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La carriera del "Pek" David Pizarro: tra dribbling e filtranti | Numero Diez

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Elogio al “Pek” David Pizarro

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Il 2 dicembre 2018 David Pizarro ha salutato il calcio giocato disputando la sua ultima partita nell’Estadio Nacional de Chile, casa dell’Universidad de Chile. Con gli occhi gonfi di lacrime e il volto segnato dalla commozione, Pizarro ha riscosso nel suo ultimo giorno da calciatore tutto l’affetto che una delle più grandi tifoserie del calcio cileno gli ha mostrato. Tra le fila della U, Pizarro ha vissuto il capitolo conclusivo del suo percorso da calciatore come aveva sempre desiderato: nella sua terra, l’unico posto nel quale lenire la sofferenza dell’addio al calcio era possibile.

Il ritorno di Pizarro in Cile si è però articolato in due tappe: la seconda, come detto, è stata nell’Universidad, società nella quale aveva fugacemente militato anche prima di sbarcare in Italia; la prima, invece, nel Santiago Wanderers, la squadra che ha sede nella città di cui è originario. Se nell’Uni il commiato è stato un tripudio di amore e malinconia, il ritorno ai Wanderers non ha avuto lieto fine, anzi, solo una lunga scia di polemiche terminata con l’addio dopo una sola stagione. L’antitesi dei racconti fiabeschi, ma forse l’esperienza rivelatrice di un uomo dalla personalità che spesso ha travalicato i limiti del consentito.

Oltre al viscerale attaccamento al Cile, la carriera di Pizarro è stata segnata dal rapporto con l’Italia. Un legame che si è sedimentato nei quasi 20 anni passati dal Pek tra Udine, Milano, Roma e Firenze, ma ritrovabile anche nella storia di Valpairaso, la città che gli ha dato i natali. Valpairaso, infatti, deriva da “valle del paradiso”: definizione data da alcuni marinai italiani guidati dal ammiraglio Giovanni Pestene durante la scoperta dei mari sudamericani.

Dal porto di Valpairaso Pizarro ad appena vent’anni salpa verso Udine, per il primo contatto con l’Italia. I Pozzo, come sempre particolarmente attenti al mercato sudamericano, lo avevano avvistato nel Mondiale sudamericano U20, riuscendo a battere la concorrenza di Lazio e River Plate. L’ambientamento è però tutt’altro che positivo: Luigi De Canio, al tempo allenatore dei friulani, non ne comprende le potenzialità: in una gara contro il Lecce arriva a sostituirlo a 6 minuti dall’intervallo, scatenando l’ira del cileno che abbandona lo stadio. Dopo una manciata di presenze collezionate in un anno e mezzo fa ritorno in patria, per un breve interregno all’Universidad, dove passa un anno ai box prima di concedere una seconda chance all’Italia e ad Udine.

NUOVO RUOLO, NUOVA VITA

La musica cambia, ma solo dopo una geniale intuizione frutto dell’ingegno di Roy Hodgson: prima dell’arrivo del manager inglese Pizarro era stato utilizzato sempre come rifinitore alle spalle degli attaccanti, dove gli venivano richiesti fondamentali non nelle sue corde. Hodgson decide di reinventarlo vertice basso, affidandogli le chiavi della squadra e trasformandolo in un metronomo. Pizarro prende casa nel cerchio di centrocampo e con il successivo arrivo di Luciano Spalletti raggiunge la massima espressione del suo calcio. Come la recente esperienza con Brozović dimostra, nelle idee di Spalletti la squadra deve ruotare attorno ad un perno situato nel cuore del campo: tra tutti nessuno risulterà migliore di Pizarro nel concretizzare le richieste del tecnico toscano. Tra i due si crea un’affinità tecnica e umana che si protrarrà a livelli ancora più alti nell’esperienza romana. Spalletti, da sempre particolarmente arguto nella scelta di pretoriani e nemici, dopo essersi lasciato in malo modo con l’Udinese deve attendere un anno per portare David al centro del progetto Roma. Quando ciò avviene il matrimonio con squadra e piazza è immediato.

Fonte immagine: profilo Instagram David Pizarro

Pizarro, soprannominato Pek (diminutivo di pequeño) per i soli 168 centimetri d’altezza, interpreta in modo personale il ruolo di volante. I tratti distintivi del suo calcio diventano un must per la Serie A degli anni dieci del nostro millennio. Inserito in squadre che facevano del possesso ragionato la loro cifra stilistica, il Pek è il cardiofrequenzimetro dell’undici in campo. Mentre il fisico compatto e la resistenza ai contrasti facilitano la sua protezione del pallone, l’infinito repertorio di finte e cambi di direzione lo rendono una banca a cui affidarsi per non perdere il possesso. Le rischiosissime giravolte al limite della propria area sono invece il pegno che le coronarie dei tifosi devono pagare per poterlo vedere al massimo del suo splendore. Questo è l’aspetto più ambiguo del suo modo di intendere il calcio: in determinate situazioni Pizarro sembra estraniarsi totalmente dal contesto in cui si trova per ingaggiare autentici faccia a faccia con il marcatore, sfoderando tutta la sua sensibilità tecnica con il solo fine di uscire dal duello a testa alta e con il pallone incollato al piede destro.

