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David Luiz, prendere o lasciare

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Storicamente i ruoli, oltre a distinguersi gli uni dagli altri per le posizioni occupate dai giocatori in campo, si differenziavano per il rapporto che gli interpreti instauravano con il pallone. I portieri lo trattavano unicamente con le mani, i difensori lo vedevano come una minaccia da allontanare in qualsiasi modo dai pressi dell’area di rigore, i centrocampisti lo sfruttavano con eleganza e precisione al fine di costruire trame di gioco ed infine per gli attaccanti era lo strumento utile per adempiere al loro unico dovere: fare gol.

Con il passare degli anni e con la crescita del bagaglio conoscitivo a disposizione degli allenatori, si è giunti all’attualissima universalità dei ruoli.

Il difensore, più degli altri, è il ruolo che ha subito il mutamento più significativo rispetto alla sua natura. Se prima per giudicare un difensore ci si concentrava unicamente sulla capacità di annullare i centravanti avversari, adesso il metro di giudizio si estende anche e soprattutto alle abilità tecniche.

Giocatori che hanno effettuato più passaggi nelle prime 16 giornate di Premier League

Come questa classifica dimostra, l’utilizzo dei difensori come prima fonte di gioco è una tendenza ormai comune a tutti i top club europei. Al fianco delle nuove leve Stones e Laporte c’è, precisamente alla quinta posizione, David Luiz, uno dei pionieri in era moderna di questa nuova filosofia. Il centrale brasiliano, uscito dall’ibernazione con l’arrivo di Sarri a Londra, raramente si è fatto apprezzare per interventi da difensore puro, contrariamente non ha mai fatto mancare il suo apporto tecnico alle squadre in cui ha militato.

AL FIANCO DI LUISAO

Avvicinatosi al mondo del calcio con la maglia del Vitoria, David Luiz riceve la prima chiamata europea dal Benfica. Dopo i primi due anni in cui vede più la panchina che il campo, è Jorge Jesus a lanciarlo nell’undici titolare durante la stagione 2009/2010. Il Benfica trionferà nel campionato, Luiz diventerà il beniamino del Da Luz e, a fine stagione, vincerà il premio di miglior giocatore dell’anno, formando assieme a Luisao un coppia estremamente complementare. Il prodotto del Vitoria rappresenta il lato aggressivo ed irrazionale della retroguardia portoghese, con interventi sempre al limite, anticipi spiazzanti e progressioni palla al piede caratterizzati da una notevole esplosività nelle gambe; il secondo, decisamente meno dotato fisicamente, compensa con le lettura ed una strenua marcatura ad uomo.

Le peculiarità e l’impatto devastante avuto da David Luiz sull’Europa spingono il Chelsea di Roman Abramovich a sborsare una cifra vicina ai 30 milioni per il suo cartellino.

DA LONDRA A PARIGI

Dopo i primi sei mesi sotto la corte di Ancellotti, la parabola di David Luiz si incrocerà con quella di un allenatore di cui al tempo si parlava benissimo e che aveva visto la sua fama espandersi grazie (o forse no) al costante paragone con Josè Mourinho: Andrè Villas Boas. Differentemente dal tribolato percorso che porterà l’ex allenatore del Porto ad un precoce licenziamento, il centrale brasiliano vedrà nell’arrivo di Roberto Di Matteo e la conseguente vittoria della Champions League il suo ideale trampolino di lancio. In un contesto difensivo poco sofisticato, piuttosto vicino ad un catenaccio a quei livelli poco in voga e, apparentemente, poco adatto alle sue attitudini, l’ex Benfica si esalta. Il dato emblematico dello stile di gioco di quel Chelsea è relativo ai tiri respinti a partita: David Luiz, Cahill e Terry sono nella top 10 di questo fondamentale con una media di 1,6 a partita.

https://youtu.be/lBP7QQYN1IU

Le due stagioni successive, che comunque permetteranno al brasiliano di arricchire la sua bacheca con un Europa League, vedranno il Chelsea in fase calante e lui accettare l’irrinunciabile proposta del Psg.

L’esperienza parigina inizia a segnare un netto distacco tra la percezione che si aveva di David Luiz, ossia quella di un difensore solido e aggressivo, e quella che si ha ora, cioè di un centrocampista prestato alla difesa con evidenti lacune e con un’incapacità cronica di essere razionale nella marcatura. La sua ossessione verso l’anticipo aggressivo costituisce uno spartiacque decisivo per la Champions League 2014/2015 del Psg.

Il doppio tunnel con cui Suarez mette ko l’immagine di David Luiz, oltre a denotare l’enorme qualità del uruguagio, mostra, soprattutto nel secondo gol, la confusione che attanaglia il difensore. Luiz invece di temporeggiare e rallentare l’avanzata dell’avversario, si lancia in un intervento a piedi uniti quasi goffo che si trasforma in un lasciapassare per la doppietta dell’attaccante blaugrana.

