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David Villa, l’uomo dei cinque continenti

David Villa, l’uomo dei cinque continenti

David Villa è nato il 3 dicembre 1981, esattamente due mesi dopo Zlatan Ibrahimovic. Entrambi classe ’81, entrambi attaccanti letali e calciatori divenuti leggende. Le storie di David Villa e dello svedese si sono incrociate per poco ma è come avessero viaggiato in parallelo.

Nel 2010, quando l’attuale centravanti del Milan decise di lasciare Barcellona dopo appena un anno e tornare in Italia, i blaugrana avevano di fatto già bloccato David Villa, l’attaccante asturiano che con la maglia del Valencia era diventato l’attaccante spagnolo più prolifico del momento. Il Barcellona aveva optato per El Guaje, che in asturiano vuol dire “il bambino“, perché Guardiola aveva richiesto un giocatore con le sue caratteristiche: veloce, abile palla al piede, pervaso da continue scariche elettriche, ma soprattutto un calciatore che nello spogliatoio non fosse ingombrante quanto Ibra. Da lì il resto è storia.

“Voglio essere io a dire addio al calcio prima che il calcio dica addio a me”.

Oggi David Villa compie 40 anni. Ha la stessa età di Zlatan ma già da un anno ha deciso di lasciare il campo giocato. Una decisione sofferta ma doverosa, come ripetuto nella sua ultima conferenza stampa. E noi di Numero Diez vogliamo omaggiarlo ricordandone i momenti più importanti della sua carriera. La carriera di un giocatore silenziosamente entrato nella leggenda, capace di segnare in tutti e cinque i continenti.

FACCIA DA GUAJE

David Villa è sempre stato una persona animata dalla passione per il pallone. Fin da ragazzino, da quando per le piazze di Langreo, dava spettacolo e correva come un diavolo in cerca della sua via. Il calcio è sempre stato la sua vita. A 4 anni, mentre giocava nell’oratorio del suo paese, un ragazzo di qualche anno più grande cade sopra la sua gamba destra, causandogli la rottura del femore. Un infortunio che di fatto priva David dell’unica fonte di vitalità che il suo piccolo paesino gli offriva.

Un vuoto difficilmente colmabile con altro. Ricordate quando da piccoli tornavate a casa e non riuscivate a guardare la puntata di Dragon Ball? O ancora, avete mai provato oggi a togliere il telefonino dalle mani di un ragazzino? Ecco: la sensazione di tristezza e di malinconia è la stessa che David provò a 4 anni.

È stata una rottura così brutta che i medici dissero ai suoi genitori che c’erano due opzioni di trattamento con esiti radicalmente diversi. Il primo era quello di sottoporsi ad un intervento chirurgico immediato, con conseguente recupero più facile nel presente, ma il risultato finale avrebbe visto la sua mobilità limitata per il resto della sua vita. L’altra opzione era molto più delicata, che avrebbe portato alla guarigione completa della gamba destra. Richiedeva un calco in gesso che si estendesse dalla caviglia fino all’anca, rendendolo immobile fino a quando il medico non avesse ritenuto diversamente.  Fu scelta la strada scoraggiante che accompagnava l’ingessatura della gamba: una decisione che papà José prese con fermezza, con l’obiettivo di aiutare suo figlio a diventare quello che sognava, un calciatore professionista. 

Nei desolati mesi con la gamba ingessata David riprese a giocare a pallone e in virtù dell’infortunio si allenava a calciare con il piede sinistro. David Villa, nei suoi anni da leader del Valencia e bomber del Barcellona, calciava indistintamente con destro e sinistro. Ed era letale e decisivo con ambo i piedi. Nel giorno del suo ritiro Panenka gli dedica una vera e propria lettera d’amore e tra le tante cose belle la più interessante recita:

“Non so se lo sai, David, ma con te c’è stato un tempo in cui non importava se la palla cadeva sul piede destro o sul sinistro, in cui malizia, astuzia e dedizione si trovavano nello stesso corpo, il tuo”. 