Era raro vedere Pizarro giocare il pallone di prima intenzione. Gli infiniti secondi in cui danzava sul pallone servivano a lui per assecondare il suo ego e alla squadra per ordinare il posizionamento offensivo. Nonostante ciò la precisione nelle rapide verticalizzazione era una skill presente nel suo bagaglio, utilissima anche e soprattutto contro le difese schierate.

BIANCO O NERO

Questo modo di giocare al limite tra l’esaltazione e il rischio ha marchiato tutte le esperienze fatte in carriera. Nell’Inter di Mancini dopo una stagione da comprimario gli viene preferito il dinamismo e la fisicità di Vieira; nella breve esperienza inglese alla corte del Manchester City la sua capacità di modellare i ritmi cozza con una competizione che va storicamente ad una sola velocità.

Fonte immagine: profilo Instagram David Pizarro

A Udine, Roma e Firenze, invece, il suo talento, tanto sublime quanto monodimensionale, entra in simbiosi con i progetti tecnici sviluppati, finendo per migliorare il resto del gruppo. Nell’Udinese è il Sole della squadra, a Roma funge da frangiflutti difensivo e gestisce il ritmo degli attacchi che la fantasia di Totti e Vučinić e l’intensità di Perrotta concludono, mentre nella Fiorentina del primo Montella è inserito in un centrocampo di raffinati palleggiatori come Borja Valero, Mati Fernández e Aquilani che va a nozze con le sue qualità. Nella prima e nell’ultima esperienza raggiunge ripetutamente l’Europa; a Roma, in quella che per lui è ancora casa, solo dettagli gli impediscono di cucirsi lo Scudetto al petto.

Un rapporto travagliato lo ha anche con la maglia più importante che abbia mai indossato in carriera: quella della Nazionale cilena. Nazionale abbandonata nel 2006 causa immensa delusione dopo la mancata qualificazione ai Mondiali dello stesso anno e ritrovata grazie all’insistenza prima di Bielsa e poi di Sampaoli, uomini forti desiderosi di accerchiarsi di personalità altrettanto forti. Con El Hombrecito Sampaoli conquista anche una Copa America da comprimario, un tratto ricorrente nelle vittorie più prestigiose della sua carriera.

ICONICO

Aldilà della mancanza di un trofeo conquistato da protagonista che ne potesse sublimare l’impatto sul calcio, qualsiasi cosa legata al Pizarro calciatore risulta iconica. A partire dalle caratteristiche tecniche sopraelencate, passando per lo sguardo che in campo non tradiva mai un’emozione, neanche nelle situazioni più convulse. Ed infine anche nell’esultanza: la mano sinistra che pizzica lo stemma della squadra e quella destra sventolata vorticosamente verso l’alto, nella riproposizione di un ballo sudamericano chiamato cueca.

Un’icona è tale anche perché difficilmente replicabile e Pizarro, a quasi un anno dal suo addio al calcio, non ha un sosia, un successore. Forse non lo avrà mai.

(Fonte immagine di copertina: profilo Instagram di David Pizarro)

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Colpani e Palladino a DAZN: “Sarà una sfida dura”

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Frosinone-Monza formazioni

Tra pochi minuti avrà inizio la sfida tra Monza e Roma. I brianzoli ospiteranno i giallorossi guidati da Daniele De Rossi. Entrambe le squadre stanno vivendo un periodo molto importante. I padroni di casa arrivano alla sfida con due vittorie consecutive contro il Milan e la Salernitana. Oggi potrebbe essere un’occasione importante per le due formazioni per dare continuità ai risultati dell’ultimo periodo. Prima dell’inizio del match sono intervenuti ai microfoni di DAZN il tecnico Raffaele Palladino e Andrea Colpani.

LE DICHIARAZIONI DI RAFFAELE PALLADINO 

ROMA DI DE ROSSI –Io e Daniele siamo molto amici, ea già un allenatore in campo. Farà l’allenatore a grani livelli, ci mette cuore e passione. Sono contento che stia sfruttando quest’opportunità; la squadra sta avendo grandi miglioramenti, si vede la sua mano”.