Al netto dei molteplici trionfi in terra francese, questa partita rimane e rimarrà l’icona dei suoi due anni passati sotto la Tour Eiffel e la causa dell’etichetta da strapagato.

TRE MOMENTI

Il ritorno al Chelsea e la vittoria del primo campionato inglese con Conte costituiscono la fine delle contraddizioni tattiche di David Luiz. L’allenatore italiano, dopo i primi mesi di assestamento, lo inserisce come libero della sua difesa a 3, esaltandone l’innata aggressività (con coperture alle sue spalle fatte dagli altri due centrali) e affidandogli la prima trasmissione del pallone verso gli esterni, verso i centrocampisti negli half spaces o in profondità cercando le punte.

https://gph.is/2C6Vr10

La successiva diatriba con Conte ne condizionerà il minutaggio nella stagione successiva e il difensore classe ’87 entrerà in un tunnel dal quale solo l’arrivo di Maurizio Sarri riuscirà a tirarlo fuori.

Questo paragrafo è intitolato “tre momenti”, l’ultimo è il più attuale e riguarda la nuova vita di David Luiz al centro della difesa dei blues. Differentemente dal suo predecessore, Sarri non ha cercato alcuna soluzione per mascherarne i limiti difensivi, ma, di pari passo con l’evoluzione del gioco, ha privilegiato le sue doti.

Se il lancio con cui da il via al gol di Kantè e la prestazione da man of the match contro il City di Guardiola ci spingono a guardare il bicchiere David Luiz mezzo pieno, l’autostrada che lascia a Son nel 3-1 subito contro gli Spurs lo svuota totalmente.

This is David Luiz, prendere o lasciare.

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Calcio Internazionale

Portogallo-Uruguay, duello a centrocampo: Fernandes contro Valverde

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Ndicka

PORTOGALLO-URUGUAY, DUELLO A CENTROCAMPO: FERNADES CONTRO VALVERDE – Tra le gare più interessanti della seconda giornata di Qatar 2022, impossibile non citare la sfida tra Portogallo e Uruguay. Partita fondamentale per gli equilibri del gruppo H, nonché occasione di vedersi sfidare due tra le squadre più attrezzate dell’intero torneo. Sfida che, in virtù di quanto successo nella prima partita, assume valori diversi per le due nazionali. Il Portogallo di Cristiano Ronaldo è infatti a caccia della vittoria che varrebbe il passaggio matematico agli ottavi. I sudamericani invece, essendo reduci da un pareggio, dovranno tentare il tutto per tutto per non ridursi all’ultima giornata.

Una partita dunque che offre diversi spunti interessanti ed altrettanti duelli. Uno su tutti è quello riguarda i motori di entrambi le squadre: Bruno Fernandes e Federico Valverde. Due centrocampisti con caratteristiche diverse ma entrambi fondamentali nel gioco dei rispettivi allenatori. Andiamo nel particolare ad analizzare questo importante duello in mezzo al campo.

 

COSTRUZIONE DEL GIOCO

I due calciatori ricoprono la stessa posizione in campo, ma per caratteristiche si differenziano di molto nelle diverse fasi. Per quanto riguarda la costruzione di gioco il portoghese si lascia preferire, anche se di poco. Le trame offensive del Portogallo, infatti, passano spesso dai piedi di Bruno Fernandes. Molto più geometrico, offre oltre ad una grande visione di gioco, anche un’ottima tecnica che gli consente di trovare più soluzioni, soprattutto in verticale.

Valverde non è però da meno. Anche il suo bagaglio tecnico gli consente di rendere efficace la costruzione della manovre, ma rispetto al centrocampista dello United,  ha caratteristiche meno da regista. Più che abbassarsi e smistare, preferisce lo scarico per poi andare ad attaccare lo spazio.

Nella prima giornata si è già intravista la differenza tra i due in questa fase. Contro il Ghana, Fernandes si è reso protagonista con due assist. In particolare nell’assist per il 2-1 di Joao Felix, l’imbucata con cui taglia fuori la difesa e mette l’attaccante solo davanti al portiere, certifica l’eccezionale visione di gioco dell’ex Sporting Lisbona.

FASE OFFENSIVA

La fase offensiva li vede entrambi grandi protagonisti. Partendo stavolta dall’uruguayano, le sue qualità si sono già ampiamente viste quest’anno al Real Madrid.  In stagione fino ad ora, ha già realizzato 8 gol, in cui ha messo in mostra il suo ampio repertorio. In particolare il tiro da fuori, potente e preciso, si è rivelato letale nella maggior parte delle occasioni. Contro la Corea del Sud ci ha provato in 3 occasioni, ma senza trovare lo specchio della porta.