A David Villa, con quel viso da Guaje “sporcato” dal pizzetto a mosca, bastava coordinarsi come meglio poteva, calciare potente e dare al pallone la giusta traiettoria per entrare in rete: per il portiere avversario a volte la porta era semplicemente troppo grande. Guardare il video per credere.

L’ATTACCANTE GIUSTO NEL MOMENTO GIUSTO

Se dovessimo stilare una lista dei migliori giocatori della storia del calcio iberico, il nome di David Villa difficilmente rientrerebbe nella top 3, forse neanche nella top 5. Eppure stiamo parlando del miglior marcatore della storia della Nazionale spagnola – 59 gol in 98 partite-, di un attaccante in grado di vincere ovunque e ogni cosa. Nella sua bacheca si contano tre campionati spagnoli, tre Coppe di Spagna e altrettante Supercoppe. Ha vinto una Champions League – con annessa rete in finale – nel 2011 alla sua prima stagione a Barcellona, una Supercoppa UEFA e un Mondiale per club.

Individualmente è stato premiato con il Trofeo Zarra, dedicato allo spagnolo con più reti in Liga, per ben 4 volte; è stato capocannoniere dell’Europeo 2008 e Scarpa d’Argento ai Mondiali del 2010. E proprio con la Roja ha fatto parte della Generacion Dorada che ha vinto tutto – Euro 2008 e 2012 e il Campionato del Mondo 2010 – e che probabilmente ha cambiato anche il modo di vedere il calcio.

L’ultimo anno in Europa di David Villa è stato all’Atletico Madrid, con il quale ha vinto un altro storico trofeo: la Liga del 2014. El Guaje ha segnato 13 gol in campionato, trascinando una squadra che giocava un calcio diametralmente opposto rispetto al Barcellona dal quale proveniva.

El Guaje è stato l’attaccante giusto nel momento giusto. La sua più grande caratteristica è stata quella di adattarsi sempre. Al Barcellona Pep Guardiola aveva bisogno di lui per dare ritmo al suo gioco associativo, per creare spazio al genio di Messi con il quale in poco tempo è riuscito a dar vita ad una connessione letale, essenziale per quel Barça così forte, che viaggiava a mille all’ora anche per merito dell’asturiano.

Nella storica manita con la quale il Barcellona ammutolì il Real Madrid di Mourinho, al suo primo Clasico, Villa fece il brutto e il cattivo tempo, mettendo a referto un assist e due gol. Entrambe le reti nacquero da una giocata che sarebbe presto diventata un marchio di fabbrica del Barça guardioliano: Messi che si accentra sul suo sinistro e con un tracciante in diagonale manda in porta un compagno, che il più delle volte era il numero 7.

Così come capitava in blaugrana, anche quando indossava la casacca della Nazionale spagnola Villa era capace di sbalordire, di trascinare e soprattutto segnare. Cosa che gli è riuscita sempre molto bene. A livello di talento e di eleganza nella storia della Roja ci sono state punte come Raul, Morientes, Fernando Torres. El Guaje, però, è stato l’unico a fare la storia, diventandone primatista in assoluto in termini di gol. Tra i 59 messi a segno il più bello che si ricorda è probabilmente quello all’Honduras, ai Mondiali 2010.

Al quarto d’ora di una partita bloccata e già decisiva per il passaggio del turno – la Spagna aveva perso all’esordio contro la Svizzera -, Villa riceve palla sulla sinistra, nel ruolo di ala che ogni tanto ricopriva quando aveva necessità di respirare dalle marcature dei difensori avversari. Carica a testa bassa e inizia puntare la porta in diagonale: con un gioco di magia cambia passo e in velocità supera due giocatori honduregni, poi ad un tratto rallenta perché chiuso da un terzo centrale dell’Honduras. A quel punto la prima e unica cosa che gli viene in mente è tirare; ma per farlo deve praticamente sedersi a terra. Lui lo fa, tira e segna. Cose da Guaje.

(Fonte immagine in evidenza: wikimedia.commons.org)

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