LE DICHIARAZIONI DI ANDREA COLPANI

PARTITA –Sarà una partita difficilissima, la Roma è una squadra molto forte. Ci aspettiamo una partita veramente dura, di duelli, cercheremo di mettere in mostra il nostro atteggiamento come sempre e le nostre qualità”.

 

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Gila carica la Lazio: “Una vittoria stasera vale metà stagione”

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Mario Gila, difensore della Lazio

Il difensore della Lazio Mario Gila ha parlato ai microfoni di DAZN a pochi minuti dall’inizio della sfida tra i biancocelesti e il Milan. Una gara, quella dell’Olimpico, che per i biancocelesti è fondamentale per restare ancorata alla corsa per ottenere un posto in Champions League. Proprio su questo si è soffermato il centrale spagnolo poco prima dell’inizio della gara contro i rossoneri. In questo momento, infatti la Lazio è ottava in classifica, a -8 dal Bologna quarto e -6 dall’Atalanta che occupa la quinta posizione, che al momento potrebbe valere comunque un posto in Champions League il prossimo anno. I biancocelesti sono reduci dalla sconfitta in casa della Fiorentina e contro il Milan vogliono cambiare subito marcia.

3 PUNTI FONDAMENTALI – “Partita importantissima per noi, tre punti che ci possono dare tranquillità e farci avvicinare alla Champions. Tre punti questa sera possono valere metà stagione”, ha dichiarato Gila.

Dopo un inizio di stagione rilegato in panchina, Gila ha conquistato il posto da titolare complice anche qualche problema fisico di Romagnoli e Casale e da metà novembre è sempre stato schierato dal 1′ da Maurizio Sarri, fino all’espulsione contro il Torino. Il 23enne torna oggi titolare dopo aver scontato la squalifica nella scorsa giornata contro la Fiorentina e agirà al fianco di Romagnoli.

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Lotta Napoli-Juventus per il Mondiale per Club: ADL presenterà ricorso alla FIFA per estromettere i bianconeri

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Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli, Serie A, Coppa Italia, Champions League

Siamo già in tema Napoli-Juventus. Questo weekend, precisamente domenica sera alle ore 20:45, la sfida di Serie A. Fuori dal campo, però. la partita è concentrata sulla partecipazione delle due squadre al prossimo Mondiale per Club. I bianconeri formalmente possono solo sperare che i partenopei vengano sconfitti al ritorno di Champions dal Barcellona. Il Napoli, invece, se vincesse almeno altre due partite in Europa, accederebbe alla nuova competizione che prenderà il via nel 2025.

Secondo quanto riportato da Radio Kiss Kiss, però, il patron del Napoli Aurelio De Laurentiis sarebbe al lavoro per presentare un ricorso alla FIFA per l’estromissione della stessa Juventus dal prossimo Mondiale per Club. Ciò garantirebbe al Napoli una grandissima possibilità per l’accesso alla competizione, visto che come pretendente rimarrebbe la Lazio, ma che è ben più indietro nel ranking.

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I convocati dell’Olanda per le partite di marzo: prima volta per Zirkzee, ci sono anche due interisti

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Bigica

L’Olanda si prepara a scendere in campo contro la Scozia (in casa) e contro la Germania (in trasferta). Si tratta di due amichevoli, utili a CT e giocatori per rodare i meccanismi verso Euro2024. In vista di questi due impegni, Ronald Koeman, tecnico della Nazionale olandese, ha diramato l’elenco dei convocati. Tra questi, figurano ben sei giocatori presenti in Serie A, tra cui la prima – meritatissima – volta di Joshua Zirkzee. L’attaccante in forza al Bologna, tra l’altro, incrocerà dall’altra parte del campo uno che di solito gli fornisce gli assist come Lewis Ferguson.

Oltre all’ex Bayern, ci sono Denzel Dumfries, Stefan De Vrij, Teun Koopmeiners e Tijjani Reijnders. Presenti anche tre conoscenze del nostro campionato come Matthijs De Ligt, Jerdy Schouten e Gini Wijnaldum. Scopriamo, dunque, la lista completa dei giocatori che vestiranno la maglia Orange nei due impegni che attendono l’Olanda.

LA LISTA DEI CONVOCATI DELL’OLANDA

Questo, dunque, l’elenco completo dei convocati di Ronald Koeman:

  • PORTIERI: Bizot, Flekken, Olij, Verbruggen;
  • DIFENSORI: Ake, Blind, Van Dijk, Dumfries, Frimpong, Geertruida, Hartman, De Ligt, Timber, De Vrij, Van De Ven;
  • CENTROCAMPISTI: Frenkie De Jong, Koopmeiners, Reijnders, De Roon, Schouten, Verman, Wijnaldum, Wieffer;
  • ATTACCANTI: Brobbey, Depay, Gakpo, Malen, Xavi Simons, Zirkzee, Weghorst.

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