Altra importante qualità è l’inserimento nello spazio, essendo molto veloce tra le linee. Bruno Fernandes invece, i grandi numeri delle prime stagioni al Manchester United, sembra aver arretrato il proprio raggio d’azione. Resta però  la chiave degli attacchi portoghesi. Oltre a contribuire allo sviluppo del gioco, resta un pericolo per le difese avversarie.

Anche lui abile nell’inserimento, preferisce però partire da dietro. Dotato anche lui di un ottimo tiro da fuori, è abile nel tiro a giro sul secondo palo. Con la sua fantasia, ha dimostrato più volte di poter inventare dal nulla la giocata vincente, anche direttamente da calcio piazzato.

INTERDIZIONE

Entrambi i centrocampisti risultano abbastanza completi, essendo abili anche nella fase di non possesso. In questo caso però, a brillare è Valverde. Veloce, fisico ed intelligente tatticamente, copre più zone del campo. Il centrocampista del Real Madrid offre grande copertura anche a livello difensivo e non si sottrae neanche agli interventi più vigorosi.

Altrettanto intelligente in fase di interdizione, Fernandes offre però caratteristiche ben diverse.  Abile nel leggere la traiettoria della trama offensiva avversaria offre comunque copertura, ma non garantisce la stessa sostanza del Pajarito. In particolare fa fatica nell’uno contro uno, avendo caratteristiche più da trequartista.

Un duello sulla carta equilibrato dunque e che potrebbe soprattutto essere decisivo nell’economia di un match si preannuncia infuocato.

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Calciomercato

Salernitana-Bakayoko, affare complicato: la situazione

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Bakayoko

Molte squadre stanno approfittando della sosta Mondiali per sondare il terreno in vista della sessione invernale di calciomercato; la Salernitana starebbe pensando a Bakayoko, in partenza dal Milan.

Quello del centrocampista francese sarebbe il primo nome in cima alla lista degli esuberi e il club rossonero starebbe cercando di piazzarlo. A tal proposito, ci sarebbe stata una prima chiacchierata informativa con il ds dei granata Morgan De Sanctis. Le intenzioni della Salernitana sono chiare: la trattativa può andare in porto soltanto con un’eventuale cessione di Coulibaly o con l’ingaggio del centrocampista a carico del Milan. 

Bakayoko, quest’anno, non è mai sceso in campo. Il club campano rifletterà sulla proposta ma al momento sembrano non sussistere le condizioni necessarie affinchè la trattativa si concretizzi.

 

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Flash News

Dida a 360 gradi: “Con l’Ajax la parata più bella; Ibra e Vieri gli attaccanti più forti mai sfidati”

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Ibrahimovic

Nelson Dida, ex portiere del Milan e attuale preparatore dei portieri, si è raccontato ai canali ufficiali della società durante la Milano Games Week.

L’ex portiere brasiliano si è espresso a 360 gradi, cominciando dagli attaccanti più forti affrontati:

Vieri e Ibra sono fra gli attaccanti più forti che ho affrontato, giocatori che possono risolvere una partita da soli”.

Poi su Maignan:

Mike è un amico ed è venuto al Milan con l’idea di vincere, e ha vinto subito. Faceva di tutto per migliorarsi in allenamento ed è cresciuto veramente tanto. Può crescere tanto e su tutto. Non aveva fatto tanto in senso di preparazione, ma il Milan ha tutto può far crescere questi ragazzi”.

Dida ha poi fatto un salto nel passato:

“Ho avuto una bellissima storia nel Milan, ho vinto due Champions e un campionato. Ho fatto tanto e sono soddisfatto. Serginho era mio amico, lui abita qua a Milano e quindi siamo sempre assieme. Abbiamo questa amicizia da quasi 20 anni”.

Infine sulla parata più bella:

Quella con l’Ajax, me la ricordo tanto, mi sono anche fatto male. Ho fatto il massimo che potevo e mi sono strappato un muscolo della schiena”.

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Calcio Internazionale

Rodri commenta il suo nuovo ruolo: “Da centrale mi trovo bene”

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Delph

Al termine del match contro la Germania, il centrocampista spagnolo Rodri ha parlato ai microfoni di La1.

Il calciatore del Manchester City si è soffermato sul suo nuovo ruolo di difensore centrale:

“Cerco di imparare ogni giorno, è un ruolo diverso ma mi trovo bene con i miei compagni. Capisco il ruolo e l’importanza che devo dare alla squadra”.

Poi, sulla partita:

Sul gol potevamo fare meglio, ma Musiala è stato anche fortunato sul rimbalzo. Sapevamo che sarebbe stato complicato: i tedeschi sono molto forti, ma abbiamo giocato bene e preso un punto che ci permette di arrivare alla sfida col Giappone con le massime garanzie”.

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