane dopo nella nebbia del Comunale, la Juventus tenta l’assalto in avvio, colpendo un palo clamoroso con un colpo di testa di Bettega, che poi deve anche lasciare il terreno di gioco per infortunio alla mezz’ora. Putroppo per i bianconeri è solamente un fuoco di paglia, visto che l’Anderlecht rischia poco e alla prima occasione punisce, ancora con la bestia nera Geurts. Il numero 9 biancomalva sorprende un rivedibile Zoff su calcio di punizione da molto lontano, portando avanti i suoi e, di fatto, rendendo impensabile la rimonta per la Juve. I bianconeri riescono solamente a trovare l’1-1 con Brio al 79’, con un bel colpo di testa su punizione di Cabrini, ma è troppo poco e l’Anderlecht passa il turno.

I biancomalva, dunque, approdano ai quarti della Coppa dei Campioni 1981/82, dopo aver eliminato Widzew Łódź e Juventus. Il sorteggio sembra benevolo per i belgi, che pescano la Stella Rossa nel turno successivo.

Il doppio confronto è senza storia, con l’Anderlecht che vince entrambe le sfide per 2-1 e, soprattutto nella sfida di ritorno al Rajko Mitic, lascia la sensazione di essere squadra matura e si candida pesantemente alla vittoria finale.

Della semifinale, però, parleremo più avanti, prima c’è da documentare un tonfo molto pesante.

FUORI I CAMPIONI

Nel marzo 1982, negli Stati Uniti, viene proiettato per la prima volta Blade Runner, il noir fantascientifico di Ridley Scott che vivrà nell’oblio per alcuni anni, prima di assurgere a cult assoluto.

Proprio ad inizio mese, il Liverpool, campione uscente della Coppa dei Campioni, sfida il CSKA Sofia ai quarti di finale, in una sfida che appare decisamente favorevole per i Reds.

Nonostante il pronostico della vigilia, però, ad Anfield gli uomini di Paisley faticano a trovare la rete, anche per merito della difesa bulgara, compatta e autoritaria. Il gol arriva solamente al 65’, grazie a Whelan, e il risultato non cambia più fino al triplice fischio.

Andare in un ambiente ostico come la Bulgaria con una sola rete di vantaggio è rischioso, ma il Liverpool appare davvero troppo forte rispetto al CSKA e appare fiducioso per la qualificazione.

La partita è spigolosa, con i padroni di casa che aspettano l’occasione giusta per colpire, senza scoprirsi troppo, per evitare di compromettere ulteriormente il risultato.

Dopo 78 minuti di contrasti e poche occasioni, il Liverpool inizia a vedere il traguardo, ma viene punito da Mladenov che rimette in perfetta parità l’incontro e lo porta ai supplementari.

Nell’appendice è ancora lui, Stoycho Mladenov a mettere in rete in mischia il gol del 2-0, facendo esplodere il Vasil Levski. Nella seconda metà dei supplementari il Liverpool si gioca il tutto per tutto, colpendo una clamorosa traversa con Kennedy da pochi passi.

Finisce così, con la Bulgaria in festa e i Reds, incredibilmente, fuori dalla Coppa dei Campioni 1981/82.

UN MIRACOLO E MEZZO

Siamo giunti, dunque, alle semifinali, che si rivelano diametralmente opposte nel risultato e nell’andamento.

Se il CSKA Sofia rischia di stupire nuovamente, costringendo il Bayern Monaco ad una difficile rimonta, la sfida tra Anderlecht e Aston Villa si rivela molto equilibrata.

I bulgari sorprendono il Bayern al Levski, portandosi sul 3-0 dopo meno di 20 minuti, grazie alle reti di Dimitrov, Yonchev e Zdravkov. La reazione dei bavaresi è immediate e porta ai gol di Dürnberger e Hoeness, prima del 4-2 firmato ancora da Yonchev ad inizio ripresa.

Un punteggio folle, che permette ai tifosi bulgari di sognare la prima storica finale di Coppa dei Campioni della propria storia, ma la realtà si palesa prima del previsto, sotto forma di Paul Breitner. Il nazionale tedesco trova il gol del 4-3 nel finale, rendendo molto meno complicata la rimonta per il Bayern al ritorno e meno rumorosa la festa del Levski.

Due settimane dopo, in Germania, il Bayern non lascia scampo al CSKA, con un roboante 4-0 firmato dalle doppiette di Breitner e Rummenigge, che chiudono in maniera brusca la favola dei bulgari.

Dall’altra parte, invece, l’Aston Villa, una delle sorprese del torneo, batte 1-0 al Villa Park l’Anderlecht, grazie alla rete di Morley e riesce a mantenere il punteggio anche al Vanden Stock, chiudendo con uno 0-0 storico, che porta gli inglesi alla finale di Coppa dei Campioni.

I Villans, che non vincevano un campionato inglese dal 1910, tornano prepotentemente sulla cresta dell’onda alla prima partecipazione di sempre in Coppa dei Campioni. Il fortino del Villa Park si dimostra inespugnabile per ogni avversario giunto in Inghilterra, tanto che alla fine del percorso lo score reciterà 4 vittorie su 4, con 9 gol segnati e nessuno subito tra le mura amiche.

Il momento magico dell’Aston sarà sufficiente per portare a casa la coppa contro un Bayern famelico?

L’IMPRESA

26 maggio 1982, due giorni prima dell’uscita nelle sale statunitensi di Rocky III, al De Kuip di Rotterdam va in scena la finale della Coppa dei Campioni 1981/82.

Da una parte l’Aston Villa, che ha subito 2 sole reti (peraltro nella stessa partita) in tutta la competizione, dall’altra la corazzata Bayern Monaco, che vede tre suoi calciatori in vetta alla classifica marcatori della Coppa dei Campioni, Hoeness con 7, Rummenigge con 6 e Breitner con 5 centri. La partita si prospetta molto interessante.

Dopo appena 10 minuti di gioco l’Aston perde il proprio portiere, Rimmer, per infortunio, sostituito dalla riserva Spink, ma poco importa vista la strenua difesa messa in atto dai Villans, che riescono a contenere ogni attacco proveniente da parte del Bayern.

Tra ottimi interventi di Spink e un paio di salvataggi provvidenziali dei difensori, l’Aston supera l’ora di gioco ancora indenne e tenta un’azione offensiva, forse la prima della sua partita. 

Il minuto è il 67’, Shaw salta un avversario a metà campo e lancia Morley, che entra in area, disorienta Weiner e mette dentro un pallone sanguinoso per la difesa del Bayern, che si perde Withe, bravo a farsi trovare pronto e ad appoggiare in porta l’1-0, per il tripudio dei tifosi inglesi arrivati in Olanda per l’occasione.

Mancano più di venti minuti alla fine, ma il Bayern non riesce più a rendersi pericoloso e l’Aston Villa si porta a casa una formidabile vittoria in Coppa dei Campioni.

Tra tre settimane la Juventus tornerà protagonista del torneo, nella Coppa dei Campioni 1982/83, arrivando ad un passo dalla gloria, ma perdendo contro la sorpresa Amburgo.

Fonte immagine in evidenza: profilo X Aston Villa

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